UPDATE: Israeli settler uproots ten Palestinian olive trees near Avigayil illegal outpost
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In the morning of July the 20th, the Operation Dove volunteers went near Avigayil Israeli illegal outpost where, according to the eyewitnesses, one Israeli settler uprooted ten olive trees while the Palestinian owners were working their own land beside the outpost.
The DCO officers and the Israeli soldiers monitored the area throughout the morning in order to prevent further attacks against Palestinian workers and their properties. The Israeli police arrived on the spot only two hours after the attack.
Palestinian lands surrounding Israeli settlements and outposts are generally object of expansion of the settlements and therefore denied to their rightful Palestinian owners. Even when the Israeli forces recognize this right to access the land to Palestinians, this right is not effective because of settlers’ violence.
UPDATE: Colono israeliano sradica dieci ulivi palestinesi vicino all’avamposto illegale di Avigayil
La mattina del 20 luglio i volontari di Operazione Colomba si sono recati nei pressi dell’avamposto israeliano illegale di Avigayil dove, secondo i testimoni presenti sul posto, un colono israeliano aveva sradicato dieci ulivi mentre i proprietari palestinesi stavano lavorando la loro terra di fianco all’avamposto.
Durante la mattinata gli ufficiali della DCO e i soldati israeliani hanno monitorato l’area per impedire altre violenze da parte dei coloni contro i lavoratori palestinesi e le loro proprietà. La polizia israeliana è arrivata sul luogo solo due ore dopo l’incidente.
Le terre palestinesi che circondano le colonie e gli avamposti israeliani sono obiettivo dell’espansione degli insediamenti e di conseguenza sono negate ai legittimi proprietari palestinesi. Anche quando le forze israeliane riconoscono questo diritto ai palestinesi, questi non possono avere libero accesso alle proprie terre a causa della violenza dei coloni.
UPDATE: ISRAEL COLLECTIVE PUNISHMENT, ROAD BLOCKS PARALYSE YATTA
(Italian follows)
At 8:50 am of Thursday 9th of June Operation Dove’s volunteers went on the road that connects the village of At-Tuwani to Yatta where 6 Army jeeps and a bulldozer were blocking the access to the city with a road block.
The volunteers then checked the other access routes and counted 9 roads over 11 completely blocked.
This reprisal started just a couple of hours after the wednesday shooting in Tel Aviv.
To isolate Yatta which is the main city of the South Hebron Hills area means to cut out the palestinians residents from hospitals, schools, commercial activities and working places. Many familes are forced to split for un indeterminate period of time.To this already heavy situation there is to add the annulment of 83 thousand visas that would have allowed palestinians to travel to Israel and abroad in the holy month of Ramadan, also depriving them of the right of going to pray in Jerusalem.
Operation Dove condemns this collective punishments that the Israeli government is inflicting once again on the palestinian population.
UPDATE: Punizione colletiva di Israele, road blocks paralizzano Yatta
Alle 8:50 di giovedì 9 Giugno i volontari di Operazione Colomba si sono recati sulla strada che dal villaggio di At- Tuwani porta a Yatta dove 6 camionette dell’esercito e un bulldozer stavano bloccando l’accesso alla città con un road block.
I volontari hanno poi controllato le altre vie di accesso contando 9 strade completamente bloccate su 11.
Questa rappresaglia è iniziata poche ore dopo l’attentato avvenuto mercoledì sera a Tel Aviv.
Isolare Yatta, che è la città pincipale nell’area delle South Hebron Hills, significa tagliare fuori i palestinesi della zona da ospedali, scuole, attività commerciali e luoghi di lavoro. Molte famiglie si vedono costrette a rimanere separate per un periodo di tempo indeterminato. A questa già pesante situazione si va ad aggiungere la revoca di 83 mila permessi per i palestinesi di entrare in Israele e viaggiare all’estero nel mese santo del Ramadan, togliendo loro anche il diritto di andare a pregare a Gerusalemme.
Operazione Colomba condanna le punizioni collettive che il governo di Israele sta infliggendo ancora una volta alla popolazione palestinese.
