VIDEO : Demonstration in Susiya on May 16, 2015

maggio 17, 2015 at 11:25 am

 

On May 16, Palestinians from South Hebron Hills and from different popular Struggle Committee of all West Bank, Israeli an international activists, gathered in Susiya village (that is suffering for the imminent eviction’s threat) in order to demonstrate their solidarity with the villagers.

The demonstration was also to remember the Nakba of 1948, when an estimated 700,000 Palestinians were expelled  from their own land and hundreds of Palestinians town and villages were destroyed.

(italian follows)

Il 16 maggio i palestinesi delle Colline a Sud di Hebron e di vari Comitati di Resistenza Popolare da tutta la Cisgiordania, assieme ad attivisti israeliani e internazionali, si sono radunati a Susiya (che è sotto minaccia di demolizione) per manifestare la loro solidarietà verso gli abitanti di questo villaggio.

La manifestazione è stata fatta anche in ricorrenza del memoriale della Nakba del 1948, quando circa 700,000 Palestinesi furono espulsi dalla propria terra e molte delle loro città e villaggi distrutti.

 

Settler gives instructions to Israeli army to chase away Palestinians

aprile 28, 2015 at 8:22 pm

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This picture shows Yeoshaphat Torr, the spokesman of the illegal outpost of Havat Ma’on, while is giving directions to Israeli soldiers.

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Five minutes later, soldiers try to chase away Palestinians from their own land in Meshaha Valley (At-Tuwani). When International volunteers explained to the soldiers that they can’t take order from civilians, Israeli army left the area.

(italian follows)

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Nella prima foto si può vedere Yeoshaphat Torr, un colono dell’avamposto illegale di Havat Ma’on, mentre da indicazioni ai soldati israeliani.

Cinque minuti più tardi i soldati hanno provato a scacciare i palestinesi dalla propria terra in Meshaha Valley (At-Tuwani). Quando i volontari internazionali hanno fatto notare ai soldati che, in quanto militari, non possono prendere ordini da civili, se ne sono andati.

Excursion in South Hebron Hills

aprile 15, 2015 at 8:02 am

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On April 14, a group of Israeli people arrived in the South Hebron Hills area in order to make a naturalist research. They spent the day looking for flowers, butterflies, insects, behaving like they were in a normal area and not in a military occupied zone.

Actually, they were escorted all the time by a dozen of Israeli soldiers, patrolling the area from the early morning until late afternoon.

The excursion had negative impacts on the Palestinians daily life, as several shepherds had to move away from the area where they were grazing their flocks and some Palestinian properties has been damaged.

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Gita nelle colline a sud di Hebron

Il 14 aprile, un gruppo di israeliani si è recato nell’area delle colline a sud di Hebron per effettuare una ricerca naturalistica, trascorrendo l’intera giornata alla ricerca di fiori, farfalle e insetti e comportandosi come se si trovassero in un luogo qualunque e non in territori occupati militarmente.

Di fatto, però, i ricercatori israeliani sono stati scortati per tutto il tempo da una dozzina di soldati, che hanno pattugliato l’aerea dalla prima mattina fino al tardo pomeriggio.

Questa escursione ha avuto impatti negativi sulle attività giornaliere dei palestinesi, poiché molti pastori si sono dovuti spostare in altre aree per pascolare i loro greggi e alcuni proprietà palestinesi sono state danneggiate.

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Harvesting is popular nonviolent resistance

aprile 11, 2015 at 6:25 pm

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Harvesting is popular nonviolent resistance

During this week Palestinians from South Hebron Hills started the harvest. Harvesting crops close an illegal Israeli outpost is popular nonviolent resistance.

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Durante questa settimana i Palestinesi delle colline a sud di Hebron hanno iniziato il raccolto. Lavorare la propria terra davanti ad un avamposto illegale israeliano è resistenza popolare nonviolenta.

UPDATE: Hundreds of Israeli settlers enter in the Palestinian village of Al Birkeh

aprile 8, 2015 at 6:55 am

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Hundreds of Israeli settlers enter in the Palestinian village of Al Birkeh

(Italian follow)

In the early afternoon of April 7, several hundreds of settlers,  escorted by Israeli army and police, gathered at the entrance of At Tuwani village and entered the Palestinian village of Al Birkeh.

