Yatta totally isolated through 41 roadblocks
This morning Operation Dove volunteers drove around Yatta area registering a total of 41 roadblocks placed by Israeli army yesterday night.
Yatta is the only city in the area with hospital, university and relevant economic activities. Isolating this city means prevent all Palestinians living in the sourranding villages to reach their job, schools, health care facilities and their relatives.
Yatta completamente isolata a causa di 41 blockroad
Questa mattina i volontari di Operazione Colomba hanno monitorato l’area intorno alla città di Yatta, documentando 41 roadblock posizionati durante la notte dall’esercito israeliano.
Yatta è la principale città della zona, l’unica con un ospedale, l’università ed attività economiche rilevanti. Isolare uan città così significa impedire ai Palestinesi che vivono nei villaggi circostanti di raggiungere il loro luogo di lavoro, le scuole, le strutture sanitarie e i propri famigliari.
Closure of the main gateway to Yatta isolates Massafer Yatta villages
Around midnight the Israeli Army closed through roadblocks two access roads to the city of Yatta.
The closure of this main gateway to Massafer Yatta isolates 16 villages of the South Hebron Hills from the main city, badly affecting palestinians dailylife.
This is a further demonstration of the Israeli collective punishments policy against Palestinian civilians after yesterday killings of two settlers.
The right to freely moving is central to decent life and its violation affects other rights such as the right to work, education and health.
Bloccato l’unico ingresso per Yatta: isolati i villaggi del Massafer Yatta
Intorno alla mezzanotte l’esercito israeliano ha chiuso con dei roadblock due strade di accesso alla città di Yatta.
La chiusura di quest’ingresso principale all’area del Massafer Yatta isola completamente 16 villaggi delle colline a sud di Hebron dalla città di riferimento, colpendo pesantemente la vita quotidiana dei Paslestinesi.
Questa è un’ulteriore dimostrazione della politica israeliana di punizioni collettive ai danni dei civili palestinesi, avvenuta in seguito all’uccisione di ieri di due coloni.
Il diritto alla libertà di movimento è fondamentale per una vita dignitosa e le sue violazioni costituiscono ulteriori violazioni di altri diritti come il diritto al lavoro, all’educazione e alla salute.
Olive harvesting still going on in South Hebron Hills
Today Operation Dove volunteers are accompaning Palestinians farmers in their land, just few meters from Avigail Israeli outpost.
Continua la raccolta delle olive nelle South Hebron Hills.
I volontari di #OperazioneColomba oggi accompagnano i raccoglitori palestinesi nei loro campi, a pochi metri dall’avamposto israeliano di Avigail.
Israele : nell’agonia di un sogno razzista
di Susan Abulhawa*
22 ottobre 2015
Nel 1845 il Luogotenente Colonnello George Gowler ha presentato un rapporto dettagliando il potenziale per la colonizzazione ebraica della Palestina. Gli ostacoli che prevedeva avevano a che fare con le risorse e la fattibilità di convincere gli ebrei a immigrare in Palestina. Nessuna considerazione fu data alla popolazione palestinese nativa che viveva già lì da secoli.
Decenni dopo, nel decidere il destino della Palestina, il cosiddetto mandato britannico, Lord Balfour, dichiarò: “Non proponiamo neanche di adottare il sistema di informarsi sui desideri degli attuali abitanti del paese.” Però, davanti a una rivolta palestinese, i britannici si ritirarono, resisi conto dell’errore di avere ignorato la volontà e l’umanità della popolazione indigena. Poi, quando i sionisti fecero la prima conquista della Palestina, espellendo oltre l’80% della popolazione nativa, Ben Gurion (nato in Polonia con il nome David Grunn), predisse trionfalmente che la popolazione nativa sarebbe certamente sparita. “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno,” disse.
Anche lui si sbagliava, e molti decenni dopo, dato che questa fantasia sionista non si materializzò, Israele ipotizzò che la forza bruta e la completa colonizzazione della terra alla fine avrebbe ottenutolo sradicamento della società indigena della Palestina. Il capo di stato maggiore dell’esercito Raphael Eitan si è espresso con estrema onestà quando ha detto: “Quando avremo organizzato tutta la terra con gli insediamenti, tutto quello che gli arabi (palestinesi) saranno in grado di fare al riguardo, sarà muoversi rapidamente intorno come scarafaggi drogati in una bottiglia.”
Di nuovo, davanti allo stesso errore, Israele ha semplicemente aumentato la sua brutalità. “Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere, ogni giorno,” ha spiegato un professore israeliano e una preminente legislatrice israeliana ha lanciato questo invito di genocidio che includeva l’uccisione delle madri palestinesi e dei loro neonati che chiamava “piccoli serpenti”. E ora, come un petulante bambino viziato che non era riuscito a fare come voleva riguardo all’accordo con l’Iran, Netanyahu ha riunito i suoi gangster, facendoli camminare con passo pesante sul terreno sacro per buttare giù la casa, un capriccio epico per il presidente Obama, come a voler dire: guarda che cosa so ancora fare.
