Il prezzo della resistenza

gennaio 24, 2013 at 10:52 am

Sabato 19 gennaio sono stati arrestati 9 palestinesi durante un’azione nonviolenta nelle colline a sud di Hebron (vedi comunicato stampa). Dei palestinesi arrestati, 8 sono stati rilasciati senza cauzione la sera del 19 gennaio, tranne Reema Ismael Aleyyan Awad, di 31 anni, che era stata trasportata alla stazione di polizia di Kiryiat Arba insieme a sua figlia Qamar, di meno di due anni. La bambina è stata rilasciata la sera dello stesso sabato mentre Reema, accusata di aggressione nei confronti di agenti di polizia e militari israeliani, è stata prima trasferita nella prigione di Al Maskubiyya (Gerusalemme) e in seguito ha subito un processo presso la Corte Militare di Ofer, la mattina di domenica 20 gennaio. La donna è stata rilasciata col pagamento di una cauzione di 5000 shekel israeliani (equivalenti a circa 1000 euro).

I volontari di Operazione Colomba hanno visitato Reema e la sua famiglia nei giorni scorsi. Insieme a lei sono stati arrestati il padre e il marito. Lo sguardo forte e luminoso della donna si oscura quando racconta della paura di essere separata dalla bambina (che ancora allatta), degli interrogatori e della prigione. Per lei è stata la prima esperienza simile spiega. Racconta che, come tutti i sabati, era andata sulla loro terra con suo marito e i suoi quattro bambini per riuscire a coltivarla, cerca di far capire che la sua lotta è, prima di tutto, per i suoi figli. Saluta i volontari dicendo che spera di rivederli sabato prossimo, lei sarà di nuovo sulla sua terra con suo marito e i loro quattro bambini.

 

C/S: L’esercito israeliano demolisce in due villaggi e danneggia una strada principale, colline a sud di Hebron

gennaio 22, 2013 at 5:01 pm

22 gennaio 2013

At-Tuwani – Il 21 gennaio 2013 l’esercito israeliano ha demolito una costruzione e una cisterna d’acqua nei villaggi palestinesi di Ar Rifa’iyya e Hawara; successivamente ha danneggiato l’unica strada che connette Tuwani e i villaggi vicini con la città palestinese di Yatta, nell’area delle colline a sud di Hebron. Tutte le tre località sono dichiarate come area C.

Intorno alle 8.30 due bulldozer e tre veicoli del DCO (District Coordination Office) hanno fatto irruzione nel villaggio di Ar Rifa’iyya, scortati da cinque veicoli della Border Police. Hanno demolito una casa appartenente a Amed Mohammad Jaber Amor e la sua famiglia, composta da 20 persone. Suo fratello Sabbri ha dichiarato che precedentemente la casa era stata demolita due volte, perché situata tre metri fuori dal piano regolatore del villaggio. Alle ore 9.00, l’esercito israeliano si è diretto verso il villaggio di Hawara, distruggendo una cisterna piena d’acqua, di proprietà di Musa Abu Aram. Nelle colline a sud di Hebron l’approvvigionamento idrico è particolarmente critico. I due villaggi sono situati lungo la strada 317.

Successivamente il convoglio militare e i due bulldozer si sono recati all’entrata del villaggio di At Tuwani, dove hanno danneggiato la strada che connette i villaggi dell’area di Massafer Yatta con la città settentrionale di Yatta. Hanno distrutto parte dei muretti costruiti lungo i lati della strada, per poi ammassarne le rovine nel mezzo della strada, causando rallentamenti alla viabilità. Il rappresentante del Consiglio locale ha dichiarato di non aver mai ricevuto un ordine di demolizione per la strada, ha inoltre aggiunto che il Consiglio si era appellato all’amministrazione civile israeliana per ottenere un permesso dei lavori per quella strada, senza ottenere alcuna risposta.

“Lo scopo delle demolizioni è di espellerci fuori da qui e di spostarci sull’altro lato della strada 317”, dice Sabbri M. J. Amor di Ar Rifa’iyya, “Non stante ciò, noi ricostruiremo questa casa. La resistenza palestinese è come l’erba: si secca, ma quando piove cresce di nuovo”.