Israeli settlers blocked the road that connects the village to the city of Yatta all the day long, restricting the freedom of movement of the Palestinians in the South Hebron Hills area.

In these days of Passover, a large number of settlers walked in Palestinian lands, harassing and scaring Palestinian people in their daily life activities.

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Centinaia di coloni israeliani entrano nel villaggio palestinese di Al Birkeh

Nel primo pomeriggio del 7 aprile alcune centinaia di coloni si sono riuniti all’entrata del villaggio di At Tuwani, entrando poi, scortati dall’esercito e polizia israeliani, nel villaggio palestinese di Al Birkeh.

I coloni hanno bloccato la strada che collega il villaggio alla città di Yatta per tutta la giornata, limitando, in questo modo, la libertà di movimento dei palestinesi nell’area delle colline a sud di Hebron.

In questi giorni in cui si festeggia la Pasqua ebraica, un gran numero di coloni israeliani si è spinto all’interno delle terre palestinesi, spaventando gli abitanti dei villaggi e impedendo loro il normale svolgimento delle attività quotidiane.

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UPDATE 2014-09-01: IDF DEMOLISHED 9 STRUCTURE IN THE VILLAGE OF KHIRBET AR-RAHWA

settembre 7, 2014 at 8:21 pm

38 persons lost their home, 21 of them children

(italian follows)

Khirbet ar Rahwa – On 1st of September 2014, during the afternoon, the Israeli army and the D.C.O. (District Coordination Office) entered into the palestinian village of Khirbet ar-Rahwa, in the South Hebron Hills, and demolished 3 houses (tents), 3 animal shelters and 3 toilettes. No demolition order was delivered for  these  structures.

All the demolished structures were built with simple materials. Ar-Rawha that is located in area C, has no access to electricity, to the water pipeline and to any kind of facilities and services.
The houses belonged to the Altal family and to the Jabaarin family. Because of the demolitions, 38 persons, 21 of them children, lost their houses. All the families are waiting for humanitarian aid.

The village of ar-Rahwa is surrounded by the settlement of Tene and the outpost of Havat Moor. This outpost received demolition order in 2000, but the D.C.O decided to not demolish any house until now. Also the outpost is connected with the electricity net and water pipelines, services that are denied for the Palestinians of ar-Rawha, who are the legal owners of the land where the settlement of Tene is located.

Photo of the incident: http://goo.gl/qpFBA7

Operation Dove has maintained an international presence in At-Tuwani and the South Hebron Hills since 2004.

For further information:
Operation Dove, 054 99 25 773

[Note: According to the Fourth Geneva Convention, the Hague Regulations, the International Court of Justice, and several United Nations resolutions, all Israeli settlements and outposts in the Occupied Palestinian Territories are illegal. Most settlement outposts, including Havat Ma’on (Hill 833), are considered illegal also under Israeli law.]

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UPDATE 1-09-2014 : L’IDF DEMOLISCE 9 STRUTTURE NEL VILLAGGIO DI KHIRBET AR-RAHWA

38 persone hanno perso la casa, di cui 21 bambini

Khirbet ar-Rahwa – Nel pomeriggio del 1 settembre 2014, l’esercito israeliano e la D.C.O. (Dicstrict Coordination Offeice) è entrato nel villaggio palestinese di Khirbet ar-Rahwa , situato nelle colline a sud di Hebron, e ha demolito 3 strutture abitative, 3 ricoveri per le pecore, e 3 servizi igienici. Nessun ordine di demolizione è stato consegnato agli abitanti del villaggio proprietari delle strutture.
Tutte le strutture demolite erano costruite con materiali semplici ferro, lamiera, tende.

Il villaggio di ar-Rahwa che è situato in area C,  non ha accesso alla rete elettrica, nè idrica, nè può accedere a nessuno dei servizi di base.
Le strutture appartenevano alle famiglie Altal e Jabreen. A causa della demolizione hanno perso la casa un totale 38 persone, di cui 21 bambini. Le famiglie colpite stanno ora aspettando aiuti umanitari.

