Nena News / Israele: 40 attori dicono no ai coloni
Fonte: NENA News
Ma governo e stampa si scatenano contro gli artisti che rifiutano di esibirsi nell’insediamento ebraico di Ariel, nella Cisgiordania palestinese.
Gerusalemme, 29 agosto 2010, Nena News – La ricomparsa dei quotidiani israeliani oggi in edicola, dopo la pausa dello shabat ebraico, ha prodotto una valanga di accuse contro gli attori, attrici, autori e registi (una quarantina), che rifiutano di esibirsi nel «Palazzo della Cultura» di Ariel, la seconda per grandezza delle colonie ebraiche costruite da Israele nella Cisgiordania palestinese sotto occupazione militare. Tutti, ad eccezione del liberal Haaretz, lanciano accuse durissime contro gli artisti, da quella più soft di «insensibilità» a quella pesantissima di «tradimento». Secondo la maggioranza degli editorialisti «gli ebrei non possono boicottare altri ebrei» anche se sono coloni che occupano le terre palestinesi, proprio come afferma la campagna avviata nei mesi scorsi dalla destra contro gli ebrei che sostengono il boicottaggio locale e internazionale degli insediamenti colonici e dello Stato di Israele, sino a quando non avrà fine l’occupazione militare dei territori palestinesi.
“100% lavoro ebraico”
Una casa all’interno dell’avamposto illegale di Havat Ma’on, pescata in giro sul web. La didascalia riporta: “Casa di Y.T.. 100% lavoro ebraico”.
C/S: Danneggiata recinzione di proprietà palestinese nel villaggio di At-Tuwani
5 Agosto 2010 – At-Tuwani – Colline a sud di Hebron
Nella mattina di mercoledì 4 agosto, i palestinesi di At-Tuwani hanno trovato distrutta la recinzione eretta tra il villaggio e il bosco che delimita l’avamposto di Havat Ma’on. La rete metallica, la cui costruzione è stata finanziata da ECHO (European Commission for Humanitarian Aid), UAWC (Union of Agricoltural Work Committee) e Save the Children UK, era stata innalzata nel mese di marzo 2010 con l’obiettivo di proteggere il raccolto delimitando i campi coltivati di proprietà palestinese, anche in risposta alla progressiva e rapida espansione del vicino insediamento di Ma’on e dell’avamposto di Havat Ma’on e, di conseguenza, con l’effetto di proteggere il villaggio da incursioni da parte dei coloni israeliani (come già successo lo scorso 26 gennaio, vedi comunicato: snipurl.com/w54to, e il 12 giugno 2010, vedi comunicato: snipurl.com/xluvk)
Questa mattina, diciasette pali che sorreggono la recinzione sono stati trovati divelti lungo tutto il percorso che costeggia le terre palestinesi occupate dall’avamposto di Havat Ma’on, per un totale di circa 100 metri di recinzione abbattuta e tagliata a pezzi. I proprietari del terreno sospettano che gli autori di questo gesto siano proprio i coloni israeliani dell’avamposto. Da quando è stata eretta la recinzione è già stata danneggiata un’altra volta, lo scorso 11 maggio (vedi comunicato: snipurl.com/xjcgy). In quell’occasione, il proprietario della terra ha sporto denuncia presso la polizia israeliana senza però aver mai ricevuto alcun riscontro rispetto agli sviluppi delle indagini.
Questo attacco alla proprietà è solo l’ultimo di una lunga serie di continue provocazioni da parte di esercito e coloni israeliani a danno delle comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron che, in risposta, hanno intrapreso una strategia di resistenza nonviolenta.
Operazione Colomba e Christian Peacemaker Teams mantengono una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.
Foto dell’incidente: snipurl.com/106pjr
[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]
C/S: Coloni israeliani danneggiano orto, sistema d’irrigazione e recinto nel villaggio di Um Al Kher
[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]
30 Luglio 2010 / At-Tuwani – Colline a sud di Hebron
Coloni Israeliani danneggiano un campo di proprietà palestinese a Um Al Kher, un villaggio beduino situato presso l’insediamento di Karmel, nelle colline a sud di Hebron.
