Avete il diritto di capire

gennaio 23, 2013 at 8:49 am

È il 15 dicembre e nel quartiere arabo di Wadi Nis Nas (Haifa) si festeggia “la festa delle feste”, un evento che celebra contemporaneamente Hannukah, Eid Al-Adha e Natale. C’è chi lo considera un bel modo di ribadire la tradizionale tolleranza della città, chi lo guarda con sospetto e chi invece lo taccia d’ipocrisia. Per i bambini significa “zucchero filato” e per noi, invece, che ci metteremo una vita ad attraversare il centro.
Stiamo andando alla Prigione Militare numero 6, una modesta costruzione che si trova a ridosso del Monte Carmelo, proprio dietro alla zona balenare. Ci sarà una manifestazione per Nathan, un ragazzo imprigionato dopo aver rifiutato la leva come atto di protesta contro l’occupazione.

 

Un’azione nonviolenta: continuare a camminare

gennaio 15, 2013 at 6:04 pm

1- Esserci 
Camminiamo io e C. con passo svelto per raggiungere il villaggio di Tuba. Andiamo a visitare alcune famiglie, passeremo la notte con loro e domattina accompagneremo i ragazzi al pascolo con le nostre videocamere e i nostri passaporti. Dimostriamo con le nostre visite che la loro esistenza è importate, che non passa inosservata e che vale la pena di faticare per loro. Andiamo con passo svelto per arrivare prima del buio cercando di non farci notare troppo dai coloni dell’avamposto. Camminiamo lungo la strada più breve che non sia troppo vicino alle case colone. Passiamo a circa 50 metri dalla casa colona più esterna.
Sentiamo una voce che urla arrabbiata qualcosa di incomprensibile. E’ un colono. Ce l’ha con noi. Grida verso di noi. 

Una foto che parla

gennaio 5, 2013 at 1:47 pm

Gli strumenti che parlano:

il mitra
E’ assertivo e paventa una sicurezza che nasconde la paura e il bisogno di difendersi:
“la tua vita è nelle mie mani, se io voglio tu non esisti più. Sono puntato su di te oggi, a una settimana dall’omicidio di un ragazzo di 18 anni da parte di un soldato a Hebron, qui vicino… quindi sto facendo sul serio! La tua vita in fondo non vale così tanto perché può essere messa a repentaglio per una questione di terra e di pecore. Qui comando io, tu devi obbedire. Non hai nessun potere tu qui, il potere è mio perché se non obbedisci potrei ferirti… ucciderti…”

L’espulsione di Leonardo

dicembre 17, 2012 at 5:03 pm

La notizia dell’espulsione di Leonardo dall’areoporto di Tel Aviv giunge imprevista come una freccia e mi colpisce. Su quella freccia è imbevuto del veleno che mi entra nel sangue e mi inquina corpo e mente. Si tratta di una miscela pericolosa, un mix letale di ingiustizia e impotenza.
Ingiustizia.
L’espulsione di Leonardo è una delle tante accezioni della parola ingiustizia.
Purtroppo molte sono le ingiustizie di questo mondo e la Colomba è uno dei migliori strumenti per combatterle.
Ingiusto è trattenere un essere umano in un centro detentivo senza che questa persona abbia compiuto alcun reato, sia esso nigeriano in Italia, sia esso sudanese in Grecia, sia esso italiano in Israele.
Ingiusto è interrogarlo fino allo sfinimento, espellerlo e spedirlo come un pacco di Natale verso una destinazione ignota. É ingiusto e non fa altro che alimentare l’ingiustizia in un circolo vizioso; utile solo a ampliare le tabelle sulla sicurezza e le statistiche sui “terroristi” e su “coloro che minano la sicurezza del nostro Stato”.
Ingiusto è questo Stato.
Autore di gravissime violazioni dei diritti umani, è lo stesso Stato che alza muri, separa, demolisce, bombarda. E, forse ancora più grave, nasconde.
Nasconde la verità su quello che accade, non desidera occhi occidentali, videocamere, Leonardi che girano. Ecco, il motivo per cui Leonardo non è a Tuwani oggi.
Da quando era stato ad At-Tuwani la prima volta, qualche anno fa con una delegazione di Don Nandino, aveva deciso di rompere il silenzio e raccontare e testimoniare la verità su quei luoghi.

Comete nere nel cielo sopra Tuwani

dicembre 10, 2012 at 6:34 am

E’ scesa la notte su Tuwani. Esco fuori e mi lascio la pesante porta della casa alle spalle. Dentro, la luce; fuori, io e il buio. Il cielo è colorato da stelle luminose, minuscoli puntini che si rincorrono nella galassia, una delle poche certezze di questo mondo assurdo. Alzo lo sguardo, e mi perdo nell’infinito. Le osservo con minuzia, ad una ad una. Le immagino e le distruggo, le costruisco e le cancello, come un Piccolo Principe in giro per l’universo. Le stelle sono innocenti, brillanti e pure. Quanto contrasto con quello che succede qui sulla Terra.

Mi inoltro nell’oscurità sconfinata, e attraverso con lo sguardo ogni singolo puntino luminoso di questa notte stellata mozzafiato. Chiudo gli occhi, non ho bisogno di vedere, le immagini scorrono veloci nella mia mente. I morti di Gaza, i pianti dei sopravvissuti, i volti segnati dalla vita. Come in una proiezione cinematografica. Ma non sono al cinema, non sono seduta su nessuna poltrona. L’unico schermo che ho davanti, qui, è la vita.

