PRESS RELEASE: Solidarity with Israeli and Palestinian activists detained

gennaio 20, 2016 at 6:44 pm

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January 20, 2016

Operation Dove expresses solidarity with the activists from Ta’ayush and B’tselem, arrested by the Israeli forces in the past ten days. Two of them were caught by Israeli forces last night with a raid in their homes.

Israeli authorities are now targeting all the Israeli-Palestinian human rights organizations taking part to the popular nonviolent struggle against the occupation of the Palestinian territories and against the injustices inflicted to civilians.

These injustices, perpetrated through policies of settlements expansion, collective punishment, freedom of speech prevention and other illegal policies are daily harassing and humiliating Palestinian population.

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COMUNICATO STAMPA: Solidarietà agli attivisti palestinesi e israeliani detenuti

20 Gennaio 2016

Operazione Colomba esprime solidarietà agli attivisti di Ta’ayush e B’Tselem arrestati dalle forze israeliane negli ultimi 10 giorni. Due di loro sono stati prelevati con dei raid nelle loro case ieri notte.

Le autorità israeliane stanno prendendo di mira tutte le organizzazioni per i diritti umani israelo-palestinesi che prendono parte alla lotta popolare nonviolenta contro l’occupazione dei Territori Palestinesi e contro le ingiustizie inflitte alla popolazione civile.

Queste ingiustizie, perpetrate attraverso politiche di espansione delle colonie, punizioni collettive, limitazioni alla libertà di espressione e altre condotte illegali, attaccano e umiliano la popolazione palestinese ogni giorno.

UPDATE: Israeli army denies the right to water in Al Mufaqarah Palestinian village

gennaio 17, 2016 at 6:40 pm

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On January 17, in the morning, Israeli Civil Administration officers and soldiers seized a compressor, a power generator, a pneumatic drill, a pulley and two iron carts in Al Mufaqarah Palestinian village, in the South Hebron Hills.

The inhabitants were building a new well that received a stop working order. Israeli soldiers fired tear gas to scatter Palestinian women and children who were trying to prevent the seize.

With the only exception of At-Tuwani village, all the Palestinian communities in the South Hebron Hills don’t have running water and they have to rely on wells and tanks for the water supply.
The connection to the water system or the construction of new wells, however, is almost always prohibited by the Israeli Civil Administration, denying sufficient, safe, accessible and affordable water: a fundamental and universal human right.

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UPDATE: Esercito israeliano nega il diritto all’acqua nel villaggio palestinese di Al-Mufaqarah.

La mattina del 17 gennaio ufficiali della DCO (Amministrazione Civile) e soldati israeliani hanno sequestrato un compressore, un generatore di corrente, un martello pneumatico, una carrucola e due carrelli di ferro nel villaggio palestinese  di Al Mufaqarah, nelle colline a sud di Hebron.

Gli abitanti stavano costruendo un nuovo pozzo che ha ricevuto un ordine di stop dei lavori. I soldati israeliani hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere le donne e ragazze palestinesi che cercavano di impedire la confisca.

Fatta eccezione per il villaggio di At-Tuwani, tutte le comunità palestinesi nelle colline a sud di Hebron non hanno l’acqua corrente e devono fare affidamento su pozzi e cisterne per il rifornimento idrico. Il collegamento alla rete idrica o la costruzione di nuovi pozzi è però quasi sempre vietato dalla Amministrazione Civile Israeliana nei Territori Occupati, non permettendo di avere una quantità d’acqua sufficiente, sicura, accessibile e a buon mercato e negando così un diritto umano fondamentale e universale.

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UPDATE: Settlers from Havat Ma’on illegal outpost attack International volunteers

gennaio 14, 2016 at 9:20 am

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On January 12 at about 5pm an Israeli masked settlers coming from Havat Ma’on Israeli illegal outpost attacked two International volunteers while they were walking from At Tuwani to Tuba Palestinian village, in the South Hebron Hills area. The settler, with a dog, tried to ambush the International volunteers who succeed to move away safely while he was throwing rocks at them.

The day after two young settlers from Havat Ma’on stopped two International volunteers who were accompanying back home a Palestinian child in Tuba village. The settlers passed through the road with a tractor forcing the child to walk through a longer path.

