VIDEO: 2018-03-24 Soldiers harassment during nonviolent action

marzo 25, 2018 at 12:54 pm

Israeli forces burst interrupt a nonviolent action of resistance (planting trees)

marzo 24, 2018 at 9:55 am

Israeli forces burst into At Tuwani Palestinian village and interrupt a nonviolent action of resistance.
Some Palestinians of At Tuwani with a consistent group of Hebron University students, internationals and Israeli activists were planting olive trees on a hill of the village when Israeli army, police and civil administration arrived and stopped the works, they started checking IDs and halted the people for some time without clear reasons. After a while Israeli forces declared the area closed without showing any order. They tried to pushed people away but the Palestinians decided to remain in the area.

Le forze israeliane irrompono nel villaggio palestinese di At Tuwani e interrompono azione di resistenza nonviolenta.
Diversi palestinesi del villaggio di At Tuwani insieme a un gruppo di studenti dell’università di Hebron, internazionali e attivisti israeliani stavano piantando alberi d’ulivo in una collina del villaggio, quando esercito, polizia e amministrazione civile israeliana sono arrivate sul posto e hanno fermato i lavori. Le forze israeliane hanno iniziato a controllare i documenti dei presenti e hanno impedito il proseguimento dell’azione senza dare spiegazioni. Dopo alcuni minuti hanno dichiarato l’area chiusa senza mostrare alcun ordine. Soldati e polizia israeliani hanno provato ad allontanare con la forza i presenti ma i Palestinesi hanno deciso di rimanere.

Fuoco o brace?

febbraio 25, 2018 at 8:35 am

– Ore 7:32 rapporto dalle vedette: “In sella”. È il segnale, bisogna terminare i preparativi e tenersi pronti ad entrare in azione.

– Ore 7:38 nuova comunicazione: “Sono all’allevamento di polli; no Army”. Equipaggiamento in spalla e si parte verso il punto d’ingaggio.

– Ore 7:41 ultimo messaggio, come secondo i piani: “Fuori vista”. Le vedette mantengono la posizione, pronte ad intervenire ma ora sta a noi, fra poco avremo l’obiettivo in vista.

– Ore 7:49 dovremmo già vedere l’obiettivo da alcuni minuti, invece sul fianco della collina non si muove una foglia. Con la tensione che increspa la voce, parte la chiamata “Hallo ***, fi jesh?” (Ciao ***, c’è l’esercito?) – “Na’am ehna mniji” (Sì, stiamo arrivando).

Adesso fermati, smetti di leggere un momento e rifletti: quale scenario si è formato nella tua testa? Cosa immagini, cosa provi? Cosa ti aspetti ora?

Le vedette: i volontari
L’equipaggiamento: la videocamera
L’azione: lo School Patrol
L’obiettivo: una decina di bambini

Questo cambia tutto, vero?

Una manciata di bambini che due volte al giorno viene circondata da fucili ed anfibi, che sulla strada per la scuola viene scortata da giubbotti antiproiettile e granate.
Finalmente li vedi apparire in cima alla collina, intravedi il velo bianco delle due ragazze più grandi seguito da due elmetti e dai lampeggianti della Jeep.
A questo punto vieni assalito da emozioni contrastanti: da un lato c’è il sollievo di sapere che anche oggi i bambini arriveranno a scuola sani e salvi, al sicuro dalle violenze dei coloni.
Dall’altro questa stessa sensazione di leggerezza ti fa infuriare.
Si parla pur sempre di bambini, maledizione!
Ai due lati della strada lungo cui questi camminano, ci sono recinzioni e filo spinato, dietro di questi i coloni si impastano la bocca di vuota retorica sull’appartenenza atavica masticando fino alla nausea le parole “sicurezza” e “riappropriazione” mentre strampalate teorie sul diritto divino frizzano e ribollono sulla loro lingua.
Non giovani con il volto coperto e la spranga in mano, non terroristi con indosso un giubbotto esplosivo, non guerriglieri con il Kalashnikov ma bambini dal sorriso disarmante, che camminano verso la scuola.
Ecco contro chi “combattono” in nome di questi onorevoli ideali i coloni.

