Video: Israeli military demolishes one home and two animal shelters in Jinba and Al-Tabban

marzo 23, 2016 at 9:39 am

UPDATE: Settlers violence doesn’t stop in the South Hebron Hills

febbraio 10, 2016 at 11:57 am
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Settler from illegal outpost of Havat Ma’on trying to reach the Palestinian shepherds

(Italian follows)

On February 9, in the morning, two Israeli settlers from Mitzpe Yair illegal outpost  attacked two Palestinian shepherds from the Palestinian village of Qawawis, in the South Hebron Hills. The shepherds were grazing their flocks near the village of Shabel Butum, when two settlers arrived, threw stones and beat the shepherds with sticks. The Palestinian shepherds were injured. One shepherd successfully returned home alone, but the other had to wait for Operation Dove volunteers, because there were settlers on the route.

On the same morning, a settler driving a  car came out from the Illegal outpost of Havat Ma’on, going toward Palestinian shepherds grazing in the area. The settler, armed with a rifle, tried to reach them. The shepherds were able to move quickly away thanks to the presence of International volunteers.

Settler from the illegal outpost of Mitzpe Yair

Settler from the illegal outpost of Mitzpe Yair, that attacked the Palestinian shepherds

UPDATE: Non si ferma la violenza dei coloni nelle colline a sud di Hebron

La mattina del 9 febbraio, due coloni israeliani dall’avamposto israeliano di Mitzpe Yair hanno attaccato due pastori palestinesi del villaggio di Qawawis nelle colline a sud di Hebron. I pastori stavano pascolando le loro greggi vicino al villaggio di Shabel Butum, quando sono arrivati due coloni, lanciando pietre contro di loro e colpendoli con dei bastoni. I pastori palestinesi sono stati feriti. Un pastore è riuscito a tornare a casa da solo, mentre l’altro ha dovuto aspettare l’arrivo dei volontari di Operazione Colomba, a causa della presenza di coloni sulla strada di ritorno.

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Injured Palestinian shepherd

Nella stessa mattinata un colono proveniente dall’avamposto illegale di Havat Ma’on si è diretto in macchina verso dei pastori palestinesi che stavano pascolando nella zona. Il colono, armato di fucile, ha cercato di raggiungerli ma i pastori sono riusciti a scappare velocemente, grazie alla presenza di volontari internazionali.

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Injured Palestinian sheperd

UPDATE: Israeli settlers and army still endanger Palestinian children’s safety

febbraio 1, 2016 at 3:37 pm

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(Italian follows)

On January 30, two Operation Dove volunteers were accompaning back home a Palestinian child in the village of Tuba, in the South Hebron Hills. One masked settler was waiting the Internationals and the child on the way, forcing them to walk through a longer path. After the Palestinian child was safe, the masked settler chased the Internationals in order to attack them. As he didn’t succeed to reach the volunteers, he came back to the illegal outpost of Havat Ma’on.

The day after, the Israeli army, (that must escort the children of Tuba and Maghayir Al Abeed Palestinian villages to school every day) , exposed them to the risk of attacks from the settlers of the Ma’on settlement and the Havat Ma’on outpost. Indeed on the first of school day after the holiday, 16 Palestinian children had to wait the military escort for more than an hour. The Israeli soldiers didn’t arrived so the schoolchildren decided to walk through a longer and dangerous path, the same on which the day before a Palestinian child and Operation Dove volunteers were harassed.

UPDATE: Coloni israeliani ed esercito continuano a mettere in pericolo la sicurezza dei bambini palestinesi

Il 30 gennaio, due volontari di Operazione Colomba stavano accompagnando a casa un bambino palestinese del villaggio di Tuba, nelle colline a sud di Hebron. Lungo il percorso, un colono mascherato ha sbarrato la strada agli internazionali e al bambino, che è stato costretto a percorre una strada più lunga per tornare. Dopo che il bambino palestinese era in salvo, il colono mascherato ha rincorso i volontari al fine di attaccarli. Non essendo riuscito a raggiungerli,  è ritornato nell’ avamposto illegale di Havat Ma’on.