La nuova escalation di sradicare la Palestina ora è di arruolare la popolazione civile per armarla e unirsi ai loro delinquenti militari contro la nostra popolazione non armata. Video e notizie di recenti esecuzioni fatte a casaccio, accoltellamenti, e la brama di sangue abbondano su Internet.
E tuttavia noi restiamo.
La nostra società antica, sebbene frammentata e trattata in modo violento, resiste sprezzante, tenace, appassionata e salda. Sebbene traumatizzati e senza guida, restiamo ribelli, coraggiosi e risoluti. Non importa dove siamo, occupati, o trasferiti, e sparsi per il mondo – Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme, i campi profughi del Libano o la Siria o l’Iraq, l’esilio in una diaspora che raggiunge ogni angolo del mondo – continuiamo ad agire insieme, legati da una ferita collettiva, una ferita che gli ebrei dovrebbero comprendere.
Come devono essere sorpresi! Come devono sentirsi totalmente demoralizzati per avere tale potenza militare ed essere, in qualche modo, deboli e piccoli davanti alle nostre pietre.
Come devi sentirti senza fiato, Israele. Come deve essere devastante fallire così miseramente in un compito, anno dopo anno, decennio dopo decennio. Avere ripetutamente intensificato tattiche di morte e di crudeltà, ma non essere riusciti a schiacciarci. Aver portato via bambini a migliaia, quando ancora si facevano la pipì addosso, e scoprire che altre migliaia avevano preso il loro posto il giorno dopo a lanciare sassi contro i vostri carri armati e le vostre armi. Imprigionarli così giovani quando piangono per la paura e grideranno cercando le madri, soltanto per crescere sprezzanti e combattendovi ancora.
Demolire case e intere città, soltanto scoprire che le ricostruiamo e le moltiplichiamo più in fretta di voi. Vederci ballare, studiare, sposarci e avere figli durante il vostro assedio infinito, la vostra occupazione e le campagne di massacri. Vederci vivere dopo che avete fatto a brandelli i nostri cuori con il dolore e le perdite. Bombardare e distruggere le nostre scuole, impedire ai bambini e agli insegnanti di raggiungere le loro aule, e vedere tuttavia che il nostro tasso di alfabetizzazione uguaglia il vostro.
Come dovete essere spaventati perché ancora non vi temiamo; nei recessi del nostro essere siamo persone orgogliose, e invece siete voi ad essere spaventati. Come deve essere profondamente deludente distruggere i nostri villaggi, irrompere nel quartiere di Silwan, scavare sotto le moschee di Al Aqsa e di Al Shakhra [alla ricerca del tempio di Salomone, n.d.t.], decennio dopo decennio, e venirne comunque fuori senza prove della polizia scientifica che appoggino i vostri resoconti, e contemporaneamente avere a che fare con la moltitudine dei palestinesi le cui rivendicazioni sono presenti, ovvie, scritte, note e indiscusse.
Come dovete sentirvi frustrati che quei palestinesi che avete espulso dalle nostre case, che pensavate avreste dimenticato, continuano a scrivere, creare, protestare e a smascherare all’estero, prendendo sempre più slancio per la campagna del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che sta riducendo il potere delle vostre bugie. Come è controproducente spendere milioni di dollari per tormentarci all’estero per farci stare zitti, soltanto per scoprire che le nostre voci diventano più forti.
Israele ha fatto e rifatto l’errore di ogni impresa coloniale realizzata prima di loro perché il colonialismo arriva sempre con un senso di supremazia che non considera umani i popoli nativi. Questo è il motivo per cui Israele ci ha sempre sottovalutato. Non capiscono, non apprezzano che noi possediamo la tendenza umana più impulsivo verso la libertà, che la nostra tendenza istintiva è orientata fermamente verso la dignità.
Vedo il dilemma di Israele. Vedo la loro paura. Il dolore di un sogno razzista che è arrivato così vicino ma non del tutto. E posso capire il modo in cui adesso si agitano – violento, brutto, follemente insicuro e incomprensibilmente crudele – è l’agonia del sionismo.
Traduzione a cura di : Maria Chiara Starace
*Susan Abulhawa è una scrittrice palestinese. Il suo romanzo più recente è:The Blue Between Sky and Water [L’azzurro tra cielo e mare], (Bloomsbury, 2015), i cui diritti d’autore sono stati finora venduti per tradurlo in 21 lingue. Questo articolo originariamente è stato pubblicato dal portale on line Middle East Eye
Settlers from Havat Ma’on illegal outpost attempted to attack Palestinans and Internationals
(italian follows)
On October 24, Israeli settlers ambushed 2 Operation Dove volunteers who were accompanying a 20 years old Palestinian girl and her little brother. At around 12 pm, 3 masked adult settlers came out from Havat Ma’on outpost armed with sticks and they started yelling while running towards them in order to beat the girl and the children. Despite the attack, Palestinians reached Tuba village4safely escaping through a longer path.
