Un sogno di libertà

settembre 16, 2014 at 2:48 pm

Qua ad At-Tuwani tutto scorre in una calma apparente, in una quotidiana occupazione che come sempre cerca di normalizzare l’ingiustizia.
Diverse cose sono cambiate dal mio arrivo qua, rispetto a 2 anni fa. il gruppo, le responsabilità, io e l’occupazione. Un io più presente, mi permette di osservare meglio, stare sul campo e assumermi più responsabilità.

Ascoltare, vedere e condividere con queste persone la loro vita, la loro sofferenza, la loro gioia e impegno. il loro sogno di libertà.
Ma anche qua gli occhi vanno a Gaza. Mi fa sorridere ripensare alle parole di un palestinese “Quelli di Gaza che reagiscono in maniera violenta per la libertà, sono terroristi, noi qua che resistiamo in maniera nonviolenta siamo terroristi. Chiunque di noi pretende la libertà è un terrorista”.
Quasi come fosse un crimine essere umani, pretendere la libertà o voler vivere.
Ogni tanto mi soffermo a leggere le notizie dei quotidiani italiani e fa male non-leggere il dolore e le storie delle persone sotto occupazione. occupazione che non permette di costruire le case, di pascolare nei propri terreni o circolare liberamente se non fermati da check point volanti.
Come se le guerre nascessero per caso, come se le vite delle persone sotto occupazione valessero meno, fossero persone meno umane.
Terra di Palestina, terra di ingiustizia, terra di occupazione e di vita mancata, ma anche storia di semplici villaggi e persone che unite e insieme cercano una nuova via. via di vita, di libertà. via di giustizia che da speranza di pace.
In occidente si chiede sempre il cessate il fuoco, ma nessuno condanna l’occupazione.
Siamo fortunati noi volontari ad accompagnare queste semplici persone, che lottano a più non posso contro l’occupazione per un futuro. un futuro grande capace di comprendere anche i loro “nemici”, futuro capace di sperare per tutti e presente molto faticoso, molto impegnativo. un futuro che impegna tutti: palestinesi, israeliani e internazionali. una lotta che ha bisogno di tutti.
In fin dei conti la nonviolenza è un’arma a doppio taglio, che fa sentire alle volte molto debole, dalla parte sbagliata del fucile, dalla parte dell’ultimo e del più debole e per questo da una visione del mondo capace di vedere tutti.
Quasi non fosse un’utopia pensare che tutti abbiamo diritto a una dignità, alla libertà di vivere ed essere umani. è la forza degli ultimi, non di quelli che valgono meno, ma di quelli che non riescono a comprendere certe parole come libertà e giustizia se non valgono per tutti.
ma allo stesso tempo è un arma molto forte, perché capace di far vedere che il cambiamento è possibile e che ognuno di noi ne è responsabile.
Questa è una grande lotta. una lotta umana.

Pedro