Campagna BDS: Una nuova ferrovia israeliana passa attraversa zone palestinesi nei territori occupati

novembre 1, 2010 at 3:35 pm
Un nuovo rapporto pubblicato da “Chi trae beneficio dall’Occupazione”, un progetto di ricerca della Coalizione di Donne per la Pace (Israele) dice: Si sta costruendo una nuova ferrovia tra Gerusalemme e Tel Aviv che attraversa, contro la legge, il territori occupati Palestinesi in due aree, con costo enorme per le comunità palestinesi. Compagnie europee sono coinvolte nel progetto di costruzione della nuova linea ferroviaria, e tra queste l’italiana Pizzarotti.


Per leggere il rapporto completo (in inglese) seguite il link:
http://www.whoprofits.org/articlefiles/WP-A1-Train.pdf

Sommario:

Un nuovo treno di alte velocità tra Gerusalemme e Tel Aviv, i due principali centri metropolitani, con due o tre treni ogni ora per un percorso della durata di 28 minuti. La nuova ferrovia, qualche volta chiamata treno A1, è una dei più grandi progetti di infrastruttura che il governo israeliano abbia realizzato negli ultimi anni.

Tuba: Esercito israeliano arresta giovane palestinese sulle colline a sud di Hebron

novembre 1, 2010 at 9:57 am

COMUNICATO STAMPA
Esercito israeliano arresta giovane palestinese sulle colline a sud di Hebron

Tuba, Colline a sud di Hebron – Territori Palestinesi Occupati

Nella mattina di sabato 30 ottobre, alle ore 10:30 circa, l’esercito israeliano ha arrestato un giovane palestinese nei pressi del villaggio palestinese di Tuba, sulle colline a sud di Hebron. Il ragazzo è stato fermato mentre riprendeva con la propria telecamera i militari israeliani che scacciavano altri due giovani pastori palestinesi del villaggio di Tuba.

I pastori palestinesi, accompagnati da volontari di Operazione Colomba (corpo nonviolento dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII), stavano pascolando già dalla prima mattinata nell’area di Umm Zeitouna, su terre di proprietà dei palestinesi.

NENA News / Israele: chi finanzia l’occupazione?

ottobre 31, 2010 at 12:18 pm

Pubblichiamo questo articolo del 30 Ottobre apparso su Nena News (www.nena-news.com), riguardante il controverso sistema di finanziamento dell’occupazione.

La nuova ricerca di Whoprofit.org: il coinvolgimento diretto delle banche israeliane nelle attività di colonizzazione della Cisgiordania e del Golan.
di Barbara Antonelli

Gerusalemme, 30 ottobre 2010, Nena News – Sono le banche israeliane a fornire il supporto finanziario a tutte le attività che perpetuano l’occupazione illegale dei territori palestinesi e del Golan. Senza tale supporto, l’espansione delle colonie non sarebbe possibile. Se è vero infatti che la colonizzazione israeliana ha dietro di sé motivazioni di ordine politico ed ideologico, è anche vero che tale sistema comporta implicazioni economiche estremamente importanti, in base a cui le banche e gli istituti finanziari israeliani risultano essere i primi attori a trarne benefici economici.

La distanza delle parole

ottobre 21, 2010 at 4:02 pm

Diceva che erano gli altri a volerla etichettare come filo israeliana, ma lei non si riconosceva affatto in quella veste.

Diceva che entrambe le parti avevano le loro ragioni, ma che nel profondo noi non possiamo capirle.

Diceva che lei non aveva gli strumenti per giudicare i torti e le ragioni degli uni e degli altri.

Un pesce fuor d’acqua. Roberto Saviano su Israele

ottobre 21, 2010 at 9:46 am

Quello che segue è il contributo di Roberto Saviano alla maratora oratoria “Per la verità, per Israele”.

At-Tuwani Sketches

ottobre 14, 2010 at 10:39 am

Un nuovo video sulla resistenza nonviolenta di At-Tuwani e delle colline a sud di Hebron.
Prodotto da SMK Videofactory e disponibile su Youtube.

