C/S: Coloni israeliani lavorano terre private palestinesi

gennaio 20, 2011 at 12:01 pm

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

Colline a sud di Hebron-19 Gennaio 2011

At-Tuwani – Nel pomeriggio di mercoledì 19 gennaio 2011 due giovani coloni israeliani residenti nell’ avamposto di Havat Ma’on hanno lavorato terre private palestinesi nella valle di Meshakha. Gli intenazionali hanno visto i coloni che aravano, dalla strada proprio sopra la collina di Meshakha all’incirca alle ore 15.00, mentre stavano tornando da un accompagnamento nel vicino villaggio di Tuba.

C/S: L’inefficenza della scorta dell’IDF mette in pericolo i bambini palestinesi di Tuba e Maghayir al Abeed

gennaio 19, 2011 at 7:47 pm

COMUNICATO STAMPA

L’inefficenza della scorta dell’IDF mette in pericolo i bambini palestinesi di Tuba e Maghayir al Abeed

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

Colline a sud di Hebron-19 Gennaio 2011

At-Tuwani – Nella giornata di Mercoledì 19 gennaio, i bambini palestinesi di Tuba e Maghayir al Abeed sono stati minacciati in due occasioni da coloni israeliani dell’avamposto israeliano di Havat Ma’on (Hill 833).

At-Tuwani: Passare attraverso i muri

gennaio 16, 2011 at 6:11 pm

At-Tuwani /14/01/2011

We shoot at them and they shoot at us.
We retaliate and they strike back.
This is an endless and vicious cycle.

Leggiamo questi versi nella pagina principale del sito di “The Other Voice”, un gruppo di cittadinanza attiva con base a Sderot che accorpa sia parte dei suoi cittadini che quelli delle aree circostanti. Questo gruppo non è affiliato con nessun partito politico nè associazione, e lavora per creare percorsi di pace e riconciliazione, tramite azioni creative ed educative.

Parte dei sui membri accompagnati da alcune famiglie israeliane, nella giornata di venerdì 14 Gennaio 2011 sono venuti in visita al villaggio di At-Tuwani.

Aggiornamento sul Comunicato Stampa “Coloni israeliani incendiano un’abitazione nel villaggio palestinese di Susiya”

gennaio 14, 2011 at 6:33 pm

In rifererimento al Comunicato Stampa “Coloni israeliani incendiano un’abitazione nel villaggio palestinese di Susiya”, vogliamo riportare una mail che abbiamo ricevuto da” The Villages Group” su degli aggiornamenti ai fatti in questione. Secondo quanto riportato nella mail, i pompieri provenienti dalla città palestinese di Yatta non hanno riscontrato prove di dolosità dell’incendio, e ritengono che si sia trattato solo di un incidente domestico.

Ricordiamo però che le violenze dei coloni dell’insediamento di Suseya nelle colline a sud di Hebron ai danni dei palestinesi delle aree circostanti sono un fatto riconosciuto e continuativo, come anche ben descritto nella mail che segue.

B’Tselem /By Hook and by Crook: How to build an illegal settlement

novembre 8, 2010 at 12:19 pm

NENA News / Israele: chi finanzia l’occupazione?

ottobre 31, 2010 at 12:18 pm

Pubblichiamo questo articolo del 30 Ottobre apparso su Nena News (www.nena-news.com), riguardante il controverso sistema di finanziamento dell’occupazione.

La nuova ricerca di Whoprofit.org: il coinvolgimento diretto delle banche israeliane nelle attività di colonizzazione della Cisgiordania e del Golan.
di Barbara Antonelli

Gerusalemme, 30 ottobre 2010, Nena News – Sono le banche israeliane a fornire il supporto finanziario a tutte le attività che perpetuano l’occupazione illegale dei territori palestinesi e del Golan. Senza tale supporto, l’espansione delle colonie non sarebbe possibile. Se è vero infatti che la colonizzazione israeliana ha dietro di sé motivazioni di ordine politico ed ideologico, è anche vero che tale sistema comporta implicazioni economiche estremamente importanti, in base a cui le banche e gli istituti finanziari israeliani risultano essere i primi attori a trarne benefici economici.

La distanza delle parole

ottobre 21, 2010 at 4:02 pm

Diceva che erano gli altri a volerla etichettare come filo israeliana, ma lei non si riconosceva affatto in quella veste.

Diceva che entrambe le parti avevano le loro ragioni, ma che nel profondo noi non possiamo capirle.