Il giorno seguente, l’esercito israeliano, ( che ogni giorno deve scortare a scuola i bambini dei villaggi di Tuba e Maghayir Al Abeed), li ha esposti al rischio di attacchi da parte dei coloni dell’ insediamento di Ma’on e dell’ avamposto di Havat Ma’on. Infatti il primo giorno di scuola dopo le vacanze, 16 bambini palestinesi hanno dovuto aspettare la scorta militare per più di un’ora. I soldati non sono arrivati e quindi i bambini hanno deciso di camminare lungo un percorso più lungo e pericoloso, lo stesso in cui il giorno prima un bambino palestinese e i volontari di Operazione Colomba sono stati inseguiti.

Urla mute per orecchie sorde

gennaio 9, 2016 at 2:51 pm

I volontari di Operazione Colomba hanno accompagnato gli attivisti di Bt’Selem nelle visite ad alcune famiglie di ragazzi uccisi dall’esercito israeliano negli ultimi mesi nella zona di Hebron, in seguito a tentativi di aggressione. Le vittime hanno tentato di aggredire soldati o coloni israeliani con coltelli da cucina o, in altri casi, investendoli in macchina. I palestinesi sono stati freddati sul luogo, diventando così dei “martiri”.

In questi casi è prassi dell’esercito israeliano punire anche le famiglie degli aggressori demolendo le loro abitazioni. Queste azioni rientrano in un sistema di punizioni collettive che le forze occupanti israeliane mettono in atto sistematicamente nei Territori Palestinesi.

 
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Nessuno dei genitori sapeva cosa stava andando a fare quella mattina quel loro figlio. C’è chi ha detto “vado a lavoro”, c’è chi non ha detto nulla ed è uscito, qualche ora dopo la notizia: “vostro figlio è diventato shahid (martire e testimone)”.
C’è poco spazio per il dolore pubblico: “è morto per la Palestina, meglio così che in mille altri modi”.
Ma basta stare insieme pochi minuti per sentirsi dire “amo la Palestina, ma amavo ancora di più mio figlio”.
Mentre visitiamo le famiglie di questi giovani ragazzi, ci chiediamo perché sono diventatishahid, perché hanno scelto di morire così. Alcune risposte arrivano dai racconti dei familiari, pezzi di risposte, i motivi che forse li hanno spinti a correre verso un soldato con un coltello da cucina in mano, o a schiantarsi contro un checkpoint con la macchina…
Permessi di lavoro tolti, futuro negato, paura, frustrazione.
Qualsiasi strada hanno provato se la sono trovata sbarrata.
E all’orizzonte anche tutte le altre strade sembrano già chiuse… sembra che solo una ne rimanga aperta, quella più estrema, per permettere loro di essere ascoltati, di far uscire fuori quell’urlo che non può uscire da nessuna altra parte.
Qualche settimana dopo la notizia della morte, le famiglie degli shahid vengono svegliate dall’esercito, di solito in piena notte, a volte da decine di soldati che fanno irruzione in casa, non dicono quasi nulla, ma prendono le misure di tutto l’edificio.
Da quel momento in poi gli abitanti della casa sanno che, oltre a sopportare il dolore della perdita, a breve vedranno la loro casa esplodere.
Spesso case dove vivono famiglie enormi, nonne, nipoti, fratelli.
Al piano terra stalle e animali.
Una casa costruita attraverso le generazioni, un rifugio per tutta la famiglia.
Altre volte sono solo un paio di stanzette quasi vuote, arredate con la foto del figlio ormai “martire”, dove sta la madre anziana e sola, senza neanche più quell’unico figlio non ancora sposato.
La giustizia di Israele prende molto seriamente queste situazioni ed esegue punizioni collettive: chi ha perso un figlio o un fratello o un marito, deve essere ancora punito…
“Quando finirà?” ci chiedono, “Ha una fine tutto questo?”.
Io non so più se ce l’ha, per chi è nato dalla parte sbagliata di un muro, o nella costa sbagliata di un mare, o al di là di una frontiera.
Non so se ce l’ha finché noi, quelli nati dalla parte ricca, dalla parte che detta le regole, continuiamo a pretendere una giustizia che è solo per noi, dei diritti che sono privilegi, una sicurezza che è una fortezza armata.
Forse ci sarà una fine quando tutti smetteremo di girarci dall’altra parte, e fare finta che queste storie non ci riguardino.
M.

