NENA News: Cisgiordania, At-Tuwani non si arrende

luglio 22, 2010 at 5:13 am

La resistenza non violenta dei palestinesi di un villaggio poverissimo minacciato da anni dai coloni israeliani di Havat Maon. L’impegno dei volontari di Operazione Colomba

SERVIZIO DI ILARIA DE BONIS

At-Tuwani (Hebron), 19 luglio 2010, Nena News –  Hamze, Sameha, Zeinab e Mohammed giocano con la nonna sul terrazzo di casa. La campagna di Hebron è bruciata dal sole. A pochi metri da loro, oltre la rete, un isolato boschetto di pini che di giorno fa un po’ meno paura. I fratellini Rabai lo tengono d’occhio, sanno che il bosco è pericoloso.

Questa casa araba – 43 persone tra fratelli, mogli, figli e nipoti – è una delle più esposte alla violenza dei coloni nazional-religiosi di Ma’On e del suo avamposto Havat Ma’on, costruito tra i pini. Siamo nel villaggio palestinese di At-Tuwani in West Bank, un pugno di case color della roccia affogate nel sole. Fino a pochi anni fa i pastori vivevano nelle grotte.

L’ultimo attacco violento risale allo scorso 12 giugno, era di shabbat. Una trentina di coloni israeliani dall’avamposto di Havat Ma’on, col viso coperto, armati di fionde e bastoni, raggiunta la casa araba più vicina, hanno aggredito donne e bambini della famiglia Rabai. Gli uomini quel mattino erano a Yatta per un funerale.  L’esercito e la polizia sono arrivati tardi…

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Haaretz: Civil Administration told to crack down on illegal Arab structures

luglio 19, 2010 at 1:45 am

Defense Ministry order gives priorities to building that pose a ‘security threat’, applying most to structures close to roads in Jordan valley and Mount Hebron.
By Chaim Levinson – Haaretz – 19.07.10

The Civil Administration has received government orders to increase enforcement against illegal Palestinian construction in Area C of the West Bank, according to a deposition by an administration official to the High Court.
The deposition, by the administration’s infrastructure authority, Colonel Zvika Cohen, came in response to a petition by Regavim.
The group is seeking the destruction of illegal Palestinian construction at six West Bank sites, citing a security threat.
In High Court deliberations a month ago, state representative Nahi Ben-Or said there had been no enforcement against the illegal construction.
At the end of deliberations, the justices ordered the state to provide additional information, and called its response inadequate.

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Rondini travestite da colombe

luglio 18, 2010 at 3:46 pm

di Paolo Vachino

Presidiare impavido e assorto

del piccolo villaggio di pastori

dagli invasori coloni israeliani

come fosse un orto

minacciato dalla grandine

dai ragazzi-rondine

che si fan chiamare colombe

incuranti delle bombe

sorvolanti il cielo, loro

come un velo di fiducia

per il popolo palestinese

che cammina una terra

dove ancora brucia

il fanatismo religioso,

un drappello valoroso e irriducibile

che combatte la violenza

con la semplice presenza nel villaggio

con il coraggio di frapporre

il loro corpo per evitare

che qualche morto possa fare

le veci a qualche vivo,

in questo loro agire schivo

dai clamori massmediatici

così apatici all’ostentazione

quanto eretici all’omologazione occidentale,

una muta incallita di volontari

che non si accontentava di vivere bene

nei santuari imbanditi dal Capitale

ma che ha scelto di mescolarsi

con alcuni deboli della Terra

per coltivare insieme a loro l’amore,

estirpare la clandestinità

di questa sporca guerra.


C/S: Bambini palestinesi al campo estivo sotto scorta militare

luglio 18, 2010 at 1:46 pm

18 luglio 2010 – At-Tuwani – South Hebron Hills

Ieri, 17 luglio 2010, nella scuola di At-Tuwani, un piccolo villaggio nelle colline a sud di Hebron, è iniziato il campo estivo. Per due settimane, tutte le mattine, animatori palestinesi e internazionali organizzeranno giochi e attività ricreative rivolti a bambini di età compresa fra i 6 e i 14 anni. Parte del campo estivo quest’anno si svolgerà anche ad Al Fakheit, un piccolo villaggio nel deserto, a sud di At-Tuwani, dove l’anno scorso, a settembre, è stata aperta una scuola per garantire il diritto all’istruzione anche ai bambini di quell’area.

