UPDATE: Settler fires a gunshot toward Palestinians in South Hebron Hills

dicembre 7, 2015 at 3:48 pm

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On December 7, a settler fired a gunshot towards two Palestinians in South Hebron Hills. The two Palestinians were walking from At Tuwani to Maghair Al Abeed village, were they live. The route they were walking passes close to the illegal outpost of Havat Maon.  On their way they met a settlers’ car. While the Palestinians were going away a gunshot was fired from the settlers’ car, which then left in the direction of the outpost.The two scared Palestinians ran away in order to reach home. No injured were reported.

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UPDATE: Colono spara verso palestinesi nelle Colline a Sud di Hebron

Il 7 dicembre, un colono ha sparato un colpo di arma da fuoco verso due palestinesi nelle Colline a Sud di Hebron. I palestinesi stavano camminando da Tuwani al villaggio di Maghair al Abeed dove vivono, lungo un tragitto che passa vicino all’avamposto illegale di Havat Ma’on. Per strada hanno incrociato una macchina di coloni. Mentre i palestinesi si allontanavano un colpo di arma da fuoco è partito dalla macchina dei coloni, che si sono poi allontanati in direzione dell’avamposto. I due palestinesi sono scappati spaventati, per raggiungere le loro case. Non sono stati riportati feriti.

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UPDATE: Settlers’ Marathon prevents Palestinian from moving freely in South Hebron Hills

dicembre 4, 2015 at 1:18 pm

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On December 3 Israeli soldiers and settlers closed the entrance of several villages in South Hebron Hills area. With the excuse of a “Marathon” they prevented Palestinians residetns from moving freely for several hours.

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OD volunteers monitored the closure of At-Tuwani where soldiers prevented Palestinian women to reach hospital (located in the nearby city of Yatta), men coming back home after work. Closure continued for one hour after the end of the marathon,and soldiers refused to give any explanation about.

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UPDATE: Maratona di coloni israeliani blocca l’area delle Southern Hebron Hills

Il 3 dicembre soldati e coloni israeliani hanno bloccato le entrate di diversi villaggi nell’area delle Southern Hebron Hills. Con la scusa di una “Maratona” hanno impedito ai palestinesi residenti di muoversi per diverse ore.

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I volontari di Operazione Colomba hanno monitorato la chiusura di At-Tuwani dove i soldati hanno impedito alle donne di raggiungere l’ospedale di Yatta, e agli uomini di tornare alle proprie case dopo il lavoro. Il blocco è continuato fino a un’ora dopo la fine della “maratona” e i soldati si sono rifiutati di dare spiegazione alcuna su questo.

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UPDATE : The closure of Hebron and Yatta.

novembre 22, 2015 at 5:56 pm

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On November 22, Operation Dove volunteers and a B’Tselem operator documented the closure of all the access roads to Al-Khalil (Hebron) except for the one of Beit Ummar.

Israeli army has also placed hundreds of physical obstacles in the form of concrete blocks, piles or dirt,  spike strips and trenches, which prevent access to and from Al Khalil (Hebron) where live around 200.000 Palestinians.

Movement restrictions were imposed again (link) as a collective punishment after four Israelis were killed in two separate attacks on both sides of the Green Line thursday afternoon.

This closure policy constitute the most severe restriction on movement of Palestinians living in this area. Despite freedom of movement is an inalienable human right, Israeli forces policy aims to deny it to Palestinians.

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UPDATE: La chiusura di Hebron e Yatta

Il 22 novembre volontari di Operazione Colomba e un operatore di B’Tselem hanno documentato la chiusura di tutte le strade di accesso ad Hebron tranne quella che passa da Beit Ummar.

L’esercito israeliano ha inoltre collocato centinaia di ostacoli fisici come blocchi di cemento, mucchi di materiale di scarto e strisce chiodate che impediscono l’accesso da e per Hebron.

Le restrizioni di movimento sono state imposte un’altra volta ( link ) come punizione collettiva, dopoché che quattro israeliani sono morti (due a Tel Aviv e due nei Territori palestinesi Occupati) giovedì pomeriggio.