UPDATE: Israeli soldiers try to arrest Palestinian shepherds and intimidate International volunteers

gennaio 1, 2016 at 7:13 pm

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On December 31, Israeli soldiers tried to arrest two Palestinian shepherds in the valley between the Palestinian village of Tuba and Havat Ma’on illegal outpost. The soldiers arrived in the area after a call from Havat Ma’on settlers. The settlers gave them orders and information about the position of the shepherds. Soldiers tried to catch the Palestinian but they succeeded to move their flocks away reaching a safe place.

Then the soldiers intimidate OD volunteers presents in the area asking if they had knives or weapons. The soldiers frisked them and search their backpack.

In the last months Israeli forces, with the excuse of security, implemented even more oppressive measures against Palestinian people, making their life more difficult and obstructing the work of Internationals human rights defenders.

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UPDATE: Soldati israeliani tentano di arrestare pastori palestinesi e minacciano volontari internazionali.

Il 31 dicembre. alcuni soldati israeliani hanno tentato di arrestare due pastori palestinesi nella valle situata tra il villaggio palestinese di Tuba e l’avamposto israeliano illegale di Havat Ma’on. I soldati sono arrivati nella zona dopo essere stati chiamati dai coloni di Havat Ma’on, che gli hanno dato ordini e indicato la precisa posizione dei pastori. Le forze israeliane hanno provato ad arrestare i pastori che però sono riusciti a scappare con i loro greggi e raggiungere un posto sicuro.

I soldati israeliani hanno quindi minacciato alcuni volontari di Operazione Colomba presenti nella zona, chiedendogli se avessero armi o coltelli. I soldati hanno poi perquisito i volontari e i loro zaini.

Negli ultimi mesi le forze israeliane, con la scusa della sicurezza, hanno applicato misure ancora più oppressive contro la popolazione palestinese, rendendo la vita quotidiana più difficile e ostacolando il lavoro di difesa e monitoraggio dei diritti umani svolto dai volontari internazionali.

UPDATE: Palestinians families demand the return of the bodies held by Israel

dicembre 19, 2015 at 4:19 pm

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On December 17 Operation Dove volunteers participated to the march called by 21 families of the Palestinians recently killed by the Israeli forces .

Families of those killed, and a number of Palestinian officials, gathered to protest against Israel’s policy of withholding the bodies of Palestinians who carried out attacks on Israelis, or who were suspected of doing so.

Participants condemned the use of collective punishment as severe restrictions on movement, mass arrest campaigns and martyrs’ home demolitions.

Are called “martyrs” all the Palestinians died or killed by the Israeli forces in the Palestine liberation struggle.

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UPDATE: Manifestazione per chiedere la restituzione dei corpi trattenuti da Israele

Il 17 dicembre i volontari di Operazione Colomba hanno partecipato alla marcia organizzata da 21 famiglie di palestinesi uccisi negli ultimi mesi dalle forze israeliane.

I familiari dei caduti, e diverse autorità palestinesi, si sono riuniti per protestare contro la politica israeliana del trattenere i corpi dei palestinesi che hanno compiuto attacchi contro israeliani, o sono sospettati di averlo fatto.

I partecipanti hanno condannato l’uso di punizioni collettive come le rigide limitazioni di movimento, campagne di arresti di massa e demolizioni delle case dei martiri. Vengono chiamati “martiri” tutti i palestinesi morti o uccisi dalle forze israeliane nella lotta di liberazione della Palestina.

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Per la Giornata Internazionale dei Diritti Umani è online il video completo SO FAR SO CLOSE 3

dicembre 10, 2015 at 8:32 am

Per la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, 10 dicembre 2015, Operazione Colomba ha il piacere di pubblicare online la versione completa del video SO FAR SO CLOSE III: Operazione Colomba e la Resistenza Popolare Nonviolenta Palestinese nelle colline a sud di Hebron, in Palestina.

“Palestinesi, israeliani, italiani, attraverso questo video raccontano, oltre gli stereotipi, come nasce e si porta avanti giorno dopo giorno una lotta nonviolenta condivisa e come si possono affermare i diritti senza l’uso delle armi. La telecamera riprende luoghi, situazioni, documenta uno spaccato del conflitto che dura da più di mezzo secolo… violenze e soprusi ma anche la speranza di una modalità diversa di rispondere: è il Sumud, l’esistere per resistere, che non è sacrificio di se ma il mettersi al servizio dei valori della libertà e dei diritti umani”.