In coincidenza con il campo estivo è ricominciata anche la scorta militare israeliana per accompagnare ogni giorno nel tragitto da e per la scuola i bambini provenienti dai villaggi di Tuba e di Magayr Al Abeed

Dal 2001 i coloni dell’avamposto di Havat Ma’on hanno attaccato più volte i bambini lungo la strada da e per la scuola, ma solo nel novembre del 2004 l’autorità israeliana ha predisposto una scorta militare quotidiana.

Limes – Viaggio in Palestina: Tuwani

luglio 13, 2010 at 6:13 pm

Limesdi Andrea de Georgio

Un reportage dentro l’Area C. Un viaggio in uno dei villaggi palestinesi dentro il territorio israeliano. Una storia lontana dai riflettori.

“Area C” è il termine tecnico che, secondo la divisione amministrativa decisa dall’”Interim Agreement” degli Accordi di Oslo (1993-1995), designa il territorio della Cisgiordania sotto esclusivo controllo israeliano, militare e civile. Un controllo che sarebbe dovuto durare solo cinque anni e che invece continua tutt’oggi, a discapito del diritto internazionale e degli oltre 150.000 palestinesi che ci vivono. Nonostante insediamenti, avamposti e coloni, impedimenti a costruire, vessazioni e un grande senso di abbandono. Un territorio che rappresenta oltre il 60% dell’intera Cisgiordania. Un non-luogo di cui si parla poco, sui tavoli della diplomazia internazionale come nelle pagine dei giornali. Un non-luogo fatto di villaggi rurali, gente semplice e resistenza nonviolenta. Piccole storie che chiedono di essere raccontate. Storie dall’Area C.

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“E’ facile ridere dell’occupazione quando sei l’oppressore”

luglio 6, 2010 at 6:47 am

Haaretz: IDF soldiers face penalty after uploading Hebron dance video to YouTube
WATCH: Video of soldiers, armed and wearing bulletproof vests, patrolling as a Muslim call to prayer is heard. Then the music changes and they break into a Macarena-like dance.

B’Tselem: By Hook and By Crook: Israel’s Settlement Policy in the West Bank

luglio 6, 2010 at 6:46 am

Scarica il report (pdf / inglese)

Some half a million Israelis are now living over the Green Line: more than 300,000 in 121 settlements and about one hundred outposts, which control 42 percent of the land area of the West Bank, and the rest in twelve neighborhoods that Israel established on land it annexed to the Jerusalem Municipality. The report analyzes the means employed by Israel to gain control of land for building the settlements. In preparing the report, B’Tselem relied on official state data and documents, among them Attorney Talia Sasson’s report on the outposts, the database produced by Brigadier General Baruch Spiegel, reports of the state comptroller, and maps of the Civil Administration.

The settlement enterprise has been characterized, since its inception, by an instrumental, cynical, and even criminal approach to international law, local legislation, Israeli military orders, and Israeli law, which has enabled the continuous pilfering of land from Palestinians in the West Bank.

NYTimes: The Two Sides of a Barbed-Wire Fence

luglio 6, 2010 at 6:45 am

By NICHOLAS D. KRISTOF

Published: June 30, 2010

The Israeli occupation of the West Bank is widely acknowledged to be unsustainable and costly to the country’s image. But one more blunt truth must be acknowledged: the occupation is morally repugnant.

On one side of a barbed-wire fence here in the southern Hebron hills is the Bedouin village of Umm al-Kheir, where Palestinians live in ramshackle tents and huts. They aren’t allowed to connect to the electrical grid, and Israel won’t permit them to build homes, barns for their animals or even toilets. When the villagers build permanent structures, the Israeli authorities come and demolish them, according to villagers and Israeli human rights organizations.

