UPDATE : The closure of Hebron and Yatta.

novembre 22, 2015 at 5:56 pm

(italian follows)

P1110699

On November 22, Operation Dove volunteers and a B’Tselem operator documented the closure of all the access roads to Al-Khalil (Hebron) except for the one of Beit Ummar.

Israeli army has also placed hundreds of physical obstacles in the form of concrete blocks, piles or dirt,  spike strips and trenches, which prevent access to and from Al Khalil (Hebron) where live around 200.000 Palestinians.

Movement restrictions were imposed again (link) as a collective punishment after four Israelis were killed in two separate attacks on both sides of the Green Line thursday afternoon.

This closure policy constitute the most severe restriction on movement of Palestinians living in this area. Despite freedom of movement is an inalienable human right, Israeli forces policy aims to deny it to Palestinians.

P1110653

UPDATE: La chiusura di Hebron e Yatta

Il 22 novembre volontari di Operazione Colomba e un operatore di B’Tselem hanno documentato la chiusura di tutte le strade di accesso ad Hebron tranne quella che passa da Beit Ummar.

L’esercito israeliano ha inoltre collocato centinaia di ostacoli fisici come blocchi di cemento, mucchi di materiale di scarto e strisce chiodate che impediscono l’accesso da e per Hebron.

Le restrizioni di movimento sono state imposte un’altra volta ( link ) come punizione collettiva, dopoché che quattro israeliani sono morti (due a Tel Aviv e due nei Territori palestinesi Occupati) giovedì pomeriggio.

Questa politica di chiusura costituisce la più severa restrizione di movimento per i palestinesi che vivono in quest’area. Nonostante la libertà di movimento sia un diritto umano inalienabile, le forze israeliane stanno puntando a negarlo ai palestinesi.

P1110661

Nel posto giusto al momento giusto

novembre 21, 2015 at 4:19 pm

P1110423

Nel posto giusto al momento giusto

la risultante dei pensieri che riempiono la mia mente

condividere un pezzo della mia vita con chi la sua ha invasa dalla violenza
con chi da quando è nato sa che un giorno alla violenza riuscirà a dire addio per sempre

stare in ascolto, non proporre soluzioni, non azzardare medicine

stare vicino a chi soffre, a chi l’esercito occupante vuole superarlo alla distanza

una distanza che non si conosce, da percorrere a piedi o a dorso d’asino, fatta di umiliazioni quotidiane e di resistenza nonviolenta

camminare di nuovo sulla propria terra, dove stanno gli ulivi, dove sta la storia

quel pezzo di terra che fino a pochi anni fa gli era stato sottratto, zona militare chiusa era stata dichiarata

tornare ad arare per non smettere di lottare, solcare i campi con l’aratro per lasciare il segno, raccogliere le olive per assaporare la vittoria

chi meglio di loro sa di cosa c’è bisogno, chi meglio di loro conosce la ricetta della libertà

li guardo lavorare e i miei occhi si perdono tra le colline, confini invisibili tratteggiano il panorama

confini che impongono limiti dove prima limiti non esistevano, che mangiano terra a chi di terra si deve sfamare

Inshallah è arrivata la pioggia che i confini vuole cancellare

la natura si cambia d’abito, quello verde, sono mesi che aspettava di indossarlo

un nuovo equilibrio si diffonde tutto intorno, la collina rubata non è più la sola a mostrare l’abito della speranza

i coloni non sono più i soli a calpestare l’erba davanti a casa, è arrivata la pioggia a restituire l’acqua rubata

il banchetto è servito, il gregge si sparpaglia ed il pastore sta in allerta

un fischio da lontano, ci guardiamo

colono o soldato, stare o scappare, a lui sta la scelta

apro la videocamera e gli sorrido, non c’è problema è il nostro mantra

comunque vada oggi si è camminato, la terra non si è sentita sola, la terra non è stata dimenticata

comunque vada io la mia scelta l’ho fatta, nel posto giusto al momento giusto.

 

Abu Tawil

Israele : nell’agonia di un sogno razzista

ottobre 26, 2015 at 10:36 am

free1

di Susan Abulhawa*

22 ottobre 2015

Nel 1845 il Luogotenente Colonnello George Gowler ha presentato un rapporto dettagliando il potenziale per la colonizzazione ebraica della Palestina. Gli ostacoli che prevedeva avevano a che fare con le risorse e la fattibilità di convincere gli ebrei a immigrare in Palestina. Nessuna considerazione fu data alla popolazione palestinese nativa che viveva già lì da secoli.