Durante la notte tra il 28 e il 29 luglio 2010, un agricoltore palestinese si è svegliato a causa dei rumori provenienti dall’orto di sua proprietà, situato nella valle sotto casa. Nonostante il terreno fosse recintato, l’agricoltore ha pensato che degli animali si fossero introdotti nell’appezzamento. Una volta raggiunto il recinto, il proprietario ha scorto alcuni coloni che camminavano nel campo, ma non si è avvicinato ulteriormente temendo che questi fossero armati.
Solo la mattina successiva, il 29 luglio, dopo un’ispezione, l’agricoltore ha notato che gli ortaggi erano stati danneggiati e sradicati, i tubi usati per l’irrigazione divelti e tagliati e un lato del recinto completamente distrutto.
L’appezzamento danneggiato, che misura circa 1 dunum (0,5 acri) fornisce ortaggi che rappresentano la principale fonte economica e di sostentamento per tutta la comunità beduina di Um Al Kher composta da circa 85 persone di cui 30 bambini.
Quando i volontari di Operazione Colomba sono arrivati sul posto, verso le 14:30, il proprietario del terreno non era presente perché si era appena recato alla stazione di polizia di Kiryat Arba per sporgere denuncia, anche se la moglie ha dichiarato che tutta la famiglia a riguardo è molto scettica perché negli anni hanno presentato diverse denunce senza mai ricevere giustizia.
Un beduino del villaggio vicino di casa ha dichiarato “ E’ il quarto attacco nei confronti di questo campo negli ultimi 2 anni. Abbiamo costruito il recinto meno di un anno fa proprio per preservare gli ortaggi dai danneggiamenti da parte dei coloni, come già successo molte volte in passato”
Questo attacco alla proprietà, che colpisce direttamente i mezzi di sostentamento dell’intera comunità beduina, è solo l’ultimo di una lunga serie di continue provocazioni da parte dell’esercito e dei coloni israeliani a danno delle comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron che, in risposta, hanno intrapreso una strategia di resistenza nonviolenta.
Solamente nell’ultimo mese i beduini del villaggio sono rimasti senz’acqua per sei giorni consecutivi perché i coloni, gli unici ad avere accesso all’impianto di distribuzione dell’acqua, hanno chiuso il rubinetto che fornisce acqua a Um Al Kher.
Operazione Colomba e Christian Peacemaker Teams mantengono una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.
Foto dell’incidente: http://snipurl.com/zze8h
Video: coloni israeliani mascherati attaccano At-Tuwani
12 giugno 2010
C/S: Coloni israeliani armati rubano pecora a un pastore palestinese
[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]
22 Luglio 2010 / At-Tuwani – South Hebron Hills
Nella mattinata di ieri, mercoledì 21 luglio, tre coloni, di cui uno armato, hanno rubato una pecora a un giovane pastore palestinese proveniente dal villaggio di Tuba, mentre si accingeva ad abbeverare il gregge a un pozzo nella valle di Umm Zeitouna, che si trova tra gli insediamenti israeliani di Ma’on e di Karmel.
Il giovane palestinese ha riportato che, verso le 08.00, due auto di coloni israeliani hanno accostato ai bordi della strada. Da uno dei due veicoli è sceso un colono che raggiunto il gregge, dopo aver afferrato una pecora per un orecchio e averla trascinata per qualche metro, se l’è caricata sulle spalle e si è allontanato in direzione della strada dove lo aspettavano altri due coloni, di cui uno armato. L’animale è stata caricato su uno dei veicoli dai coloni, mentre il pastore è rimasto a distanza a filmare il furto. La telecamera utilizzata per le riprese rientra nel progetto dell’Associazione Israeliana B’Tselem che ha fornito attrezzature video ai palestinesi dell’area per documentare le aggressioni da parte dei coloni.
B’Tselem: By Hook and By Crook: Israel’s Settlement Policy in the West Bank
Scarica il report (pdf / inglese)
Some half a million Israelis are now living over the Green Line: more than 300,000 in 121 settlements and about one hundred outposts, which control 42 percent of the land area of the West Bank, and the rest in twelve neighborhoods that Israel established on land it annexed to the Jerusalem Municipality. The report analyzes the means employed by Israel to gain control of land for building the settlements. In preparing the report, B’Tselem relied on official state data and documents, among them Attorney Talia Sasson’s report on the outposts, the database produced by Brigadier General Baruch Spiegel, reports of the state comptroller, and maps of the Civil Administration.
