Nel posto giusto al momento giusto
Nel posto giusto al momento giusto
la risultante dei pensieri che riempiono la mia mente
condividere un pezzo della mia vita con chi la sua ha invasa dalla violenza
con chi da quando è nato sa che un giorno alla violenza riuscirà a dire addio per sempre
stare in ascolto, non proporre soluzioni, non azzardare medicine
stare vicino a chi soffre, a chi l’esercito occupante vuole superarlo alla distanza
una distanza che non si conosce, da percorrere a piedi o a dorso d’asino, fatta di umiliazioni quotidiane e di resistenza nonviolenta
camminare di nuovo sulla propria terra, dove stanno gli ulivi, dove sta la storia
quel pezzo di terra che fino a pochi anni fa gli era stato sottratto, zona militare chiusa era stata dichiarata
tornare ad arare per non smettere di lottare, solcare i campi con l’aratro per lasciare il segno, raccogliere le olive per assaporare la vittoria
chi meglio di loro sa di cosa c’è bisogno, chi meglio di loro conosce la ricetta della libertà
li guardo lavorare e i miei occhi si perdono tra le colline, confini invisibili tratteggiano il panorama
confini che impongono limiti dove prima limiti non esistevano, che mangiano terra a chi di terra si deve sfamare
Inshallah è arrivata la pioggia che i confini vuole cancellare
la natura si cambia d’abito, quello verde, sono mesi che aspettava di indossarlo
un nuovo equilibrio si diffonde tutto intorno, la collina rubata non è più la sola a mostrare l’abito della speranza
i coloni non sono più i soli a calpestare l’erba davanti a casa, è arrivata la pioggia a restituire l’acqua rubata
il banchetto è servito, il gregge si sparpaglia ed il pastore sta in allerta
un fischio da lontano, ci guardiamo
colono o soldato, stare o scappare, a lui sta la scelta
apro la videocamera e gli sorrido, non c’è problema è il nostro mantra
comunque vada oggi si è camminato, la terra non si è sentita sola, la terra non è stata dimenticata
comunque vada io la mia scelta l’ho fatta, nel posto giusto al momento giusto.
Abu Tawil
Harvesting in Nablus area
(italian follows)

On October 30, several Palestinians accompanied by some international volunteers harvested olives trees near the israeli illegal outpost of Bracha. Abu Suleyman, the head of the family, had to ask the Israeli District Coordination Committee (DCO) for permission to harvest his piece of land. As a result, Abu Suleyman got a 2 days permit to harvest his 100 owned olive (a family of 8 members can harvest an average of 5 trees per day). Despite the agreement, Israeli soldiers on site dictated a time limit to 2 pm but, at around 1 pm, they showed up again to order to Palestinians to finish their work quickly and to leave in 10 min.
Olive harvest is vital for the economic survival of countless Palestinian families and has become a political statement of resistance for Palestinians who don’t intend to leave their land.
Raccogliendo nella zona di Nablus
Il 30 ottobre diversi palestinesi e volontari internazionali hanno raccolto le olive nelle vicinanze dell’avamposto illegale di Bracha. Il proprietario, Abu Suleyman ha dovuto ottenere un permesso dall’amministrazione civile israeliana per raccogliere sul proprio campo. Come risultato ha ottenuto un permesso di due giorni per raccogliere dai suoi 100 alberi (in media un famiglia di 8 membri riesce a raccogliere da circa 5 piante al giorno). nonostante l’accordo concesso, i soldati sul posto hanno dato un limite orario massimo fino alle ore 14:00 , per poi ripresentarsi alle 13:00 ordinando ai palestinesi di finire in fretta e lasciare l’area in 10 minuti.
Il raccolto delle olive è vitale per il sostentamento economico di numerose famiglie palestinesi. E’ inoltre una rivendicazione politica di resistenza all’occupazione, perché dimostra la volontà dei palestinesi di rimanere sulle proprie terre.
Olive harvesting still going on in South Hebron Hills
Today Operation Dove volunteers are accompaning Palestinians farmers in their land, just few meters from Avigail Israeli outpost.
Continua la raccolta delle olive nelle South Hebron Hills.
I volontari di #OperazioneColomba oggi accompagnano i raccoglitori palestinesi nei loro campi, a pochi metri dall’avamposto israeliano di Avigail.
Operation Dove volunteers in Nablus area
Some Operation Dove volunteers are currently in Nablus area to accompany Palestinians during the olive harvest. Abu Suleyaman family lives in Kafr Qalil, a small village 3 km south of Nablus city, close Bracha illegal outpost. His family, like many other farmers in Kafr Qalil, has to deal regulary with settlers attacks and harassments. Every year some of the olive trees close to the settlement are systematically damaged and burned by settlers.
