C/S: Coloni israeliani incendiano un’abitazione nel villaggio palestinese di Susiya

settembre 10, 2011 at 3:55 pm


COMUNICATO STAMPA

Coloni israeliani incendiano un’abitazione nel villaggio palestinese di Susiya

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

10 Settembre 2011

At-Tuwani – Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre nel villaggio palestinese di Susiya i coloni del vicino insediamento di Suseya hanno dato fuoco a un’abitazione mentre due palestinesi dormivano al suo interno.

Intorno all’una di notte i coloni hanno divelto un copertone inserito in un muretto nelle vicinanze e dopo avergli dato fuoco lo hanno lanciato contro il muro esterno della casa; la tenda di plastica che funge da tetto ha preso immediatamente fuoco. All’interno della casa si trovava una bombola del gas che è stata tempestivamente trasportata fuori dal proprietario svegliato dal fumo; una volta uscito l’uomo ha notato alcune luci che si dirigevano verso l’insediamento.

“La ragione è che i palestinesi devono lasciare questa terra.”

settembre 10, 2011 at 3:55 pm

L’intervista all’uomo la cui casa è stata data alle fiamme. Villaggio palestinese di Susiya, colline a sud di Hebron.

C/S: L’esercito israeliano demolisce tre abitazioni e un servizio igenico nel villaggio palestinese di Umm Al Kheer, nelle colline a sud di Hebron

settembre 9, 2011 at 3:49 pm
COMUNICATO STAMPA

L’esercito israeliano demolisce tre abitazioni e un servizio igenico nel villaggio palestinese di Umm Al Kheer, nelle colline a sud di Hebron

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

09 Settembre 2011

At-Tuwani – La mattina dell’8 settembre l’esercito israeliano ha demolito tre abitazioni e un servizio igenico nel villaggio palestinese di Umm al Kheer. Secondo gli operatori ONU presenti sul posto, le strutture demolite erano abitate da otto adulti e 16 bambini, ora senza casa.

Verso le 7.00, l’Amministrazione Civile e l’esercito israeliani sono arrivati nel villaggio di Umm al Kheer e lo hanno dichiarato zona militare chiusa, in modo tale da allontanare dall’area e impedire all’accesso sia ai palestinesi che agli internazionali. Subito dopo un bulldozer ha iniziato la demolizione delle quattro strutture. Secondo le dichiarazioni degli abitanti del villaggio una delle abitazioni distrutte era una tenda donata da Oxfam, mentre le altre due erano baracche di metallo acquistate e costruite dai residenti. Inoltre, è la seconda volta che l’esercito israeliano demolisce le abitazioni delle famiglie che abitavano nelle due baracche.

C/S: Nuove minacce di demolizioni nel villaggio palestinese di Umm Al Kheer da parte dell’esercito israeliano

settembre 5, 2011 at 8:03 pm

COMUNICATO STAMPA

Nuove minacce di demolizioni nel villaggio palestinese di Umm Al Kheer da parte dell’esercito israeliano

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

5 Settembre 2011

At-Tuwani – Nella serata di domenica 4 settembre, l’esercito israeliano ha consegnato agli abitanti del villaggio beduino di Umm Al Kheer l’ordine di demolizione esecutivo per un forno privato. L’avvocato che rappresenta gli abitanti del villaggio beduino è riuscito ad ottenere un ordine di fermo dei lavori dall’Alta Corte israeliana, valido fino alla sera di martedì 6 settembre.

Altre undici strutture nel villaggio hanno un ordine di demolizione e gli abitanti di Umm al Kheer temono che anche queste possano essere smantellate dall’esercito israeliano durante la demolizione del forno. Inoltre, si dovrebbero demolire ulteriori installazioni per permettere ai mezzi per la demolizione di raggiungere quest’ultimo.