Decenni dopo, nel decidere il destino della Palestina, il cosiddetto mandato britannico, Lord Balfour, dichiarò: “Non proponiamo neanche di adottare il sistema di informarsi sui desideri degli attuali abitanti del paese.” Però, davanti a una rivolta palestinese, i britannici si ritirarono, resisi conto dell’errore di avere ignorato la volontà e l’umanità della popolazione indigena. Poi, quando i sionisti fecero la prima conquista della Palestina, espellendo oltre l’80% della popolazione nativa, Ben Gurion (nato in Polonia con il nome David Grunn), predisse trionfalmente che la popolazione nativa sarebbe certamente sparita. “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno,” disse.

Anche lui si sbagliava, e molti decenni dopo, dato che questa fantasia sionista non si materializzò, Israele  ipotizzò che la forza bruta e la completa colonizzazione della terra alla fine avrebbe ottenutolo sradicamento della società indigena della Palestina. Il capo di stato maggiore dell’esercito Raphael Eitan si è espresso con estrema onestà quando ha detto: “Quando avremo organizzato tutta la terra con gli insediamenti, tutto quello che gli arabi (palestinesi) saranno in grado di fare al riguardo, sarà muoversi rapidamente intorno come  scarafaggi drogati in una bottiglia.”

Di nuovo, davanti allo stesso errore, Israele ha semplicemente aumentato la sua brutalità. “Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere, ogni giorno,” ha spiegato un professore israeliano e una preminente legislatrice israeliana ha lanciato questo invito di genocidio che includeva l’uccisione delle madri palestinesi e dei loro neonati che chiamava “piccoli serpenti”. E ora, come un petulante bambino viziato che non era riuscito a fare come voleva riguardo all’accordo con l’Iran, Netanyahu ha riunito i suoi gangster, facendoli camminare con passo pesante sul terreno sacro per buttare giù la casa, un capriccio epico per il presidente Obama, come a voler dire: guarda che cosa so ancora fare.

La nuova escalation di sradicare la Palestina ora è di arruolare  la popolazione civile per armarla e unirsi ai loro delinquenti militari contro la nostra popolazione non armata. Video e notizie di recenti esecuzioni fatte a casaccio, accoltellamenti, e  la brama di sangue abbondano su Internet.

E tuttavia noi restiamo.

La nostra società antica, sebbene frammentata e trattata in modo violento, resiste sprezzante, tenace, appassionata e salda. Sebbene traumatizzati e senza guida, restiamo ribelli, coraggiosi e risoluti. Non importa dove siamo, occupati, o trasferiti, e sparsi per il mondo –  Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme, i campi profughi del Libano o la Siria o l’Iraq, l’esilio in una diaspora che raggiunge ogni angolo del mondo – continuiamo ad agire insieme, legati da una ferita collettiva, una ferita che gli ebrei dovrebbero comprendere.

Come devono essere sorpresi! Come devono sentirsi totalmente demoralizzati per avere tale potenza militare ed essere, in qualche modo, deboli e piccoli davanti alle nostre pietre.

Come devi sentirti  senza fiato,  Israele. Come deve essere devastante fallire così miseramente in un compito, anno dopo anno, decennio dopo decennio. Avere ripetutamente intensificato tattiche di morte e di crudeltà, ma non essere riusciti a schiacciarci. Aver portato via bambini a migliaia, quando ancora si facevano la pipì addosso, e scoprire che altre migliaia avevano preso il loro posto il giorno dopo a lanciare sassi contro i vostri carri armati e le vostre armi. Imprigionarli così giovani quando piangono per la paura e grideranno cercando le madri, soltanto per crescere    sprezzanti e combattendovi ancora.

Demolire case e intere città, soltanto scoprire che le ricostruiamo e le moltiplichiamo più in fretta di voi. Vederci ballare, studiare, sposarci e avere figli durante il vostro assedio infinito, la vostra occupazione e le campagne di massacri. Vederci vivere dopo che avete fatto a brandelli i nostri cuori con il dolore e le perdite. Bombardare e distruggere le nostre scuole, impedire ai bambini e agli insegnanti di raggiungere le loro aule, e vedere tuttavia che il nostro tasso di alfabetizzazione uguaglia il vostro.