Le politiche messe in atto dalle autorità israeliane in Area C restringono le possibilità di accesso ai bisogni primari per i residenti palestinesi e impediscono lo sviluppo delle comunità locali. Una ricerca dell’agenzia Onu OCHA oPt mostra come in alcune comunità le famiglie sono costrette a trasferirsi a causa delle politiche israeliane applicate in Area C.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell’incidente: http://snipurl.com/266yo15

Video dell’incidente: presto disponibile

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

C/S: Nove palestinesi e cinque attivisti israeliani arrestati durante un’azione nonviolenta nelle colline a sud di Hebron

gennaio 20, 2013 at 12:49 pm

20 gennaio 2013

At-Tuwani – La mattina del 19 gennaio 2013 nove palestinesi e cinque attivisti israeliani sono stati arrestati dall’esercito e dalla polizia israeliani durante un’azione nonviolenta, che aveva come obiettivo la coltivazione delle terre palestinesi nell’area di Umm Al Arayes, vicino all’avamposto israeliano di Mitzpe Yair, nelle colline a sud di Hebron.

Intorno alle 10.30 un centinaio di uomini, donne e bambini palestinesi, tra cui i proprietari delle terre, e diciotto attivisti israeliani si sono recati sul posto, dove erano già presenti l’esercito, la Border Police e la polizia israeliani. Paventando ragioni di sicurezza, l’area è stata dichiarata zona militare chiusa dalle forze israeliane. Ai presenti è stato intimato di uscirne entro cinque minuti. Secondo alcuni palestinesi presenti, le persone stavano defluendo, quando un palestinese è stato arrestato dai militari israeliani. Allora i palestinesi e gli attivisti si sono rifiutati di lasciare l’area. Tra i 9 palestinesi arrestati un anziano oltre i 60 anni; due ragazze intorno ai 20 anni; un palestinese di circa 30 anni e sua moglie, che è stata trasportata alla stazione di polizia con la figlia di 18 mesi.

Tutti gli arrestati sono stati rilasciati senza cauzione entro le ore 21.00 del 19 gennaio, tranne un’attivista israeliana e la madre della bambina (che è stata riportata a casa dal padre, appena rilasciato), entrambe accusate di aggressione nei confronti di agenti di polizia e militari israeliani. L’attivista e la donna palestinese saranno processate oggi (20 gennaio 2013), la prima presso il tribunale di Gerusalemme, la seconda, invece, presso il tribunale di Ofer. Ogni settimana i proprietari palestinesi rivendicano il diritto all’accesso alle loro terre in quest’area attraverso azioni nonviolente. Le precedenti settimane, come ieri, la dichiarazione dell’area militare chiusa, da parte dell’esercito israeliano, ha impedito loro di usufruire di questo diritto. Dal 2001 i palestinesi si trovano ad affrontare limiti di accesso a queste terre.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell’incidente da B’tselem: http://snipurl.com/266d6cj

Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

 

Ha’aretz: High Court to state: Don’t evict Palestinians from south Hebron firing zone

gennaio 17, 2013 at 10:19 am

State says area where 8 villages lie is vital to army training; Justice Joubran gives state 60 days to respond to petition

Amira Hass – Jan.17, 2013

Israel’s High Court of Justice on Wednesday ordered the state to refrain from evicting Palestinians living in an area of the West Bank that the Israel Defense Forces has designated a firing zone, pending further decision on the matter.

Justice Salim Joubran issued a temporary injunction forbidding the state from embarking on “the forced removal of the petitioners and their families”, and gave it 60 days to respond to a petition against former Defense Minister Ehud Barak’s July 2012 decision to expel the residents of the eight villages from their homes in the southern Hebron hills known to the IDF as Firing Zone 918.

