At-Tuwani: Soldati israeliani detengono cinque bambini palestinesi nelle colline a sud di Hebron

novembre 22, 2010 at 6:19 pm

21 Novembre 2010

At-Tuwani – La mattina del 21 novembre, l’esercito israeliano ha detenuto cinque bambini palestinesi con l’accusa di aver lanciato delle pietre.

Dall’inizio del 2005, ogni mattina i bambini attendono dal villaggio di Tuba l’arrivo di una pattuglia dell’esercito israeliano incaricata di accompagnarli lungo il percorso più breve che, passando tra l’insediamento israeliano di Ma’on e l’avamposto illegale di Havat Ma’on, porta al villaggio di At-Tuwani, dove si trova la scuola elementare. La scorta ha come obiettivo (quello di) proteggere i bambini dalle violenze dei coloni israeliani dell’avamposto di Havat Ma’on.

La mattina del 21 novembre i bambini stavano aspettando da più di un’ora vicino agli allevamenti di polli situati alla fine dell’insediamento di Ma’on quando, intorno alle ore 8.50, sono arrivati i soldati che avrebbero dovuto scortarli lungo la strada per la scuola. Tuttavia, i soldati, anziché scortare i bambini, si sono fermati a parlare con la guardia di sicurezza dell’insediamento, mentre i bambini aspettavano in strada. Nel frattempo, due coloni sono passati accanto ai bambini.

B’Tselem: By Hook and By Crook: Israel’s Settlement Policy in the West Bank

luglio 6, 2010 at 6:46 am

Scarica il report (pdf / inglese)

Some half a million Israelis are now living over the Green Line: more than 300,000 in 121 settlements and about one hundred outposts, which control 42 percent of the land area of the West Bank, and the rest in twelve neighborhoods that Israel established on land it annexed to the Jerusalem Municipality. The report analyzes the means employed by Israel to gain control of land for building the settlements. In preparing the report, B’Tselem relied on official state data and documents, among them Attorney Talia Sasson’s report on the outposts, the database produced by Brigadier General Baruch Spiegel, reports of the state comptroller, and maps of the Civil Administration.

The settlement enterprise has been characterized, since its inception, by an instrumental, cynical, and even criminal approach to international law, local legislation, Israeli military orders, and Israeli law, which has enabled the continuous pilfering of land from Palestinians in the West Bank.

DRepubblica: I diari di Havat Ma’on

giugno 16, 2010 at 12:31 pm

CONFLITTI/1 Una settimana nella vita di un colono israeliano. L’insediamento (illegale), la comunità, la famiglia, la religione, i (non) rapporti con i palestinesi. E tutte le incomprensioni del mondo

di Eva Grippa
Foto di Yonathan Weitzman

Ha trentasette anni e da dodici vive ad Havat Maon, una delle colonie illegali nella Cisgiordania occupata. Il suo nome è Yeosaphat Thor, ma gli amici lo chiamano Fatti: alto e robusto, biondissimo, sguardo penetrante incorniciato dai peot, i capelli ai lati del volto che gli ebrei ortodossi come lui lasciano crescere in lunghi boccoli per rispetto del Levitico 19:27. Yeosaphat è uno dei circa 300mila coloni che vivono insieme alle loro famiglie in questa terra polverosa. Un luogo che si potrebbe definire “dimenticato da Dio”, se non fosse che qui ci vogliono rimanere proprio perché convinti che Dio non li abbia affatto abbandonati, anzi, che dia loro la forza di continuare a combattere e resistere per non cedere nemmeno una manciata della terra d’Israele a un altro popolo. Altre persone, altre famiglie, altra fede. Havat Maon è nell’area C, nome concordato durante i fallimentari Accordi di Oslo (1993) e utile a definire la porzione di territorio che sarebbe dovuta tornare ai palestinesi. La comunità è uno degli insediamenti al centro delle attenzioni, degli scontri e delle trattative, compresa nei negoziati di pace (poca, finora) che segnano l’agenda (e le guerre) nel Medio Oriente. Yeosaphat, i suoi amici e le loro famiglie sostengono di voler rimanere qui perché secondo la Torah è la terra di David, che si nascose in questi luoghi per sfuggire alla follia di Saul prima di fondare il suo regno a Hebron, venti chilometri a nord.

Report: “Divieto di istruzione. La sofferenza dei bambini palestinesi tra occupazione militare ed espansione delle colonie”

aprile 25, 2010 at 10:18 am

Durante l’anno scolastico 2008-09 circa 20 bambini palestinesi, di età compresa tra i 6 e i 14 anni provenienti dai villaggi di Tuba e di Maghayir al-Abeed, hanno frequentato la scuola elementare di At-Tuwani. Per raggiungere la scuola i bambini percorrono di solito la via più breve che divide l’insediamento israeliano di Ma’on dall’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833) e che rappresenta la principale strada di collegamento fra i loro villaggi di provenienza e At-Tuwani. A causa delle continue violenze da parte dei coloni israeliani a danno dei bambini palestinesi, si è resa necessaria una scorta militare israeliana per accompagnare quotidianamente i bambini durante questo tragitto. Nonostante la presenza della scorta, i coloni dell’insediamento di Ma’on e dell’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833) hanno continuato a usare violenza contro i bambini, ostacolandone il viaggio di andata e di ritorno da scuola. Durante quest’anno scolastico i coloni hanno usato violenza contro i bambini in 10 occasioni. I soldati addetti alla scorta in alcune situazioni hanno fallito nel proteggere i bambini e spesso, arrivando in ritardo, li hanno esposti al rischio di attacchi durante l’attesa che a volte, sia prima che dopo la scuola, può durare anche ore. Inoltre, i soldati non scortano i bambini per l’intero tragitto e, spesso, si rifiutano di camminare con loro esponendoli di fatto alla violenza dei coloni che, in più di una occasione, li hanno attaccati proprio perché non scortati a piedi dall’esercito.

Leggi e scarica il rapporto: “Divieto di istruzione. La sofferenza dei bambini palestinesi tra occupazione militare ed espansione delle colonie” (pdf)