Ok, così non va.
O forse sì.
Rileggo ciò che ho scritto, metto il computer da parte, chiudo gli occhi ed inizio a pensare.
Mi torna in mente una conversazione avuta durante la formazione: un tipo affermava di non arrabbiarsi da più di 20 anni, che la rabbia è un’emozione negativa, che non porta nulla di buono e che anzi, lo spaventa.
Avevo risposto con durezza, dicendogli che la rabbia è un’emozione forte, esplosiva, una fonte di energia incredibile che dovremmo sfruttare e non reprimere.
È importante arrabbiarsi ma non essere rabbiosi: non lasciare che le braci ti consumino da dentro, ma lasciarsi avvampare e sfruttare questo fuoco per dare nuovo senso alla nostra presenza,
perché capita a volte di abituarsi, di adagiarsi sui morbidi cuscini della quotidianità e della rassegnazione ed è la cosa più sbagliata che possiamo fare.
Dopo 3 mesi sono contento di riuscire ancora ad infiammarmi e bruciare questi cuscini, mentre l’empatia dei miei compagni, il sorriso luminoso dei bambini e quello placido e sereno degli uomini e delle donne del villaggio lo tengono sotto controllo e mi aiutano a trasformarlo in energia costruttiva.
Dopo 3 mesi sono contento di sentire che ancora brucio, di sentire che insieme a tutte le persone che mi circondano, non sopravvivo e basta ma lotto perché io e loro possiamo sentirci vivi.

M.

UPDATE: Settlers’ attack at Sarura Palestinian village, Sumud Camp

ottobre 11, 2017 at 3:26 pm

(Italian follows)

Two nights ago, some Israeli settlers from the illegal outpost of Havat Ma’on, irrupted inside Sumud Camp. On this spot since last May a nonviolent action has taken place involving young Palestinians and Israelis aiming at the reconstruction of the Palestinian village of Sarura. In fact, in the ‘90s Palestinian families were forced to leave their own houses and lands due to the constant violences perpetuated by Israeli settlers.

On October 9th, at about 10:30 pm, while Palestinian guys were having dinner inside a cave, a group of settlers irrupted in the village damaging the works of the last months, especially the entrance sign and some plants. The Palestinians scared by the noises, went out from the cave and managed only to see the damages and the settlers’ escape.

Despite feeling let down from what happened, the Palestinians keep on living and working everyday at Sumud Camp hoping to see it inhabited again.

UPDATE: Attacco dei coloni al villaggio palestinese di Sarura, Sumud Camp

Due notti fa, alcuni coloni israeliani provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on, hanno fatto irruzione nel Sumud Camp, dove dal mese di maggio i giovani palestinesi e israeliani stanno portando avanti un’azione non violenta, ricostruendo il villaggio di Sarura. Infatti, negli anni ’90 le famiglie palestinesi che vi abitavano erano state costrette ad abbandonare il villaggio a causa delle violenze subite dai coloni.

Alle 22.30 del 9 ottobre, mentre i ragazzi palestinesi cenavano all’interno di una delle grotte alla quale stanno lavorando, un gruppo di coloni è entrato al villaggio distruggendo il cartello d’entrata, alcune piante e danneggiando i lavori degli ultimi mesi. I palestinesi spaventati dai rumori sono usciti dalla grotta, facendo così fuggire i coloni.

Nonostante la frustrazione nel vedere distrutto il lavoro di mesi in pochi secondi, i ragazzi continuano a vivere e lavorare ogni giorno al Sumud Camp nella speranza di rivederlo abitato.

UPDATE: Popular action against arrest

ottobre 8, 2017 at 10:22 am

(Italian follows)

Yesterday night soldiers detained a Palestinian boy without any charge.

Palestinian women and men of At-Tuwani village took the road in order to protest against the abusive and humiliating behavior of Israeli soldiers. They conducted a nonviolent popular action, and they succeeded: after a while the soldiers release the boy and went away.

UPDATE: Azione popolare per fermare un arresto

Ieri notte soldati israeliani hanno detenuto un ragazzo palestinese, senza nessuna accusa.

Donne e uomini palestinesi del villaggio di At-Tuwani sono scesi in strada per protestare contro i comportamenti abusivi e umilianti dei soldati israeliani. Hanno portato avanti un’azione popolare e non violenta, finché non hanno raggiunto il loro scopo: il ragazzo è stato rilasciato e i soldati se ne sono andati.

UPDATE: 17 years of non-violent resistance in South Hebron Hills

agosto 26, 2017 at 2:26 pm

(Italian follows)

Palestinian community of South Hebron Hills gathered today in At-Tuwani village to celebrate their non-violent resistance against Israeli occupation and to renew their commitment in this joint struggle. Israeli and International associations were present at the event, to express their support to the Palestinian non-violent struggle.

Operation Dove is proud to be part of this story, sharing life with Palestinian in SHH and struggling with them for everyones’ rights.

