The last effort… all #TogetherAtTuwani

dicembre 10, 2015 at 5:41 am

For sure we were aware that the Palestinian Popular Resistance is something very powerful and precious…
For sure we knew of having many friends, volunteers, supporters…
However we could not imagine, to reach 85% of the fundraising #TogetherAtTuwani campaign in such a short time with this speed, with this push, with all this energy!
It is the strength, it is the love, it is the responsibility that we take on every day living in At-Tuwani, running in the stones and in the dust of the South Hebron Hills, supporting those who, with their lives, chose to resist in a nonviolent way to injustice and abuse.
But it is not over yet !!!
The climb is short now, but we still need a little effort …
All #TogetherAtTuwani
http://www.operazionecolomba.it/togetherattuwani

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Ancora un piccolo sforzo… tutti #InsiemeATuwani

Certo, avevamo una grande consapevolezza: la resistenza popolare palestinese è qualcosa di veramente potente e prezioso.
Certo, sapevamo anche di avere tanti amici, volontari, sostenitori…
Ciò che non potevamo nemmeno immaginare, era di arrivare all’85% della raccolta fondi #InsiemeATuwani con questa velocità, con questa spinta, con tutta questa energia!
E’ forza, è amore, è responsabilità di cui ogni giorno ci facciamo carico vivendo ad At-Tuwani, correndo tra i sassi e la polvere delle colline a sud di Hebron, sostenendo chi, con la propria vita, ha scelto di resistere in maniera nonviolenta alle ingiustizie e ai soprusi.
Ma non è ancora finita!!!
La salita ormai è breve, ma c’è bisogno ancora di un piccolo sforzo…
tutti #InsiemeATuwani
www.operazionecolomba.it/insiemeatuwani

Per saperne di più ti invitiamo a guadare il video SO FAR SO CLOSE III, ora online nella versione completa (45 min.): https://www.youtube.com/watch?v=7aBh9zMtX6A&feature=youtu.be

International Day of Solidarity with the Palestinian People

novembre 29, 2015 at 8:36 am

(Italian follows)

For Operation Dove solidarity with the Palestinian People means a constant presence, side by side for 365 days a year, sharing life and protecting people, in order to support the Popular Nonviolent Resistance in the South Hebron Hills, #TogetherAtTuwani.

Please, keep on supporting #TogetherAtTuwani campaign. We almost succeeded but we still need the last 20%: one more effort and we’ll be able to ensure the presence of the volunteers on the ground!

Everybody #TogetherAtTuwani

http://www.operazionecolomba.it/togetherattuwani

#PalestineSolidarityDay #PalestineDay #N29Palestine #IDSPP #PSD2015

 

Giornata Mondiale di Solidarietà con il Popolo Palestinese

Solidarietà con il Popolo Palestinese per Operazione Colomba è soprattutto una presenza costante di condivisione, accompagnamento e protezione, 365 giorni all’anno a supporto della Resistenza Popolare Nonviolenta dei Palestinesi delle colline a sud di Hebron, #InsiemeATuwani.

Continuate a sostenere la campagna #InsiemeATuwani.
Non manca molto, ancora uno sforzo e potremo continuare a garantire la presenza dei volontari sul campo!
Tutti #InsiemeATuwani

#PalestineSolidarityDay #PalestineDay #N29Palestine #IDSPP #PSD2015

 

VIDEO-UPDATE : Women from Massafer-Yatta call to support

novembre 25, 2015 at 6:34 am

UPDATE : The closure of Hebron and Yatta.

novembre 22, 2015 at 5:56 pm

(italian follows)

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On November 22, Operation Dove volunteers and a B’Tselem operator documented the closure of all the access roads to Al-Khalil (Hebron) except for the one of Beit Ummar.

Israeli army has also placed hundreds of physical obstacles in the form of concrete blocks, piles or dirt,  spike strips and trenches, which prevent access to and from Al Khalil (Hebron) where live around 200.000 Palestinians.

Movement restrictions were imposed again (link) as a collective punishment after four Israelis were killed in two separate attacks on both sides of the Green Line thursday afternoon.

This closure policy constitute the most severe restriction on movement of Palestinians living in this area. Despite freedom of movement is an inalienable human right, Israeli forces policy aims to deny it to Palestinians.

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UPDATE: La chiusura di Hebron e Yatta

Il 22 novembre volontari di Operazione Colomba e un operatore di B’Tselem hanno documentato la chiusura di tutte le strade di accesso ad Hebron tranne quella che passa da Beit Ummar.

L’esercito israeliano ha inoltre collocato centinaia di ostacoli fisici come blocchi di cemento, mucchi di materiale di scarto e strisce chiodate che impediscono l’accesso da e per Hebron.