Questa politica di chiusura costituisce la più severa restrizione di movimento per i palestinesi che vivono in quest’area. Nonostante la libertà di movimento sia un diritto umano inalienabile, le forze israeliane stanno puntando a negarlo ai palestinesi.

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UPDATE: Israeli Police arrested Palestinian driver and confiscated his truck, badly affecting communities water need

novembre 19, 2015 at 8:12 am

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Yesterday during a checkpoint at At-Tuwani village entrance, Israeli police arrested a Palestinian young, who was driving a tank truck laden with water.
Operation Dove volunteers tried to approach the Palestinian detained in order to give him legal assistance, but were prevented by one policeman who pointed at them the M16 rifle lock and load.
The police confiscated the truck after having emptied it from all the water.
Israeli policy of arrests and confiscations is still affecting Palestinians families economy: in this case furthermore the arrest of the young and the loss of the water load, the family have also to pay a bill of 1500 shekel for the confiscated truck.

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Polizia Israeliana arresta autista palestinese e ne confisca il camion, danneggiando il fabbisogno idrico delle comunità

Ieri durante un checkpoint all’entrata del villaggio di At-Tuwani, la polizia israeliana ha arrestato un giovane palestinese che stava guidando un camion cisterna carico d’acqua.
I volontari di Operazione Colomba hanno tentato di avvicinarsi al palestinese detenuto per fornirgli assistenza legale, ma son stati fermati da un poliziotto che ha puntato e caricato il fucile verso di loro. La polizia ha confiscato il camion dopo averlo vuotato del carico d’acqua.
La politica israeliana di arresti e confische continua a danneggiare l’economia delle famiglie palestinesi: in questo caso oltre all’arresto dell’autista e la perdita del carico d’acqua, la famiglia dovrà anche pagare una multa di 1500 shekel (360 euro) per il camion confiscato

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VIDEO-UPDATE : Palestinians remove roadblock In Southern Hebron HIlls.

novembre 16, 2015 at 10:40 pm

UPDATE : Israeli army demolished a well and two cow shelters near Hebron.

novembre 12, 2015 at 4:17 pm

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Today, November 12th, Operation Dove volunteers reported demolitions in Al Kalil il Sharaboti. Israeli Army, DCO (District Coordination office) and Border Police demolished 3 structures: a well and two cow shelters.

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These kind of demolitions badly affects the Palestinian economy, leaving farmers without any income and pushing their communities out of Area C.

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UPDATE : Esercito israeliano demolisce un pozzo e due allevamenti per bovini vicino a Hebron.

Oggi, 12 novembre i volontari di Operazione Colomba hanno documentato demolizioni in Al Kalil il Sharaboti. L’amministrazione israeliana dei Territori insieme all’esercito hanno demolito un pozzo e due allevamenti per bovini.

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Queste demolizioni danneggiano gravemente l’economia palestinese, lasciando gli allevatori senza redditi e forzando le loro comunità a spostarsi fuori dall’area C.

Israele : nell’agonia di un sogno razzista

ottobre 26, 2015 at 10:36 am

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di Susan Abulhawa*

22 ottobre 2015

Nel 1845 il Luogotenente Colonnello George Gowler ha presentato un rapporto dettagliando il potenziale per la colonizzazione ebraica della Palestina. Gli ostacoli che prevedeva avevano a che fare con le risorse e la fattibilità di convincere gli ebrei a immigrare in Palestina. Nessuna considerazione fu data alla popolazione palestinese nativa che viveva già lì da secoli.

Decenni dopo, nel decidere il destino della Palestina, il cosiddetto mandato britannico, Lord Balfour, dichiarò: “Non proponiamo neanche di adottare il sistema di informarsi sui desideri degli attuali abitanti del paese.” Però, davanti a una rivolta palestinese, i britannici si ritirarono, resisi conto dell’errore di avere ignorato la volontà e l’umanità della popolazione indigena. Poi, quando i sionisti fecero la prima conquista della Palestina, espellendo oltre l’80% della popolazione nativa, Ben Gurion (nato in Polonia con il nome David Grunn), predisse trionfalmente che la popolazione nativa sarebbe certamente sparita. “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno,” disse.