UPDATE: 17 anni di resistenza nonviolenta nelle colline a sud di Hebron

Oggi la comunità palestinese delle colline a sud di Hebron si è riunita nel villaggio di At-Tuwani per celebrare 17 anni di resistenza nonviolenta contro l’occupazione israeliana e per rinnovare il loro pieno impegno in questa lotta condivisa. All’evento erano presenti anche associazioni israeliane e internazionali per dichiarare il loro supporto alla resistenza palestinese non violenta.

Operazione Colomba è orgogliosa di fare parte di questa storia, condividendo la vita con i palestinesi delle colline a sud di Hebron e impegnandosi per il rispetto dei diritti di ognuno.

VIDEO UPDATE: 2017-05-25 Israeli Army raid in Sarura

maggio 27, 2017 at 9:05 am

UPDATE: At-Tuwani schoolchildren on the nonviolent path

marzo 9, 2017 at 7:03 pm

(Italian follows)

On March 9 all the students from At-Tuwani school and their teachers gathered near the illegal Israeli outpost of Havat Ma’on and Ma’on settlement.
They flew kites and ate food cooked by the Palestinian women from the village.
With this simple and nonviolent action children, teachers, and women from the South Hebron Hills claimed all togethers their basic rights, as the right to education and freedom of movement. These rights are denied daily by the Israeli occupation.
Indeed the schoolchildren from the Palestinian villages of Tuba and Maghayr al Abeed have to face with the settlers’ violence and Israeli Army misconduct on their way to school.
The nonviolent action continued despite the presence of Israeli Army, DCO ( Israeli Civil Administration) and settlers.

UPDATE: Gli studenti della scuola di At-Tuwani sulla strada della non violenza

Il 9 marzo gli studenti della scuola di At-Tuwani e i loro insegnanti si sono riuniti vicino all’avamposto illegale israeliano di Havat Ma’on e la colonia di Ma’on.

Hanno fatto volare aquiloni e mangiato il cibo cucinato per loro dalle donne del villaggio di At-Tuwani.

Con questa semplice e non violenta azione i bambini, gli insegnanti e le donne delle colline a sud di Hebron vogliono ribadire i loro diritti fondamentali, come il diritto all’educazione e alla libertà di movimento. Questi diritti sono negati ogni giorno dall’occupazione israeliana. Infatti gli studenti dei villaggi palestinesi di Tuba e Maghayr Al Abeed devono affrontare la violenza dei coloni e le negligenze dell’esercito israeliano per raggiungere la scuola.
L’azione non violenta è continuata nonostante la presenza di soldati israeliani, amministrazione civile e coloni.

VIDEO-UPDATE: Israeli settlers accompanied by Israeli Forces invade the village of At Tuwani after a Palestinian women’s nonviolent action

febbraio 6, 2017 at 9:56 am

UPDATE: Long and dangerous path to school for the children of Tuba and Maghayir al Abeed

gennaio 3, 2017 at 4:25 pm

(italian follows)

Children of Tuba  near the illegal outpost of Havat Ma'on on the morning

Children of Tuba near the illegal outpost of Havat Ma’on on the morning

On January 2 the Israeli army failed to escort Palestinian schoolchildren from the villages of Tuba and Maghayir al Abeed both on the way to reach the school in At Tuwani and on the way back home.

In the morning, after 45 minutes waiting for the soldiers, the schoolchildren decided to walk on a longer and more dangerous path, accompanied by Operation Dove (OD) volunteers. The Israeli army claimed on the phone that the soldiers were engaged in a military training and couldn’t escort the children. The two youngest children of the group had to come back home because the alternative path was too hard and they couldn’t attend school. The children finally reached the school walking more than one hour and changing their path because of the presence on their way of Israeli settlers from the illegal outpost of Havat Ma’on.  Because of the Israeli army negligence, the schoolchildren lost more than one hour of lesson.

Israeli military escort  delay on the afternoon

 Israeli military escort delay on the afternoon

In the afternoon of the same day the Israeli forces didn’t show up at the meeting point, violating their own duty. After one hour and half waiting, the schoolchildren decided to move, accompanied by OD volunteers, through the longer path. On the way the group met an Israeli army jeep meandering around the illegal outpost of Havat Ma’on. As OD volunteers demanded an explanation for their delay, Israeli soldiers replied they were looking for the meeting point with the children. The schoolchildren succeeded to come back to Tuba and Maghayir al Abeed escorted by the Israeli soldiers and accompanied by OD volunteers, through the long path, itself dangerous. On the way back, some Israeli settlers from Havat Ma’on illegal outpost chased OD volunteers, without reaching them. Some of the settlers gathered near the army jeep speaking with the soldiers.