Una maratona per Israele?

ottobre 7, 2010 at 7:23 am

Pubblichiamo il comunicato del team “Tutti a raccolta” di Pax Christi, unendoci allo sdegno che ci provoca il dover assistere a manifestazioni come la “Maratona oratoria per Israele”, prevista per il 7 ottobre a Roma, di cui riportiamo parte dell’appello degli organizzatori:

La delegittimazione di Israele avviene a tutte le latitudini e senza freno: Israele, il Paese più apertamente minacciato del mondo, può essere sicuro di venire condannato dalle istituzioni e dalla stampa internazionale qualsiasi cosa faccia, sia che cerchi di difendersi da attacchi terroristici, che si impegni a cercare di fermare il rifornimento di armi per Gaza, sia che semplicemente svolga le normali attività di qualsiasi Paese democratico.

Le sue acquisizioni scientifiche, sportive, culturali, sociali, economiche, vengono sistematicamente boicottate e vilipese anche con la violenza. Il doppio standard è lo standard consueto per Israele: l’ONU, dedicandogli l’80% delle sue risoluzioni, lo condanna ad ogni passo, mentre i Paesi che violano i diritti umani, che compiono stermini e pulizie etniche, non vengono mai sanzionati.

Se salisse sul palco Daoud…
Per la verità, per Israele: verità su Israele

Team di ‘Tutti a raccolta’, Pax Christi Italia, Campagna Ponti e non muri

Betlemme, 6 ottobre 2010

Il palco da dove Papa Benedetto tuonò pochi mesi fa contro il muro dell’apartheid che fa di Betlemme una prigione, si trova proprio a due passi dalle gabbie in cui stanotte all’alba siamo stati attoniti spettatori della quotidiana umiliazione di migliaia di palestinesi che ammassati dietro le sbarre tentano di passare il check-point per andare a lavorare a Gerusalemme.

Dalla stampa apprendiamo con stupore e indignazione che molte personalità internazionali, parlamentari e artisti saliranno domani su un palco a Roma dando la loro adesione e la loro voce alla manifestazione internazionale “Per la verità, per Israele”. Se ci sta veramente a cuore Israele, se vogliamo essere veri amici di Israele come del popolo palestinese, non possiamo fingere di non vedere il sistema di apartheid che da decenni umilia e distrugge i palestinesi e di conseguenza dobbiamo aiutare Israele a riconoscere le sue responsabilità.

Fa davvero un effetto strano immaginare questa maratona di parole mentre, viaggiando da una parte all’altra della Palestina, siamo testimoni della concreta oppressione che quotidianamente milioni di uomini e donne sono costretti a sopportare e che ha un solo nome da amplificare e non nascondere: l’occupazione militare israeliana.

Non riusciamo ad immaginare come tanti discorsi che verranno pronunciati nel nome della pace e della giustizia, non cadano ancora una volta nell’ipocrisia di chi finge di non sapere che l’ostacolo più grande alla pace sono proprio quelle centinaia di cantieri edili che continuano a rubare illegalmente la terra ai villaggi palestinesi. Ci chiediamo anche a quale sicurezza, libertà e verità stiano pensando coloro che si alterneranno nella maratona pro-Israele passandosi la fiaccola della sua difesa.

Tutti noi chiediamo la sicurezza per Israele come per i suoi vicini palestinesi, ed è esattamente “per la verità, per Israele” che va riconosciuta e affermata la realtà dei fatti, come unica via per una pace giusta. Quei drammatici “fatti” che in questi giorni ritroviamo nella totale umiliazione subita dai palestinesi e nella costante violazione dei diritti umani e delle leggi internazionali da parte dello stato d’Israele.