Come dovete essere spaventati perché ancora non vi temiamo;  nei recessi del nostro essere siamo persone orgogliose, e invece siete voi ad essere spaventati. Come  deve essere profondamente deludente distruggere i nostri villaggi, irrompere nel quartiere di Silwan, scavare sotto le moschee di Al Aqsa e di Al Shakhra [alla ricerca del  tempio di Salomone, n.d.t.], decennio dopo decennio, e venirne comunque fuori senza prove della polizia scientifica che appoggino i vostri resoconti, e contemporaneamente avere a che fare con la moltitudine dei palestinesi le cui rivendicazioni sono presenti, ovvie, scritte, note e indiscusse.

Come dovete sentirvi frustrati che quei palestinesi che avete espulso dalle nostre case, che pensavate avreste dimenticato, continuano a scrivere, creare, protestare e a smascherare all’estero, prendendo sempre più slancio per la campagna del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che sta riducendo il potere delle vostre bugie. Come è controproducente spendere milioni di dollari per tormentarci all’estero per farci stare zitti, soltanto per scoprire che le nostre voci diventano più forti.

Israele ha fatto e rifatto l’errore di ogni impresa coloniale realizzata prima di loro perché il colonialismo arriva sempre con un senso di supremazia che non considera umani i popoli nativi. Questo è il motivo per cui Israele ci ha sempre sottovalutato. Non capiscono, non apprezzano che noi possediamo la tendenza umana più impulsivo verso la libertà, che la nostra tendenza istintiva è orientata  fermamente verso la dignità.

Vedo il dilemma di Israele. Vedo la loro paura. Il dolore di un sogno razzista che è arrivato così vicino ma non del tutto. E posso capire il modo in cui adesso si agitano     – violento, brutto, follemente insicuro e incomprensibilmente crudele – è l’agonia del sionismo.

Traduzione a cura di : Maria Chiara Starace

*Susan Abulhawa è una scrittrice palestinese. Il suo romanzo più recente è:The Blue Between Sky and Water [L’azzurro tra cielo e mare], (Bloomsbury, 2015), i cui diritti d’autore sono stati finora venduti per tradurlo in 21 lingue. Questo articolo originariamente è stato pubblicato dal portale on line Middle East Eye

Settlers from Havat Ma’on illegal outpost attempted to attack Palestinans and Internationals

ottobre 25, 2015 at 1:58 pm

(italian follows)

P1020247 copiaOn October 24, Israeli settlers ambushed 2 Operation Dove volunteers who were accompanying a 20 years old Palestinian girl and her little brother. At around 12 pm, 3 masked adult settlers came out from Havat Ma’on outpost armed with sticks and they started yelling while running towards them in order to beat the girl and the children. Despite the attack, Palestinians reached Tuba village4safely escaping through a longer path.

P1020248 copia

UPDATE : Coloni dell’avamposto illegale di Havat Ma’on tentano di attaccare palestinesi e internazionali 

Il giorno 24 ottobre, mentre due volontari di Operazione Colomba stavano accompagnando una ragazza palestinese (20 anni) con il suo piccolo fratellino, sono stati attaccati nella valle di Shab el Shamsti da dei coloni israeliani. Attorno alle 12.00 infatti 3 coloni adulti sono usciti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on mascherati e armati di bastoni, correndo verso i palestinesi e gli internazionali con l’intento di attaccarli. Nonostante l’attacco la ragazza con suo fratello sono riusciti a mettersi al sicuro e raggiungere il villaggio di Tuba, scappando per una strada molto più lunga.

Operation Dove concern about the ongoing escalation of violence in the West Bank

ottobre 6, 2015 at 12:45 pm

 

Tension increased up to the South Hebron Hills: several attacks against Palestinians

(italian follows)

Tensions between Palestinians and Israeli settlers in the occupied West Bank have soared in recent days after two Israeli settlers were shot dead near Nablus on Thursday October 1 by suspected Palestinian attackers. Since the shootings, there has been an upsurge of settler attacks against Palestinian people and their property.

Clashes have erupted across the occupied West Bank, including East Jerusalem, as a result of ongoing confrontations between Palestinians and Israeli forces at the Al-Aqsa Mosque compound. Palestinians religious authority claim that the continuos and repeated settler’s tours on the al-Aqsa mosque are provocating and violating the sacratility of one of the most important places for the muslims worshippers.