Diceva che lei non aveva gli strumenti per giudicare i torti e le ragioni degli uni e degli altri.

At-Tuwani Sketches

ottobre 14, 2010 at 10:39 am

Un nuovo video sulla resistenza nonviolenta di At-Tuwani e delle colline a sud di Hebron.
Prodotto da SMK Videofactory e disponibile su Youtube.

Gli accordi di pace non sono un contratto d’affari

settembre 25, 2010 at 7:25 pm

“E’ stata la prima permanenza a proteggere la patria dallo svenimento. Voi all’interno siete la forza materiale dell’identità nazionale e culturale. E l’interno ha un prestigio che supera l’incantesimo, perché e’ l’interno che ha dato alla causa palestinese la forza del miracolo”.
Maĥmud Darwish; Parigi 05/10/1987

Questa poesia parla d’amore! Parla dell’importanza della presenza del popolo sulla propria terra, dell’esaltazione della lotta continua portata avanti anche e sopratutto del rifiuto di abbandonare le proprie terre, della forza nel proseguire le attività più semplici, quotidiane.
L’ occupazione è lenta e logorante, si insinua in ogni aspetto della vita del popolo palestinese, ne regola i rapporti sociali personali, collettivi e ne gestisce le risorse.
Questi colloqui hanno chiarito una volta per tutte la distanza abissale che c’è tra Potere e Popolo, non solo tra forza occupante e paese occupato, ma anche e sopratutto le divisioni all’interno della stessa Palestina.

Muri Invisibili

settembre 24, 2010 at 2:39 pm

Uno dei tratti caratteristici che ci ha portato a essere qui con Operazione Colomba è la scelta di
condividere con la popolazione locale le problematiche del vivere quotidiano.
Scegliere la non violenza come strumento per affrontare i conflitti e schierarsi dalla parte delle vittime di ingiustizie per abbassarne l’impatto emotivo, fanno sì che la nostra presenza qui non sia solo una funzione deterrente di violenze in quanto internazionali.
Crediamo che sia impagabile ciò che ti insegna vedere coi propri occhi, sperimentare sulla propria pelle, mettersi in gioco schierandosi dalla parte delle vittime di ingiustizia, cercando di far loro capire che non sono soli e che hanno tanto da insegnare; perchè è proprio quando si smette di parlare di queste realtà che esse a poco a poco acquistano il diritto ad essere dimenticate, a non esistere. Ed è questa una delle battaglie che il villaggio e Operazione Colomba insieme intraprendono, chiedendo semplicemente a tutti coloro che ascoltano una testimonianza di non farla morire lì, ma di darle voce, perchè il passaparola in questo caso è una delle vie di comunicazione più potenti ed efficaci per abbattere l’ignoranza, dovuta alla frequente diffusione di informazioni distorte.
Si tratta di una presenza di volontari che vuole agire in punta di piedi, perchè consapevole che qui i primi ad imparare siamo noi, ma allo stesso tempo pronta ad attivarsi con ogni risorsa possibile.
Tutto quello che stiamo vivendo e le persone che incontriamo ci insegnano un vivere semplice ed essenziale in cui però non mancano mai rispetto, ospitalità ed accoglienza.
Avete presente il detto “la pazienza è la virtù dei forti”? Sembra essere nato proprio in queste terre.
A differenza della realtà frenetica che siamo abituati a vivere, dove l’obiettivo è avere tutto e subito, dove la calma tante volte è vista come pigrizia, da questo popolo si impara ad essere pazienti.
Non si tratta però di una pazienza passiva, ma di un continuo cammino personale che ogni abitante del villaggio si trova ad affrontare per poter resistere quotidianamente ad un’occupazione e ad un conflitto lento e logorante senza scoraggiarsi.
Il tutto è messo a dura prova da una realtà paradossale che percepiamo a partire dalle piccole cose. Basti pensare ai tempi di percorrenza da Gerusalemme a At-Tuwani che per un palestinese sono di 2h30, mentre per un internazionale o per un israeliano sono di 45 minuti; o al contrasto tra il bambino di un insediamento che dondola spensierato sull’altalena, quando al di là della recinzione bambini della stessa età si confrontano con militari e ordini di demolizione.
Questi sono solo alcuni degli esempi di muri invisibili che hanno il potere di dividere più di quanto possa fare quello reale, tangibile,perché rafforzano la normalizzazione di un’ingiustizia dove è consentito vedere solo ciò che si vuole all’interno di una realtà frammentaria.