C/S: Coloni israeliani danneggiano orto, sistema d’irrigazione e recinto nel villaggio di Um Al Kher

agosto 1, 2010 at 4:12 pm

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

30 Luglio 2010 / At-Tuwani – Colline a sud di Hebron

Coloni Israeliani danneggiano un campo di proprietà palestinese a Um Al Kher, un villaggio beduino situato presso l’insediamento di Karmel, nelle colline a sud di Hebron.

Durante la notte tra il 28 e il 29 luglio 2010, un agricoltore palestinese si è svegliato a causa dei rumori provenienti dall’orto di sua proprietà, situato nella valle sotto casa. Nonostante il terreno fosse recintato, l’agricoltore ha pensato che degli animali si fossero introdotti nell’appezzamento. Una volta raggiunto il recinto, il proprietario ha scorto alcuni coloni che camminavano nel campo, ma non si è avvicinato ulteriormente temendo che questi fossero armati.

Solo la mattina successiva, il 29 luglio, dopo un’ispezione, l’agricoltore ha notato che gli ortaggi erano stati danneggiati e sradicati, i tubi usati per l’irrigazione divelti e tagliati e un lato del recinto completamente distrutto.
L’appezzamento danneggiato, che misura circa 1 dunum (0,5 acri) fornisce ortaggi che rappresentano la principale fonte economica e di sostentamento per tutta la comunità beduina di Um Al Kher composta da circa 85 persone di cui 30 bambini.

Quando i volontari di Operazione Colomba sono arrivati sul posto, verso le 14:30, il proprietario del terreno non era presente perché si era appena recato alla stazione di polizia di Kiryat Arba per sporgere denuncia, anche se la moglie ha dichiarato che tutta la famiglia a riguardo è molto scettica perché negli anni hanno presentato diverse denunce senza mai ricevere giustizia.

Un beduino del villaggio vicino di casa ha dichiarato “ E’ il quarto attacco nei confronti di questo campo negli ultimi 2 anni. Abbiamo costruito il recinto meno di un anno fa proprio per preservare gli ortaggi dai danneggiamenti da parte dei coloni, come già successo molte volte in passato”

Questo attacco alla proprietà, che colpisce direttamente i mezzi di sostentamento dell’intera comunità beduina, è solo l’ultimo di una lunga serie di continue provocazioni da parte dell’esercito e dei coloni israeliani a danno delle comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron che, in risposta, hanno intrapreso una strategia di resistenza nonviolenta.

Solamente nell’ultimo mese i beduini del villaggio sono rimasti senz’acqua per sei giorni consecutivi perché i coloni, gli unici ad avere accesso all’impianto di distribuzione dell’acqua, hanno chiuso il rubinetto che fornisce acqua a Um Al Kher.

Operazione Colomba e Christian Peacemaker Teams mantengono una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell’incidente: http://snipurl.com/zze8h

NY Times: The West Bank – What about fairness?

luglio 29, 2010 at 1:25 am

NENA News: Cisgiordania, At-Tuwani non si arrende

luglio 22, 2010 at 5:13 am

La resistenza non violenta dei palestinesi di un villaggio poverissimo minacciato da anni dai coloni israeliani di Havat Maon. L’impegno dei volontari di Operazione Colomba

SERVIZIO DI ILARIA DE BONIS

At-Tuwani (Hebron), 19 luglio 2010, Nena News –  Hamze, Sameha, Zeinab e Mohammed giocano con la nonna sul terrazzo di casa. La campagna di Hebron è bruciata dal sole. A pochi metri da loro, oltre la rete, un isolato boschetto di pini che di giorno fa un po’ meno paura. I fratellini Rabai lo tengono d’occhio, sanno che il bosco è pericoloso.

Questa casa araba – 43 persone tra fratelli, mogli, figli e nipoti – è una delle più esposte alla violenza dei coloni nazional-religiosi di Ma’On e del suo avamposto Havat Ma’on, costruito tra i pini. Siamo nel villaggio palestinese di At-Tuwani in West Bank, un pugno di case color della roccia affogate nel sole. Fino a pochi anni fa i pastori vivevano nelle grotte.

L’ultimo attacco violento risale allo scorso 12 giugno, era di shabbat. Una trentina di coloni israeliani dall’avamposto di Havat Ma’on, col viso coperto, armati di fionde e bastoni, raggiunta la casa araba più vicina, hanno aggredito donne e bambini della famiglia Rabai. Gli uomini quel mattino erano a Yatta per un funerale.  L’esercito e la polizia sono arrivati tardi…

Leggi l’articolo su Nena News

Haaretz: Civil Administration told to crack down on illegal Arab structures

luglio 19, 2010 at 1:45 am

Defense Ministry order gives priorities to building that pose a ‘security threat’, applying most to structures close to roads in Jordan valley and Mount Hebron.
By Chaim Levinson – Haaretz – 19.07.10

The Civil Administration has received government orders to increase enforcement against illegal Palestinian construction in Area C of the West Bank, according to a deposition by an administration official to the High Court.
The deposition, by the administration’s infrastructure authority, Colonel Zvika Cohen, came in response to a petition by Regavim.
The group is seeking the destruction of illegal Palestinian construction at six West Bank sites, citing a security threat.
In High Court deliberations a month ago, state representative Nahi Ben-Or said there had been no enforcement against the illegal construction.
At the end of deliberations, the justices ordered the state to provide additional information, and called its response inadequate.

Leggi l’articolo su Haaretz

NYTimes: The Two Sides of a Barbed-Wire Fence

luglio 6, 2010 at 6:45 am

By NICHOLAS D. KRISTOF

Published: June 30, 2010

The Israeli occupation of the West Bank is widely acknowledged to be unsustainable and costly to the country’s image. But one more blunt truth must be acknowledged: the occupation is morally repugnant.

