Comete nere nel cielo sopra Tuwani
E’ scesa la notte su Tuwani. Esco fuori e mi lascio la pesante porta della casa alle spalle. Dentro, la luce; fuori, io e il buio. Il cielo è colorato da stelle luminose, minuscoli puntini che si rincorrono nella galassia, una delle poche certezze di questo mondo assurdo. Alzo lo sguardo, e mi perdo nell’infinito. Le osservo con minuzia, ad una ad una. Le immagino e le distruggo, le costruisco e le cancello, come un Piccolo Principe in giro per l’universo. Le stelle sono innocenti, brillanti e pure. Quanto contrasto con quello che succede qui sulla Terra.
Mi inoltro nell’oscurità sconfinata, e attraverso con lo sguardo ogni singolo puntino luminoso di questa notte stellata mozzafiato. Chiudo gli occhi, non ho bisogno di vedere, le immagini scorrono veloci nella mia mente. I morti di Gaza, i pianti dei sopravvissuti, i volti segnati dalla vita. Come in una proiezione cinematografica. Ma non sono al cinema, non sono seduta su nessuna poltrona. L’unico schermo che ho davanti, qui, è la vita.




Fai finta di essere un colono israeliano. Uno di quelli cresciuti a pane e Torah, nel rispetto dei vecchi saggi, leggendo commentari talmudici, celebrando Sukkot e Yom Kippur vari e mangiando rigorosamente come le antiche leggi prescrivono da secoli e secoli a questa parte, secondo il rito kosher, sempre attento a non mischiare latticini con carne. Un buon ebreo ortodosso insomma o almeno tenti di esserlo. Sei partito dalla grande città, Tel Aviv o Yaffo o Haifa che sia e, seguendo una qualche guida religiosa illuminata ti sei trasferito in questo “bucodiculodimondo”, convinto di riprenderti la terra che Dio ha assegnato a te sin dal nascere dei giorni, quando tutto era ancora da scrivere, dopo che Davide vinse Goliath.