Sostieni la presenza di Operazione Colomba #InsiemeATuwani, clicca qui: http://www.operazionecolomba.it/insiemeatuwani

The last effort… all #TogetherAtTuwani

dicembre 10, 2015 at 5:41 am

For sure we were aware that the Palestinian Popular Resistance is something very powerful and precious…
For sure we knew of having many friends, volunteers, supporters…
However we could not imagine, to reach 85% of the fundraising #TogetherAtTuwani campaign in such a short time with this speed, with this push, with all this energy!
It is the strength, it is the love, it is the responsibility that we take on every day living in At-Tuwani, running in the stones and in the dust of the South Hebron Hills, supporting those who, with their lives, chose to resist in a nonviolent way to injustice and abuse.
But it is not over yet !!!
The climb is short now, but we still need a little effort …
All #TogetherAtTuwani
http://www.operazionecolomba.it/togetherattuwani

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Ancora un piccolo sforzo… tutti #InsiemeATuwani

Certo, avevamo una grande consapevolezza: la resistenza popolare palestinese è qualcosa di veramente potente e prezioso.
Certo, sapevamo anche di avere tanti amici, volontari, sostenitori…
Ciò che non potevamo nemmeno immaginare, era di arrivare all’85% della raccolta fondi #InsiemeATuwani con questa velocità, con questa spinta, con tutta questa energia!
E’ forza, è amore, è responsabilità di cui ogni giorno ci facciamo carico vivendo ad At-Tuwani, correndo tra i sassi e la polvere delle colline a sud di Hebron, sostenendo chi, con la propria vita, ha scelto di resistere in maniera nonviolenta alle ingiustizie e ai soprusi.
Ma non è ancora finita!!!
La salita ormai è breve, ma c’è bisogno ancora di un piccolo sforzo…
tutti #InsiemeATuwani
www.operazionecolomba.it/insiemeatuwani

Per saperne di più ti invitiamo a guadare il video SO FAR SO CLOSE III, ora online nella versione completa (45 min.): https://www.youtube.com/watch?v=7aBh9zMtX6A&feature=youtu.be

UPDATE: Settler fires a gunshot toward Palestinians in South Hebron Hills

dicembre 7, 2015 at 3:48 pm

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On December 7, a settler fired a gunshot towards two Palestinians in South Hebron Hills. The two Palestinians were walking from At Tuwani to Maghair Al Abeed village, were they live. The route they were walking passes close to the illegal outpost of Havat Maon.  On their way they met a settlers’ car. While the Palestinians were going away a gunshot was fired from the settlers’ car, which then left in the direction of the outpost.The two scared Palestinians ran away in order to reach home. No injured were reported.

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UPDATE: Colono spara verso palestinesi nelle Colline a Sud di Hebron

Il 7 dicembre, un colono ha sparato un colpo di arma da fuoco verso due palestinesi nelle Colline a Sud di Hebron. I palestinesi stavano camminando da Tuwani al villaggio di Maghair al Abeed dove vivono, lungo un tragitto che passa vicino all’avamposto illegale di Havat Ma’on. Per strada hanno incrociato una macchina di coloni. Mentre i palestinesi si allontanavano un colpo di arma da fuoco è partito dalla macchina dei coloni, che si sono poi allontanati in direzione dell’avamposto. I due palestinesi sono scappati spaventati, per raggiungere le loro case. Non sono stati riportati feriti.

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UPDATE: Demolition orders delivered in Al Mufaqarah village

dicembre 1, 2015 at 9:24 am

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On November 29, two demolition orders have been delivered to a Palestinian family living in Al Mufaqarah village. The demolition orders for one house and one storage follow two stop working orders delivered on July 16, 2012. The thirteen members of the targeted family have three days to appeal to the Court against the decision before the orders become effective, on December 2.

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UPDATE: Ordini di demolizione consegnati nel villaggio di Al Mufaqarah

Il 29 novembre, due ordini di demolizione sono stati consegnati a una famiglia palestinese del villaggio di Al Mufaqarah. Gli ordini di demolizione sono relativi ad una abitazione ed un deposito  e seguono due ordini di stop ai lavori che erano stati consegnati il 16 luglio 2012. La famiglia, composta da tredici membri, ha tre giorni per fare ricorso contro la decisone prima che gli ordini diventino effettivi il 2 dicembre.

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