The settlement enterprise has been characterized, since its inception, by an instrumental, cynical, and even criminal approach to international law, local legislation, Israeli military orders, and Israeli law, which has enabled the continuous pilfering of land from Palestinians in the West Bank.
Ronde di coloni ad At-Tuwani
Durante le festività ebraiche di Shabbat lo scorso 12 giugno un nutrito gruppo di coloni è uscito dall’avamposto di Havat Ma’on(nota) ed ha attaccato la casa del villaggio palestinese di At-Tuwani più prossima all’insediamento israeliano. Come risultato dell’aggressione una donna in stato di gravidanza è stata ricoverata all’ospedale per essere caduta mentre cercava riparo, alcuni palestinesi ed un colono hanno riportato lievi ferite in seguito alle tensioni scaturite dalla sassaiola con cui i coloni hanno attaccato l’abitazione, un pacifista israeliano è stato arrestato per essersi interposto tra i palestinesi e l’esercito.
Da allora ogni notte ronde di coloni ed una pattuglia della polizia di frontiera israeliana presidiano il confine invisibile tra l’avamposto e il contiguo villaggio palestinese.
Secondo gli accordi di Oslo, in zone di area C, come quella dove è ubicato il villaggio di At-Tuwani, le forze di occupazione hanno il controllo civile e militare del territorio. Secondo il diritto internazionale dovrebbero difendere dunque la popolazione palestinese. Di fatto, in quanto strumento attivo della politica di occupazione, si ritrovano a difendere anche i coloni illegalmente residenti in Cisgiordania.
Dato questo duplice e contraddittorio compito, è legittimo chiedersi se si tratta di una legge basata sulla forza o sul diritto.
L’attacco di sabato scorso e le ronde di coloni che in queste notti fanno il giro intorno all’avamposto evidenziano una recrudescenza della violenza con cui i coloni israeliani di Ma’on e Havat Ma’on portano avanti l’occupazione illegale delle terre palestinesi tra Hebron e la linea verde, il confine internazionalmente riconosciuto nel 1967.
L’aggressione e la costante minaccia di ulteriori episodi di violenza contro la popolazione civile del villaggio di At-Tuwani è una palese e continua violazione dei Diritti Umani e rappresenta un ulteriore passo nell’espansione delle colonie e del territorio sottratto di fatto ai contadini palestinesi. Una realtà di violenza testimoniata dalla presenza degli osservatori internazionali di Operazione Colomba a cui gli abitanti di At-Tuwani rispondono con una scelta nonviolenta.
DRepubblica: I diari di Havat Ma’on
CONFLITTI/1 Una settimana nella vita di un colono israeliano. L’insediamento (illegale), la comunità, la famiglia, la religione, i (non) rapporti con i palestinesi. E tutte le incomprensioni del mondo
di Eva Grippa
Foto di Yonathan Weitzman
Ha trentasette anni e da dodici vive ad Havat Maon, una delle colonie illegali nella Cisgiordania occupata. Il suo nome è Yeosaphat Thor, ma gli amici lo chiamano Fatti: alto e robusto, biondissimo, sguardo penetrante incorniciato dai peot, i capelli ai lati del volto che gli ebrei ortodossi come lui lasciano crescere in lunghi boccoli per rispetto del Levitico 19:27. Yeosaphat è uno dei circa 300mila coloni che vivono insieme alle loro famiglie in questa terra polverosa. Un luogo che si potrebbe definire “dimenticato da Dio”, se non fosse che qui ci vogliono rimanere proprio perché convinti che Dio non li abbia affatto abbandonati, anzi, che dia loro la forza di continuare a combattere e resistere per non cedere nemmeno una manciata della terra d’Israele a un altro popolo. Altre persone, altre famiglie, altra fede. Havat Maon è nell’area C, nome concordato durante i fallimentari Accordi di Oslo (1993) e utile a definire la porzione di territorio che sarebbe dovuta tornare ai palestinesi. La comunità è uno degli insediamenti al centro delle attenzioni, degli scontri e delle trattative, compresa nei negoziati di pace (poca, finora) che segnano l’agenda (e le guerre) nel Medio Oriente. Yeosaphat, i suoi amici e le loro famiglie sostengono di voler rimanere qui perché secondo la Torah è la terra di David, che si nascose in questi luoghi per sfuggire alla follia di Saul prima di fondare il suo regno a Hebron, venti chilometri a nord.



