UPDATE: Israeli soldiers misconduct and settlers violence prevent Palestinian children from reaching the school

febbraio 3, 2016 at 2:47 pm
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Israeli settler from Havat Ma’on outpost who harrassed Palestinian children and International

(Italian follows)

On February 2nd, the military Israeli escort that must accompany the children from Tuba and Maghayr al Abeed Palestinians villages to school didn’t show up. Operation Dove volunteers and Israeli activists made several phone calls to the army base, but the soldiers didn’t give any explanation about their misconduct.

The children decided to take a longer path, but they were forced to stop by two settlers from Havat Ma’on illegal oupost who passed more times on the road by car. The children were very scared and ran away but one settler chased them. The settlers also prevented Operation Dove volunteers to reach the children, blocking their way with the car and following them.

The children couldn’t reach the school and they had to came back home because of the misconduct of the soldiers and the violence of the settlers.

In the same morning Israeli soldiers in the area harassed Palestinian shepherds grazing the flocks, pushing them away from their lands.

Almost every day misconducts of Israeli escort army and violent behaviors of settlers from Havat Ma’on put Palestinian children in danger and deny their right of the education, in violation of Articles 2-3-6-16-19-38 of the International Convention on the Rights of the Child and Article 26 of the Universal Declaration of Human Rights.

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Children forced to stop on their way to school

UPDATE: Il comportamento della scorta militare e la violenza dei coloni impedisce ai bambini palestinesi di andare a scuola

Il 2 febbraio la scorta militare israeliana che ha il compito di accompagnare i bambini dei villaggi palestinesi di Tuba e Maghayr al Abeed a scuola, non si è presentata. I volontari di Operazione Colomba e attivisti israeliani hanno chiamato numerose volte la base militare, ma i soldati non hanno dato nessuna spiegazione sulla loro assenza.

I bambini hanno quindi deciso di camminare per un percorso più lungo, ma sono stati fermati da due coloni provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on, che gli hanno tagliato la strada in macchina. I bambini erano molto spaventati e sono corsi via, ma uno dei coloni li ha inseguiti. I coloni hanno anche impedito ai volontari di Operazione Colomba di raggiungere i bambini, bloccandogli la strada e seguendoli.

I bambini non hanno potuto raggiungere la scuola e sono stati costretti a tornare a casa a causa dell’assenza dei soldati e della violenza dei coloni. Nella stessa mattinata i soldati israeliani nella zona hanno aggredito dei pastori palestinesi che pascolavano le loro greggi, cercando di scacciarli dalla loro terra.

Quasi ogni giorno le negligenze dei soldati e i comportamenti violenti dei coloni di Havat Ma’on mettono i bambini palestinesi in pericolo e negano il loro diritto all’educazione, violando gli articoli 2-3-6-16-19-38 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

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Israeli soldier pushing away Palestinian shepherd’s flock from their own land

VIDEO-UPDATE: Israeli army demolished 24 houses in Jinba and Halaweh Palestinian villages

febbraio 2, 2016 at 9:57 pm

UPDATE: Israeli army demolished 24 houses in Jinba and Halaweh Palestinian villages

febbraio 2, 2016 at 9:14 pm

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(Italian follows)

On February 2, after a breakdown in the mediation between Massafer Yatta Palestinian villages and the State of Israel, Israeli forces burst into the Palestinian villages inside the so called Firing Zone 918 in South Hebron Hills area in order to implement the demolition orders delivered in the last months.

The Israeli army, in the early morning, closed all the entrances of Firing Zone 918 with checkpoints near the Palestinian villages of Bir al Idd and Al Fakheit, denying Palestinians and Internationals the freedom of movement.

In the Palestinian village of Jinba, Israeli army, Border Police and DCO demolished 15 houses and fired sonar and gas bombs against Palestinian inhabitants, who tried to defend their homes.

Israeli civil administration confiscated several solar panels used to produce electricity.

In the Palestinian village of Halaweh, the Israeli forces destroyed another 9 houses; for a total of 24 structures, leaving Palestinian men, women and children without shelters.

Israeli Police confiscated International volunteers and Palestinian activists’ car, in order to prevent their human rights monitoring work.