QUANTO DISTA GAZA DAL NOSTRO DOLORE

dicembre 2, 2012 at 3:06 pm

Chiudo gli occhi e sento il rumore.

Rumore di morte.

E allora realizzo che la guerra non è poi così lontana. E inizio a contorcermi nel letto, stremata dai dolori allo stomaco. Il mio Zenith piange, come non riesco a fare io. Il dolore mi avvicina alla guerra e vomito il mio disgusto per il mondo. Gli aerei volano sulla mia testa, mentre provo a chiudere gli occhi sul mondo. Un mondo che non chiude gli occhi su niente. Neanche di notte. Una notte che non ferma la guerra. E mi chiedo come sia possibile. Come sia possibile dormire, ridere, mangiare mentre qualcuno muore sotto le bombe della nostra irresponsabilità.

E allora tutto si ferma mentre il massacro prosegue.

Qui tutti aspettano notizie, azzardano previsioni, organizzano veglie, pregano. E di nuovo sono un unico popolo. Hamas li ha uniti, sotto la sua egida, contro un mostruoso Golia.

Quanto dista Gaza da qui?

How do you feel

novembre 26, 2012 at 2:01 pm

Avevano formato un cordone, una barriera umana che non permettesse a nessuno di entrare.
Tutti potevano assistere all’orrore della distruzione, ma nessuno poteva avvicinarsi.
Pensavo durasse poco. Quanto ci vorrà a buttarla giù? – mi chiedevo. Massimo dieci minuti – rispondevo.

Riflessioni

ottobre 15, 2012 at 11:11 am

Riflessione I (29-08-2012)

Come quando studio Freud, nel sogno si leggon i contenuti manifesti e latenti..
Qui ci troviamo a legger la Frode dell’uomo, in questa terra dove si vivono, vedono onirici segni come sogni.
In questa terra dove il conflitto è manifesto, il conflitto è latente.
Quanta energia si usa se si è esposti a un conflitto manifesto?

Quanta energia se si mostra un conflitto latente?
E’ una domanda per me senza ancora risposta, persa in una tormenta di pensieri che nebulizzano dubbi nella terra della mia mente, portan tormento e sorrisi a intervalli irregolari.
E’ una domanda che forse non troverà risposta, è una domanda forse troppo acerba per porsela ora ma non m’importa, pensiamoci ora perchè è sera e i bambini vanno a dormire, i cani si rispondon da collina in collina, il vento continua a soffiare, pensiamoci ora e per fortuna che è sera.
Il conflitto manifesto sfrega, sfriziona un qualcosa dentro di te che s’accende e da cui si scaturisce una fiamma, ogni parte di noi ha un diverso modo di bruciare. Ma tutte quando si esauriscono lasciano un segno nero di bruciatura, memento e monito.
Per una salvezza possibile dei fatti futuri, di castigo probabile per ciò che ci rimane dentro.
Ciò che provo per il conflitto latente però nella mia esperienza ancora bianca come foglio di carta è forse più debilitante.
Anche se non cerchi un nemico per forza, anche se non vuoi crearlo un conflitto, anche se vuoi far causa tua le situazioni che accadono qui intorno..perfino far capire un errore a chi sbaglia o cercare una persona a cui sorridere, se sei dentro una foschia di segnali dubbiosi e sfuocati, tutto diventa più difficile e impastoiato.

Fai finta

ottobre 12, 2012 at 11:47 am

Fai finta di essere un colono israeliano. Uno di quelli cresciuti a pane e Torah, nel rispetto dei vecchi saggi, leggendo commentari talmudici, celebrando Sukkot e Yom Kippur vari e mangiando rigorosamente come le antiche leggi prescrivono da secoli e secoli a questa parte, secondo il rito kosher, sempre attento a non mischiare latticini con carne. Un buon ebreo ortodosso insomma o almeno tenti di esserlo. Sei partito dalla grande città, Tel Aviv o Yaffo o Haifa che sia e, seguendo una qualche guida religiosa illuminata ti sei trasferito in questo “bucodiculodimondo”, convinto di riprenderti la terra che Dio ha assegnato a te sin dal nascere dei giorni, quando tutto era ancora da scrivere, dopo che Davide vinse Goliath.
Esci dalla tua casa, che hai costruito con le tue mani insieme a tua moglie. Fuori ci sono i tuoi figli che giocano con le galline e con le capre, in cortile sotto il sole.
Dopo 2000 anni di persecuzioni vivi nella terra che Dio ti ha donato. Finalmente.

Assurdo, Normale, Straordinario

ottobre 9, 2012 at 10:31 am

Tre parole per esprimere concetti molti diversi tra loro, in quasi tutte le parti del mondo ma non qui. Ogni volta che torno in Palestina mi stupisco di come questi tre concetti qui si confondano tra loro a volte si fondano, fino ad essere indistinguibili, fino a perdere di significato.

Un soldato dello stato israeliano che fa la sentinella in una specie di gabbiotto stile portineria, all’entrata di un avamposto illegale persino per la legge israeliana. Lo stato impiega i suoi soldati per difendere una specie di villaggio, costruito illegalmente su terra che non appartiene a quei coloni. Un soldato che più volte vediamo prendere ordini da un colono, addetto alla sicurezza dell’avamposto illegale, quasi fosse un suo superiore e non un conclamato criminale che infrange la legge dello stato israeliano.