Oltre il congelamento

settembre 13, 2010 at 9:59 am

Il prossimo 26 settembre scadrà il termine del congelamento delle colonie israeliane in Cisgiordania.
Secondo l’ultimo rapporto di Peace Now, almeno 2.066 nuove unità abitative sono pronte per essere costruite negli insediamenti al termine della moratoria. Si tratta di case per cui sono già aperti i cantieri o che hanno già ricevuto un permesso di costruzione.
Ci sono poi almeno altre 11.000 unità abitative che potrebbero essere costruite in accordo con i piani di costruzione degli insediamenti già approvati, anche senza un permesso da parte del governo.
Il che significa di fatto che qualora il governo israeliano non rinnovasse l’ordine di congelamento e si impegnasse a non approvare ulteriori nuove costruzioni, i coloni potranno ugualmente espandersi con 13.000 nuove abitazioni, 5.000 delle quali in colonie ad est della “barriera di separazione” (leggi: Muro di separazione).
Allo stato attuale, esistono piani di espansione degli insediamenti per 25.000 altre unità, per cui è necessaria l’approvazione del governo.
E’ chiaro quindi che in mancanza di un chiaro impegno per un congelamento delle colonie – condizione minima necessaria per la ripresa di colloqui di pace, si prospetta una massiccia espansione, a discapito della comunità palestinesi.
Secondo i dati riportati da Peace Now, anche le colline a sud di Hebron saranno interessate da questa espansione.
Sono infatti previste 18 nuove unità abitative nell’insediamento di Ma’on, 38 nell’insediamento di Suseya e 15 a Metzadot Yehuda.
Senza dimenticare che, durante l’attuale periodo di congelamento delle colonie, abbiamo documentato la costruzione di 6 unità abitative a Ma’on e 3 nell’avamposto illegale di Havat Ma’on.
Tutto questo è avvenuto mentre dall’altra parte, l’esercito israeliano ha proseguito la sua politica di demolizione per nuove strutture palestinesi, ad At-Tuwani e in tutta l’area e i coloni hanno continuato le violenze contro i palestinesi, con danni alle proprietà (recinzioni e campi coltivati) e attacchi diretti alla popolazione, come accaduto lo scorso 12 giugno a Tuwani o a Tuba lo scorso 22 luglio.

Per ulteriori dettagli sulla potenziale espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania: vedi il rapporto di Peace Now, la lista dettagliata degli insediamenti interessati e la mappa dell’espansione.

Unimondo / Cisgiordania: i coloni riprendono a costruire tra le proteste

settembre 12, 2010 at 7:51 am

Settembre non è solamente il mese della dibattuta ripresa dei negoziati di pace, del nuovo round di discussioni sul futuro di Gerusalemme capitale, degli attentati in Cisgiordania e della riaccensione del conflitto e delle tensioni tra Israele e Palestina e all’interno delle forze politiche degli stessi Territori.

Settembre è anche il mese in cui il Governo di Benjamin Netanyahu avrebbe dovuto decidere sull’eventuale estensione del congelamento di nuove costruzioni in Cisgiordania (esclusa Gerusalemme Est), il cosiddetto “settlement freeze”, durato dieci mesi e in scadenza il 26 settembre prossimo.

“Israele deve scegliere: la soluzione dei due Stati” è il titolo della campagna di sensibilizzazione lanciata da una delle maggiori associazioni di attivisti a livello nazionale, Peace now nel mese di agosto. “La costruzione delle colonie è un fatto negativo per Israele, mina i negoziati di pace, crea punti di frizione tra israeliani e palestinesi, prosciuga le risorse economiche di Israele”, dichiarano i portavoce, preoccupati delle conseguenze della ripresa delle costruzioni in West Bank.

Arutz Sheva / “La vittima diventa sospettato”

settembre 7, 2010 at 8:15 am

Questo articolo, tratto dal sito Israel National News / Arutz Sheva si riferisce all’aggressione al villaggio di At-Tuwani da parte dei coloni provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on del 12 giugno scorso. Un chiaro esempio di manipolazione dell’informazione.