Volontari di Operazione Colomba nell’area di Nablus per la raccolta delle olive
Alcuni volontari di Operazione Colomba in questi giorni sono in un’area vicino a Nablus per accompagnare i palestinesi durante la raccolta delle olive. La famiglia di Abu Suleiman vive a Kafr Kalil, un piccolo paese a 3 km a sud della città di Nablus, vicino all’avamposto illegale di Bracha. La sua famiglia, come molti altri agricoltori di Kafr Kalil, ha a che fare regolarmente con attacchi e maltrattamenti dei coloni. Ogni anno alcuni degli ulivi vicino all’avamposto israeliano sono sistematicamente danneggiati e bruciati dai coloni.
Israele : nell’agonia di un sogno razzista
di Susan Abulhawa*
22 ottobre 2015
Nel 1845 il Luogotenente Colonnello George Gowler ha presentato un rapporto dettagliando il potenziale per la colonizzazione ebraica della Palestina. Gli ostacoli che prevedeva avevano a che fare con le risorse e la fattibilità di convincere gli ebrei a immigrare in Palestina. Nessuna considerazione fu data alla popolazione palestinese nativa che viveva già lì da secoli.
Decenni dopo, nel decidere il destino della Palestina, il cosiddetto mandato britannico, Lord Balfour, dichiarò: “Non proponiamo neanche di adottare il sistema di informarsi sui desideri degli attuali abitanti del paese.” Però, davanti a una rivolta palestinese, i britannici si ritirarono, resisi conto dell’errore di avere ignorato la volontà e l’umanità della popolazione indigena. Poi, quando i sionisti fecero la prima conquista della Palestina, espellendo oltre l’80% della popolazione nativa, Ben Gurion (nato in Polonia con il nome David Grunn), predisse trionfalmente che la popolazione nativa sarebbe certamente sparita. “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno,” disse.
Anche lui si sbagliava, e molti decenni dopo, dato che questa fantasia sionista non si materializzò, Israele ipotizzò che la forza bruta e la completa colonizzazione della terra alla fine avrebbe ottenutolo sradicamento della società indigena della Palestina. Il capo di stato maggiore dell’esercito Raphael Eitan si è espresso con estrema onestà quando ha detto: “Quando avremo organizzato tutta la terra con gli insediamenti, tutto quello che gli arabi (palestinesi) saranno in grado di fare al riguardo, sarà muoversi rapidamente intorno come scarafaggi drogati in una bottiglia.”
Di nuovo, davanti allo stesso errore, Israele ha semplicemente aumentato la sua brutalità. “Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere, ogni giorno,” ha spiegato un professore israeliano e una preminente legislatrice israeliana ha lanciato questo invito di genocidio che includeva l’uccisione delle madri palestinesi e dei loro neonati che chiamava “piccoli serpenti”. E ora, come un petulante bambino viziato che non era riuscito a fare come voleva riguardo all’accordo con l’Iran, Netanyahu ha riunito i suoi gangster, facendoli camminare con passo pesante sul terreno sacro per buttare giù la casa, un capriccio epico per il presidente Obama, come a voler dire: guarda che cosa so ancora fare.
La nuova escalation di sradicare la Palestina ora è di arruolare la popolazione civile per armarla e unirsi ai loro delinquenti militari contro la nostra popolazione non armata. Video e notizie di recenti esecuzioni fatte a casaccio, accoltellamenti, e la brama di sangue abbondano su Internet.
E tuttavia noi restiamo.
La nostra società antica, sebbene frammentata e trattata in modo violento, resiste sprezzante, tenace, appassionata e salda. Sebbene traumatizzati e senza guida, restiamo ribelli, coraggiosi e risoluti. Non importa dove siamo, occupati, o trasferiti, e sparsi per il mondo – Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme, i campi profughi del Libano o la Siria o l’Iraq, l’esilio in una diaspora che raggiunge ogni angolo del mondo – continuiamo ad agire insieme, legati da una ferita collettiva, una ferita che gli ebrei dovrebbero comprendere.
Come devono essere sorpresi! Come devono sentirsi totalmente demoralizzati per avere tale potenza militare ed essere, in qualche modo, deboli e piccoli davanti alle nostre pietre.
Come devi sentirti senza fiato, Israele. Come deve essere devastante fallire così miseramente in un compito, anno dopo anno, decennio dopo decennio. Avere ripetutamente intensificato tattiche di morte e di crudeltà, ma non essere riusciti a schiacciarci. Aver portato via bambini a migliaia, quando ancora si facevano la pipì addosso, e scoprire che altre migliaia avevano preso il loro posto il giorno dopo a lanciare sassi contro i vostri carri armati e le vostre armi. Imprigionarli così giovani quando piangono per la paura e grideranno cercando le madri, soltanto per crescere sprezzanti e combattendovi ancora.