The Israeli army has the duty to protect the children from the Palestinian villages of Tuba and Maghayir al Abeed on their way to school, but many times their misconduct puts the children in danger or forces them to wait hours and to walk in an area where settlers often have attacked them. Once again, Israeli army negligence didn’t guarantee basic and fundamental rights of the children, as the right to education.

The shortest route connecting the villages of Tuba and Maghayir al Abeed to the rest of the area is a main public road that passes between Ma’on settlement and Havat Ma’on illegal outpost. Because of the presence of Israeli settlements and the ongoing violence from Israeli settlers, Palestinians are not able to use that road anymore.

Schoolchildren escorted by Israeli soldiers and OD volunteers

  Schoolchildren accompanied by Israeli soldiers and OD volunteers

On the longer and dangerous path to the village of Tuba and Magayir al Abeed

On the longer and dangerous path to the village of Tuba and Maghayir al Abeed


UPDATE: La lunga e pericolosa strada verso scuola per i bambini dei villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed

Il 2 gennaio 2017 l’ esercito israeliano non ha garantito la sicurezza dei bambini palestinesi provenienti dai villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed sia durante il percorso verso la scuola di At Tuwani sia durante il tragitto di ritorno.

Alla mattina infatti, dopo aver atteso per 45 minuti i soldati, i bambini hanno deciso di raggiungere la scuola percorrendo la strada più lunga e pericolosa accompagnati dai volontari di Operazione Colomba. L’ esercito israeliano aveva infatti comunicato telefonicamente che i soldati erano impegnati in un’ esercitazione e che quindi non avrebbero potuto accompagnare i bambini. I due più piccoli sono dovuti tornare a casa essendo il percorso troppo arduo per loro e non hanno quindi potuto raggiungere la scuola. Gli altri bambini hanno invece camminato per più di un’ ora per raggiungere At Tuwani allungando maggiormente il tragitto a causa della presenza, lungo il percorso, di alcuni coloni dell’ avamposto illegale di Havat Ma’on. A causa della negligenza dei soldati israeliani i bambini hanno perso più di un’ ora di scuola.

Nel pomeriggio dello stesso giorno la scorta militare non si è presentata al punto d’ incontro; non rispettando ancora una volta il loro compito. Dopo un’ ora e mezza i bambini accompagnati dai volontari di Operazione Colomba hanno di nuovo intrapreso il cammino più lungo. Percorrendo la strada il gruppo ha incontrato una jeep dell’ esercito israeliano che si aggirava nei pressi dell’ avamposto illegale di Havat Ma’on. Alla richiesta di spiegazioni per il ritardo maturato, i soldati hanno risposto ai volontari che stavano cercando il luogo di incontro con i bambini. I bambini sono riusciti a fare ritorno nei loro villaggi di Tuba e Maghayir Al Abeed accompagnati dai soldati israeliani e dai volontari di Operazione Colomba percorrendo il tragitto più lungo, anch’esso pericoloso. Sulla via del ritorno i coloni dell’ avamposto illegale di Havat Ma’on hanno rincorso i volontari di Operazione Colomba non riuscendo tuttavia a raggiungerli. Alcuni di loro si sono poi fermati nei pressi della jeep dell’ esercito per parlare con i soldati.

L’ esercito israeliano ha il compito di proteggere i bambini dei villaggi palestinesi di Tuba e Maghayir al Abeed durante il tragitto verso scuola. Tuttavia molte volte la loro cattiva condotta mette in pericolo gli scolari, li costringe ad aspettare per ore o a camminare in un’ area dove i coloni li hanno spesso attaccati. Ancora una volta le forze israeliane non hanno garantito i diritti fondamentali dei bambini, come il diritto all’ istruzione. La strada più corta che connette i villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed al resto dell’ area è una strada pubblica che passa tra la colonia di Ma’on e l’ avamposto illegale di Havat Ma’on. A causa della presenza degli insediamenti israeliani e della continua violenza dei coloni i Palestinesi non possono più percorrerla.

 

Israeli settlers coming out running from Havat Ma'on illegal outpost

 Israeli settlers coming out running from Havat Ma’on illegal outpost

Israeli soldier with the Palestinian schoolchildren

 Israeli soldier with the Palestinian schoolchildren