On the other side of the barbed wire is the Jewish settlement of Karmel, a lovely green oasis that looks like an American suburb. It has lush gardens, kids riding bikes and air-conditioned homes. It also has a gleaming, electrified poultry barn that it runs as a business.

Passerà anche questa.

giugno 22, 2010 at 8:01 am

Israele, Gaza, la Freedom Flottilla

E’ stato un altro mese di occupazione. Di morti, di arresti, di check-point.
Ma è stato anche il mese dell’assurdo bagno di sangue compiuto dall’esercito israeliano in acque internazionali contro il convoglio di navi della Freedom Flotilla, che si è concluso con l’uccisione di nove attivisti turchi salpati da Cipro con l’idea di rompere l’embargo che costringe un milione e mezzo di palestinesi alla fame. Nella notte del 30 maggio, un commando israeliano ha tentato di fermare la nave Mavi Marmara con un’azione a metà tra un film di Chuck Norris e una storia di antichi pirati. E’ si è trattato proprio di un atto di pirateria dato che la nave è stata attaccata fuori dalle acque territoriali di Gaza (che seppure palestinesi, secondo gli accordi di Oslo restano sotto la “giurisdizione” della forza occupante israeliana). Da quel momento in poi, sono iniziati cori e balletti mediatici, nel tentativo di provare a dare una spiegazione plausibile ad un’altra strage compiuta da Israele, questa volta di moderata entità e non ai danni dei palestinesi, sotto occupazione da più di 60 anni, ma nei confronti di quelli che sono stati definiti “pacifisti col coltello”, che lanciavano “letali” secchi d’acqua e sedie di plastica contro il commando israeliano che tentava di attaccare la nave per “neutralizzarla”.

Ronde di coloni ad At-Tuwani

giugno 22, 2010 at 5:13 am

Durante le festività ebraiche di Shabbat lo scorso 12 giugno un nutrito gruppo di coloni è uscito dall’avamposto di Havat Ma’on(nota) ed ha attaccato la casa del villaggio palestinese di At-Tuwani più prossima all’insediamento israeliano. Come risultato dell’aggressione una donna in stato di gravidanza è stata ricoverata all’ospedale per essere caduta mentre cercava riparo, alcuni palestinesi ed un colono hanno riportato lievi ferite in seguito alle tensioni scaturite dalla sassaiola con cui i coloni hanno attaccato l’abitazione, un pacifista israeliano è stato arrestato per essersi interposto tra i palestinesi e l’esercito.

Da allora ogni notte ronde di coloni ed una pattuglia della polizia di frontiera israeliana presidiano il confine invisibile tra l’avamposto e il contiguo villaggio palestinese.
Secondo gli accordi di Oslo, in zone di area C, come quella dove è ubicato il villaggio di At-Tuwani, le forze di occupazione hanno il controllo civile e militare del territorio. Secondo il diritto internazionale dovrebbero difendere dunque la popolazione palestinese. Di fatto, in quanto strumento attivo della politica di occupazione, si ritrovano a difendere anche i coloni illegalmente residenti in Cisgiordania.
Dato questo duplice e contraddittorio compito, è legittimo chiedersi se si tratta di una legge basata sulla forza o sul diritto.

L’attacco di sabato scorso e le ronde di coloni che in queste notti fanno il giro intorno all’avamposto evidenziano una recrudescenza della violenza con cui i coloni israeliani di Ma’on e Havat Ma’on portano avanti l’occupazione illegale delle terre palestinesi tra Hebron e la linea verde, il confine internazionalmente riconosciuto nel 1967.
L’aggressione e la costante minaccia di ulteriori episodi di violenza contro la popolazione civile del villaggio di At-Tuwani è una palese e continua violazione dei Diritti Umani e rappresenta un ulteriore passo nell’espansione delle colonie e del territorio sottratto di fatto ai contadini palestinesi. Una realtà di violenza testimoniata dalla presenza degli osservatori internazionali di Operazione Colomba a cui gli abitanti di At-Tuwani rispondono con una scelta nonviolenta.