On one side of a barbed-wire fence here in the southern Hebron hills is the Bedouin village of Umm al-Kheir, where Palestinians live in ramshackle tents and huts. They aren’t allowed to connect to the electrical grid, and Israel won’t permit them to build homes, barns for their animals or even toilets. When the villagers build permanent structures, the Israeli authorities come and demolish them, according to villagers and Israeli human rights organizations.

On the other side of the barbed wire is the Jewish settlement of Karmel, a lovely green oasis that looks like an American suburb. It has lush gardens, kids riding bikes and air-conditioned homes. It also has a gleaming, electrified poultry barn that it runs as a business.

Passerà anche questa.

giugno 22, 2010 at 8:01 am

Israele, Gaza, la Freedom Flottilla

E’ stato un altro mese di occupazione. Di morti, di arresti, di check-point.
Ma è stato anche il mese dell’assurdo bagno di sangue compiuto dall’esercito israeliano in acque internazionali contro il convoglio di navi della Freedom Flotilla, che si è concluso con l’uccisione di nove attivisti turchi salpati da Cipro con l’idea di rompere l’embargo che costringe un milione e mezzo di palestinesi alla fame. Nella notte del 30 maggio, un commando israeliano ha tentato di fermare la nave Mavi Marmara con un’azione a metà tra un film di Chuck Norris e una storia di antichi pirati. E’ si è trattato proprio di un atto di pirateria dato che la nave è stata attaccata fuori dalle acque territoriali di Gaza (che seppure palestinesi, secondo gli accordi di Oslo restano sotto la “giurisdizione” della forza occupante israeliana). Da quel momento in poi, sono iniziati cori e balletti mediatici, nel tentativo di provare a dare una spiegazione plausibile ad un’altra strage compiuta da Israele, questa volta di moderata entità e non ai danni dei palestinesi, sotto occupazione da più di 60 anni, ma nei confronti di quelli che sono stati definiti “pacifisti col coltello”, che lanciavano “letali” secchi d’acqua e sedie di plastica contro il commando israeliano che tentava di attaccare la nave per “neutralizzarla”.

PBS: Israel’s Enemy Within

giugno 21, 2010 at 7:53 am

“WHAT WE SHOULD BE DOING IS ALL WRITTEN IN THE BIBLE … EXPEL THE ARABS. KICK THEM OUT!”
Yehoshafat Tor, a settler, Mt. Hebron

VIEW HERE: Eye-opening video from our investigation into Israel’s small but dangerous extremist settlers movement. Their long-term agenda is a war against the secular Israeli state itself.

Their vision: Restore the Kingdom of Israel, rebuild the temple in Jerusalem. And more Jewish settlements in the West Bank — plus the expulsion of all Arabs from Jewish land — are at the heart of their strategy.

Haaretz: Comprate i prodotti palestinesi (Buy Palestinian products)

maggio 11, 2010 at 8:26 pm

Comprate i prodotti palestinesi
Akiva Eldar – Haaretz, 10.05.10

Supponete che un gruppo palestinese riesca a far nascere nella Valle del Giordano un nuovo insediamento nelle terre abbandonate dai rifugiati della guerra del 1967. Cosa avrebbe da dire il vostro comune patriottismo israeliano di un appaltatore israeliano che accetti di costruirlo o di lavoratori israeliani che si arrampichino sulle impalcature palestinesi? Quali grida sentiremmo dalla destra israeliana contro questi traditori! Nessun timore, le nostre forze non permetteranno mai ai non circoncisi di piantare neanche un piolo nei territori occupati sotto completo controllo israeliano (circa il 60% della Cisgiordania). L’immagine di ebrei che costruiscono case per i palestinesi e’ stata creata solo per il bene della discussione – in particolare per parlare delle proteste in Israele contro il divieto imposto dall’Autorita’ Palestinese (AP) contro gli arabi che lavorano negli insediamenti.

Report: “Divieto di istruzione. La sofferenza dei bambini palestinesi tra occupazione militare ed espansione delle colonie”

aprile 25, 2010 at 10:18 am

Durante l’anno scolastico 2008-09 circa 20 bambini palestinesi, di età compresa tra i 6 e i 14 anni provenienti dai villaggi di Tuba e di Maghayir al-Abeed, hanno frequentato la scuola elementare di At-Tuwani. Per raggiungere la scuola i bambini percorrono di solito la via più breve che divide l’insediamento israeliano di Ma’on dall’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833) e che rappresenta la principale strada di collegamento fra i loro villaggi di provenienza e At-Tuwani. A causa delle continue violenze da parte dei coloni israeliani a danno dei bambini palestinesi, si è resa necessaria una scorta militare israeliana per accompagnare quotidianamente i bambini durante questo tragitto. Nonostante la presenza della scorta, i coloni dell’insediamento di Ma’on e dell’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833) hanno continuato a usare violenza contro i bambini, ostacolandone il viaggio di andata e di ritorno da scuola. Durante quest’anno scolastico i coloni hanno usato violenza contro i bambini in 10 occasioni. I soldati addetti alla scorta in alcune situazioni hanno fallito nel proteggere i bambini e spesso, arrivando in ritardo, li hanno esposti al rischio di attacchi durante l’attesa che a volte, sia prima che dopo la scuola, può durare anche ore. Inoltre, i soldati non scortano i bambini per l’intero tragitto e, spesso, si rifiutano di camminare con loro esponendoli di fatto alla violenza dei coloni che, in più di una occasione, li hanno attaccati proprio perché non scortati a piedi dall’esercito.

Leggi e scarica il rapporto: “Divieto di istruzione. La sofferenza dei bambini palestinesi tra occupazione militare ed espansione delle colonie” (pdf)