UPDATE: Another day of Israeli Army and settlers’ violence in South Hebron Hills

gennaio 22, 2016 at 6:32 pm

P1030750

(Italian follows)

On 22 January at about 1.30am, one Israeli army jeep came into Al Mufaqarah Palestinian village, and shot two sound bombs near the houses, for no reason. The sound woke up and scared all the population of the village. The army went away without any explanation about the fact.

Just the last week Israeli army targeted Al Mufaqarah with demolitions

http://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/update-israeli-forces-demolish-four-tents-in-south-hebron-hills/

In the same day at about 12.30pm two masked settlers from the illegal outpost of Havat Ma’on attacked a Palestinian shepherd, throwing stones at him with a slingshot. The shepherd succeeded to move away safely.

Almost every day South Hebron Hills Palestinian population suffer indiscriminate violence from Israeli Army and settlers

P1030755

UPDATE: Un’altra giornata di violenza dell’esercito e dei coloni israeliani nelle colline a Sud di Hebron

Il 22 gennaio alle 01.30 del mattino, una jeep dell’esercito israeliano è entrata nel villaggio palestinese di Al Mufaqarah, ed ha sparato due bombe sonore, vicino alle case, senza nessun motivo. Il suono ha svegliato e spaventato gli abitanti del villaggio. L’esercito ha poi lasciato il villaggio senza dare alcuna spiegazione sull’accaduto. Nell’ultima settimana il villaggio di Al Mufaqarah è stato vittima di confische e demolizioni da parte dell’esercito Israeliano.

http://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/update-israeli-forces-demolish-four-tents-in-south-hebron-hills/

Lo stesso giorno, alle 12.30 circa due coloni mascherati provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on hanno attaccato un pastore palestinese, lanciandogli delle pietre con una slingshot. Il pastore è riuscito a mettersi in salvo.

Quasi ogni giorno la popolazione palestinese delle colline a sud di Hebron, è vittima della violenza indiscriminata da parte dell’esercito e dei coloni israeliani.

P1030758-001

UPDATE: Settlers from Havat Ma’on illegal outpost attack International volunteers

gennaio 14, 2016 at 9:20 am

P1120076

(Italian follows)

On January 12 at about 5pm an Israeli masked settlers coming from Havat Ma’on Israeli illegal outpost attacked two International volunteers while they were walking from At Tuwani to Tuba Palestinian village, in the South Hebron Hills area. The settler, with a dog, tried to ambush the International volunteers who succeed to move away safely while he was throwing rocks at them.

The day after two young settlers from Havat Ma’on stopped two International volunteers who were accompanying back home a Palestinian child in Tuba village. The settlers passed through the road with a tractor forcing the child to walk through a longer path.

Every day settlers from Havat Ma’on Israeli illegal outpost threat lives and freedom of movement of the Palestinians and Internationals in the area.

SnapShot-2016-01-14-10h33m15s132.png

UPDATE: Coloni dall’avamposto illegale di Havat Ma’on attaccano volontari internazionali

Il 12 gennaio, all’incirca alle ore 17, un colono israeliano mascherato, proveniente dall’avamposto illegale di Havat Ma’on ha attaccato due volontari internazionali mentre si stavano spostando a piedi da At Tuwani al villaggio palestinese di Tuba, nelle colline a sud di Hebron. Il colono, accompagnato da un cane, ha cercato di tendere un agguato ai due volontari, che si sono però spostati in tempo in un luogo sicuro. Il colono ha poi lanciato loro delle pietre senza riuscire a colpirli.

Il giorno dopo, due giovani coloni dell’avamposto illegale di Havat Ma’on hanno bloccato due Internazionali che stavano accompagnando a casa un bambino palestinese proveniente dal villaggio di Tuba. I coloni in trattore hanno tagliato loro la strada, costringendo il bambino a prendere un sentiero molto più lungo.

Ogni giorno i coloni dell’avamposto israeliano illegale di Havat Ma’on minacciano le vite e la libertà di movimento di palestinesi e internazionali presenti nell’area.