Il villaggio di ar-Rahwa è circondato dalla colonia di Tene e dall’avamposto di Havat Moor. Questo avamposto ha ricevuto l’ordine di demolizione nel 2000, tuttavia la D.C.O. non ha mai deciso di rendere effettivo l’ordine o di demolire qualche struttura. Inoltre l’avamposto è connesso alla rete elettrica e idrica , servizi negati ai palestinesi del villaggio di Ar Rahwa, che tra l’altro sono i legali proprietari della terra su cui sorge la vicina colonia di Tene.

Foto dell’evento: http://goo.gl/qpFBA7

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Per informazioni:
Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

P/R: Operation Dove strongly condemns ‘Protective Edge’ military operation against Gaza

luglio 16, 2014 at 5:56 am

The Israeli occupation continues to “normalize” the violation of the Palestinian human rights

(Italian follows)
July 15, 2014

At Tuwani – Operation Dove, Nonviolent Peace Corps of the Pope John XXIII Community-Association, maintains a constant presence in the South Hebron hills, Palestinian Occupied Territory, continuing from 10 years to accompany and support the Palestinians of the area in their struggle choice by nonviolent methods in order to protect their lives and their rights.

“On the seventh day since the beginning of the Israeli state ‘Protective Edge’ military operation against the Gaza Strip (which has already killed at least 180 people and injured more than 1200), the situation here is alarming,” says a volunteer. “Although no serious things happened during the past 7 days, the local population is very apprehensive and scared. It is expected that in parallel with the Israeli bombing of the Gaza Strip, the Israeli army and settlers could begin a new massive violence phase in the area. A lot of shepherds, that we usually accompany by non-armed escort during their everyday activities, now they stay in their houses and don’t approach work areas close to Israeli settlements or outposts, because scared of attacks that could attempt on their safety. ”

Operation Dove strongly condemns this further outbreak of violence: in addition to the massacre and the humanitarian disaster in Gaza, the Israeli military operation that followed the kidnapping and murder of three young Israelis, in the West Bank has led to at least 10 people killed including children, and 150 injured during the raids. More than 500 people have been kidnapped and imprisoned, many of them subjected to “administrative detention”, so without charge. More than two thousand properties were raided, damaged or looted. Towns, villages and refugee camps have been put under siege by checkpoints and roadblocks.

Operation Dove strongly condemns the Israeli occupation of the Palestinian Territories  that dehumanizes the occupier and the occupied. This dehumanization, institutionalized, sought and wanted by the occupying state, makes possible the murder of three young Israelis by two Palestinians, as it seems, or the barbaric murder of a 16 year old Palestinian from East Jerusalem, burned alive by Israeli extremists. This occupation “normalizes” the continued human rights violations of the Palestinian people.

Operation Dove has maintained an international presence in At-Tuwani and the South Hebron Hills since 2004.

For further information:
Operation Dove, 054 99 25 773

[Note: According to the Fourth Geneva Convention, the Hague Regulations, the International Court of Justice, and several United Nations resolutions, all Israeli settlements and outposts in the Occupied Palestinian Territories are illegal. Most settlement outposts, including Havat Ma’on (Hill 833), are considered illegal also under Israeli law.]


COMUNICATO STAMPA
Operazione Colomba condanna fortemente l’operazione militare “Protective Edge” contro Gaza
L’occupazione israeliana continua a “normalizzare” la violazione dei diritti umani dei palestinesi

 

15 luglio 2014

At Tuwani – Operazione Colomba, Corpo Nonviolento di Pace della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, mantiene una presenza costante nelle colline a sud di Hebron, Territori Palestinesi Occupati, continuando ad accompagnare e supportare da ormai dieci anni i palestinesi della zona nella loro scelta di lottare con metodi nonviolenti per la tutela della propria vita e dei propri diritti.

“Al settimo giorno dall’inizio dell’operazione “Protective Edge” dello Stato israeliano contro la Striscia di Gaza (che ha già ucciso almeno 180 persone e ferite più di 1200), la situazione qui è preoccupante” racconta un volontario. “Nonostante non siano successi fatti gravi negli ultimi 7 giorni, la popolazione locale è molto in apprensione e spaventata. Si aspetta che parallelamente ai bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza, militari e coloni israeliani possano dare inizio a una nuova fase di violenza massiccia nell’area. Molti pastori che ogni giorno scortiamo in maniera non armata nelle attività quotidiane stanno in casa e non si avvicinano alle zone di lavoro adiacenti alle colonie e agli avamposti israeliani per paura di attacchi che possano attentare alla loro incolumità”.