UPDATE: Israeli Army forbidded Palestinian farmers harversting
(Italian follows)
Al-Mufaqarah- On 22 April at about 8.45 am Israeli soldiers forbidded the work of a group of 20 Palestinian that were harvesting crops in a Palestinian land near to the Israeli illegal outpost of Avigayil. For the Israeli soldiers the field legally owned by a Palestinian man is too close to the outpost of Avigayil, illegal even for the Israeli law.
April is the month in which Palestinians harvest this kind of crops, but he simple activity of collecting crops become dangerous, especially when the fields are located near to the Israeli settlements and outposts.
In the last two weeks International volunteers accompanied the Palestinians harvesting herbs on their own lands.
UPDATE: L’esercito Israeliano impedisce ai contadini Palestinesi di lavorare la terra
Al Mufaqarah- Il 22 Aprile alle 8.45 circa del mattino i soldati israeliani hanno impedito ad un gruppo di circa 20 palestinesi, che stavano lavorando vicino all’avamposto israeliano di Avigayil, di completare il raccolto. Secondo i soldati israeliani il campo che i palestinesi stavano lavorando è situato troppo vicino all’avamposto illegale di Avigayil: ininfluente che la terra in questione sia legalmente di proprietà del contadino palestinese e invece l’avamposto di Avigayil sia considerato illegale anche dalla stessa legge israeliana.
Aprile è il mese in cui i Palestinesi raccolgono i frutti della terra, ma il semplice gesto di raccogliere il grano diventa pericoloso, specialmente quando i campi sono situati vicino alle colonie o negli avamposti israeliani.
Nelle ultime due settimane i volontari di Operazione Colomba hanno accompagnato il raccolto dei palestinesi nelle loro terre.
UPDATE : Israeli military forces demolishes six houses and left 35 people homeless in the Palestinian villages of Um al Kher in South Hebron Hills
At about 6,30 am on the morning of April 6, Israeli military forces burst into the Palestinian village of Um al Kher and destroyed six houses, leaving 35 Palestinians homeless, including 17 children.
A Palestinian human rights activist and two Operation Dove volunteers, called by the residents of Um Al Kher, immediately rushed in the village in order to monitor the situation but when they reached the village, the area had already been declared closed by Israeli military forces.
During the demolitions Palestinian inhabitants were obliged to stay far from their houses. When a Palestinian man tried to talk with the soldiers, the Border Police officers pushed him violently away.
Um al Kher is a beduin Palestinian village located in the South Hebron Hills area, whose residents are often threaten by Israeli settlers living in the nearby settlement of Carmel.
According to the United Nation Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) the number of demolitions in 2016 is greatly alarming: until now over 500 Palestinians have been displaced from their homes – equivalent to the total number of Palestinians displaced in all of 2015.
UPDATE: l’esercito israeliano demolisce sei case sfollando 35 palestinesi nel villaggio di Um al Kher
Verso le ore 6:00 del mattino del 6 Aprile, le forze militari Israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio palestinesi di Um Al Kher e hanno demolito sei case, sfollando 35 Palestinesi, tra cui 17 bambini.
Un attivista palestinese per i diritti umani e due volontari di Operazione Colomba, contattati dai residenti, si sono immediatamente recati al villaggio per monitorare la situazione, ma al loro arrivo i soldati avevano già dichiarato la zona un’ area militare chiusa.
Durante le demolizioni, gli abitanti son stati costretti a rimanere a distanza. L’atmosfera si è mostrata tesa: quando un uomo ha cercato di avvicinarsi per parlare ai soldati, gli ufficiali hanno provveduto ad allontanarlo con violenza.
Um al Kher è un villaggio beduino collocato nelle colline a sud di Hebron, i cui abitanti vivono sotto costante minaccia da parte di coloni israeliani che vivono nell’adiacente colonia di Carmel.
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), il numero di demolizioni nel 2016 è fortemente allarmante: fino ad oggi più di 500 palestinesi sono stati sfollati dalle loro case – pari al numero totale di sfollati di tutto il 2015.
UPDATE: Israeli military demolishes one home and two animal shelters in Palestinian villages of Jinba and Al-Tabban inside Firing Zone 918
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At about 11:00 AM on the morning of March 22 approximately 20 Israeli Army soldiers, Border Police and Civil Administration (DCO) personnel drove two bulldozers into the Palestinian village of Jinba, in Masafer Yatta. They demolished one home and one animal shelter containing chickens, and confiscated solar electric panels, then drove the bulldozers to the nearby Palestinian village of Al-Tabban, where they demolished another animal enclosure. The demolitions left six Palestinians homeless, including four children.