Le restrizioni di movimento sono state imposte un’altra volta ( link ) come punizione collettiva, dopoché che quattro israeliani sono morti (due a Tel Aviv e due nei Territori palestinesi Occupati) giovedì pomeriggio.

Questa politica di chiusura costituisce la più severa restrizione di movimento per i palestinesi che vivono in quest’area. Nonostante la libertà di movimento sia un diritto umano inalienabile, le forze israeliane stanno puntando a negarlo ai palestinesi.

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Nel posto giusto al momento giusto

novembre 21, 2015 at 4:19 pm

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Nel posto giusto al momento giusto

la risultante dei pensieri che riempiono la mia mente

condividere un pezzo della mia vita con chi la sua ha invasa dalla violenza
con chi da quando è nato sa che un giorno alla violenza riuscirà a dire addio per sempre

stare in ascolto, non proporre soluzioni, non azzardare medicine

stare vicino a chi soffre, a chi l’esercito occupante vuole superarlo alla distanza

una distanza che non si conosce, da percorrere a piedi o a dorso d’asino, fatta di umiliazioni quotidiane e di resistenza nonviolenta

camminare di nuovo sulla propria terra, dove stanno gli ulivi, dove sta la storia

quel pezzo di terra che fino a pochi anni fa gli era stato sottratto, zona militare chiusa era stata dichiarata

tornare ad arare per non smettere di lottare, solcare i campi con l’aratro per lasciare il segno, raccogliere le olive per assaporare la vittoria

chi meglio di loro sa di cosa c’è bisogno, chi meglio di loro conosce la ricetta della libertà

li guardo lavorare e i miei occhi si perdono tra le colline, confini invisibili tratteggiano il panorama

confini che impongono limiti dove prima limiti non esistevano, che mangiano terra a chi di terra si deve sfamare

Inshallah è arrivata la pioggia che i confini vuole cancellare

la natura si cambia d’abito, quello verde, sono mesi che aspettava di indossarlo

un nuovo equilibrio si diffonde tutto intorno, la collina rubata non è più la sola a mostrare l’abito della speranza

i coloni non sono più i soli a calpestare l’erba davanti a casa, è arrivata la pioggia a restituire l’acqua rubata

il banchetto è servito, il gregge si sparpaglia ed il pastore sta in allerta

un fischio da lontano, ci guardiamo

colono o soldato, stare o scappare, a lui sta la scelta

apro la videocamera e gli sorrido, non c’è problema è il nostro mantra

comunque vada oggi si è camminato, la terra non si è sentita sola, la terra non è stata dimenticata

comunque vada io la mia scelta l’ho fatta, nel posto giusto al momento giusto.

 

Abu Tawil

Yatta totally isolated through 41 roadblocks

novembre 15, 2015 at 10:39 am

This morning Operation Dove volunteers drove around Yatta area registering a total of 41 roadblocks placed by Israeli army yesterday night.

Yatta is the only city in the area with hospital, university and relevant economic activities. Isolating this city means prevent all Palestinians living in the sourranding villages to reach their job, schools, health care facilities and their relatives.

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Yatta completamente isolata a causa di 41 blockroad

Questa mattina i volontari di Operazione Colomba hanno monitorato l’area intorno alla città di Yatta, documentando 41 roadblock posizionati durante la notte dall’esercito israeliano.

Yatta è la principale città della zona, l’unica con un ospedale, l’università ed attività economiche rilevanti. Isolare uan città così significa impedire ai Palestinesi che vivono nei villaggi circostanti di raggiungere il loro luogo di lavoro, le scuole, le strutture sanitarie e i propri famigliari.

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UPDATE : Walking in Hebron Old City

novembre 11, 2015 at 6:06 pm

(italian follows)

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On November 11, Operation Dove volunteers went to Hebron’s Old City in order to monitor the area and to bring solidarity and support to the people who suffer daily from the Israeli closure policy of the Old City and settlers violence.

Since October 1, 23 Palestinians were killed in Hebron, most of them without representing any kind of threat. In many cases, soldiers shot to unarmed people only because the soldiers thought they were suspects, without any proof and from far away.

Operation Dove volunteers documented the closures (especially Tel Rumeida and Al-Shuhada street) that prevent Palestinian’s freedom of movement. They also taped some young settlers during a training with guns on a roof in the middle of the Old City.

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UPDATE : Camminando per la città vecchia di Hebron

L’11 novembre i volontari di Operazione Colomba sono stati nella città vecchia di Hebron per monitorare l’area e per portare il proprio supporto e solidarietà alle persone che giornalmente soffrono a causa della politica israeliana di chiusura del centro città abbinata alla violenza dei coloni.