UPDATE: Settler fires a gunshot toward Palestinians in South Hebron Hills

dicembre 7, 2015 at 3:48 pm

P1030096

(Italian follows)

On December 7, a settler fired a gunshot towards two Palestinians in South Hebron Hills. The two Palestinians were walking from At Tuwani to Maghair Al Abeed village, were they live. The route they were walking passes close to the illegal outpost of Havat Maon.  On their way they met a settlers’ car. While the Palestinians were going away a gunshot was fired from the settlers’ car, which then left in the direction of the outpost.The two scared Palestinians ran away in order to reach home. No injured were reported.

P1030098

UPDATE: Colono spara verso palestinesi nelle Colline a Sud di Hebron

Il 7 dicembre, un colono ha sparato un colpo di arma da fuoco verso due palestinesi nelle Colline a Sud di Hebron. I palestinesi stavano camminando da Tuwani al villaggio di Maghair al Abeed dove vivono, lungo un tragitto che passa vicino all’avamposto illegale di Havat Ma’on. Per strada hanno incrociato una macchina di coloni. Mentre i palestinesi si allontanavano un colpo di arma da fuoco è partito dalla macchina dei coloni, che si sono poi allontanati in direzione dell’avamposto. I due palestinesi sono scappati spaventati, per raggiungere le loro case. Non sono stati riportati feriti.

P1030097

UPDATE: Settlers’ Marathon prevents Palestinian from moving freely in South Hebron Hills

dicembre 4, 2015 at 1:18 pm

(Italian follows)


P1030049

On December 3 Israeli soldiers and settlers closed the entrance of several villages in South Hebron Hills area. With the excuse of a “Marathon” they prevented Palestinians residetns from moving freely for several hours.

P1030058

OD volunteers monitored the closure of At-Tuwani where soldiers prevented Palestinian women to reach hospital (located in the nearby city of Yatta), men coming back home after work. Closure continued for one hour after the end of the marathon,and soldiers refused to give any explanation about.

SnapShot-2015-12-03-18h40m49s124

UPDATE: Maratona di coloni israeliani blocca l’area delle Southern Hebron Hills

Il 3 dicembre soldati e coloni israeliani hanno bloccato le entrate di diversi villaggi nell’area delle Southern Hebron Hills. Con la scusa di una “Maratona” hanno impedito ai palestinesi residenti di muoversi per diverse ore.

P1030012

I volontari di Operazione Colomba hanno monitorato la chiusura di At-Tuwani dove i soldati hanno impedito alle donne di raggiungere l’ospedale di Yatta, e agli uomini di tornare alle proprie case dopo il lavoro. Il blocco è continuato fino a un’ora dopo la fine della “maratona” e i soldati si sono rifiutati di dare spiegazione alcuna su questo.

P1030048

UPDATE: Palestinians plowing their own land on Old Havat Ma’on

novembre 28, 2015 at 12:50 pm

(italian follows)

On november 28, Operation Dove volunteers and Israeli activists from Ta’ayush accompanied Palestinian farmers plowing their own land on Old Havat Ma’on hill. Since 10 years this is the first time Palestinians succeed in plowing their land without being attacked by settlers of nearby Havat Ma’on illegal outpost.

Plowing Old Havat Ma'on hill

UPDATE: Palestinesi lavorano la propria terra su Old Havat Ma’on

Il 28 novembre, volontari di Operazione Colomba insieme ad attivisti israeliani di Ta’ayush hanno accompagnato contadini palestinesi per l’aratura delle loro terre sulla collina di old Havat Ma’on. Per la prima volta in 10 anni i palestinesi hanno potuto lavorare queste terre senza subire attacchi da parte dei coloni del vicino avamposto illegale di Havat Ma’on.