The buildings destroyed in Jinba village include a 70 square meter home and a 200 square meter agricultural building belonging to a young family. When the bulldozer started to destroy the building which housed the family’s poultry the women asked to be allowed to take the chickens out but soldiers held the women back and demolished the building with the chickens inside, killing the majority of the birds. After the family’s home and agricultural structures had been reduced to a large pile of rubble and destroyed household goods. Israeli Civil Administration (DCO) personnel dug through the pile to find and confiscate the home’s solar electric panels.
Jinba and Al-Tabban are two of eight Palestinian villages housing a total of about 1000 people inside what Israel claims as Firing Zone 918. All of the Palestinian structures inside Firing Zone 918 are under threat of demolition by Israeli authorities, due to Israel’s intention to remove the villages from the area in order to gain exclusive use of it for military training. On February 3 Israeli authorities demolished 24 structures in Jinba and Halaweh villages.
Residents of the area have lived under threat of demolition since they returned to their villages after Israeli authorities demolished homes and forcibly removed 700 people. During 2000 and 2001 many families returned to their land and in 2000 the villages appealed to the Israeli Court for the right to remain on the land.
Since that time the villages have engaged in court ordered mediation with the State of Israel, which ended at the start of February without the parties reaching an agreement.
Israeli demolitions of Palestinian homes have increased sharply in recent months. In February alone Israeli forces destroyed 235 homes and structures, displacing 331 Palestinians, including 174 children.
Israeli firing zones take up about 18 percent of the West Bank.
UPDATE: L’esercito israeliano demolisce una casa e due ripari per animali nei villaggi palestinesi di Jinba e Al-Tabban all’interno Firing Zone 918
Verso le 11:00 del mattino del 22 marzo, circa 20 soldati israeliani, Border Police e DCO (Amministrazione civile israeliana) seguiti da due bulldozer hanno fatto irruzione nel villaggio palestinese di Jinba, nella Firing Zone 981 ed hanno demolito un rifugio per animali, una casa ed hanno confiscato dei pannelli solari. Le forze israeliane si sono poi spostate nel vicino villaggio palestinese di Al-Tabban, dove hanno demolito un altro recinto per bestiame. Le demolizioni hanno lasciato un totale di sei palestinesi senza casa, tra cui quattro bambini.
Gli edifici distrutti nel villaggio di Jinba includono una casa di 70 mq e un edificio agricolo di 200 metri quadrati appartenente ad una giovane famiglia. Quando il bulldozer ha cominciato a distruggere l’edificio che ospitava il bestiame, le donne hanno chiesto di poter portare gli animali fuori, ma i soldati trattenendole hanno continuato a demolire l’edificio, uccidendo la maggior parte del pollame. L’amministrazione civile Israeliana (DCO) ha scavato poi tra le macerie con lo scopo di trovare e confiscare i pannelli solari della casa.
Jinba e Al-Tabban sono due degli otto villaggi palestinesi che ospitano un totale di circa 1000 persone all’interno della cosidetta Firing Zone 918. Tutte le costruzioni palestinesi all’interno Firing Zone 918 sono sotto minaccia di demolizione da parte delle autorità israeliane che hanno come obiettivo lo sgombero forzato di tutti i villaggi palestinesi della zona. Il 3 febbraio le forze israeliane hanno demolito 24 strutture nei villaggi di Jinba e Halaweh.
Gli abitanti dell’ area vivono sotto minaccia di sgombero da quando sono tornati nei loro villaggi dopo l’ evacuazione forzata e la demolizione di tutte le loro case nel 1999.
Infatti a partire dal 2000 molte famiglie sono tornate alla loro terra ed hanno fatto ricorso alla Corte israeliana per poter rimanere nelle proprie case.
Le demolizioni,da parte delle forze armate israeliane, delle abitazioni palestinesi sono aumentate notevolmente negli ultimi mesi. Solamente nel mese di febbraio l’esercito ha distrutto 235 case e strutture, lasciando senza casa 331 palestinesi, tra cui 174 bambini.
