Campagna BDS: Una nuova ferrovia israeliana passa attraversa zone palestinesi nei territori occupati

novembre 1, 2010 at 3:35 pm
Un nuovo rapporto pubblicato da “Chi trae beneficio dall’Occupazione”, un progetto di ricerca della Coalizione di Donne per la Pace (Israele) dice: Si sta costruendo una nuova ferrovia tra Gerusalemme e Tel Aviv che attraversa, contro la legge, il territori occupati Palestinesi in due aree, con costo enorme per le comunità palestinesi. Compagnie europee sono coinvolte nel progetto di costruzione della nuova linea ferroviaria, e tra queste l’italiana Pizzarotti.


Per leggere il rapporto completo (in inglese) seguite il link:
http://www.whoprofits.org/articlefiles/WP-A1-Train.pdf

Sommario:

Un nuovo treno di alte velocità tra Gerusalemme e Tel Aviv, i due principali centri metropolitani, con due o tre treni ogni ora per un percorso della durata di 28 minuti. La nuova ferrovia, qualche volta chiamata treno A1, è una dei più grandi progetti di infrastruttura che il governo israeliano abbia realizzato negli ultimi anni.

NENA News / Israele: chi finanzia l’occupazione?

ottobre 31, 2010 at 12:18 pm

Pubblichiamo questo articolo del 30 Ottobre apparso su Nena News (www.nena-news.com), riguardante il controverso sistema di finanziamento dell’occupazione.

La nuova ricerca di Whoprofit.org: il coinvolgimento diretto delle banche israeliane nelle attività di colonizzazione della Cisgiordania e del Golan.
di Barbara Antonelli

Gerusalemme, 30 ottobre 2010, Nena News – Sono le banche israeliane a fornire il supporto finanziario a tutte le attività che perpetuano l’occupazione illegale dei territori palestinesi e del Golan. Senza tale supporto, l’espansione delle colonie non sarebbe possibile. Se è vero infatti che la colonizzazione israeliana ha dietro di sé motivazioni di ordine politico ed ideologico, è anche vero che tale sistema comporta implicazioni economiche estremamente importanti, in base a cui le banche e gli istituti finanziari israeliani risultano essere i primi attori a trarne benefici economici.

Un pesce fuor d’acqua. Roberto Saviano su Israele

ottobre 21, 2010 at 9:46 am

Quello che segue è il contributo di Roberto Saviano alla maratora oratoria “Per la verità, per Israele”.

Una maratona per Israele?

ottobre 7, 2010 at 7:23 am

Pubblichiamo il comunicato del team “Tutti a raccolta” di Pax Christi, unendoci allo sdegno che ci provoca il dover assistere a manifestazioni come la “Maratona oratoria per Israele”, prevista per il 7 ottobre a Roma, di cui riportiamo parte dell’appello degli organizzatori:

La delegittimazione di Israele avviene a tutte le latitudini e senza freno: Israele, il Paese più apertamente minacciato del mondo, può essere sicuro di venire condannato dalle istituzioni e dalla stampa internazionale qualsiasi cosa faccia, sia che cerchi di difendersi da attacchi terroristici, che si impegni a cercare di fermare il rifornimento di armi per Gaza, sia che semplicemente svolga le normali attività di qualsiasi Paese democratico.

Le sue acquisizioni scientifiche, sportive, culturali, sociali, economiche, vengono sistematicamente boicottate e vilipese anche con la violenza. Il doppio standard è lo standard consueto per Israele: l’ONU, dedicandogli l’80% delle sue risoluzioni, lo condanna ad ogni passo, mentre i Paesi che violano i diritti umani, che compiono stermini e pulizie etniche, non vengono mai sanzionati.

Se salisse sul palco Daoud…
Per la verità, per Israele: verità su Israele

Team di ‘Tutti a raccolta’, Pax Christi Italia, Campagna Ponti e non muri

Betlemme, 6 ottobre 2010

Il palco da dove Papa Benedetto tuonò pochi mesi fa contro il muro dell’apartheid che fa di Betlemme una prigione, si trova proprio a due passi dalle gabbie in cui stanotte all’alba siamo stati attoniti spettatori della quotidiana umiliazione di migliaia di palestinesi che ammassati dietro le sbarre tentano di passare il check-point per andare a lavorare a Gerusalemme.