Anche lui si sbagliava, e molti decenni dopo, dato che questa fantasia sionista non si materializzò, Israele  ipotizzò che la forza bruta e la completa colonizzazione della terra alla fine avrebbe ottenutolo sradicamento della società indigena della Palestina. Il capo di stato maggiore dell’esercito Raphael Eitan si è espresso con estrema onestà quando ha detto: “Quando avremo organizzato tutta la terra con gli insediamenti, tutto quello che gli arabi (palestinesi) saranno in grado di fare al riguardo, sarà muoversi rapidamente intorno come  scarafaggi drogati in una bottiglia.”

Di nuovo, davanti allo stesso errore, Israele ha semplicemente aumentato la sua brutalità. “Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere, ogni giorno,” ha spiegato un professore israeliano e una preminente legislatrice israeliana ha lanciato questo invito di genocidio che includeva l’uccisione delle madri palestinesi e dei loro neonati che chiamava “piccoli serpenti”. E ora, come un petulante bambino viziato che non era riuscito a fare come voleva riguardo all’accordo con l’Iran, Netanyahu ha riunito i suoi gangster, facendoli camminare con passo pesante sul terreno sacro per buttare giù la casa, un capriccio epico per il presidente Obama, come a voler dire: guarda che cosa so ancora fare.

La nuova escalation di sradicare la Palestina ora è di arruolare  la popolazione civile per armarla e unirsi ai loro delinquenti militari contro la nostra popolazione non armata. Video e notizie di recenti esecuzioni fatte a casaccio, accoltellamenti, e  la brama di sangue abbondano su Internet.

E tuttavia noi restiamo.

La nostra società antica, sebbene frammentata e trattata in modo violento, resiste sprezzante, tenace, appassionata e salda. Sebbene traumatizzati e senza guida, restiamo ribelli, coraggiosi e risoluti. Non importa dove siamo, occupati, o trasferiti, e sparsi per il mondo –  Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme, i campi profughi del Libano o la Siria o l’Iraq, l’esilio in una diaspora che raggiunge ogni angolo del mondo – continuiamo ad agire insieme, legati da una ferita collettiva, una ferita che gli ebrei dovrebbero comprendere.

Come devono essere sorpresi! Come devono sentirsi totalmente demoralizzati per avere tale potenza militare ed essere, in qualche modo, deboli e piccoli davanti alle nostre pietre.

Come devi sentirti  senza fiato,  Israele. Come deve essere devastante fallire così miseramente in un compito, anno dopo anno, decennio dopo decennio. Avere ripetutamente intensificato tattiche di morte e di crudeltà, ma non essere riusciti a schiacciarci. Aver portato via bambini a migliaia, quando ancora si facevano la pipì addosso, e scoprire che altre migliaia avevano preso il loro posto il giorno dopo a lanciare sassi contro i vostri carri armati e le vostre armi. Imprigionarli così giovani quando piangono per la paura e grideranno cercando le madri, soltanto per crescere    sprezzanti e combattendovi ancora.

Demolire case e intere città, soltanto scoprire che le ricostruiamo e le moltiplichiamo più in fretta di voi. Vederci ballare, studiare, sposarci e avere figli durante il vostro assedio infinito, la vostra occupazione e le campagne di massacri. Vederci vivere dopo che avete fatto a brandelli i nostri cuori con il dolore e le perdite. Bombardare e distruggere le nostre scuole, impedire ai bambini e agli insegnanti di raggiungere le loro aule, e vedere tuttavia che il nostro tasso di alfabetizzazione uguaglia il vostro.

Come dovete essere spaventati perché ancora non vi temiamo;  nei recessi del nostro essere siamo persone orgogliose, e invece siete voi ad essere spaventati. Come  deve essere profondamente deludente distruggere i nostri villaggi, irrompere nel quartiere di Silwan, scavare sotto le moschee di Al Aqsa e di Al Shakhra [alla ricerca del  tempio di Salomone, n.d.t.], decennio dopo decennio, e venirne comunque fuori senza prove della polizia scientifica che appoggino i vostri resoconti, e contemporaneamente avere a che fare con la moltitudine dei palestinesi le cui rivendicazioni sono presenti, ovvie, scritte, note e indiscusse.