L’esercito israeliano ha demolito quattro strutture nelle colline a sud di Hebron

gennaio 14, 2013 at 4:48 pm
14 gennaio 2013

La mattina del 14 gennaio 2013 l’IDF ha demolito quattro strutture nei villaggi palestinesi di Um Al Kheer e Hawara nelle colline a sud di Hebron, Cisgiordania.
Alle 8.55 l’esercito, la Border Police e il DCO (District Coordination Office) israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio di Um Al Kheer con due bulldozer e hanno distrutto un riparo di pietra e metallo per le pecore. Secondo gli abitanti del villaggio, in questi giorni una famiglia di otto persone stava vivendo in quella struttura, dato che le difficili condizioni meteorologiche hanno danneggiato la loro abitazione la scorsa settimana. Dopo di che, il convoglio militare si è diretto verso il villaggio di Hawara, situato vicino ad Ad Deirat, dove ha demolito tre strutture: una casa abitata da quindici persone; un casa abitata per sette mesi all’anno da nove persone e una struttura di pietra.

Foto dell’incidente: http://snipurl.com/264kv6

VIDEO: 2012-12-22 Tre palestinesi arrestati mentre lavoravano le proprie terre vicino alla colonia di Suseya

gennaio 7, 2013 at 8:07 am

Dopo l’azione del 22 il Comitato  Popolare nonviolento delle colline a sud di Hebron ha organizzato altre due azioni su quello stesso terreno, che non viene coltivato da dieci anni.  L’obiettivo è quello di rivendicare e difendere il proprio diritto all’accesso alla terra, continuamente limitato per permettere l’espansione delle colonie. Le famiglie palestinesi torneranno ogni settimana sul posto finché non riusciranno a coltivare quella terra. Contemporaneamente si stanno svolgendo azioni legali a sostegno di questa causa.

 

VIDEO: Mosque demolished in Al Mufaqarah, 4th December 2012

dicembre 27, 2012 at 4:55 pm

Comete nere nel cielo sopra Tuwani

dicembre 10, 2012 at 6:34 am

E’ scesa la notte su Tuwani. Esco fuori e mi lascio la pesante porta della casa alle spalle. Dentro, la luce; fuori, io e il buio. Il cielo è colorato da stelle luminose, minuscoli puntini che si rincorrono nella galassia, una delle poche certezze di questo mondo assurdo. Alzo lo sguardo, e mi perdo nell’infinito. Le osservo con minuzia, ad una ad una. Le immagino e le distruggo, le costruisco e le cancello, come un Piccolo Principe in giro per l’universo. Le stelle sono innocenti, brillanti e pure. Quanto contrasto con quello che succede qui sulla Terra.

Mi inoltro nell’oscurità sconfinata, e attraverso con lo sguardo ogni singolo puntino luminoso di questa notte stellata mozzafiato. Chiudo gli occhi, non ho bisogno di vedere, le immagini scorrono veloci nella mia mente. I morti di Gaza, i pianti dei sopravvissuti, i volti segnati dalla vita. Come in una proiezione cinematografica. Ma non sono al cinema, non sono seduta su nessuna poltrona. L’unico schermo che ho davanti, qui, è la vita.

A POCHI PASSI SULLA SINISTRA

dicembre 8, 2012 at 10:33 am

Arriviamo sul crinale dell’ultima collina: Nail è laggiù con le sue pecore che continuano tranquille a brucare l’erba. Ci viene incontro con quel suo sguardo fermo che manterrà per tutto il tempo nonostante quel che è appena capitato, nonostante quel che sta per capitare.

I soldati si sono da poco allontanati, ma sono ancora lì…a pochi passi sulla sinistra.

A pochi passi sulla sinistra sorge l’avamposto di Avigayil. Un avamposto è un insediamento di coloni non autorizzato, dunque illegale persino per lo stato d’Israele. Nail ha ancora la videocamera in mano. Ci mostra il filmato che ha appena fatto: i soldati gli urlano addosso “devi andartene da qui tu e le tue pecore” lui da dietro la camera risponde: “questa è la mia terra, sono in regola…”

Per chi suona la campanella

novembre 26, 2012 at 2:08 pm

E’ molto presto quando il telefono comincia a squillare. Ci strappa dal sonno meritato dopo questi giorni intensi, in cui cerchiamo di capire qualcosa in più del fantasma che si aggira minaccioso su queste terre: l’evacuazione di 8 villaggi per fare spazio alla Firing Zone 918.
E’ presto e la vita del paese deve ancora cominciare ma, mentre A. risponde e cerca di capire la voce concitata dall’altra parte del telefono noi, annusando casini, siamo già pronti.