Passerà anche questa.

giugno 22, 2010 at 8:01 am

Israele, Gaza, la Freedom Flottilla

E’ stato un altro mese di occupazione. Di morti, di arresti, di check-point.
Ma è stato anche il mese dell’assurdo bagno di sangue compiuto dall’esercito israeliano in acque internazionali contro il convoglio di navi della Freedom Flotilla, che si è concluso con l’uccisione di nove attivisti turchi salpati da Cipro con l’idea di rompere l’embargo che costringe un milione e mezzo di palestinesi alla fame. Nella notte del 30 maggio, un commando israeliano ha tentato di fermare la nave Mavi Marmara con un’azione a metà tra un film di Chuck Norris e una storia di antichi pirati. E’ si è trattato proprio di un atto di pirateria dato che la nave è stata attaccata fuori dalle acque territoriali di Gaza (che seppure palestinesi, secondo gli accordi di Oslo restano sotto la “giurisdizione” della forza occupante israeliana). Da quel momento in poi, sono iniziati cori e balletti mediatici, nel tentativo di provare a dare una spiegazione plausibile ad un’altra strage compiuta da Israele, questa volta di moderata entità e non ai danni dei palestinesi, sotto occupazione da più di 60 anni, ma nei confronti di quelli che sono stati definiti “pacifisti col coltello”, che lanciavano “letali” secchi d’acqua e sedie di plastica contro il commando israeliano che tentava di attaccare la nave per “neutralizzarla”.

PBS: Israel’s Enemy Within

giugno 21, 2010 at 7:53 am

“WHAT WE SHOULD BE DOING IS ALL WRITTEN IN THE BIBLE … EXPEL THE ARABS. KICK THEM OUT!”
Yehoshafat Tor, a settler, Mt. Hebron

VIEW HERE: Eye-opening video from our investigation into Israel’s small but dangerous extremist settlers movement. Their long-term agenda is a war against the secular Israeli state itself.

Their vision: Restore the Kingdom of Israel, rebuild the temple in Jerusalem. And more Jewish settlements in the West Bank — plus the expulsion of all Arabs from Jewish land — are at the heart of their strategy.

Haaretz: Comprate i prodotti palestinesi (Buy Palestinian products)

maggio 11, 2010 at 8:26 pm

Comprate i prodotti palestinesi
Akiva Eldar – Haaretz, 10.05.10

Supponete che un gruppo palestinese riesca a far nascere nella Valle del Giordano un nuovo insediamento nelle terre abbandonate dai rifugiati della guerra del 1967. Cosa avrebbe da dire il vostro comune patriottismo israeliano di un appaltatore israeliano che accetti di costruirlo o di lavoratori israeliani che si arrampichino sulle impalcature palestinesi? Quali grida sentiremmo dalla destra israeliana contro questi traditori! Nessun timore, le nostre forze non permetteranno mai ai non circoncisi di piantare neanche un piolo nei territori occupati sotto completo controllo israeliano (circa il 60% della Cisgiordania). L’immagine di ebrei che costruiscono case per i palestinesi e’ stata creata solo per il bene della discussione – in particolare per parlare delle proteste in Israele contro il divieto imposto dall’Autorita’ Palestinese (AP) contro gli arabi che lavorano negli insediamenti.

Report: “Divieto di istruzione. La sofferenza dei bambini palestinesi tra occupazione militare ed espansione delle colonie”

aprile 25, 2010 at 10:18 am

Durante l’anno scolastico 2008-09 circa 20 bambini palestinesi, di età compresa tra i 6 e i 14 anni provenienti dai villaggi di Tuba e di Maghayir al-Abeed, hanno frequentato la scuola elementare di At-Tuwani. Per raggiungere la scuola i bambini percorrono di solito la via più breve che divide l’insediamento israeliano di Ma’on dall’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833) e che rappresenta la principale strada di collegamento fra i loro villaggi di provenienza e At-Tuwani. A causa delle continue violenze da parte dei coloni israeliani a danno dei bambini palestinesi, si è resa necessaria una scorta militare israeliana per accompagnare quotidianamente i bambini durante questo tragitto. Nonostante la presenza della scorta, i coloni dell’insediamento di Ma’on e dell’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833) hanno continuato a usare violenza contro i bambini, ostacolandone il viaggio di andata e di ritorno da scuola. Durante quest’anno scolastico i coloni hanno usato violenza contro i bambini in 10 occasioni. I soldati addetti alla scorta in alcune situazioni hanno fallito nel proteggere i bambini e spesso, arrivando in ritardo, li hanno esposti al rischio di attacchi durante l’attesa che a volte, sia prima che dopo la scuola, può durare anche ore. Inoltre, i soldati non scortano i bambini per l’intero tragitto e, spesso, si rifiutano di camminare con loro esponendoli di fatto alla violenza dei coloni che, in più di una occasione, li hanno attaccati proprio perché non scortati a piedi dall’esercito.

Leggi e scarica il rapporto: “Divieto di istruzione. La sofferenza dei bambini palestinesi tra occupazione militare ed espansione delle colonie” (pdf)