Every day settlers from Havat Ma’on Israeli illegal outpost threat lives and freedom of movement of the Palestinians and Internationals in the area.

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UPDATE: Coloni dall’avamposto illegale di Havat Ma’on attaccano volontari internazionali

Il 12 gennaio, all’incirca alle ore 17, un colono israeliano mascherato, proveniente dall’avamposto illegale di Havat Ma’on ha attaccato due volontari internazionali mentre si stavano spostando a piedi da At Tuwani al villaggio palestinese di Tuba, nelle colline a sud di Hebron. Il colono, accompagnato da un cane, ha cercato di tendere un agguato ai due volontari, che si sono però spostati in tempo in un luogo sicuro. Il colono ha poi lanciato loro delle pietre senza riuscire a colpirli.

Il giorno dopo, due giovani coloni dell’avamposto illegale di Havat Ma’on hanno bloccato due Internazionali che stavano accompagnando a casa un bambino palestinese proveniente dal villaggio di Tuba. I coloni in trattore hanno tagliato loro la strada, costringendo il bambino a prendere un sentiero molto più lungo.

Ogni giorno i coloni dell’avamposto israeliano illegale di Havat Ma’on minacciano le vite e la libertà di movimento di palestinesi e internazionali presenti nell’area.

Urla mute per orecchie sorde

gennaio 9, 2016 at 2:51 pm

I volontari di Operazione Colomba hanno accompagnato gli attivisti di Bt’Selem nelle visite ad alcune famiglie di ragazzi uccisi dall’esercito israeliano negli ultimi mesi nella zona di Hebron, in seguito a tentativi di aggressione. Le vittime hanno tentato di aggredire soldati o coloni israeliani con coltelli da cucina o, in altri casi, investendoli in macchina. I palestinesi sono stati freddati sul luogo, diventando così dei “martiri”.

In questi casi è prassi dell’esercito israeliano punire anche le famiglie degli aggressori demolendo le loro abitazioni. Queste azioni rientrano in un sistema di punizioni collettive che le forze occupanti israeliane mettono in atto sistematicamente nei Territori Palestinesi.

 
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Nessuno dei genitori sapeva cosa stava andando a fare quella mattina quel loro figlio. C’è chi ha detto “vado a lavoro”, c’è chi non ha detto nulla ed è uscito, qualche ora dopo la notizia: “vostro figlio è diventato shahid (martire e testimone)”.
C’è poco spazio per il dolore pubblico: “è morto per la Palestina, meglio così che in mille altri modi”.
Ma basta stare insieme pochi minuti per sentirsi dire “amo la Palestina, ma amavo ancora di più mio figlio”.
Mentre visitiamo le famiglie di questi giovani ragazzi, ci chiediamo perché sono diventatishahid, perché hanno scelto di morire così. Alcune risposte arrivano dai racconti dei familiari, pezzi di risposte, i motivi che forse li hanno spinti a correre verso un soldato con un coltello da cucina in mano, o a schiantarsi contro un checkpoint con la macchina…
Permessi di lavoro tolti, futuro negato, paura, frustrazione.
Qualsiasi strada hanno provato se la sono trovata sbarrata.
E all’orizzonte anche tutte le altre strade sembrano già chiuse… sembra che solo una ne rimanga aperta, quella più estrema, per permettere loro di essere ascoltati, di far uscire fuori quell’urlo che non può uscire da nessuna altra parte.
Qualche settimana dopo la notizia della morte, le famiglie degli shahid vengono svegliate dall’esercito, di solito in piena notte, a volte da decine di soldati che fanno irruzione in casa, non dicono quasi nulla, ma prendono le misure di tutto l’edificio.
Da quel momento in poi gli abitanti della casa sanno che, oltre a sopportare il dolore della perdita, a breve vedranno la loro casa esplodere.
Spesso case dove vivono famiglie enormi, nonne, nipoti, fratelli.
Al piano terra stalle e animali.
Una casa costruita attraverso le generazioni, un rifugio per tutta la famiglia.
Altre volte sono solo un paio di stanzette quasi vuote, arredate con la foto del figlio ormai “martire”, dove sta la madre anziana e sola, senza neanche più quell’unico figlio non ancora sposato.
La giustizia di Israele prende molto seriamente queste situazioni ed esegue punizioni collettive: chi ha perso un figlio o un fratello o un marito, deve essere ancora punito…
“Quando finirà?” ci chiedono, “Ha una fine tutto questo?”.
Io non so più se ce l’ha, per chi è nato dalla parte sbagliata di un muro, o nella costa sbagliata di un mare, o al di là di una frontiera.
Non so se ce l’ha finché noi, quelli nati dalla parte ricca, dalla parte che detta le regole, continuiamo a pretendere una giustizia che è solo per noi, dei diritti che sono privilegi, una sicurezza che è una fortezza armata.
Forse ci sarà una fine quando tutti smetteremo di girarci dall’altra parte, e fare finta che queste storie non ci riguardino.
M.