Operazione Colomba guarda con sgomento e condanna  questa ulteriore esplosione di violenza: oltre al massacro e al disastro umanitario a Gaza, l’operazione militare israeliana seguita al sequestro e all’uccisione di tre giovani israeliani, in Cisgiordania ha portato ad almeno 10 persone uccise, tra cui bambini, e 150 ferite durante le incursioni. Più di 500 persone sono state sequestrate ed incarcerate, di cui una buona parte sottoposte a “detenzione amministrativa”, cioè senza un’accusa. Più di duemila proprietà sono state perquisite, danneggiate o saccheggiate. Città, villaggi e campi profughi sono stati messi sotto assedio da checkpoint e roadblock.

Operazione Colomba condanna l’ occupazione israeliana dei Territori Palestinesi  che disumanizza l’occupante e l’occupato. E’ questa disumanizzazione, istituzionalizzata, cercata e voluta dallo stato occupante, che  rende possibili l’assassinio di tre giovani israeliani ad opera di due palestinesi, come pare, o il barbaro assassinio di un 16enne palestinese di Gerusalemme est, bruciato vivo da estremisti israeliani. E’ questa occupazione che “normalizza” la continua violazione dei diritti umani del popolo palestinese.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Per informazioni:
Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

+972: Live blog: Escalation in Gaza – July 2014

luglio 10, 2014 at 5:35 am

Following almost a month of Israeli air strikes and Palestinian rocket launches in the Gaza Strip, the Israeli army declared that it had launched ‘Operation Protective Edge.’  The Israeli cabinet on Tuesday authorized the call-up of 40,000 reservist soldiers after a night in which the Israeli Air Force launched dozens of air strikes inside the Gaza Strip. The operation comes as tensions are already high in Israel and the West Bank following the kidnapping and murder of three Israeli teenagers and a Palestinian teenager from East Jerusalem.

11:45 p.m., July 9

Israeli soldiers open fire at armed scuba divers who approached Israeli territory from the northern Gaza Strip. According to Haaretz, large forces are currently canvasing in attempt to locate them.

Five more Palestinians were killed in Israeli airstrikes on northern and southern Gaza Wednesday evening, bringing the total death toll in Gaza to 53, according to Ma’an News Agency. One of those killed was 49-year-old Hamdi Shahab, an employee of Media 24, a Gazan media agency.

 

 

bocchescucite.org : Rappresaglia, vendetta o giustizia?

luglio 3, 2014 at 11:06 am

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by  N. Capovilla, 2014 July 2
L’amico Kalil insiste nel chiedermi: “allora, sarai ancora nostro ospite, abuna?” Ed io, dopo la terribile notizia dell’uccisione dei tre giovani coloni israeliani, davvero non so cosa rispondere loro. Certo, secondo i miei programmi fra pochi giorni dovrei essere ospite della famiglia di Kalil, povera di tutto ma ricca di dignità, affetto, cultura e amicizia. Ma se vi dico che abitano ad Hebron, capite la mia incertezza nel prevedere di poter anche solo entrare in città, dopo che dal 12 giugno è stata sigillata dall’esercito con il pretesto di ricercare i tre giovani.Ecco, ancora una volta constato che ciò che accade in questa maledetta e santa terra di Palestina puntualmente non viene raccontato all’opinione pubblica. Tutto deve venir “semplificato” in uno stereotipo che eviti rigorosamente di evidenziare ciò che è la causa di tutto: la terra e le città, la vita e l’economia, la libertà di movimento e forse anche il futuro di milioni di palestinesi, sono stati occupati e colonizzati illegalmente dallo stato d’Israele.

Ma voi dite: cosa c’entra questo con il rapimento e la barbara uccisione dei tre coloni?

La gente, il lettore/ascoltatore, devono continuare ad immaginare che i palestinesi siano tutti terroristi e che ad Israele, da vittima, sia logicamente concesso non solo di difendersi, ma di trasgredire tutte le leggi e le risoluzioni per “vendicarsi” con “rappresaglie” e “punizioni collettive”, come scrivono i giornali di questi giorni.