*“Firing Zone 918″ is the Israeli military’ s term for a southern part of the West Bank (oPt), in the South Hebron Hills, where Palestinians have been living there since the 19 thcentury as permanent residents. Although over 1.000 civilians are living in that area, the Israeli army still uses it for military trainings and the state of Israel aims to evict all the Palestinian villages inside.

Background on Firing Zone 918

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UPDATE: L’esercito israeliano demolisce 24 abitazioni nei villaggi palestinesi di Jinba e Halaweh

Il 2 febbraio le forze israeliane hanno fatto irruzione nei villaggi della cosiddetta “Firing zone 918”, nelle colline a sud di Hebron, in seguito alla scadenza dell’arbitrato tra i villaggi palestinesi e lo Stato di Israele, per eseguire gli ordini di demolizione consegnati negli ultimi mesi.

L’esercito israeliano, nelle prime ore del mattino, ha chiuso le entrate alla “Firing zone 918” con dei checkpoint vicino ai villaggi palestinesi di Bir al Idd e Al Fakheit, limitando la libertà di movimento di palestinesi e internazionali nell’area.

Nel villaggio palestinese di Jinba l’esercito israeliano, Border Police e DCO hanno demolito 15 case, e hanno lanciato bombe sonore e lacrimogeni contro gli abitanti che cercavano di difendere le loro abitazioni.

L’amministrazione civile israeliana dei territori occupati ha anche confiscato numerosi pannelli solari, usati per produrre energia elettrica nei villaggi palestinesi della zona.

Nel villaggio palestinese di Halaweh le forze israeliane hanno distrutto altre 9 case, per un totale di 24 strutture, lasciando uomini, donne e bambini palestinesi senza riparo.

La polizia israeliana ha anche confiscato la macchina degli attivisti internazionali e palestinesi, ostacolando il loro lavoro di monitoraggio delle violazioni dei diritti umani.

*“Firing zone 918” è il termine militare israeliano per definire una porzione di territorio, nelle colline a sud di Hebron, in Cisgiordania, dove i palestinesi vivono dal XIX secolo come residenti permanenti. Nonostante più di 1000 civili vivano in quest’area, l’esercito israeliano la usa per esercitazioni militari. Lo stato israeliano ha come obiettivo lo sgombero forzato di tutti i villaggi palestinesi della zona.

Background della Firing Zone 918

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UPDATE: Israeli settlers and army still endanger Palestinian children’s safety

febbraio 1, 2016 at 3:37 pm

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(Italian follows)

On January 30, two Operation Dove volunteers were accompaning back home a Palestinian child in the village of Tuba, in the South Hebron Hills. One masked settler was waiting the Internationals and the child on the way, forcing them to walk through a longer path. After the Palestinian child was safe, the masked settler chased the Internationals in order to attack them. As he didn’t succeed to reach the volunteers, he came back to the illegal outpost of Havat Ma’on.

The day after, the Israeli army, (that must escort the children of Tuba and Maghayir Al Abeed Palestinian villages to school every day) , exposed them to the risk of attacks from the settlers of the Ma’on settlement and the Havat Ma’on outpost. Indeed on the first of school day after the holiday, 16 Palestinian children had to wait the military escort for more than an hour. The Israeli soldiers didn’t arrived so the schoolchildren decided to walk through a longer and dangerous path, the same on which the day before a Palestinian child and Operation Dove volunteers were harassed.

UPDATE: Coloni israeliani ed esercito continuano a mettere in pericolo la sicurezza dei bambini palestinesi

Il 30 gennaio, due volontari di Operazione Colomba stavano accompagnando a casa un bambino palestinese del villaggio di Tuba, nelle colline a sud di Hebron. Lungo il percorso, un colono mascherato ha sbarrato la strada agli internazionali e al bambino, che è stato costretto a percorre una strada più lunga per tornare. Dopo che il bambino palestinese era in salvo, il colono mascherato ha rincorso i volontari al fine di attaccarli. Non essendo riuscito a raggiungerli,  è ritornato nell’ avamposto illegale di Havat Ma’on.

Il giorno seguente, l’esercito israeliano, ( che ogni giorno deve scortare a scuola i bambini dei villaggi di Tuba e Maghayir Al Abeed), li ha esposti al rischio di attacchi da parte dei coloni dell’ insediamento di Ma’on e dell’ avamposto di Havat Ma’on. Infatti il primo giorno di scuola dopo le vacanze, 16 bambini palestinesi hanno dovuto aspettare la scorta militare per più di un’ora. I soldati non sono arrivati e quindi i bambini hanno deciso di camminare lungo un percorso più lungo e pericoloso, lo stesso in cui il giorno prima un bambino palestinese e i volontari di Operazione Colomba sono stati inseguiti.

