Per chi suona la campanella

novembre 26, 2012 at 2:08 pm

E’ molto presto quando il telefono comincia a squillare. Ci strappa dal sonno meritato dopo questi giorni intensi, in cui cerchiamo di capire qualcosa in più del fantasma che si aggira minaccioso su queste terre: l’evacuazione di 8 villaggi per fare spazio alla Firing Zone 918.
E’ presto e la vita del paese deve ancora cominciare ma, mentre A. risponde e cerca di capire la voce concitata dall’altra parte del telefono noi, annusando casini, siamo già pronti.

Free

novembre 15, 2012 at 7:28 pm

Posted on November 14, 2012

I am free.

My body has followed, now, to where I sought to keep my soul throughout this process, and I am free.

Inaspettatamente

novembre 11, 2012 at 1:10 pm

Inaspettatamente Ramallah.
Inaspettatamente la potenza di un comitato di resistenza popolare entra nelle stanze del potere. Inaspettatamente travolge i ben vestiti fantocci dei partiti, ruba loro le sedie, la parola, lo spazio politico e si riappropria del diritto a esprimere le proprie esigenze senza intermediari, nella forma più alta di democrazia, laddove uno Stato non esiste.

C/S: Palestinese picchiato e arrestato ad Ar Rakeez, nelle colline a sud di Hebron

ottobre 30, 2012 at 3:28 pm

COMUNICATO STAMPA
Palestinese picchiato e arrestato ad Ar Rakeez, nelle colline a sud di Hebron

30 ottobre 2012
At-Tuwani –  Il 29 ottobre l’esercito e la polizia israeliana hanno fatto irruzione nel villaggio di Ar Rakeez dove hanno fermato i lavori alla nuova cisterna dell’acqua. Il proprietario, Said Mohammad Ibrahim Raba’, è stato picchiato e arrestato.

Per il secondo anno i palestinesi delle colline a sud di Hebron marciano per la Pace