Demolire case e intere città, soltanto scoprire che le ricostruiamo e le moltiplichiamo più in fretta di voi. Vederci ballare, studiare, sposarci e avere figli durante il vostro assedio infinito, la vostra occupazione e le campagne di massacri. Vederci vivere dopo che avete fatto a brandelli i nostri cuori con il dolore e le perdite. Bombardare e distruggere le nostre scuole, impedire ai bambini e agli insegnanti di raggiungere le loro aule, e vedere tuttavia che il nostro tasso di alfabetizzazione uguaglia il vostro.
Come dovete essere spaventati perché ancora non vi temiamo; nei recessi del nostro essere siamo persone orgogliose, e invece siete voi ad essere spaventati. Come deve essere profondamente deludente distruggere i nostri villaggi, irrompere nel quartiere di Silwan, scavare sotto le moschee di Al Aqsa e di Al Shakhra [alla ricerca del tempio di Salomone, n.d.t.], decennio dopo decennio, e venirne comunque fuori senza prove della polizia scientifica che appoggino i vostri resoconti, e contemporaneamente avere a che fare con la moltitudine dei palestinesi le cui rivendicazioni sono presenti, ovvie, scritte, note e indiscusse.
Come dovete sentirvi frustrati che quei palestinesi che avete espulso dalle nostre case, che pensavate avreste dimenticato, continuano a scrivere, creare, protestare e a smascherare all’estero, prendendo sempre più slancio per la campagna del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che sta riducendo il potere delle vostre bugie. Come è controproducente spendere milioni di dollari per tormentarci all’estero per farci stare zitti, soltanto per scoprire che le nostre voci diventano più forti.
Israele ha fatto e rifatto l’errore di ogni impresa coloniale realizzata prima di loro perché il colonialismo arriva sempre con un senso di supremazia che non considera umani i popoli nativi. Questo è il motivo per cui Israele ci ha sempre sottovalutato. Non capiscono, non apprezzano che noi possediamo la tendenza umana più impulsivo verso la libertà, che la nostra tendenza istintiva è orientata fermamente verso la dignità.
Vedo il dilemma di Israele. Vedo la loro paura. Il dolore di un sogno razzista che è arrivato così vicino ma non del tutto. E posso capire il modo in cui adesso si agitano – violento, brutto, follemente insicuro e incomprensibilmente crudele – è l’agonia del sionismo.
Traduzione a cura di : Maria Chiara Starace
*Susan Abulhawa è una scrittrice palestinese. Il suo romanzo più recente è:The Blue Between Sky and Water [L’azzurro tra cielo e mare], (Bloomsbury, 2015), i cui diritti d’autore sono stati finora venduti per tradurlo in 21 lingue. Questo articolo originariamente è stato pubblicato dal portale on line Middle East Eye
Settlers from Havat Ma’on illegal outpost attempted to attack Palestinans and Internationals
(italian follows)
On October 24, Israeli settlers ambushed 2 Operation Dove volunteers who were accompanying a 20 years old Palestinian girl and her little brother. At around 12 pm, 3 masked adult settlers came out from Havat Ma’on outpost armed with sticks and they started yelling while running towards them in order to beat the girl and the children. Despite the attack, Palestinians reached Tuba village4safely escaping through a longer path.
UPDATE : Coloni dell’avamposto illegale di Havat Ma’on tentano di attaccare palestinesi e internazionali
Il giorno 24 ottobre, mentre due volontari di Operazione Colomba stavano accompagnando una ragazza palestinese (20 anni) con il suo piccolo fratellino, sono stati attaccati nella valle di Shab el Shamsti da dei coloni israeliani. Attorno alle 12.00 infatti 3 coloni adulti sono usciti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on mascherati e armati di bastoni, correndo verso i palestinesi e gli internazionali con l’intento di attaccarli. Nonostante l’attacco la ragazza con suo fratello sono riusciti a mettersi al sicuro e raggiungere il villaggio di Tuba, scappando per una strada molto più lunga.
Right-wing activist attempted to stab Rabbis for Human Rigths head Arik Ascherman
by Jerusalem Post
A right wing activist attempted to stab Rabbis for Human Rights head Arik Ascherman (photo) who was helping Palestinians harvest olives near the settlement of Itamar in the Samaria Region of the West Bank, according to a spokesman for the group..
“The activist ran toward him [Ascherman] in a threatening way with a drawn knife,” a spokesman for Rabbis for Human Rights said. He added that Ascherman was unharmed.
A spokesman for Judea and Samaria police said that Ascherman had gone to the olive grove along with other left wing activists to help the Palestinians.
He added that after the Palestinian farmers had finished their work a group of left wing activists remained. An altercation broke out between them and right wing activists, the police said.
The spokesman added that officers were searching for the man suspected to attempting to stab Ascherman.

