UPDATE: Another day of Israeli Army and settlers’ violence in South Hebron Hills

gennaio 22, 2016 at 6:32 pm

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(Italian follows)

On 22 January at about 1.30am, one Israeli army jeep came into Al Mufaqarah Palestinian village, and shot two sound bombs near the houses, for no reason. The sound woke up and scared all the population of the village. The army went away without any explanation about the fact.

Just the last week Israeli army targeted Al Mufaqarah with demolitions

http://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/update-israeli-forces-demolish-four-tents-in-south-hebron-hills/

In the same day at about 12.30pm two masked settlers from the illegal outpost of Havat Ma’on attacked a Palestinian shepherd, throwing stones at him with a slingshot. The shepherd succeeded to move away safely.

Almost every day South Hebron Hills Palestinian population suffer indiscriminate violence from Israeli Army and settlers

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UPDATE: Un’altra giornata di violenza dell’esercito e dei coloni israeliani nelle colline a Sud di Hebron

Il 22 gennaio alle 01.30 del mattino, una jeep dell’esercito israeliano è entrata nel villaggio palestinese di Al Mufaqarah, ed ha sparato due bombe sonore, vicino alle case, senza nessun motivo. Il suono ha svegliato e spaventato gli abitanti del villaggio. L’esercito ha poi lasciato il villaggio senza dare alcuna spiegazione sull’accaduto. Nell’ultima settimana il villaggio di Al Mufaqarah è stato vittima di confische e demolizioni da parte dell’esercito Israeliano.

http://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/update-israeli-forces-demolish-four-tents-in-south-hebron-hills/

Lo stesso giorno, alle 12.30 circa due coloni mascherati provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on hanno attaccato un pastore palestinese, lanciandogli delle pietre con una slingshot. Il pastore è riuscito a mettersi in salvo.

Quasi ogni giorno la popolazione palestinese delle colline a sud di Hebron, è vittima della violenza indiscriminata da parte dell’esercito e dei coloni israeliani.

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UPDATE: Israeli forces demolish four tents in South Hebron Hills

gennaio 21, 2016 at 10:23 am

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(Italian follows)

On January 20, Israeli Army, DCO (District Coordination office) and Border Police demolished two tents in Suseya Palestinian village. Soldiers didn’t give Palestinian family enough time to save all their properties before the tents were demolished.

Shortly after Israeli forces reached Al Mufaqarah Palestinian village where they destroyed another two tents, despite the attempt of the Palestinian community to prevent the demolition.

According to OCHA (UN agency) over 13,000 Palestinian-owned structures are affected by demolition orders. Due to the lack of adequate planning and discriminatory allocation of public land, it is nearly impossible for Palestinians to obtain building permits in most of Area C, that encompasses more than 60 per cent of the West Bank, under direct control of Israeli occupying forces.

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UPDATE: Forze israeliane demoliscono quattro tende nelle colline a sud di Hebron

Il 20 gennaio, l’esercito israeliano, DCO (Amministrazione civile nei Territori occupati) e Border Police hanno demolito due tende nel villaggio palestinese di Suseya. I soldati non hanno dato alla famiglia palestinese il tempo necessario per mettere in salvo tutte le loro proprietà prima di distruggere completamente la loro abitazione.

Poco dopo le forze israeliane hanno raggiunto il villaggio palestinese di Al Mufaqarah dove, nonostante il tentativo della comunità palestinese di impedire la demolizione, hanno distrutto altre due tende.

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite OCHA oltre 13.000 strutture di proprietà palestinese sono sotto ordine di demolizione. A causa della mancanza di un’adeguata pianificazione e dell’assegnazione discriminatoria del suolo pubblico, è quasi impossibile per i palestinesi ottenere permessi di costruzione nella maggior parte dell’Area C, che comprende oltre il 60 per cento della Cisgiordania, sotto il diretto controllo delle forze di occupazione israeliane.