settembre 24, 2012 at 3:47 pm

24 settembre 2012

At-Tuwani – Ispirati dalla marcia Italiana Perugia-Assisi, fondata da Aldo Capitini, e ad un anno di distanza dalla prima marcia per la Pace, i palestinesi dei villaggi delle colline a Sud di Hebron, il 22 settembre si sono riuniti per ribadire il loro deciso impegno nonviolento nella ricerca della giustizia. Una giustizia che nei Territori Occupati troppo spesso è funzionale all’Occupazione. Dove la politica Israeliana di isolamento dei villaggi palestinesi mira a guadagnare sempre più terreno e pone i palestinesi in una condizione di insicurezza. Molti sono stati gli attacchi negli anni subiti dagli abitanti del luogo ad opera dei coloni, ed oggi, anche per questo motivo si marcia. Si cammina sulla strada che ogni mattina porta i lavoratori dal villaggio di Tuba alla città, ma questa volta si cammina assieme. Si cammina nella “Palestinian Peace Area”, come ricordano i manifesti attaccati sui blocchi che delimitano la “firing zone”, un’area nata all’inizio degli anni ’70 destinata alle esercitazioni militari comprendente dodici villaggi palestinesi, di cui attualmente otto sotto ordine di evacuazione e demolizione. E’ un gruppo folto, unito, quello dei Palestinesi accorsi da molti dei villaggi vicini in segno di solidarietà. C’è gente di At-Tuwani, Al-Mufaqarah, Susiya, Ar-Raeez, Jawwaya, Maghayir al Abeed, al Birke. Tra cori, striscioni e musica si parte da At-Tuwani alle undici del mattino. Nei vari cartelloni branditi da un gruppo di bambine c’è anche Vittorio Arrigoni e il suo Restiamo Umani. La marcia cammina sulle strade polverose palestinesi, affiancando i piloni della corrente abbattuti dall’esercito ed in direzione di Al Mufaqarah, villaggio che è stato luogo di arresti e demolizioni in passato e oggi importante centro della resistenza nonviolenta delle colline a sud di Hebron. Il corteo cresce lungo la strada accogliendo con se i palestinesi che trova. Il messaggio è solo uno: “PEACE IS WHAT WE WANT”. Questo è quello che continua a ripetere il coordinatore del comitato nonviolento promotore della marcia. Non c’è odio sulla faccia dei manifestanti ma tanta gioia e solidarietà per chi queste strade le fa tutti i giorni, e spesso nell’incertezza e nella paura di essere attaccato dai coloni. Dopo esser passati vicino all’avamposto di Avigayil, sempre scortati a vista dall’esercito israeliano, ci si ferma a Al Mufaqarah per un tè in un clima di festa. Si riparte, percorrendo il sentiero vicino all’avamposto di Havat Ma’on, dove una decina di coloni attendono l’arrivo dei manifestanti. Troppe volte i palestinesi sono stati vittime di attacchi percorrendo una strada che gli appartiene di diritto, ma oggi no. C’è l’esercito, ci sono gli attivisti israeliani e internazionali, c’è la voglia della gente di portare avanti una manifestazione pacifica. Sotto gli occhi attoniti dei coloni centinaia di palestinesi affollando il percorso, rendendo qualsiasi provocazione sterile. Dopo due ore dalla partenza si giunge a Tuba, dove decine di persone attendevano la marcia, pronti con cibarie ed acqua, in una giornata particolarmente calda. Nel pomeriggio i manifestanti hanno preso parte alla proiezione di Tomorrow’s Land un documentario sull’occupazione e sulla resistenza nonviolenta di cui molti di loro erano protagonisti. Oltre allo stupore di ritrovarsi sul grande schermo, in molti è cresciuta la consapevolezza che l’occupazione non la si può nascondere, che tutto ciò che hanno subito non è stato e non sarà mai dimenticato, nel tentativo di costruire un futuro migliore. E proprio la documentazione e la denuncia sono alcune delle armi nonviolente di questi villaggi.

È strano come si possa avere una differente percezione di uno stesso episodio: quello che per i volontari internazionali e per gli attivisti desta indignazione, per la gente del posto invece è la normalità. Al ritorno diversi palestinesi sono stati attaccati dai coloni. Quasi a dimostrare che non basti una marcia per rivendicare l’appartenenza di una strada, ma questo è un processo lungo che si porta avanti giorno dopo giorno. Per oggi qualcosa di straordinario è stato raggiunto, ovvero che una volta tanto un colono è stato arrestato. Forse ci piace pensare sia stata anche una diretta conseguenza della marcia e del loro impegno quotidiano nel ripudio della violenza. Intanto i palestinesi guardano già al prossimo anno, quando si collegheranno con la marcia italiana in streaming, e per quel giorno vogliono essere sempre di più.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell’evento: http://snipurl.com/2537aor

 

Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

Second Peace March in the South Hebron Hills – Saturday, September 22

settembre 19, 2012 at 12:55 pm


At-Tuwani, South Hebron Hills

Contact: 054 992 5773, Operation Dove

What: Peace March across five Palestinian communities in the South Hebron Hills.

Where: Villages of At-Tuwani, Al Mufaqarah, Maghayir Al Abeed, Isfey and Tuba.

When: Saturday, 22nd of September. The march will start from At-Tuwani at 10 am and will end in Tuba village at around 4 pm.

Why: The purpose of the march is to reinforce the communities’ right to live and to resist in a nonviolent way under Israeli occupation and settler’s violence. Walking for peace means acting for peace. And acting for peace means acting against injustice.

Additional Info:

The event is organized by the Popular Resistance Committee of South Hebron Hills and is inspired by the Italian Perugia-Assisi Peace March. The march will pass through lands that are particularly targeted by settler’s attacks (against properties and people) and will stop in four villages inside the Firing Zone 918. From November 1, seven Palestinian villages in this area will be under risk of evacuation because the territory is needed for Israel Defense Forces training exercises.