UPDATE : Coloni dell’avamposto illegale di Havat Ma’on tentano di attaccare palestinesi e internazionali
Il giorno 24 ottobre, mentre due volontari di Operazione Colomba stavano accompagnando una ragazza palestinese (20 anni) con il suo piccolo fratellino, sono stati attaccati nella valle di Shab el Shamsti da dei coloni israeliani. Attorno alle 12.00 infatti 3 coloni adulti sono usciti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on mascherati e armati di bastoni, correndo verso i palestinesi e gli internazionali con l’intento di attaccarli. Nonostante l’attacco la ragazza con suo fratello sono riusciti a mettersi al sicuro e raggiungere il villaggio di Tuba, scappando per una strada molto più lunga.
UPDATE : Clashes in Southern Hebron Hills, after the killing of Palestinian teenager.
(italian follows)
On October 7, after Israeli forces killed one Palestinian boy (from Yatta city, aged 17) who tried to stab a soldier in Kiryat Gat (according with Israeli Police sources) , clashes took place in many place of the Southern West Bank.
At Around 03:15 p.m. clashes erupted at the entrance of At Tuwani village. After demonstrators burned some tires, Israeli forces arrived in order to repress the gathering. Clashes continued up to the Palestinian village of Al Birkeh, where Israeli settlers had a trip last week. During the clashes an armed settler run towards Palestinian, in order to attack them. No persons wounded to report.
At around 5:00 p.m. Israeli forces tried to enter the city of Yatta (area A) in order to demolish the house of the boy killed as collective punishment, but they were prevented to reach the house by the Palestinian population. Inhabitants of Yatta blocked all the accesses to the city with roadblocks.
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UPDATE : Scontri nel sud della Cisgiordania, dopo l’uccisione di un giovane palestinese di Yatta
Mercoledì 7 ottobre , dopo l’uccisione da parte delle forze israeliane di un palestinese ventunenne di Yatta a Kiryat Gat (che secondo fonti della polizia israeliana avrebbe tentato di accoltellare un soldato), diversi scontri tra palestinesi e esercito israeliano sono avvenuti nel sud della Cisgiordania.
Attorno alle 15:15 sono iniziati degli scontri all’entrata del villaggio di At Tuwani. In seguito all’incendio di alcune ruote da parte di manifestanti palestinesi, le forze israeliane sono arrivate per reprimere la protesta. Gli scontri sono poi continuati sino al villaggio palestinese di Al Birkeh, in cui, la scorsa settimana c’era stato un attacco da parte di coloni israeliani. Durante gli scontri anche un colono armato ha rincorso i dimostranti, con l’intento di attaccarli. Non sono stati riportati feriti.
Attorno alle 17:00 le forze israeliane hanno tentato di entrare a Yatta (area A) per demolire l’abitazione del ragazzo palestinese ucciso la mattina, come misura di “punizione collettiva”. I militari sono stati fermati dalla popolazione palestinese. Gli abitanti di Yatta infatti, hanno bloccato gli accessi alla città con dei roadblocks.
UPDATE: Stop work order delivered for school in South Hebron Hills
On September 2, in the morning, Israeli District Coordination Office (DCO) and soldiers broke into the school of Shaab al-Butum, a Palestinian village situated in the South Hebron Hills.
DCO and soldiers irrupted into the backyard of the school and delivered stop work order for all the structure, including the fences. Therefore, they intimidated the children and interrupted the lessons.
The school is a brand-new structure that was inaugurated just last week. It encompasses the first six classes and receives thirty-two children coming from Shaab al-Butum and the surrounding villages. Without this school, the children would have to go to the further village of At-Tuwani or to the cities of Al-Birkeh and Yatta to attend classes.

UPDATE: Ordine di fermo dei lavori consegnato ad una scuola nelle colline a sud di Hebron
Nella mattina del 2 settembre, ufficiali della Amministrazione civile israeliana (DCO) e soldati dell’esercito israeliano hanno fatto irruzione nella scuola di Shaab al-Butum, un villaggio palestinese situato nell’area delle colline a Sud di Hebron.
DCO e soldati sono entrati nel cortile della scuola e hanno consegnato ordini di fermo dei lavori per l’intera struttura, comprese le recinzioni esterne. Così facendo, hanno spaventato i bambini ed interrotto le lezioni.
La scuola è una struttura di recentissima costruzione, inaugurata soltanto la settimana scorsa. Comprende le classi dalla prima alla sesta ed accoglie trentadue bambini provenienti da Shaab al-Butum e dai villaggi limitrofi. Senza questa scuola, i bambini sarebbero costretti ad arrivare fino al villaggio di At-Tuwani o nelle città di Al-Birkeh e Yatta, molto più distanti, per frequentare le lezioni.






