UPDATE: Israeli soldiers try to arrest Palestinian shepherds and intimidate International volunteers

gennaio 1, 2016 at 7:13 pm

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On December 31, Israeli soldiers tried to arrest two Palestinian shepherds in the valley between the Palestinian village of Tuba and Havat Ma’on illegal outpost. The soldiers arrived in the area after a call from Havat Ma’on settlers. The settlers gave them orders and information about the position of the shepherds. Soldiers tried to catch the Palestinian but they succeeded to move their flocks away reaching a safe place.

Then the soldiers intimidate OD volunteers presents in the area asking if they had knives or weapons. The soldiers frisked them and search their backpack.

In the last months Israeli forces, with the excuse of security, implemented even more oppressive measures against Palestinian people, making their life more difficult and obstructing the work of Internationals human rights defenders.

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UPDATE: Soldati israeliani tentano di arrestare pastori palestinesi e minacciano volontari internazionali.

Il 31 dicembre. alcuni soldati israeliani hanno tentato di arrestare due pastori palestinesi nella valle situata tra il villaggio palestinese di Tuba e l’avamposto israeliano illegale di Havat Ma’on. I soldati sono arrivati nella zona dopo essere stati chiamati dai coloni di Havat Ma’on, che gli hanno dato ordini e indicato la precisa posizione dei pastori. Le forze israeliane hanno provato ad arrestare i pastori che però sono riusciti a scappare con i loro greggi e raggiungere un posto sicuro.

I soldati israeliani hanno quindi minacciato alcuni volontari di Operazione Colomba presenti nella zona, chiedendogli se avessero armi o coltelli. I soldati hanno poi perquisito i volontari e i loro zaini.

Negli ultimi mesi le forze israeliane, con la scusa della sicurezza, hanno applicato misure ancora più oppressive contro la popolazione palestinese, rendendo la vita quotidiana più difficile e ostacolando il lavoro di difesa e monitoraggio dei diritti umani svolto dai volontari internazionali.

UPDATE: Palestinians families demand the return of the bodies held by Israel

dicembre 19, 2015 at 4:19 pm

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On December 17 Operation Dove volunteers participated to the march called by 21 families of the Palestinians recently killed by the Israeli forces .

Families of those killed, and a number of Palestinian officials, gathered to protest against Israel’s policy of withholding the bodies of Palestinians who carried out attacks on Israelis, or who were suspected of doing so.

Participants condemned the use of collective punishment as severe restrictions on movement, mass arrest campaigns and martyrs’ home demolitions.

Are called “martyrs” all the Palestinians died or killed by the Israeli forces in the Palestine liberation struggle.

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UPDATE: Manifestazione per chiedere la restituzione dei corpi trattenuti da Israele

Il 17 dicembre i volontari di Operazione Colomba hanno partecipato alla marcia organizzata da 21 famiglie di palestinesi uccisi negli ultimi mesi dalle forze israeliane.

I familiari dei caduti, e diverse autorità palestinesi, si sono riuniti per protestare contro la politica israeliana del trattenere i corpi dei palestinesi che hanno compiuto attacchi contro israeliani, o sono sospettati di averlo fatto.

I partecipanti hanno condannato l’uso di punizioni collettive come le rigide limitazioni di movimento, campagne di arresti di massa e demolizioni delle case dei martiri. Vengono chiamati “martiri” tutti i palestinesi morti o uccisi dalle forze israeliane nella lotta di liberazione della Palestina.

