Un vento nuovo

giugno 14, 2011 at 10:56 am

Lettera aperta dei giovani israeliani originari dei paesi arabi e  islamici ai propri coetanei in Medio Oriente e Nord Africa.

Ruh Jedida (Un vento nuovo) è il titolo di una lettera aperta pubblicata nel 2011 sul blog Arab Jews e firmata da un nutrito gruppo di intellettuali, poeti, scrittori e artisti israeliani mizrahi.

Lo scopo dei firmatari della lettera è prendere una posizione precisa di fronte agli avvenimenti della Primavera Araba e manifestare il proprio senso di solidarietà: essi si identificano nelle lotte per la libertà e la democrazia sostenute dai figli della propria stessa generazione nei paesi arabi e sperano nella restaurazione di un dialogo interrotto decenni fa consapevoli della storia e della cultura condivisa da cui provengono.

Israele in Italia, l’arte della difesa

giugno 13, 2011 at 5:28 am

fonte: PeaceReporter

A Palazzo Mezzanotte la prossima settimana le aziende israeliane presentano l’eccellenzatecnologica nel campo della sicurezza

Il palcoscenico dell’evento non poteva essere più emblematico: Piazza affari a Milano. E’ qui che, martedì 14 giugno, si terrà uno dei più importanti incontri d’affari organizzati dal nostro Paese: l'”Italian-Israel Business Forum“. Per Israele, è il più imponente forum economico all’estero. Vi parteciperanno oltre 600 imprenditori, alla presenza delle autorità cittadine, del ministro dell’Industria e del commercio israeliano, Shalom Simhon, e del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani.

C/S: L’assenza della scorta militare mette in pericolo i bambini palestinesi di Tuba e Maghayir Al-Abeed

giugno 11, 2011 at 11:15 am

11 Giugno 2011

At-Tuwani – Nella mattinata di sabato 11 giugno, la scorta militare che accompagna i bambini palestinesi dei villaggi di Tuba e Maghayir Al-Abeed alla scuola di At-Tuwani non si è presentata e i bambini hanno dovuto percorrere il tragitto da soli, rischiando così di essere attaccati dai coloni dell’insediamento di Ma’on e dell’avamposto di Havat Ma’on.

Video: manifestazione nonviolenta dei giovani di Gaza

giugno 10, 2011 at 2:28 pm

Israeli intelligence, backed by military, intimidates villagers in At-Tuwani

maggio 31, 2011 at 9:48 am

CONOSCERE NELLA SOLIDARIETA’ venite in PALESTINA E ISRAELE 18 – 26 luglio 2011 accompagnati da Luisa Morgantini, già Vice Presidente del Parlamento Europeo.

maggio 28, 2011 at 6:57 pm

Durante il nostro soggiorno, viaggeremo attraverso i Territori Palestinesi Occupati e Israele, per villaggi, città, campi profughi. Jaffa, Tel Aviv, Haifa, Ramallah, Hebron, Betlemme, Nablus, Gerico e la Valle del Giordano, i villaggi di Bili’in, Nili’in, At Tuwani, Gerusalemme: luoghi pieni di fascino e storia, ma anche pervasi dal dolore e dall’ingiustizia della illegalità dell’occupazione militare israeliana.

C/S: Servizi segreti israeliani, scortati dall’esercito, minacciano gli abitanti del villaggio di At-Tuwani.

maggio 25, 2011 at 6:30 pm
At-Tuwani, Lunedì 23 maggio, l’intelligence israeliana è entrata ad At-Tuwani, scortata da circa quindici soldati.  Nell’operazione i militari israeliani hanno invaso la casa di un leader locale, hanno chiesto che gli abitanti cessassero le loro resistenza nonviolenta, minacciando ritorsioni qualora i palestinesti avessero persistito nel far valere i propri diritti sulle terre.

Riflessioni di un volontario

aprile 27, 2011 at 2:24 pm

Dopo un mese, appena il necessario per iniziare a comprendere questa terra e la sua gente, ci sono alcune immagini che mi porterò dietro per sempre.
Ho iniziato a capire cosa sia la preoccupazione e lo stress che l’ occupazione militare crea nella genuina apprensione di un ragazzo di 14 anni, normalmente baldanzoso e un po’ sbruffone,  che ci chiede il telefono ogni 10 minuti per poter chiamare suo padre, in ritardo di circa un’ora dal ritorno dal lavoro.
Ho visto la determinazione, tanto ferrea da essere scioccante, negli occhi di un uomo del villaggio che ci racconta che lo Shin Beit ha minacciato di uccidere i suoi figli, ma lui ha scelto di rispondere che anche se loro possono di certo uccidere lui ed i suoi figli in qualsiasi momento, loro non se ne andranno dalle loro case, dalla loro terra.
Ho assaporato la piena soddisfazione per il nostro “lavoro” qui nei 40 minuti di sonno che un pastore, visibilmente stanco ed affaticato, si è concesso, lasciandosi andare per un po’ mentre noi eravamo con lui ad assicurarci che né soldati, né coloni arrivassero a minacciare lui ed il suo gregge.

La mia presenza qui, l’aiuto che ho cercato di dare a questa gente fiera e determinata, è ben piccola cosa rispetto all’enorme privilegio di poter vedere che cos’è nella realtà la resistenza nonviolenta.
Il modo, per me quasi inspiegabile, con cui queste persone scelgono di resistere in modo nonviolento di fronte a quotidiane ingiustizie, prevaricazioni ed umiliazioni, è un esempio ed un insegnamento prezioso che credo si possa capire solo qui, vivendo in mezzo a chi ogni singolo giorno della sua vita percorre la difficile strada della lotta nonviolenta.

Peo

Reconsidering the Goldstone Report on Israel and war crimes

aprile 2, 2011 at 1:30 pm

Fonte: Richard Goldstone / Washington Post – 1 aprile 2011

We know a lot more today about what happened in the Gaza war of 2008-09 than we did when I chaired the fact-finding mission appointed by the U.N. Human Rights Council that produced what has come to be known as the Goldstone Report. If I had known then what I know now, the Goldstone Report would have been a different document.

The final report by the U.N. committee of independent experts — chaired by former New York judge Mary McGowan Davis — that followed up on the recommendations of the Goldstone Report has found that “Israel has dedicated significant resources to investigate over 400 allegations of operational misconduct in Gaza” while “the de facto authorities (i.e., Hamas) have not conducted any investigations into the launching of rocket and mortar attacks against Israel.”

Ha’aretz: The extreme right turned Israel into an anachronism

aprile 2, 2011 at 1:28 pm

Fonte: Haaretz – 2 aprile 2011

Slowly but surely Israel is acquiring the status of an anachronistic entity. The legislation that passed in the Knesset that dark night last week, which makes ethnic inequality a legal norm, has no parallel in democratic countries because it contradicts the very essence of democracy. In terms of the principle on which it is based, institutionalized discrimination against the non-Jewish population takes us back to the early days, when Israel’s Arab citizens were under a military government.
This had a far-reaching effect on Israeli society. Aside from the desire of Prime Minister David Ben-Gurion and the ruling elite not to limit their freedom of action, it was the ethnic and institutionalized discrimination that rendered impossible the writing of a constitution. In that way the Israelis, who for the first time became citizens in their own country, learned that independence did not require equality and democracy did not include respecting human rights.