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PRESS RELEASE: Solidarity with Israeli and Palestinian activists detained

gennaio 20, 2016 at 6:44 pm

(Italian follows)

January 20, 2016

Operation Dove expresses solidarity with the activists from Ta’ayush and B’tselem, arrested by the Israeli forces in the past ten days. Two of them were caught by Israeli forces last night with a raid in their homes.

Israeli authorities are now targeting all the Israeli-Palestinian human rights organizations taking part to the popular nonviolent struggle against the occupation of the Palestinian territories and against the injustices inflicted to civilians.

These injustices, perpetrated through policies of settlements expansion, collective punishment, freedom of speech prevention and other illegal policies are daily harassing and humiliating Palestinian population.

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COMUNICATO STAMPA: Solidarietà agli attivisti palestinesi e israeliani detenuti

20 Gennaio 2016

Operazione Colomba esprime solidarietà agli attivisti di Ta’ayush e B’Tselem arrestati dalle forze israeliane negli ultimi 10 giorni. Due di loro sono stati prelevati con dei raid nelle loro case ieri notte.

Le autorità israeliane stanno prendendo di mira tutte le organizzazioni per i diritti umani israelo-palestinesi che prendono parte alla lotta popolare nonviolenta contro l’occupazione dei Territori Palestinesi e contro le ingiustizie inflitte alla popolazione civile.

Queste ingiustizie, perpetrate attraverso politiche di espansione delle colonie, punizioni collettive, limitazioni alla libertà di espressione e altre condotte illegali, attaccano e umiliano la popolazione palestinese ogni giorno.

Urla mute per orecchie sorde

gennaio 9, 2016 at 2:51 pm

I volontari di Operazione Colomba hanno accompagnato gli attivisti di Bt’Selem nelle visite ad alcune famiglie di ragazzi uccisi dall’esercito israeliano negli ultimi mesi nella zona di Hebron, in seguito a tentativi di aggressione. Le vittime hanno tentato di aggredire soldati o coloni israeliani con coltelli da cucina o, in altri casi, investendoli in macchina. I palestinesi sono stati freddati sul luogo, diventando così dei “martiri”.

In questi casi è prassi dell’esercito israeliano punire anche le famiglie degli aggressori demolendo le loro abitazioni. Queste azioni rientrano in un sistema di punizioni collettive che le forze occupanti israeliane mettono in atto sistematicamente nei Territori Palestinesi.

 
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Nessuno dei genitori sapeva cosa stava andando a fare quella mattina quel loro figlio. C’è chi ha detto “vado a lavoro”, c’è chi non ha detto nulla ed è uscito, qualche ora dopo la notizia: “vostro figlio è diventato shahid (martire e testimone)”.
C’è poco spazio per il dolore pubblico: “è morto per la Palestina, meglio così che in mille altri modi”.
Ma basta stare insieme pochi minuti per sentirsi dire “amo la Palestina, ma amavo ancora di più mio figlio”.
Mentre visitiamo le famiglie di questi giovani ragazzi, ci chiediamo perché sono diventatishahid, perché hanno scelto di morire così. Alcune risposte arrivano dai racconti dei familiari, pezzi di risposte, i motivi che forse li hanno spinti a correre verso un soldato con un coltello da cucina in mano, o a schiantarsi contro un checkpoint con la macchina…
Permessi di lavoro tolti, futuro negato, paura, frustrazione.
Qualsiasi strada hanno provato se la sono trovata sbarrata.
E all’orizzonte anche tutte le altre strade sembrano già chiuse… sembra che solo una ne rimanga aperta, quella più estrema, per permettere loro di essere ascoltati, di far uscire fuori quell’urlo che non può uscire da nessuna altra parte.
Qualche settimana dopo la notizia della morte, le famiglie degli shahid vengono svegliate dall’esercito, di solito in piena notte, a volte da decine di soldati che fanno irruzione in casa, non dicono quasi nulla, ma prendono le misure di tutto l’edificio.
Da quel momento in poi gli abitanti della casa sanno che, oltre a sopportare il dolore della perdita, a breve vedranno la loro casa esplodere.
Spesso case dove vivono famiglie enormi, nonne, nipoti, fratelli.
Al piano terra stalle e animali.
Una casa costruita attraverso le generazioni, un rifugio per tutta la famiglia.
Altre volte sono solo un paio di stanzette quasi vuote, arredate con la foto del figlio ormai “martire”, dove sta la madre anziana e sola, senza neanche più quell’unico figlio non ancora sposato.
La giustizia di Israele prende molto seriamente queste situazioni ed esegue punizioni collettive: chi ha perso un figlio o un fratello o un marito, deve essere ancora punito…
“Quando finirà?” ci chiedono, “Ha una fine tutto questo?”.
Io non so più se ce l’ha, per chi è nato dalla parte sbagliata di un muro, o nella costa sbagliata di un mare, o al di là di una frontiera.
Non so se ce l’ha finché noi, quelli nati dalla parte ricca, dalla parte che detta le regole, continuiamo a pretendere una giustizia che è solo per noi, dei diritti che sono privilegi, una sicurezza che è una fortezza armata.
Forse ci sarà una fine quando tutti smetteremo di girarci dall’altra parte, e fare finta che queste storie non ci riguardino.
M.