Dal primo di ottobre 23 palestinesi sono stati ammazzati a Hebron, molti dei quali non rappresentavano nessuna minaccia: i soldati israeliani hanno spesso sparato a persone disarmate, solamente perché sospette.

I volontari di Operazione Colomba ha documentato la chiusura che riguarda specialmente Tel Rumeida e Al-Shuhada Street e che impedisce la libertà di movimento per i Palestinesi. I volontari hanno inoltre registrato dei coloni mentre si addestravano su un tetto all’uso delle armi nel cuore della città vecchia.

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Israele : nell’agonia di un sogno razzista

ottobre 26, 2015 at 10:36 am

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di Susan Abulhawa*

22 ottobre 2015

Nel 1845 il Luogotenente Colonnello George Gowler ha presentato un rapporto dettagliando il potenziale per la colonizzazione ebraica della Palestina. Gli ostacoli che prevedeva avevano a che fare con le risorse e la fattibilità di convincere gli ebrei a immigrare in Palestina. Nessuna considerazione fu data alla popolazione palestinese nativa che viveva già lì da secoli.

Decenni dopo, nel decidere il destino della Palestina, il cosiddetto mandato britannico, Lord Balfour, dichiarò: “Non proponiamo neanche di adottare il sistema di informarsi sui desideri degli attuali abitanti del paese.” Però, davanti a una rivolta palestinese, i britannici si ritirarono, resisi conto dell’errore di avere ignorato la volontà e l’umanità della popolazione indigena. Poi, quando i sionisti fecero la prima conquista della Palestina, espellendo oltre l’80% della popolazione nativa, Ben Gurion (nato in Polonia con il nome David Grunn), predisse trionfalmente che la popolazione nativa sarebbe certamente sparita. “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno,” disse.

Anche lui si sbagliava, e molti decenni dopo, dato che questa fantasia sionista non si materializzò, Israele  ipotizzò che la forza bruta e la completa colonizzazione della terra alla fine avrebbe ottenutolo sradicamento della società indigena della Palestina. Il capo di stato maggiore dell’esercito Raphael Eitan si è espresso con estrema onestà quando ha detto: “Quando avremo organizzato tutta la terra con gli insediamenti, tutto quello che gli arabi (palestinesi) saranno in grado di fare al riguardo, sarà muoversi rapidamente intorno come  scarafaggi drogati in una bottiglia.”

Di nuovo, davanti allo stesso errore, Israele ha semplicemente aumentato la sua brutalità. “Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere, ogni giorno,” ha spiegato un professore israeliano e una preminente legislatrice israeliana ha lanciato questo invito di genocidio che includeva l’uccisione delle madri palestinesi e dei loro neonati che chiamava “piccoli serpenti”. E ora, come un petulante bambino viziato che non era riuscito a fare come voleva riguardo all’accordo con l’Iran, Netanyahu ha riunito i suoi gangster, facendoli camminare con passo pesante sul terreno sacro per buttare giù la casa, un capriccio epico per il presidente Obama, come a voler dire: guarda che cosa so ancora fare.

La nuova escalation di sradicare la Palestina ora è di arruolare  la popolazione civile per armarla e unirsi ai loro delinquenti militari contro la nostra popolazione non armata. Video e notizie di recenti esecuzioni fatte a casaccio, accoltellamenti, e  la brama di sangue abbondano su Internet.

E tuttavia noi restiamo.

La nostra società antica, sebbene frammentata e trattata in modo violento, resiste sprezzante, tenace, appassionata e salda. Sebbene traumatizzati e senza guida, restiamo ribelli, coraggiosi e risoluti. Non importa dove siamo, occupati, o trasferiti, e sparsi per il mondo –  Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme, i campi profughi del Libano o la Siria o l’Iraq, l’esilio in una diaspora che raggiunge ogni angolo del mondo – continuiamo ad agire insieme, legati da una ferita collettiva, una ferita che gli ebrei dovrebbero comprendere.

Come devono essere sorpresi! Come devono sentirsi totalmente demoralizzati per avere tale potenza militare ed essere, in qualche modo, deboli e piccoli davanti alle nostre pietre.

Come devi sentirti  senza fiato,  Israele. Come deve essere devastante fallire così miseramente in un compito, anno dopo anno, decennio dopo decennio. Avere ripetutamente intensificato tattiche di morte e di crudeltà, ma non essere riusciti a schiacciarci. Aver portato via bambini a migliaia, quando ancora si facevano la pipì addosso, e scoprire che altre migliaia avevano preso il loro posto il giorno dopo a lanciare sassi contro i vostri carri armati e le vostre armi. Imprigionarli così giovani quando piangono per la paura e grideranno cercando le madri, soltanto per crescere    sprezzanti e combattendovi ancora.