Come dovete sentirvi frustrati che quei palestinesi che avete espulso dalle nostre case, che pensavate avreste dimenticato, continuano a scrivere, creare, protestare e a smascherare all’estero, prendendo sempre più slancio per la campagna del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che sta riducendo il potere delle vostre bugie. Come è controproducente spendere milioni di dollari per tormentarci all’estero per farci stare zitti, soltanto per scoprire che le nostre voci diventano più forti.

Israele ha fatto e rifatto l’errore di ogni impresa coloniale realizzata prima di loro perché il colonialismo arriva sempre con un senso di supremazia che non considera umani i popoli nativi. Questo è il motivo per cui Israele ci ha sempre sottovalutato. Non capiscono, non apprezzano che noi possediamo la tendenza umana più impulsivo verso la libertà, che la nostra tendenza istintiva è orientata  fermamente verso la dignità.

Vedo il dilemma di Israele. Vedo la loro paura. Il dolore di un sogno razzista che è arrivato così vicino ma non del tutto. E posso capire il modo in cui adesso si agitano     – violento, brutto, follemente insicuro e incomprensibilmente crudele – è l’agonia del sionismo.

Traduzione a cura di : Maria Chiara Starace

*Susan Abulhawa è una scrittrice palestinese. Il suo romanzo più recente è:The Blue Between Sky and Water [L’azzurro tra cielo e mare], (Bloomsbury, 2015), i cui diritti d’autore sono stati finora venduti per tradurlo in 21 lingue. Questo articolo originariamente è stato pubblicato dal portale on line Middle East Eye

Settlers from Havat Ma’on illegal outpost attempted to attack Palestinans and Internationals

ottobre 25, 2015 at 1:58 pm

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P1020247 copiaOn October 24, Israeli settlers ambushed 2 Operation Dove volunteers who were accompanying a 20 years old Palestinian girl and her little brother. At around 12 pm, 3 masked adult settlers came out from Havat Ma’on outpost armed with sticks and they started yelling while running towards them in order to beat the girl and the children. Despite the attack, Palestinians reached Tuba village4safely escaping through a longer path.

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UPDATE : Coloni dell’avamposto illegale di Havat Ma’on tentano di attaccare palestinesi e internazionali 

Il giorno 24 ottobre, mentre due volontari di Operazione Colomba stavano accompagnando una ragazza palestinese (20 anni) con il suo piccolo fratellino, sono stati attaccati nella valle di Shab el Shamsti da dei coloni israeliani. Attorno alle 12.00 infatti 3 coloni adulti sono usciti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on mascherati e armati di bastoni, correndo verso i palestinesi e gli internazionali con l’intento di attaccarli. Nonostante l’attacco la ragazza con suo fratello sono riusciti a mettersi al sicuro e raggiungere il villaggio di Tuba, scappando per una strada molto più lunga.

WATCH: Jewish extremist tries to stab ‘rabbi for human rights’

ottobre 23, 2015 at 2:27 pm

By Michael Schaeffer Omer-Man; 972mag.com

Right-wing activist attempted to stab Rabbis for Human Rigths head Arik Ascherman

ottobre 23, 2015 at 1:48 pm

by Jerusalem Post

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A right wing activist attempted to stab Rabbis for Human Rights head Arik Ascherman (photo) who was helping Palestinians harvest olives near the settlement of Itamar in the Samaria Region of the West Bank, according to a spokesman for the group..

“The activist ran toward him [Ascherman] in a threatening way with a drawn knife,” a spokesman for Rabbis for Human Rights said. He added that Ascherman was unharmed.

A spokesman for Judea and Samaria police said that Ascherman had gone to the olive grove along with other left wing activists to help the Palestinians.

He added that after the Palestinian farmers had finished their work a group of left wing activists remained. An altercation broke out between them and right wing activists, the police said.

The spokesman added that officers were searching for the man suspected to attempting to stab Ascherman.