Dalla stampa apprendiamo con stupore e indignazione che molte personalità internazionali, parlamentari e artisti saliranno domani su un palco a Roma dando la loro adesione e la loro voce alla manifestazione internazionale “Per la verità, per Israele”. Se ci sta veramente a cuore Israele, se vogliamo essere veri amici di Israele come del popolo palestinese, non possiamo fingere di non vedere il sistema di apartheid che da decenni umilia e distrugge i palestinesi e di conseguenza dobbiamo aiutare Israele a riconoscere le sue responsabilità.

Fa davvero un effetto strano immaginare questa maratona di parole mentre, viaggiando da una parte all’altra della Palestina, siamo testimoni della concreta oppressione che quotidianamente milioni di uomini e donne sono costretti a sopportare e che ha un solo nome da amplificare e non nascondere: l’occupazione militare israeliana.

Non riusciamo ad immaginare come tanti discorsi che verranno pronunciati nel nome della pace e della giustizia, non cadano ancora una volta nell’ipocrisia di chi finge di non sapere che l’ostacolo più grande alla pace sono proprio quelle centinaia di cantieri edili che continuano a rubare illegalmente la terra ai villaggi palestinesi. Ci chiediamo anche a quale sicurezza, libertà e verità stiano pensando coloro che si alterneranno nella maratona pro-Israele passandosi la fiaccola della sua difesa.

Tutti noi chiediamo la sicurezza per Israele come per i suoi vicini palestinesi, ed è esattamente “per la verità, per Israele” che va riconosciuta e affermata la realtà dei fatti, come unica via per una pace giusta. Quei drammatici “fatti” che in questi giorni ritroviamo nella totale umiliazione subita dai palestinesi e nella costante violazione dei diritti umani e delle leggi internazionali da parte dello stato d’Israele.

Gli accordi di pace non sono un contratto d’affari

settembre 25, 2010 at 7:25 pm

“E’ stata la prima permanenza a proteggere la patria dallo svenimento. Voi all’interno siete la forza materiale dell’identità nazionale e culturale. E l’interno ha un prestigio che supera l’incantesimo, perché e’ l’interno che ha dato alla causa palestinese la forza del miracolo”.
Maĥmud Darwish; Parigi 05/10/1987

Questa poesia parla d’amore! Parla dell’importanza della presenza del popolo sulla propria terra, dell’esaltazione della lotta continua portata avanti anche e sopratutto del rifiuto di abbandonare le proprie terre, della forza nel proseguire le attività più semplici, quotidiane.
L’ occupazione è lenta e logorante, si insinua in ogni aspetto della vita del popolo palestinese, ne regola i rapporti sociali personali, collettivi e ne gestisce le risorse.
Questi colloqui hanno chiarito una volta per tutte la distanza abissale che c’è tra Potere e Popolo, non solo tra forza occupante e paese occupato, ma anche e sopratutto le divisioni all’interno della stessa Palestina.

Haaretz: Civil Administration told to crack down on illegal Arab structures

luglio 19, 2010 at 1:45 am

Defense Ministry order gives priorities to building that pose a ‘security threat’, applying most to structures close to roads in Jordan valley and Mount Hebron.
By Chaim Levinson – Haaretz – 19.07.10

The Civil Administration has received government orders to increase enforcement against illegal Palestinian construction in Area C of the West Bank, according to a deposition by an administration official to the High Court.
The deposition, by the administration’s infrastructure authority, Colonel Zvika Cohen, came in response to a petition by Regavim.
The group is seeking the destruction of illegal Palestinian construction at six West Bank sites, citing a security threat.
In High Court deliberations a month ago, state representative Nahi Ben-Or said there had been no enforcement against the illegal construction.
At the end of deliberations, the justices ordered the state to provide additional information, and called its response inadequate.