Le zone adibite all’ addestramento militare dei soldati israeliani, come la Firing Zone 918, occupano circa il 18 per cento della Cisgiordania.
UPDATE: Israeli soldiers detain a Palestinian shepherd in South Hebron Hills
(Italian follows)
On the morning of February 14 Israeli soldiers detained a Palestinian shepherd who was grazing his flock on in a valley on Palestinian land near the illegal Israeli outpost of Havat Ma’on, near the Palestinian village of At Tuwani in the South Hebron Hills.
The soldiers herded the flock and forced the shepherd to move into an area which is Palestinian land but which Israeli Authorities have declared closed to Palestinians. International volunteers observed the soldiers kicking a goat to force the animals to move. The soldiers detained the shepherd there for two hours until Israeli police arrived. Israeli settlers also entered the area from the illegal outpost of Havat Ma’on and international volunteers observed the soldiers acting at the direction of the settlers.
The soldiers showed the shepherd a map which showed a small area of land where they told him he was allowed to graze his flock, however the land they showed him was isolated, with no direct path on which they would allow him to take his flock.
When the Israeli police arrived they released the shepherd and the flock. Although all of the land surrounding the illegal outpost of Havat Ma’on is Palestinian, settlers and Israeli authorities have outlined a band of land around the outpost and have forbidden the shepherds from using this land to graze their flocks. Settlers frequently call soldiers to harass Palestinian shepherds even when they are grazing their flocks outside that band, on land where their presence is clearly not forbidden. In this way the grazing area has been reduced, and shepherds who do choose to access the land face the possibility of attacks by settlers, detention, arrest, and the interruption of their work day.
All of the Israeli settlements, including the settlement of Ma’on, are illegal under international law. The outposts, including Havat Ma’on, are also illegal under Israeli law.
UPDATE: Soldati israeliani trattengono un pastore palestinese nelle colline a sud di Hebron
La mattina del 14 febbraio i soldati israeliani hanno trattenuto un pastore palestinese che stava pascolando il suo gregge in una valle palestinese attigua all’avamposto illegale israeliano di Havat Ma’on, vicino al villaggio palestinese di At-Tuwani, nelle colline a sud di Hebron.
I soldati hanno spinto il gregge e il pastore in un’area che, pur essendo terra privata palestinese, le autorità israeliane hanno dichiarato chiusa al pascolo ai proprietari. I volontari internazionali hanno osservato i soldati scalciare una capra per costringere gli animali a muoversi. I soldati hanno trattenuto il pastore per due ore fino a quando la polizia israeliana è arrivata. Nell’area sono poi arrivati dei coloni provenienti dall’avamposto di Havat Ma’on che hanno dato indicazioni ai militari sui movimenti dei pastori palestinesi e nell’area.
I soldati hanno mostrato al pastore una mappa dove era indicata una piccola porzione di terra in cui è permesso il pascolo ai palestinesi. La terra in questione è un piccolo appezzamento isolato, senza alcun accesso diretto per molti pastori.
Quando la polizia israeliana è arrivata il pastore e il suo gregge sono stati rilasciati. Anche se tutti i terreni circostanti l’avamposto illegale di Havat Ma’on sono palestinesi, i coloni e le autorità israeliane hanno preso possesso di una fascia di terreno intorno l’avamposto in cui vietano il pascolo ai proprietari palestinesi. I coloni israeliani quasi ogni giorno chiamano soldati per scacciare i pastori palestinesi anche quando questi sono al pascolo fuori di tale fascia, su un terreno dove la loro presenza è concessa. In questo modo la zona di pascolo per i palestinesi è stata drasticamente ridotta e pastori che scelgono di accedere alle proprie terre rischiano quotidianamente di subire attacchi da parte dei coloni, detenzioni, arresti e, ben che vada, l’interruzione della loro giornata di lavoro.
Tutti gli insediamenti israeliani, compreso l’insediamento di Ma’on, sono illegali secondo il diritto internazionale. Gli avamposti, tra cui Havat Ma’on, sono ritenuti illegali anche secondo la stessa legge israeliana.


