VIDEO-UPDATE : Palestinians remove roadblock In Southern Hebron HIlls.

novembre 16, 2015 at 10:40 pm

UPDATE : Walking in Hebron Old City

novembre 11, 2015 at 6:06 pm

(italian follows)

SnapShot-2015-11-11-20h44m12s120

On November 11, Operation Dove volunteers went to Hebron’s Old City in order to monitor the area and to bring solidarity and support to the people who suffer daily from the Israeli closure policy of the Old City and settlers violence.

Since October 1, 23 Palestinians were killed in Hebron, most of them without representing any kind of threat. In many cases, soldiers shot to unarmed people only because the soldiers thought they were suspects, without any proof and from far away.

Operation Dove volunteers documented the closures (especially Tel Rumeida and Al-Shuhada street) that prevent Palestinian’s freedom of movement. They also taped some young settlers during a training with guns on a roof in the middle of the Old City.

P1110317

UPDATE : Camminando per la città vecchia di Hebron

L’11 novembre i volontari di Operazione Colomba sono stati nella città vecchia di Hebron per monitorare l’area e per portare il proprio supporto e solidarietà alle persone che giornalmente soffrono a causa della politica israeliana di chiusura del centro città abbinata alla violenza dei coloni.

Dal primo di ottobre 23 palestinesi sono stati ammazzati a Hebron, molti dei quali non rappresentavano nessuna minaccia: i soldati israeliani hanno spesso sparato a persone disarmate, solamente perché sospette.

I volontari di Operazione Colomba ha documentato la chiusura che riguarda specialmente Tel Rumeida e Al-Shuhada Street e che impedisce la libertà di movimento per i Palestinesi. I volontari hanno inoltre registrato dei coloni mentre si addestravano su un tetto all’uso delle armi nel cuore della città vecchia.

P1110319

Harvesting in Nablus area

novembre 3, 2015 at 5:31 pm

(italian follows)

wpid-wp-1446226374691.jpeg
On October 30, several Palestinians accompanied by some international volunteers harvested olives trees near the israeli illegal outpost of Bracha. Abu Suleyman, the head of the family, had to ask the Israeli District Coordination Committee (DCO) for permission to harvest his piece of land. As a result, Abu Suleyman got a 2 days permit to harvest his 100 owned olive (a family of 8 members can harvest an average of 5 trees per day). Despite the agreement, Israeli soldiers on site dictated a time limit to 2 pm but, at around 1 pm, they showed up again to order to Palestinians to finish their work quickly and to leave in 10 min.

wpid-wp-1446226152228.jpeg

Olive harvest is vital for the economic survival of countless Palestinian families and has become a political statement of resistance for Palestinians who don’t intend to leave their land.

wpid-wp-1446226405117.jpeg

Raccogliendo nella zona di Nablus

Il 30 ottobre diversi palestinesi e volontari internazionali hanno raccolto le olive nelle vicinanze dell’avamposto illegale di Bracha. Il proprietario, Abu Suleyman ha dovuto ottenere un permesso dall’amministrazione civile israeliana per raccogliere sul proprio campo. Come risultato ha ottenuto un permesso di due giorni per raccogliere dai suoi 100 alberi (in media un famiglia di 8 membri riesce a raccogliere da circa 5 piante al giorno). nonostante l’accordo concesso, i soldati sul posto hanno dato un limite orario massimo fino alle ore 14:00 , per poi ripresentarsi alle 13:00 ordinando ai palestinesi di finire in fretta e lasciare l’area in 10 minuti.

wpid-wp-1446226438784.jpeg

Il raccolto delle olive è vitale per il sostentamento economico di numerose famiglie palestinesi. E’ inoltre una rivendicazione politica di resistenza all’occupazione, perché dimostra la volontà dei palestinesi di rimanere sulle proprie terre.

wpid-wp-1446226299813.jpeg

Operation Dove volunteers in Nablus area

ottobre 30, 2015 at 9:00 am

Some Operation Dove volunteers are currently in Nablus area to accompany Palestinians during the olive harvest. Abu Suleyaman family lives in Kafr Qalil, a small village 3 km south of Nablus city, close Bracha illegal outpost. His family, like many other farmers in Kafr Qalil, has to deal regulary with settlers attacks and harassments. Every year some of the olive trees close to the settlement are systematically damaged and burned by settlers.