Police Turn Stoning Victim into a Suspect

Arutz Sheva, 08.24.10 / by Tzvi Ben Gedalyahu

The victim becomes the accused: Police open criminal file against a young man who was hospitalized for wounds caused by rock-throwing Arabs.

The story of “Danny,” not his real name, began several weeks ago during a Shabbat visit at the southern Hevron Hills community of Maon, located between Kiryat Arba-Hevron to the north and Arad and Be’er Sheva to the south.

Residents of the neighboring Maon Farm had discovered that a herd of goats had been stolen during the night. During a search for the herd near an Arab village, Arabs hurled rocks at the Jews.

Off topic: Ascanio Celestini alla Mostra del Cinema di Venezia

settembre 3, 2010 at 9:43 am

TG3 / Attesa e paura a Gerusalemme

settembre 1, 2010 at 5:53 pm

TG3 / 1 settembre 2010

Dopo l’agguato di ieri attesa e paura a Gerusalemme per i negoziati di pace che cominciano domani a Washington.

Servizio di Filippo Landi e Renato Amico

Limes / Viaggio in Palestina: Qalqilya

agosto 31, 2010 at 3:32 pm

di Andrea de Georgio

Il muro che circonda Qalqilya rende la città un giardino segreto con un’unica entrata ed un un’unica uscita. Questa zona rappresenta un esempio lampante dello strangolamento sociale ed economico che subiscono quotidianamente alcune comunità locali.

Omar è un ragazzo di ventisei anni che vive e lavora a Ramallah. E’ nato ad Habla, un villaggio della periferia sud di Qalqilya, dove tuttora abita la sua numerosa famiglia: gli anziani genitori, quattro fratelli e due sorelle con rispettive mogli e mariti e almeno due figli piccoli per coppia. Quasi ogni fine settimana, soprattutto durante il Ramadan, Omar prende la macchina e percorre un centinaio di chilometri per far visita alla famiglia. Vivono nella grande casa che ha costruito il padre con le proprie mani. Una graziosa costruzione di tre piani con una scalinata all’esterno e un giardino rigoglioso di alberi di guava che dà sulla strada. La loro casa, come l’intero sobborgo di Habla e le 32 comunità nei dintorni di Qalqilya, sorge in Area C ed è circondata e divisa dalle proprie terre dal muro israeliano.

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Nena News / Israele: 40 attori dicono no ai coloni

agosto 31, 2010 at 3:10 pm

Fonte: NENA News

Ma governo e stampa si scatenano contro gli artisti che rifiutano di esibirsi nell’insediamento ebraico di Ariel, nella Cisgiordania palestinese.

Gerusalemme, 29 agosto 2010, Nena News – La ricomparsa  dei quotidiani israeliani oggi in edicola, dopo la pausa dello shabat ebraico, ha prodotto una valanga di accuse contro gli attori, attrici, autori e registi (una quarantina), che rifiutano di esibirsi nel «Palazzo della Cultura» di Ariel, la seconda per grandezza delle colonie ebraiche costruite da Israele nella Cisgiordania palestinese sotto occupazione militare. Tutti, ad eccezione del liberal Haaretz, lanciano accuse durissime contro gli artisti, da quella più soft di «insensibilità» a quella pesantissima di «tradimento». Secondo la maggioranza degli editorialisti «gli ebrei non possono boicottare altri ebrei» anche se sono coloni che occupano le terre palestinesi, proprio come afferma la campagna avviata nei mesi scorsi dalla destra contro gli ebrei che sostengono il boicottaggio locale e internazionale degli insediamenti colonici e dello Stato di Israele, sino a quando non avrà fine l’occupazione militare dei territori palestinesi.

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“100% lavoro ebraico”

agosto 23, 2010 at 7:35 am

הבית של יהושפט תור – 100% עבודה עברית

Una casa all’interno dell’avamposto illegale di Havat Ma’on, pescata in giro sul web. La didascalia riporta: “Casa di Y.T.. 100% lavoro ebraico”.

Cicogne a Tuwani

agosto 20, 2010 at 7:52 pm

Electricity in Tuwani!

agosto 18, 2010 at 2:24 pm

12 agosto 2010: At-Tuwani viene collegata alla rete elettrica.

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