Ma in queste ore le parole che vorremmo leggere non sono queste.

L’immenso dolore, l’indicibile lutto che sconvolge tre famiglie e un’intera nazione, dovrebbe ispirare sentimenti di solidarietà, partecipazione, auspicio e impegno a lavorare tutti per togliere benzina alle macchine di odio che la violenza e le armi seminano ovunque. Dovrebbero spingere la comunità internazionale a sostenere davvero chi cerca la pace, che arriverà solo con la giustizia e i diritti per tutti.

Da anni facciamo la spola tra le case di amici israeliani e le parrocchie palestinesi, per gettare ponti di reciproca conoscenza e dialogo.

Ma purtroppo constatiamo che siamo da sempre abituati a dare per scontato che la rabbia degli israeliani debba generare fiumi di risentimento e concrete violazioni e violenze: vi ricordate con quanto sollievo avevamo preso atto che Israele aveva interrotto la barbara pratica della demolizione delle case delle famiglie dei presunti colpevoli di un atto terroristico? Ebbene, è triste non solo che questa pratica tribale sia ripresa in queste settimane, ma ancor più che i giornali ne parlino come di una cosa normale e giusta.

Farò il possibile per andare dal mio amico Kalil e vorrei invitare tutti i giornalisti che in queste settimane hanno finto di non sapere che i tre giovani “seminaristi” erano coloni e la città dove erano stati rapiti, Hebron, si trova in Palestina e, come ha acutamente osservato Ugo Tramballi, non era proprio come “il lungomare di Tel Aviv”, visto che si trova nei Territori Palestinesi occupati.

Troppo poco hanno scritto delle aggressioni che hanno volutamente trasformato la ricerca dei tre giovani in una autentica punizione collettiva che sta mettendo a ferro e fuoco l’intera Cisgiordania.

Porterei questi giornalisti a venti minuti da Hebron per intervistare gli amici del villaggio di At Twani stritolato dagli insediamenti e da anni preda dei soprusi più pesanti dei coloni.

Sì, perché è diverso leggere i titoli inneggianti alla “durissima vendetta di Israele” e sentire la famiglia che conosci e che ti racconta che una perquisizione notturna illegale dei soldati in casa ha seminato paura e fruttato ai soldati l’equivalente di 2500 euro, la dote di una ragazza che sta per andare in sposa.

D’altra parte, se tutti i pellegrini di giustizia che fra pochi giorni saranno con me a Betlemme hanno solo letto i giornali sulla “prevedibile escalation di violenza” e sentito distrattamente alla TV che ben quattordicimila soldati sono stati mandati ad invadere case, villaggi e città, distruggendo vite, beni, risorse, sono certo che il dottor Nidal, a cui porteremo medicine che Israele gli impedisce di avere, racconterà loro un’altra storia, in cui trova il primo posto la condanna per la brutale sorte dei tre giovani israeliani e insieme lo sconcerto perchè i giornali hanno ritenuto di dover appena appena accennare al fatto che ben “dieci persone sono state uccise, tra cui bambini, durante le incursioni. Ed erano tutti disarmati. Più di 500 persone sono state sequestrate ed incarcerate.

Ma nessuno dei nostri uomini o donne di Stato ha rivolto loro un pensiero o ha chiesto ad Israele di fermare la punizione collettiva di un intero popolo.” (Luisa Morgantini)

Ogni morte e ancor più ogni assassinio, ogni uomo e ancor più ogni giovane che viene ucciso, rivelano la disumanità e la barbarie generata dall’odio. E se ci mancano le risposte e le soluzioni facili, senz’altro abbondano le domande: “Ma la Comunità internazionale, che ora piange e solidarizza, perchè non alza con più forza la voce richiamando palestinesi e israeliani al rispetto delle leggi e delle Risoluzioni delle Nazioni Unite? Ma possibile che i palestinesi siano destinati ad essere ritenuti sempre esseri umani di seconda categoria?”

Non la vendetta né la rappresaglia: per raggiungere veramente la pace l’unica risposta restano sempre la giustizia e il rispetto dei diritti umani,.

