On August 14th, the Popular Struggle Coordination Committee called for action in Susiya village, in the South Hebron Hills. More than 60 people gathered between palestinians from all over the West Bank and some internationals. The event was part of the support campaign for Susiya population, who is living under demolition threat.
In the afternoon the group inaugurated a memorial for Ali Dawabsha at the entrance of the village, the baby killed in a settlers’ attack in Duma in the end of july. During the event, Israeli soldiers from Suseya settlement fired some shots to the sky while people from the village were flying kites.
Evening and night kept going with a dinner, followed by dabka dances, songs, testimonies and prayers.
Camping in Susiya
Venerdì 14 agosto il Popular Struggle Coordination Committee ha organizzato un’azione nel villaggio palestinese di Susiya, nelle colline a Sud di Hebron, a cui hanno partecipato più di 60 persone, tra palestinesi provenienti da tutti i Territori Occupati e internazionali. L’evento è parte della campagna di supporto alla popolazione di Susiya, che continua a vivere sotto minaccia di demolizione.
Nel pomeriggio si è inaugurato all’entrata del villaggio un memoriale per Ali Dawabsha, il bambino ucciso in un attacco di coloni a Duma. Durante l’evento, mentre le persone del villaggio stavano facendo volare degli aquiloni, i soldati israeliani nella colonia di Susiya hanno sparato alcuni colpi di arma da fuoco verso il cielo.
La serata è continuata con la cena, le dabke (balli tradizionali palestinesi), canzoni, preghiere e testimonianze.
La comunità di At Tuwani, nel mese di giugno 2015, ha iniziato i lavori di costruzione di una nuova moschea. Gli abitanti del villaggio hanno infatti deciso che era giunto il momento di avere un vero e proprio luogo dove poter pregare, che non fosse più solamente una semplice stanza.
Durante questi mesi gli uomini del villaggio, dai più anziani ai più giovani, ogni giorno hanno dato il loro contributo affinchè tutto ciò potesse realizzarsi. Questo ha comportato che anche nei giorni di Ramadan, quando la vita è più lenta e faticosa, gli uomini, calata la sera, si ritrovassero per continuare la costruzione. Dopo molti sforzi il 12 di agosto si sono conclusi i lavori del primo piano, sotto lo sguardo soddisfatto e orgoglioso di tutta la comunità.
In un villaggio palestinese come questo, in Area C, dove il costruire è un atto di coraggio, la nuova moschea è resistenza. La resistenza di una comunità che unita continua a lottare.
On August 10, in the morning, two israeli settlers coming from Avigayil illegal outpost, accompanied with a dog, entered the Palestinian village of At Tuwani with the excuse of doing jogging. Palestinian inhabitants and International volunteers tried to prevent them on their way in, but the settlers claimed their right to do jogging and passed through the village. Since Israeli settlers living in the area of the South Hebron Hills represent a serious threat for the people and their assets, Palestinians got immediately scared and nervous.
Palestinian communities in the South Hebron Hills are under continuos threat of eviction by the Israeli Administration of the Occupied Palestinian Territories. In these days the policy of demolitions is targeting the Beduin village of Umm al Kheir, where Palestinians are frightened of remaining once again without a shelter as it happened last autumn. In the meanwhile the adjacent Israeli settlement of Karmel keeps expanding, reducing the living space of Palestininas who rebuilt new structures in the same place of the demolished ones. This is what gives the DCO the excuse for demolish them once again.
According to the Fourth Geneva Convention, the Hague Regulations, the International Court of Justice, and several United Nations resolutions, all Israeli settlements and outposts in the Occupied Palestinian Territories are illegal. Most settlement outposts, are considered illegal also under Israeli law.
Continue minacce da parte dei coloni e delle autorità israeliane alle comunità palestinesi nelle colline a Sud di Hebron
La mattina del 10 agosto, due coloni israeliani accompagnati da un cane, provenienti dall’avamposto illegale di Avigayil, sono entrati nel villaggio palestinese di At Tuwani con il pretesto di fare jogging. Gli abitanti palestinesi e i volontari internazionali hanno tentato di impedire loro l’ingresso ma i coloni hanno reclamato il loro diritto a fare jogging liberamente e hanno attraversato il villaggio. Poiché i coloni israeliani che vivono nell’area delle colline a sud di Hebron rappresentano una forte minaccia per le persone e i loro beni, i palestinesi si sono subito spaventati ed innervositi.
Nelle colline a sud di Hebron le comunità palestinesi vivono sotto continua minaccia di espulsione da parte dell’amministrazione civile dei Territori Palestinesi Occupati. Negli ultimi giorni la politica israeliana di demolizioni sta colpendo il villaggio beduino di Umm al Kheir, dove i palestinesi rischiano di trovarsi nuovamente senza un riparo, come è già successo lo scorso autunno. Nel frattempo l’adiacente colonia israeliana di Karmel continua ad espandersi, riducendo lo spazio vitale dei palestinesi che hanno ricostruito nuove strutture sulle macerie di quelle demolite. Questo dà alla DCO (Disctrict Coordination Office) il pretesto per demolirle di nuovo.
Secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.
Umm al Kheir : One of the plated structeres, used as homes, built after the demolitions of last autumn.
Ongoing expansion works in Karmel Israeli settlement.
One of the new houses under construction in Karmel Isareli settlement.
While the entire international attention is focused on Susiya, allowing its Palestinian inhabitants to resist the forced eviction, the Israeli policy of destruction of Palestinian villages is still going on, far from the gaze of the main medias.
On August 4, three villages in the South Hebron Hills area have been subjected to demolitions. In Umm ad Daraj two sheep shelters have been flattened, right before in Umm Dirit a 900 square meters wide fence has been destroyed with the flock inside while only women and children were present in the village. The fence was standing on Palestinian land, a few meters from the Israeli illegal outpost of Avigayil. Finally, in Jawwaya the Israeli water company Mekorot destroyed the pipes that supplied water to the village, essential for the men’s and animal’s survival.
According to the UN, in West Bank and East Jerusalem, in the last three months 92 structures have been demolished, among houses, agricultural equipment and wash items, affecting a total of 674 people, most of them children.
UPDATE: Nuove demolizioni nelle colline a Sud di Hebron
Mentre tutta l’attenzione internazionale è concentrata su Susiya, permettendo ai suoi abitanti di resistere all’evacuazione forzata, la politica israeliana di distruzione dei villaggi palestinesi non si ferma, lontano dallo sguardo dei media.
Il 4 agosto tre villaggi nelle colline a sud di Hebron sono stati soggetti a demolizioni. Ad Umm ad Daraj sono stati rasi al suolo due ricoveri per pecore, mentre nel villaggio di Umm Dirit è stata distrutta una recinzione ampia 900 metri quadri mentre vi erano delle pecore all’interno e nel villaggio erano presenti solo donne e bambini. La recinzione si trovava su terra di proprietà palestinese, a pochi metri dall’avamposto israeliano illegale di Avigayil. Infine, a Jawwaya la compagnia idrica israeliana Mekorot ha distrutto le tubature che fornivano acqua al villaggio, essenziale per la sopravvivenza di uomini e animali.
Secondo l’ONU, in Cisgiordania e a Gerusalemme est, negli ultimi tre mesi 92 strutture sono state demolite, tra abitazioni, attrezzi agricoli e vasche per raccolta d’acqua, colpendo un totale di 674 persone, molte delle quali bambini.
UPDATE: Hundreds in Susiya against the demolition of the village
(Italian follows)
On July 24 hundreds of Palestinian, Israeli and international activists gathered in Susiya village to support the struggle of the Palestinian inhabitants against the Israel’s decision to demolish their village.
More than 600 people walked through Susiya village, recounting the stories of the families that daily are facing the threat of eviction. Activists and Palestinians claimed that the nonviolent popular resistance, sustained by the international solidarity and the pressure made by BDS campaigns, is the most effective way to face the Israeli occupation.
Despite the international diplomatic attention, above all U.S. State Department and the European foreign ministers, the Israeli Civil Administration informed the residents of Susiya that it intends to demolish nearly half of the buildings in the village before the pronouncement of the High Court on August 3.
The struggle of the 450 inhabitants of Susiya is the struggle of many Palestinian villages in South Hebron Hills and in the whole Area C of the West Bank, that suffer housing demolitions and forced transfer of the residents.
UPDATE: In centinaia a Susiya contro la demolizione del villaggio
Il 24 luglio centinaia tra palestinesi, israeliani e attivisti internazionali si sono riuniti nel villaggio di Susiya in sostegno alla lotta dei suoi abitanti contro la decisione dello Stato israeliano di demolire il villaggio.
Più di 600 persone hanno camminato attraverso il villaggio di Susiya, narrando le storie delle famiglie che ogni giorno vivono nella minaccia di essere trasferiti altrove. Attivisti e Palestinesi hanno ribadito come la resistenza popolare non violenta, supportata dalla solidarietà internazionale e dalle pressioni fatte dalle campagne BDS, sia la strada più efficace per affrontare l’occupazione israeliana.
Nonostante l’attenzione della diplomazia internazionale, su tutti il Dipartimento di Stato USA e i ministri degli esteri dell’Unione Europea, l’ Amministrazione Civile Israeliana ha comunicato agli abitanti di Susiya, che intende comunque demolire circa la metà degli edifici del villaggio prima della pronuncia della Corte Suprema israeliana il prossimo 3 agosto.
La lotta dei 450 abitanti di Susya è la lotta di tanti villaggi palestinesi nelle colline a sud di Hebron e in tutta l’Area C della Cisgiordania che soffrono le demolizioni delle proprie case e trasferimento forzato delle comunità residenti.