The conclusion of the event will take place in Tuba village, where there will be speeches of Palestinian representatives, Israeli peace activists and international volunteers; there will be also musical entertainment and a show of Palestinian traditional dance, dabke.

It will be possible to sleep in Tuba village. Everyone who wants to do it should bring his sleeping bag.

Please confirm your participation at the event.

“Despite the military aggressive rules, despite the settler’s violence, despite the human rights violations, despite the demolitions of the Palestinian homes, we pray for peace, we act for peace, we will march for peace.” Said the coordinator of the South Hebron Hills Popular Resistance Committee.

Please come to participate and to support Palestinian communities under demolition and evacuation risk in their attempt to affirm their right to exist.

Come to support their efforts for the peace and the justice.

Come to act for peace.

A wonderful day

settembre 19, 2012 at 11:59 am

2012-09-08 

Today is Saturday, and it’s a good day for a nonviolent action here in the Occupied Territories. The meeting is at 10 am, just in front of the gate of Ma’on settlement.

While we walk through the hills in order to reach the place, we wonder about the things we should expect today. When we talk of nonviolence, we always think of a demonstration full of people who are not afraid to scream all the injustices they suffer, and demand for their right of dignity.

Once we walk down the hill, we see just one tractor, a few soldiers on the road that divides the Palestinian land and the entrance of the settlement, and few Palestinians who are sitting on the top of the hill. The aim, of course, is to work on the land.  This, however, sounds unrealistic due to the small distance between them and the Israeli settlement.

Una splendida giornata

settembre 14, 2012 at 7:19 pm

08-09-2012

Oggi è sabato, giorno buono per l’azione nonviolenta qui nei Territori Occupati. L’appuntamento è alle ore 10, proprio davanti i cancelli della colonia di Ma’on.

Mentre percorriamo le colline che ci separano da At-Tuwani al luogo del ritrovo proviamo ad immaginarci cosa ci aspetterà. Quando si parla di azione nonviolenta si pensa subito a qualcosa di grande, ad una manifestazione piena di gente, dove non si ha paura di condannare le ingiustizie e di chiedere dignità per le comunità palestinesi.

Scolliniamo e vediamo solo un trattore al centro della scena, un po’ di soldati sulla strada che separa la terra palestinese dall’entrata della colonia e pochi ragazzi palestinesi seduti su una montagnola. L’obiettivo di oggi, capiamo subito, è lavorare la terra. Obiettivo ambizioso, quasi folle vista la vicinanza del campo palestinese alla colonia israeliana.

Il clima che si respira è un po’ strano però. Lo spiegamento di palestinesi che ci aspettavamo non c’è. I giovani del villaggio di Jawwaya sono fermi distante dalla terra da lavorare. Al centro solo il trattore con il suo autista, due signori palestinesi, i proprietari, e cinque attivisti israeliani di Ta’ayush. Al di là della strada invece, quasi a fronteggiarci, ci sono già una quindicina di soldati.

Il lavoro inizia dopo pochi minuti succede ciò che ci immaginiamo: il trattore viene bloccato dalle forze israeliane. Cominciano le solite telefonate, si controllano i documenti, i palestinesi si avvicinano e già ci aspettiamo il classico epigolo: un po’ di contraddittorio e poi tutti a casa, cacciati dai militari. Ma oggi quei fogli pesano un bel po’. I “vecchi palestinesi” rimandano indietro i giovani, che obbediscono, e si attende la sentenza. Sembra un miracolo quando un attivista israeliano si gira e ci dice che i lavori possono continuare perchè ci sono tutte le carte in regola.

Gli avvocati hanno fatto un gran lavoro e l’azione è stata preparata con saggezza. Poca gente sul campo, gli indispensabili, per evitare le provocazioni che possono mandare in fumo il lavoro legale di legittimazione di un diritto che a casa nostra consideriamo inalienabile, il diritto alla terra. Arrivano jeep e camionette, soldati e poliziotti, che sentiamo non essere interessati ai palestinesi che lavorano o a noi internazionali che filmiamo e fotografiamo tutto. Il loro lavoro comincia ora.