Leggi l’articolo su Haaretz

NYTimes: The Two Sides of a Barbed-Wire Fence

luglio 6, 2010 at 6:45 am

By NICHOLAS D. KRISTOF

Published: June 30, 2010

The Israeli occupation of the West Bank is widely acknowledged to be unsustainable and costly to the country’s image. But one more blunt truth must be acknowledged: the occupation is morally repugnant.

On one side of a barbed-wire fence here in the southern Hebron hills is the Bedouin village of Umm al-Kheir, where Palestinians live in ramshackle tents and huts. They aren’t allowed to connect to the electrical grid, and Israel won’t permit them to build homes, barns for their animals or even toilets. When the villagers build permanent structures, the Israeli authorities come and demolish them, according to villagers and Israeli human rights organizations.

On the other side of the barbed wire is the Jewish settlement of Karmel, a lovely green oasis that looks like an American suburb. It has lush gardens, kids riding bikes and air-conditioned homes. It also has a gleaming, electrified poultry barn that it runs as a business.

Passerà anche questa.

giugno 22, 2010 at 8:01 am

Israele, Gaza, la Freedom Flottilla

E’ stato un altro mese di occupazione. Di morti, di arresti, di check-point.
Ma è stato anche il mese dell’assurdo bagno di sangue compiuto dall’esercito israeliano in acque internazionali contro il convoglio di navi della Freedom Flotilla, che si è concluso con l’uccisione di nove attivisti turchi salpati da Cipro con l’idea di rompere l’embargo che costringe un milione e mezzo di palestinesi alla fame. Nella notte del 30 maggio, un commando israeliano ha tentato di fermare la nave Mavi Marmara con un’azione a metà tra un film di Chuck Norris e una storia di antichi pirati. E’ si è trattato proprio di un atto di pirateria dato che la nave è stata attaccata fuori dalle acque territoriali di Gaza (che seppure palestinesi, secondo gli accordi di Oslo restano sotto la “giurisdizione” della forza occupante israeliana). Da quel momento in poi, sono iniziati cori e balletti mediatici, nel tentativo di provare a dare una spiegazione plausibile ad un’altra strage compiuta da Israele, questa volta di moderata entità e non ai danni dei palestinesi, sotto occupazione da più di 60 anni, ma nei confronti di quelli che sono stati definiti “pacifisti col coltello”, che lanciavano “letali” secchi d’acqua e sedie di plastica contro il commando israeliano che tentava di attaccare la nave per “neutralizzarla”.

PBS: Israel’s Enemy Within

giugno 21, 2010 at 7:53 am

“WHAT WE SHOULD BE DOING IS ALL WRITTEN IN THE BIBLE … EXPEL THE ARABS. KICK THEM OUT!”
Yehoshafat Tor, a settler, Mt. Hebron

VIEW HERE: Eye-opening video from our investigation into Israel’s small but dangerous extremist settlers movement. Their long-term agenda is a war against the secular Israeli state itself.

Their vision: Restore the Kingdom of Israel, rebuild the temple in Jerusalem. And more Jewish settlements in the West Bank — plus the expulsion of all Arabs from Jewish land — are at the heart of their strategy.

Haaretz: Comprate i prodotti palestinesi (Buy Palestinian products)

maggio 11, 2010 at 8:26 pm

Comprate i prodotti palestinesi
Akiva Eldar – Haaretz, 10.05.10

Supponete che un gruppo palestinese riesca a far nascere nella Valle del Giordano un nuovo insediamento nelle terre abbandonate dai rifugiati della guerra del 1967. Cosa avrebbe da dire il vostro comune patriottismo israeliano di un appaltatore israeliano che accetti di costruirlo o di lavoratori israeliani che si arrampichino sulle impalcature palestinesi? Quali grida sentiremmo dalla destra israeliana contro questi traditori! Nessun timore, le nostre forze non permetteranno mai ai non circoncisi di piantare neanche un piolo nei territori occupati sotto completo controllo israeliano (circa il 60% della Cisgiordania). L’immagine di ebrei che costruiscono case per i palestinesi e’ stata creata solo per il bene della discussione – in particolare per parlare delle proteste in Israele contro il divieto imposto dall’Autorita’ Palestinese (AP) contro gli arabi che lavorano negli insediamenti.