Nel corso della sua visita in Israele, Matteo Renzi ha pronunciato un discorso alla Knesset in cui ha enfatizzato il legame e l’amicizia tra Italia e Israele e ha garantito che “l’Italia sarà sempre in prima linea contro ogni forma di boicottaggio sterile e stupido”. Renzi così dimostra di non conoscere affatto il movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), movimento lanciato nel luglio 2005 da una ampia coalizione della società civile palestinese, come risposta necessaria e morale per fermare le continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, laddove le istituzioni hanno fallito.
I ministri degli esteri dell’Unione europea hanno chiesto a Israele di interrompere il progetto di trasferimento forzato della popolazione e di demolizione delle case del villaggio palestinese di Susiya, in Cisgiordania. La nota firmata dai ministri europei segue la dichiarazione del portavoce del dipartimento di stato degli Stati Uniti, John Kirby, che ha definito “dannoso e provocatorio” il progetto israeliano.
I timori per la comunità di 350 abitanti sono aumentati in seguito alla visita di un funzionario israeliano, che ha annunciato la demolizione di 37 case prima dell’appello contro una sentenza della corte suprema, previsto per il 3 agosto. A maggio la corte ha cancellato l’ordine temporaneo che da anni impediva all’esercito di distruggere il villaggio.
Susiya si trova a sud di Hebron, nella cosiddetta Area C, completamente sotto il controllo israeliano, ed è circondato da due insediamenti israeliani e da un sito archeologico gestito dai coloni. Il caso è diventato famoso a livello internazionale, anche per il sostegno finanziario ricevuto da diversi paesi europei, e ha scatenato le proteste di attivisti stranieri e israeliani.
UPDATE: Popular resistance: after settler attack, Palestinian shepherds go back grazing in the same place
(Italian follow)
On July 19, two Palestinian shepherds from the Palestinian village of Qawawis were attacked by Israeli settlers from Mitzpe Yair Israeli outpost, in the South Hebron Hills.
The two shepherds were on their owned land in the valley between the Palestinian village of Qawawis and the Mitzpe Yair outpost, when two settlers got closer and repeatedly attacked them, throwing stones and beating them with sticks.
The two shepherds tried to call the Israeli Police, but it never arrived.
One of the shepherds was hospitalized because of the injuries.
Today, despite the harassment they suffered yesterday, the two Palestinian shepherds decided to graze their flocks on the same place of the attack.
UPDATE: Resistenza popolare: dopo aver subito un attacco dai coloni, pastore palestinese torna a pascolare nello stesso posto
Il 19 Luglio due pastori palestinesi provenienti dal villaggio palestinese di Qawawis, sono stati attaccati da coloni israeliani dell’avamposto di Mitzpe Yair, nelle collinea Sud di Hebron.
I due pastori si trovavano sulle loro terre, nelle valli tra il villaggio palestinese di Qawawis e l’avamposto di Mitzpe Yair, quando due coloni si sono avvicinati e li hanno ripetutamente attaccati, tirandogli pietre e colpendoli con dei bastoni.
I due pastori hanno cercato di chiamare la polizia, che non si è presentata.
Uno dei due pastori è stato portato all’ospedale a causa delle ferite riportate.
Oggi, nonostante l’aggressione subita ieri, i due pastori hanno deciso di portare al pascolo le loro greggi nello stesso posto dell’attacco.
The EU joins Washington in its call to spare Sussia while criticizing construction in the settlements and Israel’s role in the stalled peace process.
The 28 foreign ministers of the European Union’s foreign ministers have called on Israel to “to halt plans for forced transfer of population and demolition of Palestinian housing and infrastructure” in the village in the West Bank’s South Hebron Hills.
Resident of Sussia, near Hebron, were ordered by the Civil Administration to destroy 40 structures; State Dept. spokesman: Such actions will have impact beyond these individuals.
The United States has urged Israel against carrying out any demolitions in the Palestinian village of Sussia in the South Hebron Hills in the West Bank.
“Demolition of this Palestinian village or of parts of it, and evictions of Palestinians from their homes would be harmful and provocative,” State Department spokesman John Kirby told reporters at a press conference in Washington on Thursday. “Such actions have an impact beyond those individuals and families who are evicted.”
“We are concerned that the demolition of this village may worsen the atmosphere for a peaceful resolution and would set a damaging standard for displacement and land confiscation, particularly given settlement-related activity in the area,” Kirby said, adding that the U.S. urges “Israeli authorities to work with the residents of the village to finalize a plan for the village that addresses the residents’ humanitarian needs.”
These statements were echoed by the U.S. acting consul in Jerusalem, Dorothy Shea, who visited the village on Thursday. “We are closely following developments in the village, and we are urging that demolitions not proceed,” Shea said.
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