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UPDATE: Misconduct of Israeli Army escort endangers two girls attending school in At Tuwani village

dicembre 18, 2015 at 1:12 pm

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On December 17, the Israeli soldiers who every day escort the children of Tuba and Maghayir Al Abeed Palestinian villages from home to the school in At Tuwani village, refused to escort two girls and exposed them to the risk of attacks from the settlers of the Ma’on settlement and the Havat Ma’on illegal outpost.

For no reason the escort refused to accompany more than eleven kids. They told the eldest girls (18 and 19 years old) that they would not be responsible for them and that they should walk by their own, behind the Army jeep, far from the others. Since there was a very thick fog, the two girls could not see the jeep and the other children, and where very scared. At about half way the Army jeep stopped to tell the girls that they were too close and they had to walk farther, while a soldier started walking with them. On their way an Israeli settler approached them and whistled in order to call other settlers. The two girls, although very scared, could eventually reach the end of the route.

The two girls, as well as the other schoolchildren, every day have to wait for the escort in order to walk through the dangerous route that passes between the Israeli settlement and the outpost, and every misconduct of the soldiers (such as delays and negligence) put them at serious risk. Since the beginning of this school year, the soldiers for five times did not complete the path with the schoolchildren leaving them in the middle of the path. Once, they remained far from the children who were harassed by a settler in a car and in one occasion they threatened to arrest a kid for playing with a tire near the jeep. For four times the escort arrived late for a hour or more, and in two of these circumstances the children eventually decided to walk through the long way escorted by the International volunteers.

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UPDATE: La scorta militare con il suo comportamento mette in pericolo due alunne della scuola di At Tuwani

Il 17 dicembre i soldati che ogni giorno scortano i bambini dei villaggi di Tuba e Maghayir Al Abeed da casa alla scuola situata nel villaggio di At Tuwani, si sono rifiutati di accompagnare due ragazze, esponendole così al rischio di attacchi da parte dei coloni israeliani della colonia di Ma’on e dell’avamposto illegale di Havat Ma’on.

Senza nessun motivo i militari si sono rifiutati di accompagnare più di undici bambini e hanno detto alle ragazze più grandi (di 18 e 19 anni) che non sarebbero stati responsabili per loro e che avrebbero dovuto camminare da sole, dietro la jeep dei militari, lontano da tutti gli altri. A causa di una fitta nebbia, le due ragazze non potevano vedere la jeep e gli altri bambini ed erano molto spaventate. A circa metà del tragitto la jeep dei soldati si è fermata e questi hanno detto alle ragazze che erano troppo vicine e che avrebbero dovuto stare più lontane, mentre un soldato ha iniziato a camminare con loro. Lungo il percorso un colono israeliano si è avvicinato e ha iniziato a fischiare per richiamare altri coloni. Le due ragazze, seppur molto spaventate, sono riuscite a raggiungere la fine del tragitto.

Le due ragazze, insieme a tutti gli altri bambini, ogni giorno devono aspettare la scorta per poter percorrere in sicurezza la strada che passa tra la colonia e l’avamposto israeliani, e ogni ritardo e negligenza dei soldati li mettono in serio pericolo. Dall’inizio dell’anno scolastico la scorta non ha completato il percorso con i bambini per cinque volte, lasciandoli soli a metà strada. In un’occasione i soldati sono rimasti lontani dai bambini mentre un colono gli bloccava la strada con la macchina, e in un’altra hanno minacciato di arrestare un bambino che stava giocando con un copertone vicino alla jeep militare. La scorta è arrivata con un’ora o più di ritardo in quattro occasioni, e in due di queste circostanze i bambini alla fine hanno deciso di percorrere un tragitto più lungo, accompagnati dai volontari internazionali.

Per la Giornata Internazionale dei Diritti Umani è online il video completo SO FAR SO CLOSE 3

dicembre 10, 2015 at 8:32 am

Per la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, 10 dicembre 2015, Operazione Colomba ha il piacere di pubblicare online la versione completa del video SO FAR SO CLOSE III: Operazione Colomba e la Resistenza Popolare Nonviolenta Palestinese nelle colline a sud di Hebron, in Palestina.

“Palestinesi, israeliani, italiani, attraverso questo video raccontano, oltre gli stereotipi, come nasce e si porta avanti giorno dopo giorno una lotta nonviolenta condivisa e come si possono affermare i diritti senza l’uso delle armi. La telecamera riprende luoghi, situazioni, documenta uno spaccato del conflitto che dura da più di mezzo secolo… violenze e soprusi ma anche la speranza di una modalità diversa di rispondere: è il Sumud, l’esistere per resistere, che non è sacrificio di se ma il mettersi al servizio dei valori della libertà e dei diritti umani”.