IMG-20151029-WA0014

Volontari di Operazione Colomba nell’area di Nablus per la raccolta delle olive

Alcuni volontari di Operazione Colomba in questi giorni sono in un’area vicino a Nablus per accompagnare i palestinesi durante la raccolta delle olive. La famiglia di Abu Suleiman vive a Kafr Kalil, un piccolo paese a 3 km a sud della città di Nablus, vicino all’avamposto illegale di Bracha. La sua famiglia, come molti altri agricoltori di Kafr Kalil, ha a che fare regolarmente con attacchi e maltrattamenti dei coloni. Ogni anno alcuni degli ulivi vicino all’avamposto israeliano sono sistematicamente danneggiati e bruciati dai coloni.

IMG-20151029-WA0016

Israele : nell’agonia di un sogno razzista

ottobre 26, 2015 at 10:36 am

free1

di Susan Abulhawa*

22 ottobre 2015

Nel 1845 il Luogotenente Colonnello George Gowler ha presentato un rapporto dettagliando il potenziale per la colonizzazione ebraica della Palestina. Gli ostacoli che prevedeva avevano a che fare con le risorse e la fattibilità di convincere gli ebrei a immigrare in Palestina. Nessuna considerazione fu data alla popolazione palestinese nativa che viveva già lì da secoli.

Decenni dopo, nel decidere il destino della Palestina, il cosiddetto mandato britannico, Lord Balfour, dichiarò: “Non proponiamo neanche di adottare il sistema di informarsi sui desideri degli attuali abitanti del paese.” Però, davanti a una rivolta palestinese, i britannici si ritirarono, resisi conto dell’errore di avere ignorato la volontà e l’umanità della popolazione indigena. Poi, quando i sionisti fecero la prima conquista della Palestina, espellendo oltre l’80% della popolazione nativa, Ben Gurion (nato in Polonia con il nome David Grunn), predisse trionfalmente che la popolazione nativa sarebbe certamente sparita. “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno,” disse.

Anche lui si sbagliava, e molti decenni dopo, dato che questa fantasia sionista non si materializzò, Israele  ipotizzò che la forza bruta e la completa colonizzazione della terra alla fine avrebbe ottenutolo sradicamento della società indigena della Palestina. Il capo di stato maggiore dell’esercito Raphael Eitan si è espresso con estrema onestà quando ha detto: “Quando avremo organizzato tutta la terra con gli insediamenti, tutto quello che gli arabi (palestinesi) saranno in grado di fare al riguardo, sarà muoversi rapidamente intorno come  scarafaggi drogati in una bottiglia.”

Di nuovo, davanti allo stesso errore, Israele ha semplicemente aumentato la sua brutalità. “Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere, ogni giorno,” ha spiegato un professore israeliano e una preminente legislatrice israeliana ha lanciato questo invito di genocidio che includeva l’uccisione delle madri palestinesi e dei loro neonati che chiamava “piccoli serpenti”. E ora, come un petulante bambino viziato che non era riuscito a fare come voleva riguardo all’accordo con l’Iran, Netanyahu ha riunito i suoi gangster, facendoli camminare con passo pesante sul terreno sacro per buttare giù la casa, un capriccio epico per il presidente Obama, come a voler dire: guarda che cosa so ancora fare.

La nuova escalation di sradicare la Palestina ora è di arruolare  la popolazione civile per armarla e unirsi ai loro delinquenti militari contro la nostra popolazione non armata. Video e notizie di recenti esecuzioni fatte a casaccio, accoltellamenti, e  la brama di sangue abbondano su Internet.

E tuttavia noi restiamo.