Demolire case e intere città, soltanto scoprire che le ricostruiamo e le moltiplichiamo più in fretta di voi. Vederci ballare, studiare, sposarci e avere figli durante il vostro assedio infinito, la vostra occupazione e le campagne di massacri. Vederci vivere dopo che avete fatto a brandelli i nostri cuori con il dolore e le perdite. Bombardare e distruggere le nostre scuole, impedire ai bambini e agli insegnanti di raggiungere le loro aule, e vedere tuttavia che il nostro tasso di alfabetizzazione uguaglia il vostro.

Come dovete essere spaventati perché ancora non vi temiamo;  nei recessi del nostro essere siamo persone orgogliose, e invece siete voi ad essere spaventati. Come  deve essere profondamente deludente distruggere i nostri villaggi, irrompere nel quartiere di Silwan, scavare sotto le moschee di Al Aqsa e di Al Shakhra [alla ricerca del  tempio di Salomone, n.d.t.], decennio dopo decennio, e venirne comunque fuori senza prove della polizia scientifica che appoggino i vostri resoconti, e contemporaneamente avere a che fare con la moltitudine dei palestinesi le cui rivendicazioni sono presenti, ovvie, scritte, note e indiscusse.

Come dovete sentirvi frustrati che quei palestinesi che avete espulso dalle nostre case, che pensavate avreste dimenticato, continuano a scrivere, creare, protestare e a smascherare all’estero, prendendo sempre più slancio per la campagna del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che sta riducendo il potere delle vostre bugie. Come è controproducente spendere milioni di dollari per tormentarci all’estero per farci stare zitti, soltanto per scoprire che le nostre voci diventano più forti.

Israele ha fatto e rifatto l’errore di ogni impresa coloniale realizzata prima di loro perché il colonialismo arriva sempre con un senso di supremazia che non considera umani i popoli nativi. Questo è il motivo per cui Israele ci ha sempre sottovalutato. Non capiscono, non apprezzano che noi possediamo la tendenza umana più impulsivo verso la libertà, che la nostra tendenza istintiva è orientata  fermamente verso la dignità.

Vedo il dilemma di Israele. Vedo la loro paura. Il dolore di un sogno razzista che è arrivato così vicino ma non del tutto. E posso capire il modo in cui adesso si agitano     – violento, brutto, follemente insicuro e incomprensibilmente crudele – è l’agonia del sionismo.

Traduzione a cura di : Maria Chiara Starace

*Susan Abulhawa è una scrittrice palestinese. Il suo romanzo più recente è:The Blue Between Sky and Water [L’azzurro tra cielo e mare], (Bloomsbury, 2015), i cui diritti d’autore sono stati finora venduti per tradurlo in 21 lingue. Questo articolo originariamente è stato pubblicato dal portale on line Middle East Eye

Right-wing activist attempted to stab Rabbis for Human Rigths head Arik Ascherman

ottobre 23, 2015 at 1:48 pm

by Jerusalem Post

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A right wing activist attempted to stab Rabbis for Human Rights head Arik Ascherman (photo) who was helping Palestinians harvest olives near the settlement of Itamar in the Samaria Region of the West Bank, according to a spokesman for the group..

“The activist ran toward him [Ascherman] in a threatening way with a drawn knife,” a spokesman for Rabbis for Human Rights said. He added that Ascherman was unharmed.

A spokesman for Judea and Samaria police said that Ascherman had gone to the olive grove along with other left wing activists to help the Palestinians.

He added that after the Palestinian farmers had finished their work a group of left wing activists remained. An altercation broke out between them and right wing activists, the police said.

The spokesman added that officers were searching for the man suspected to attempting to stab Ascherman.

 

Ha’aretz: Even Gandhi would understand the Palestinians’ violence

ottobre 11, 2015 at 2:06 pm

Gideon Levy Oct 09, 2015 5:23 AM // Ha’aretz

Through the haze of self-righteousness, media propaganda, incitement, distraction, brainwashing and victimhood of the past few days, the simple question returns in full force: Who’s right?

There are no justified arguments left in Israel’s arsenal, the kind a decent person could accept. Even Mahatma Gandhi would understand the reasons for this outburst of Palestinian violence. Even those who recoil from violence, who see it as immoral and useless, can’t help but understand how it breaks out periodically. The question is why it doesn’t break out more often.

From the question of who started it to the question of who’s to blame, the finger is rightfully pointed at Israel, at Israel alone. It’s not that the Palestinians are blameless, but the main blame lies on Israel’s shoulders. As long as Israel doesn’t shake off this blame, it has no basis for making even a scrap of a demand from the Palestinians. Everything else is false propaganda.