Sostieni la presenza di Operazione Colomba #InsiemeATuwani, clicca qui: http://www.operazionecolomba.it/insiemeatuwani

The last effort… all #TogetherAtTuwani

dicembre 10, 2015 at 5:41 am

For sure we were aware that the Palestinian Popular Resistance is something very powerful and precious…
For sure we knew of having many friends, volunteers, supporters…
However we could not imagine, to reach 85% of the fundraising #TogetherAtTuwani campaign in such a short time with this speed, with this push, with all this energy!
It is the strength, it is the love, it is the responsibility that we take on every day living in At-Tuwani, running in the stones and in the dust of the South Hebron Hills, supporting those who, with their lives, chose to resist in a nonviolent way to injustice and abuse.
But it is not over yet !!!
The climb is short now, but we still need a little effort …
All #TogetherAtTuwani
http://www.operazionecolomba.it/togetherattuwani

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Ancora un piccolo sforzo… tutti #InsiemeATuwani

Certo, avevamo una grande consapevolezza: la resistenza popolare palestinese è qualcosa di veramente potente e prezioso.
Certo, sapevamo anche di avere tanti amici, volontari, sostenitori…
Ciò che non potevamo nemmeno immaginare, era di arrivare all’85% della raccolta fondi #InsiemeATuwani con questa velocità, con questa spinta, con tutta questa energia!
E’ forza, è amore, è responsabilità di cui ogni giorno ci facciamo carico vivendo ad At-Tuwani, correndo tra i sassi e la polvere delle colline a sud di Hebron, sostenendo chi, con la propria vita, ha scelto di resistere in maniera nonviolenta alle ingiustizie e ai soprusi.
Ma non è ancora finita!!!
La salita ormai è breve, ma c’è bisogno ancora di un piccolo sforzo…
tutti #InsiemeATuwani
www.operazionecolomba.it/insiemeatuwani

Per saperne di più ti invitiamo a guadare il video SO FAR SO CLOSE III, ora online nella versione completa (45 min.): https://www.youtube.com/watch?v=7aBh9zMtX6A&feature=youtu.be

UPDATE: Israeli army confiscate building material and a car in the Palestinian village of Tabban

dicembre 9, 2015 at 4:57 pm

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On December 9, Israeli forces entered the Palestinian village of Tabban in Massafer Yatta (so called Firing Zone 918) and confiscated some building materials. Other building materials and tools were confiscated in the same village three days before, on December 6. While they were leaving the area, Israeli army and DCO confiscated also a car with four Palestinians that were directed to Nablus, leaving them on foot.

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When Operation Dove volunteers tried to approach the Palestinians and ask for explanations, soldiers prevented them to get close and aggressively intimated them to leave the area. They also threatened to push them back forcefully.

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People from Massafer Yatta are suffering from the lack of basic services (such as water-supply, electricity connections, building permissions) and because of continuous training of the Israeli forces among the villages.

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UPDATE: L’esercito israeliano confisca materiale da costruzione e un’auto nel villaggio palestinese di Tabban

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Il 9 dicembre, l’esercito israeliano è entrato nel villaggio palestinese di Tabban nella Massafer Yatta (cosiddetta Firing Zone 918) e ha confiscato alcuni materiali da costruzione. Altro materiale e alcuni strumenti di lavoro erano stati confiscati nello stesso villaggio tre giorni prima, il 6 dicembre. Mentre stavano lasciando l’area, la DCO e i soldati israeliani hanno confiscato anche un’auto su cui viaggiavano quattro palestinesi diretti a Nablus, lasciandoli a piedi. Quando i volontari di Operazione Colomba hanno provato ad avvicinarsi ai palestinesi e a chiedere spiegazioni, i soldati glielo hanno impedito e con fare aggressivo gli hanno intimato di lasciare l’area, minacciandoli anche di usare la forza.

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Gli abitanti della Massafer Yatta risentono della mancanza dei servizi di base (fornitura idrica, corrente elettrica, permessi di costruzione) e di continue esercitazioni dell’esercito israeliano tra i villaggi.