Israeli police says they are restricting access to the Old City of Jerusalem aftera Palestinian man killed two Israelis in the historic neighborhood.Only Israeli citizens, Old City residents, tourists, businesspeople working in the area and students studying there will be allowed to enter, police said in a statement Sunday.

A large number of Israeli settler attacks were reported across South Hebron Hills area during the weekend.

On October 3 at around 10 pm a group of settlers were reported to have stormed al-Birkeh (nearby Yatta), and assaulted an unarmed elderly Palestinian park guard (65 years old), locals said.

On October 3 at night, as Maan News reported, a group of settlers smashed the windows of a car belonging to a Palestinian doctor, Imad Abu Iram, near the village of Zif, south of Hebron.

On October 4, at about 2 am, Israeli settlers attacked the Palestinian village of As-Seefer. After having teared down the fence dividing the village from the settlement of Metzadot Yehuda which surround the palestinian village, the settlers started throwing stones to houses. The attack in the middle of the night scared all families living there and damaged a car, an aluminum canopy and solar panels. Children of As-Seefer, the day after the attack, were too afraid to cross the checkpoint to go to school, and decided to stay at home.

In the early morning of October 4, settlers from Mitzpe Yair illegal outpost closed the road from Birr al Idd to Jinba with a roadblock preventing Palestinian teachers to arrive on time to Jinba school.

On Monday October 5 in order to re-open the road,Palestinians and Ta’ayush Israeli activists removed the roadblock.

On October 5 in At-Tuwani village an army jeep entered the village at 11.25 p.m. and threw 4 stun granades between the houses scaring Palestinians in the middle of the night.

On Thursday October 6, at around 2:00 a.m. settlers raided the village of As-Sefeer for the second time in three days. Settlers threw stones against houses and families, injuring one children of 12 years old from the Abu Qpeita’s family. Settlers also damaged again the solar panels of the village. The injured children was took to Yatta hospital.

 

OD is registering a very fast escalation of settlers and Israeli military violence in all the West Bank.

This violence against Palestinian civil population cannot be considered as a “war against terrorism” neither cannot be justified with Israeli security needs, but is the direct consequence of the Israeli Occupation plan. 

OD looks at the Israeli occupation of the West Bank and the Gaza siege, with its continuing settlement expansion and military repression, as the frame which this escalation is developing in.

OD rejects any kind of violence and recourse to weapon and, at the same time, recognizes the right for Palestinian people to resist.

OD is accompanying and supporting the palestinian nonviolent popular struggle.

OD has maintained an international presence in At-Tuwani and the South Hebron Hills since 2004.

 

Link to Photos : http://goo.gl/KkduWy

—————————————————–

Operazione Colomba esprime preoccupazione per la continua escalation di violenza in Cisgiordania

Sale la tensione nelle Colline a Sud di Hebron : diversi gli attacchi ai danni dei Palestinesi

Le tensioni tra palestinesi e coloni israeliani si sono acuite negli ultimi giorni dopo che 2 coloni sono stati uccisi vicino Nablus giovedì 1 Ottobre in un attacco di cui sono sospettati i palestinesi. Da quel momento si è verificato un massiccio incremento di attacchi dei coloni contro la popolazione civile palestinese e le proprietà.

Gli scontri sono scoppiati in tutta la Cisgiordania, Gerusalemme Est compresa, come risultato del continuo confronto tra palestinesi e militari israeliani per il complesso della Moschea di Al-Aqsa. Le autorità religiose palestinesi recriminano per i continui e ripetuti tour dei coloni nella moschea di Al-Aqsa che sono stati percepiti come una provocazione e hanno violato la sacralità di uno dei luoghi più importanti per i fedeli mussulmani.

La polizia sraeliana comunica che le restrizioni all’accesso nella Città Vecchia di Gerusalemme sono dovute all’omicidio di due israeliani per mano di un palestinese avvenuto nel centro storico.

Solo i cittadini israeliani, i residenti della Città Vecchia, i turisti, gli uomini d’affari che lavorano nell’area e gli studenti che vi studiano hanno il permesso di entrarvi, come riferito domenica da un comunicato della polizia.

Operazione Colomba ha registrato diversi attacchi nell’area delle colline a Sud di Hebron.

Nella notte di sabato 3 ottobre, attorno alle 22:00 un gruppo di coloni dopo essere entrato nel villaggio di Al Birkeh (vicino alla città di Yatta), ha attaccato la guardia anziana disarmata (65 anni) del parco del villagio, come riportano i locali.