UPDATE: Palestinians families demand the return of the bodies held by Israel

dicembre 19, 2015 at 4:19 pm

(Italian follows)

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On December 17 Operation Dove volunteers participated to the march called by 21 families of the Palestinians recently killed by the Israeli forces .

Families of those killed, and a number of Palestinian officials, gathered to protest against Israel’s policy of withholding the bodies of Palestinians who carried out attacks on Israelis, or who were suspected of doing so.

Participants condemned the use of collective punishment as severe restrictions on movement, mass arrest campaigns and martyrs’ home demolitions.

Are called “martyrs” all the Palestinians died or killed by the Israeli forces in the Palestine liberation struggle.

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UPDATE: Manifestazione per chiedere la restituzione dei corpi trattenuti da Israele

Il 17 dicembre i volontari di Operazione Colomba hanno partecipato alla marcia organizzata da 21 famiglie di palestinesi uccisi negli ultimi mesi dalle forze israeliane.

I familiari dei caduti, e diverse autorità palestinesi, si sono riuniti per protestare contro la politica israeliana del trattenere i corpi dei palestinesi che hanno compiuto attacchi contro israeliani, o sono sospettati di averlo fatto.

I partecipanti hanno condannato l’uso di punizioni collettive come le rigide limitazioni di movimento, campagne di arresti di massa e demolizioni delle case dei martiri. Vengono chiamati “martiri” tutti i palestinesi morti o uccisi dalle forze israeliane nella lotta di liberazione della Palestina.

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UPDATE: Israeli army confiscate building material and a car in the Palestinian village of Tabban

dicembre 9, 2015 at 4:57 pm

(Italian follows)


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On December 9, Israeli forces entered the Palestinian village of Tabban in Massafer Yatta (so called Firing Zone 918) and confiscated some building materials. Other building materials and tools were confiscated in the same village three days before, on December 6. While they were leaving the area, Israeli army and DCO confiscated also a car with four Palestinians that were directed to Nablus, leaving them on foot.

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When Operation Dove volunteers tried to approach the Palestinians and ask for explanations, soldiers prevented them to get close and aggressively intimated them to leave the area. They also threatened to push them back forcefully.

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People from Massafer Yatta are suffering from the lack of basic services (such as water-supply, electricity connections, building permissions) and because of continuous training of the Israeli forces among the villages.

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UPDATE: L’esercito israeliano confisca materiale da costruzione e un’auto nel villaggio palestinese di Tabban

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Il 9 dicembre, l’esercito israeliano è entrato nel villaggio palestinese di Tabban nella Massafer Yatta (cosiddetta Firing Zone 918) e ha confiscato alcuni materiali da costruzione. Altro materiale e alcuni strumenti di lavoro erano stati confiscati nello stesso villaggio tre giorni prima, il 6 dicembre. Mentre stavano lasciando l’area, la DCO e i soldati israeliani hanno confiscato anche un’auto su cui viaggiavano quattro palestinesi diretti a Nablus, lasciandoli a piedi. Quando i volontari di Operazione Colomba hanno provato ad avvicinarsi ai palestinesi e a chiedere spiegazioni, i soldati glielo hanno impedito e con fare aggressivo gli hanno intimato di lasciare l’area, minacciandoli anche di usare la forza.

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Gli abitanti della Massafer Yatta risentono della mancanza dei servizi di base (fornitura idrica, corrente elettrica, permessi di costruzione) e di continue esercitazioni dell’esercito israeliano tra i villaggi.