La nostra società antica, sebbene frammentata e trattata in modo violento, resiste sprezzante, tenace, appassionata e salda. Sebbene traumatizzati e senza guida, restiamo ribelli, coraggiosi e risoluti. Non importa dove siamo, occupati, o trasferiti, e sparsi per il mondo –  Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme, i campi profughi del Libano o la Siria o l’Iraq, l’esilio in una diaspora che raggiunge ogni angolo del mondo – continuiamo ad agire insieme, legati da una ferita collettiva, una ferita che gli ebrei dovrebbero comprendere.

Come devono essere sorpresi! Come devono sentirsi totalmente demoralizzati per avere tale potenza militare ed essere, in qualche modo, deboli e piccoli davanti alle nostre pietre.

Come devi sentirti  senza fiato,  Israele. Come deve essere devastante fallire così miseramente in un compito, anno dopo anno, decennio dopo decennio. Avere ripetutamente intensificato tattiche di morte e di crudeltà, ma non essere riusciti a schiacciarci. Aver portato via bambini a migliaia, quando ancora si facevano la pipì addosso, e scoprire che altre migliaia avevano preso il loro posto il giorno dopo a lanciare sassi contro i vostri carri armati e le vostre armi. Imprigionarli così giovani quando piangono per la paura e grideranno cercando le madri, soltanto per crescere    sprezzanti e combattendovi ancora.

Demolire case e intere città, soltanto scoprire che le ricostruiamo e le moltiplichiamo più in fretta di voi. Vederci ballare, studiare, sposarci e avere figli durante il vostro assedio infinito, la vostra occupazione e le campagne di massacri. Vederci vivere dopo che avete fatto a brandelli i nostri cuori con il dolore e le perdite. Bombardare e distruggere le nostre scuole, impedire ai bambini e agli insegnanti di raggiungere le loro aule, e vedere tuttavia che il nostro tasso di alfabetizzazione uguaglia il vostro.

Come dovete essere spaventati perché ancora non vi temiamo;  nei recessi del nostro essere siamo persone orgogliose, e invece siete voi ad essere spaventati. Come  deve essere profondamente deludente distruggere i nostri villaggi, irrompere nel quartiere di Silwan, scavare sotto le moschee di Al Aqsa e di Al Shakhra [alla ricerca del  tempio di Salomone, n.d.t.], decennio dopo decennio, e venirne comunque fuori senza prove della polizia scientifica che appoggino i vostri resoconti, e contemporaneamente avere a che fare con la moltitudine dei palestinesi le cui rivendicazioni sono presenti, ovvie, scritte, note e indiscusse.

Come dovete sentirvi frustrati che quei palestinesi che avete espulso dalle nostre case, che pensavate avreste dimenticato, continuano a scrivere, creare, protestare e a smascherare all’estero, prendendo sempre più slancio per la campagna del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che sta riducendo il potere delle vostre bugie. Come è controproducente spendere milioni di dollari per tormentarci all’estero per farci stare zitti, soltanto per scoprire che le nostre voci diventano più forti.

Israele ha fatto e rifatto l’errore di ogni impresa coloniale realizzata prima di loro perché il colonialismo arriva sempre con un senso di supremazia che non considera umani i popoli nativi. Questo è il motivo per cui Israele ci ha sempre sottovalutato. Non capiscono, non apprezzano che noi possediamo la tendenza umana più impulsivo verso la libertà, che la nostra tendenza istintiva è orientata  fermamente verso la dignità.

Vedo il dilemma di Israele. Vedo la loro paura. Il dolore di un sogno razzista che è arrivato così vicino ma non del tutto. E posso capire il modo in cui adesso si agitano     – violento, brutto, follemente insicuro e incomprensibilmente crudele – è l’agonia del sionismo.

Traduzione a cura di : Maria Chiara Starace

*Susan Abulhawa è una scrittrice palestinese. Il suo romanzo più recente è:The Blue Between Sky and Water [L’azzurro tra cielo e mare], (Bloomsbury, 2015), i cui diritti d’autore sono stati finora venduti per tradurlo in 21 lingue. Questo articolo originariamente è stato pubblicato dal portale on line Middle East Eye