Sempre nella notte di sabato 3 ottobre un gruppo di coloni ha distrutto i vetri della macchina del dottor Imad Abu Iram, nella cittadina di Ziff, situata a sud di Hebron.

Domenica mattina 4 ottobre attorno alle 2 del mattino, coloni israeliani hanno attaccato il villaggio di As Seefer. dopo aver abbattuto la rete che divide il villaggio dalla colonia di Metzadot Yehuda(che circonda il villaggio palestinese), i coloni hanno iniziato a lanciare pietre contro le case e le tende. L’attacco, avvenuto a notte fonda, ha terrorizzato gli abitanti di As Seefer e ha portato al danneggiamento di una macchina, due pannelli solari e una tettoia. I bambini di As Seefer , il giorno seguente l’attacco , erano troppo spaventati di attraversare il checkpoint per raggiungere la scuola e hanno deciso di rimanere a casa.

La mattina presto sempre del 4 ottobre, i coloni dell’avamposto illegale di Mitzpe Yair hanno bloccato la strada che connette Birr al Idd con Jinba con un roadblock, impedendo agli insegnanti palestinesi provenienti dalla città di Yatta di raggiungere la scuola di Jinba in tempo.

La mattina del 5 ottobre per riaprire la suddetta strada, palestinesi e attivisti del gruppo Ta’ayush hanno rimosso il roadblock.

Attorno alle ore 23:25 del 5 ottobre , una jeep militare israeliana è entrata nel villaggio di At-Tuwani e ha lanciato 4 granate assordanti, terrorizzando i palestinesi nel cuore della notte.

Attorno alle ore 02:00 del 6 ottobre un gruppo di coloni ha compiuto un raid nel villaggio di As Seefer per la seconda volta in due giorni. I coloni hanno tirato pietre contro case e famiglie che dormivano all’aperto, ferendo un bambino di 12 anni della famiglia Abu Qpeita. il bambino è stato trasportato dalla famiglia all’ospedale di Yatta.

 

Operazione Colomba sta registrando una rapida escalation della violenza militare e dei coloni in Cisgiordania. 

Questa violenza contro la popolazione civile palestinese non può essere considerata come guerra al terrorismo, né giustificata da ragioni di sicurezza per Israele, ma è la diretta conseguenza del piano di occupazione israeliano.

Operazione Colomba identifica nell’occupazione della Cisgiordania e dall’assedio della striscia di Gaza come la cornice in cui questa escalation si sta sviluppando. 

Operazione Colomba oltre a rigettare la violenza e l’uso delle armi riconosce il diritto del popolo palestinese alla resistenza, rimanendo accanto e supportando chi come nei villaggi delle colline a sud di Hebron ha intrapreso un cammino di lotta popolare nonviolenta.

Link alle foto :  http://goo.gl/KkduWy

bocchescucite.org : Rappresaglia, vendetta o giustizia?

luglio 3, 2014 at 11:06 am

10484617

by  N. Capovilla, 2014 July 2
L’amico Kalil insiste nel chiedermi: “allora, sarai ancora nostro ospite, abuna?” Ed io, dopo la terribile notizia dell’uccisione dei tre giovani coloni israeliani, davvero non so cosa rispondere loro. Certo, secondo i miei programmi fra pochi giorni dovrei essere ospite della famiglia di Kalil, povera di tutto ma ricca di dignità, affetto, cultura e amicizia. Ma se vi dico che abitano ad Hebron, capite la mia incertezza nel prevedere di poter anche solo entrare in città, dopo che dal 12 giugno è stata sigillata dall’esercito con il pretesto di ricercare i tre giovani.Ecco, ancora una volta constato che ciò che accade in questa maledetta e santa terra di Palestina puntualmente non viene raccontato all’opinione pubblica. Tutto deve venir “semplificato” in uno stereotipo che eviti rigorosamente di evidenziare ciò che è la causa di tutto: la terra e le città, la vita e l’economia, la libertà di movimento e forse anche il futuro di milioni di palestinesi, sono stati occupati e colonizzati illegalmente dallo stato d’Israele.

Ma voi dite: cosa c’entra questo con il rapimento e la barbara uccisione dei tre coloni?

La gente, il lettore/ascoltatore, devono continuare ad immaginare che i palestinesi siano tutti terroristi e che ad Israele, da vittima, sia logicamente concesso non solo di difendersi, ma di trasgredire tutte le leggi e le risoluzioni per “vendicarsi” con “rappresaglie” e “punizioni collettive”, come scrivono i giornali di questi giorni.