Tomorrow’s Land

settembre 2, 2011 at 1:59 pm

“Tomorrow’s Land. How we decided to tear down the invisible wall”

Previously September 2011

Per info e prenotazioni:
info@smkvideofactory.com

Il vento ci porterà..

settembre 2, 2011 at 1:24 pm

Ogni racconto, storia o fiaba in Medio Oriente termina con una formula molto particolare, le ultime parole di un libro spesso non prevedono l’idea a cui siamo abituati del “e vissero tutti felici e contenti” o del più drastico “fine”. In questa parte del mondo le narrazioni di una vita spesso terminano con un auspicio, con una speranza bellissima e divampante: “da qui si inizia”, queste sono non le prime, ma le ultime parole scritte in molti testi arabi. Il messaggio che ci arriva da queste terre, in tutta la loro bellezza, estensione, difficoltà, è che l’esistere non prevede sempre finali lieti, perfetti, idilliaci, perchè la vita umana non è una fiaba, non è un’invenzione per far dormire i bambini sereni, vivere è probabilmente una delle avventure più meravigliose e difficili che si possano scoprire.

“Essi non sanno quello che fanno”

agosto 24, 2011 at 1:07 pm

23-8-2011 At-tuwani

<< Saulo non era un malintenzionato quando perseguitava i cristiani: era un sincero, coscienzionso devoto della fede di israele e pensava di essere nel giusto. […]

Le parole di Gesù sono scritte a lettere fortemente incise su talune delle più inesprimibili tragedie della storia: “Essi non sanno quello che fanno”.

Questa stessa cecità si manifesta in molte forme anche ai giorni nostri. […] Questa stessa cecità si ritrova anche nella segregazione razziale, la cugina non troppo lontana della schiavitù.1 >>

Così scriveva nel 1963 M.L.King. Qui dove ci troviamo ora vedo molta cecità, quella stessa che oggi come tanti anni fa impedise di vedere la novità del messaggio di Cristo, che ha sconfito il male con il bene e non il male con il male.

Siamo nei Territori Palestinesi militarmente occupati da Israele. Siamo in Cisgiordania, a su di Hebron tra le colline che disitano solo 5 chilometri dalla Linea Verde2.

Viviamo in un villaggio di pastori e contadini palestinesi che vivono coltivando la terra (lottando contro i sassi e la siccità) e allevando pecore. Questi resistono con la nonviolenza agli attacchi violenti di coloni nazional religiosi venuti a vivere qui negli anni ’80.

Terzo Festival della Resistenza Nonviolenta di At-Tuwani

luglio 25, 2011 at 5:59 am

Terzo festival della resistenza nonviolenta per At-Tuwani. L’evento ha inizio qualche minuto dopo le dieci, si incomincia con Saber Hureini, membro del comitato popolare di At-Tuwani nonchè sindaco di At-Tuwani, che introduce agli ospiti l’importanza ed il significato dell’evento. Interventi che si susseguono uno dopo l’altro, protagonisti personalità come il rappresentante di Fatta’h del distretto di Yatta Mr. Ali Harb, il sindaco della stessa città Mr. Zahran Abu Kbetta , il Presidente del Governatorato di Hebron Mr. Kamil Ahmeed , e il ministro dell’educazione Mr. Khalid Fahd Qawsmi seguito da impiegati dei vari ministeri. C’è anche un poeta presente all’evento, Sho’ab Hadalin, che canta alcuni versi.

Video dell’attacco ai volontari internazionali

luglio 20, 2011 at 1:30 pm

C/S: “Tre coloni mascherati di Havat Ma’on attaccano volontari internazionali nelle Colline a Sud di Hebron”

luglio 20, 2011 at 5:01 am

18 Luglio 2011

At-Tuwani – Nella giornata di lunedì 18 luglio verso le 18:30 nella valle di Meshakha poco distante dall’avamposto di Havat M’on, tre coloni mascherati hanno attaccato con sbarre metalliche e pietre due volontari di Operazione Colomba e un membro del Christian Peacemaker Teams. I coloni, tutti e tre mascherati, erano stati visti uscire dall’avamposto di Havat Ma’on per aggredire verso alcuni pastori palestinesi che stavano portando al pascolo le greggi nelle valli circostanti.