Nandino Capovilla

referente Campagna Ponti e non muri di Pax Christi Italia

2 luglio 2014

per visualizzare l’articolo vai al link: http://www.bocchescucite.org/rappresaglia-vendetta-o-giustizia/

+972 Mag: Palestinian teen murdered in suspected ‘revenge kidnapping’

luglio 3, 2014 at 5:34 am

By Michael Omer-Man, 2 July, 2014

Heavy clashes take place in a number of East Jerusalem neighborhoods, leading to dozens of injuries, including two photographers from Activestills; Kerry conveys condolences to the Palestinian people over despicable murder; ‘revenge’ calls spread throughout Israeli social networks, streets of Jerusalem.

Clashes between Palestinian youths and Israeli police broke out Wednesday morning when news broke of a suspected kidnapping and murder of a Palestinian teenager in the East Jerusalem neighborhood of Beit Hanina hours earlier. Speculation that the killing was a nationalistically motivated and perpetrated by Jewish Israelis as revenge for the kidnapping and murder of three Israeli teenagers in the West Bank appeared almost immediately in nearly every Israeli media outlet. Police initially urged caution, saying that no motive had been established, but later said they estimated it was a “nationalistic” crime.

Muhammad Hussein Abu Khdeir was walking to morning prayers for Ramadan after 3 a.m. Wednesday morning when a car pulled up and a number of passengers forced him in. Police later found his burned body in a Jerusalem-area forest. A gag order covered other details of the investigation. The family reportedly agreed to an autopsy and the funeral was scheduled for Thursday.

U.S. Secretary of State John Kerry on Wednesday condemned the “despicable and senseless abduction and murder,” adding, “[t]here are no words to convey adequately our condolences to the Palestinian people.”

“Those who undertake acts of vengeance only destabilize an already explosive and emotional situation,” Kerry continued. “We look to both the Government of Israel and the Palestinian Authority to take all necessary steps to prevent acts of violence and bring their perpetrators to justice.”

The Israeli Prime Minister’s Office published a readout from a conversation Prime Minister Netanyahu had with Public Security Minister Yitzhak Aharonovitch, in which he asked police to work quickly to investigate “work as quickly as possible in order to investigate who is behind the reprehensible murder and what the motive was.” The written statement added that “the prime minister calls on all sides not to take the law into their own hands.”

The uncle of one of the murdered Israeli teens said that if there the Palestinian teen was killed as a nationalistically motivated crime or revenge, it would be horrendous. “There is no difference between [Arab] blood and [Jewish] blood.”

In the two days since Israeli troops found the bodies of the kidnapped teenagers, incitement and calls for revenge have been rampant. Defense Minister Moshe Ya’alon spoke of “settling the score,” Prime Minister Netanyahu called the murderers “human animals” and others called for swift action against Hamas and the Palestinians.

Hundreds of Jewish Israelis, many of them teenagers, marched through the streets of West and East Jerusalem for hours Tuesday night chanting “death to Arabs” and physically assaulting at least five Palestinians along the way. Police also reportedly prevented attacks against a number of Palestinians. Police arrested 50.

A photo posted to the ‘The people of Israel demand revenge’ Facebook page

A Facebook group established Monday night, called “The people of Israel demand revenge,” garnered over 37,000 “likes” by Wednesday afternoon. Followers of the page posted photos of themselves holding signs or with writing on their skin with messages inspired by the name of the Facebook page. A number of the posters appeared to be active duty soldiers, some of whom framed their signs with insignia, military gear and weapons.

Dozens of Palestinians were wounded in the clashes in East Jerusalem on Wednesday, with Ma’an reporting that 17 required hospitalization. Five police officers were reportedly wounded, and at least four journalists were shot with sponge-tipped bullets by police. Among those shot were two journalists from Palestine TV and two Activestills photographers. Activestills photojournalist Tali Mayer, who also works for Walla! News, was shot in the face and will have to undergo surgery.

The demonstrators damaged a number of light-rail stations and maintained a standoff with riot police in the Shuafat and Beit Hanina neighborhoods of East Jerusalem. Police shut down the main roads running through the area, which are also the main arteries connecting Jerusalem and Ramallah.

http://972mag.com/palestinian-teen-murdered-in-suspected-revenge-kidnapping/92841/