Ma in queste ore le parole che vorremmo leggere non sono queste.

L’immenso dolore, l’indicibile lutto che sconvolge tre famiglie e un’intera nazione, dovrebbe ispirare sentimenti di solidarietà, partecipazione, auspicio e impegno a lavorare tutti per togliere benzina alle macchine di odio che la violenza e le armi seminano ovunque. Dovrebbero spingere la comunità internazionale a sostenere davvero chi cerca la pace, che arriverà solo con la giustizia e i diritti per tutti.

Da anni facciamo la spola tra le case di amici israeliani e le parrocchie palestinesi, per gettare ponti di reciproca conoscenza e dialogo.

Ma purtroppo constatiamo che siamo da sempre abituati a dare per scontato che la rabbia degli israeliani debba generare fiumi di risentimento e concrete violazioni e violenze: vi ricordate con quanto sollievo avevamo preso atto che Israele aveva interrotto la barbara pratica della demolizione delle case delle famiglie dei presunti colpevoli di un atto terroristico? Ebbene, è triste non solo che questa pratica tribale sia ripresa in queste settimane, ma ancor più che i giornali ne parlino come di una cosa normale e giusta.

Farò il possibile per andare dal mio amico Kalil e vorrei invitare tutti i giornalisti che in queste settimane hanno finto di non sapere che i tre giovani “seminaristi” erano coloni e la città dove erano stati rapiti, Hebron, si trova in Palestina e, come ha acutamente osservato Ugo Tramballi, non era proprio come “il lungomare di Tel Aviv”, visto che si trova nei Territori Palestinesi occupati.

Troppo poco hanno scritto delle aggressioni che hanno volutamente trasformato la ricerca dei tre giovani in una autentica punizione collettiva che sta mettendo a ferro e fuoco l’intera Cisgiordania.

Porterei questi giornalisti a venti minuti da Hebron per intervistare gli amici del villaggio di At Twani stritolato dagli insediamenti e da anni preda dei soprusi più pesanti dei coloni.

Sì, perché è diverso leggere i titoli inneggianti alla “durissima vendetta di Israele” e sentire la famiglia che conosci e che ti racconta che una perquisizione notturna illegale dei soldati in casa ha seminato paura e fruttato ai soldati l’equivalente di 2500 euro, la dote di una ragazza che sta per andare in sposa.

D’altra parte, se tutti i pellegrini di giustizia che fra pochi giorni saranno con me a Betlemme hanno solo letto i giornali sulla “prevedibile escalation di violenza” e sentito distrattamente alla TV che ben quattordicimila soldati sono stati mandati ad invadere case, villaggi e città, distruggendo vite, beni, risorse, sono certo che il dottor Nidal, a cui porteremo medicine che Israele gli impedisce di avere, racconterà loro un’altra storia, in cui trova il primo posto la condanna per la brutale sorte dei tre giovani israeliani e insieme lo sconcerto perchè i giornali hanno ritenuto di dover appena appena accennare al fatto che ben “dieci persone sono state uccise, tra cui bambini, durante le incursioni. Ed erano tutti disarmati. Più di 500 persone sono state sequestrate ed incarcerate.

Ma nessuno dei nostri uomini o donne di Stato ha rivolto loro un pensiero o ha chiesto ad Israele di fermare la punizione collettiva di un intero popolo.” (Luisa Morgantini)

Ogni morte e ancor più ogni assassinio, ogni uomo e ancor più ogni giovane che viene ucciso, rivelano la disumanità e la barbarie generata dall’odio. E se ci mancano le risposte e le soluzioni facili, senz’altro abbondano le domande: “Ma la Comunità internazionale, che ora piange e solidarizza, perchè non alza con più forza la voce richiamando palestinesi e israeliani al rispetto delle leggi e delle Risoluzioni delle Nazioni Unite? Ma possibile che i palestinesi siano destinati ad essere ritenuti sempre esseri umani di seconda categoria?”

Non la vendetta né la rappresaglia: per raggiungere veramente la pace l’unica risposta restano sempre la giustizia e il rispetto dei diritti umani,.

Nandino Capovilla

referente Campagna Ponti e non muri di Pax Christi Italia

2 luglio 2014

per visualizzare l’articolo vai al link: http://www.bocchescucite.org/rappresaglia-vendetta-o-giustizia/