Acmos: “Il futuro occupato”, tributo alla resistenza di At-Tuwani

ottobre 2, 2010 at 9:07 am

Gli accordi di pace non sono un contratto d’affari

settembre 25, 2010 at 7:25 pm

“E’ stata la prima permanenza a proteggere la patria dallo svenimento. Voi all’interno siete la forza materiale dell’identità nazionale e culturale. E l’interno ha un prestigio che supera l’incantesimo, perché e’ l’interno che ha dato alla causa palestinese la forza del miracolo”.
Maĥmud Darwish; Parigi 05/10/1987

Questa poesia parla d’amore! Parla dell’importanza della presenza del popolo sulla propria terra, dell’esaltazione della lotta continua portata avanti anche e sopratutto del rifiuto di abbandonare le proprie terre, della forza nel proseguire le attività più semplici, quotidiane.
L’ occupazione è lenta e logorante, si insinua in ogni aspetto della vita del popolo palestinese, ne regola i rapporti sociali personali, collettivi e ne gestisce le risorse.
Questi colloqui hanno chiarito una volta per tutte la distanza abissale che c’è tra Potere e Popolo, non solo tra forza occupante e paese occupato, ma anche e sopratutto le divisioni all’interno della stessa Palestina.

Muri Invisibili

settembre 24, 2010 at 2:39 pm

Uno dei tratti caratteristici che ci ha portato a essere qui con Operazione Colomba è la scelta di
condividere con la popolazione locale le problematiche del vivere quotidiano.
Scegliere la non violenza come strumento per affrontare i conflitti e schierarsi dalla parte delle vittime di ingiustizie per abbassarne l’impatto emotivo, fanno sì che la nostra presenza qui non sia solo una funzione deterrente di violenze in quanto internazionali.
Crediamo che sia impagabile ciò che ti insegna vedere coi propri occhi, sperimentare sulla propria pelle, mettersi in gioco schierandosi dalla parte delle vittime di ingiustizia, cercando di far loro capire che non sono soli e che hanno tanto da insegnare; perchè è proprio quando si smette di parlare di queste realtà che esse a poco a poco acquistano il diritto ad essere dimenticate, a non esistere. Ed è questa una delle battaglie che il villaggio e Operazione Colomba insieme intraprendono, chiedendo semplicemente a tutti coloro che ascoltano una testimonianza di non farla morire lì, ma di darle voce, perchè il passaparola in questo caso è una delle vie di comunicazione più potenti ed efficaci per abbattere l’ignoranza, dovuta alla frequente diffusione di informazioni distorte.
Si tratta di una presenza di volontari che vuole agire in punta di piedi, perchè consapevole che qui i primi ad imparare siamo noi, ma allo stesso tempo pronta ad attivarsi con ogni risorsa possibile.
Tutto quello che stiamo vivendo e le persone che incontriamo ci insegnano un vivere semplice ed essenziale in cui però non mancano mai rispetto, ospitalità ed accoglienza.
Avete presente il detto “la pazienza è la virtù dei forti”? Sembra essere nato proprio in queste terre.
A differenza della realtà frenetica che siamo abituati a vivere, dove l’obiettivo è avere tutto e subito, dove la calma tante volte è vista come pigrizia, da questo popolo si impara ad essere pazienti.
Non si tratta però di una pazienza passiva, ma di un continuo cammino personale che ogni abitante del villaggio si trova ad affrontare per poter resistere quotidianamente ad un’occupazione e ad un conflitto lento e logorante senza scoraggiarsi.
Il tutto è messo a dura prova da una realtà paradossale che percepiamo a partire dalle piccole cose. Basti pensare ai tempi di percorrenza da Gerusalemme a At-Tuwani che per un palestinese sono di 2h30, mentre per un internazionale o per un israeliano sono di 45 minuti; o al contrasto tra il bambino di un insediamento che dondola spensierato sull’altalena, quando al di là della recinzione bambini della stessa età si confrontano con militari e ordini di demolizione.
Questi sono solo alcuni degli esempi di muri invisibili che hanno il potere di dividere più di quanto possa fare quello reale, tangibile,perché rafforzano la normalizzazione di un’ingiustizia dove è consentito vedere solo ciò che si vuole all’interno di una realtà frammentaria.