Cominciano ad uscire da Ma’on gruppi di coloni. Prima i ragazzini, poi anche gli adulti, a passo veloce verso il cordone di militari che li separa dalla terra palestinese che non riconoscono tale. Fermare il trattore è impossibile e allora cominciano a cercare di aggirare i soldati per arrivare al gruppo di pacifici palestinesi poco distante. Un bel modo per rovinare un giornata che sembra promettere bene in tema di giustizia. Se i coloni riescono ad arrivare ai palestinesi è sicuro che i secondi avranno la peggio, fine dei lavori e rischio di arresti.

Il clima si riscalda, volano parole grosse tra coloni e soldati, e poi arrivano anche gli spintoni e i tentativi di sfondamento. Ma oggi fortunatamente non si passa, i soldati fanno il loro lavoro -fanno rispettare le leggi- e anche chi sfugge al loro controllo viene bloccato dalle telecamere degli internazionali. I coloni imbufaliti le provano tutte ma il trattore finisce di arare il campo, i palestinesi tornano a casa e anche i coloni non possono fare altrimenti e a malincuore se ne devono tornare nelle loro case illegali in territorio palestinese.

Anche noi torniamo a casa e nel viaggio si ripensa a ciò che è successo. Quindi, ricapitoliamo. Oggi è stata lavorata un terra palestinese inaccessibile da una decina di anni ai legittimi proprietari. Oggi dei documenti legali hanno bloccato l’illegittimo -ma quotidiano- intervento dei militari per negare l’accesso alla terra ai legittimi proprietari. Gli stessi militari che sovente abusano del proprio potere hanno rispettato i diritti dei palestinesi e degli internazionali tutelandoli dalle provocazioni e dal probabile attacco dei coloni. Militari e coloni che poi si sono scontrati, verbalmente e fisicamente, interropendo quella connivenza e complicità di cui spesso siamo testimoni.

Oggi è stato un giorno di giustizia, come lo è stato sabato scorso quando un colono è stato arrestato per aver aggredito un attivista israeliano o come il 2 settembre quando l’avamposto di Migron -vicino a Ramallah- è stato evacuato. Piccole gocce di giustizia in una terra di continua ingiustizia.

Poca roba visto che i soldati che han protetto i palestinesi oggi, domani torneranno a vessarli, scacciandone le greggi, umiliandoli ad un checkpoint o abbattendone la casa.

Tanta roba se pensiamo che di solito queste cose non succedono e che oggi delle famiglie sono tornate a casa col sorriso sulle labbra dopo aver potuto lavorare dignitosamente la propria terra.

Chissà che effetto fa risentire il sapore della giustizia dopo una vita di ingiustizie.

Foto dell’azione nonviolenta : http://snipurl.com/24y75x7

C/S: Demolizioni e resistenza popolare nonviolenta nelle colline a sud di Hebron

agosto 29, 2012 at 1:37 pm

COMUNICATO STAMPA

Demolizioni e resistenza popolare nonviolenta nelle colline a sud di Hebron

L’esercito israeliano demolisce nei villaggi palestinesi di Susiya e Khirbet Zanuta, mentre il Comitato di Resistenza Popolare organizza una manifestazione nonviolenta

29 agosto 2012

At-Tuwani – La mattina del 28 agosto 2012 l’esercito israeliano demoliva gran parte del villaggio palestinese di Khirbet Zanuta e tre tende nel villaggio palestinese di Susiya. A pochi kilometri di distanza una manifestazione pacifica organizzata dal Comitato di Resistenza Popolare delle colline a sud di Hebron protestava contro le politiche israeliane di demolizione e ricordava Rachel Corrie, in occasione della sentenza sulla sua uccisione nel marzo 2003.

Video: Al Mufaqarah R-Exist Campaign

luglio 31, 2012 at 7:50 pm