Settlers from Havat Ma’on outpost fired several shots towards a group of Palestinian youth and internationals

febbraio 26, 2018 at 8:16 am

(Italian follows)

On the afternoon of 23 February five Israeli settlers from the illegal outpost of Havat Ma’on fired several shots from a distance towards a group of Palestinian youth and internationals as they walked from At-Tuwani village to Tuba Village.
The group, which included one seven-year-old boy, arrived safely in Tuba village after running from the settlers. Five armed settlers then arrived at Tuba village in a car and attempted to enter the village, but were prevented from doing so by youth from the village.
Israeli soldiers and police arrived and spoke with the settlers, and forced the Palestinians to leave the area.
There were no consequences for the settlers.

 

Coloni dell’avamposto di Havat Ma’on hanno sparato in direzione di un gruppo di giovani palestinesi ed internazionali

Nel tardo pomeriggio del 23 febbraio cinque coloni israeliani dell’avamposto illegale di Havat Ma’on hanno sparato da lontano diversi colpi di fucile in direzione di un gruppo di giovani palestinesi e internazionali che stavano camminando dal villaggio di At-Tuwani a quello di Tuba.
Il gruppo, nel quale c’era anche un bambino di soli 7 anni, è arrivato salvo a Tuba dopo una lunga corsa. Poco dopo una macchina con a bordo 5 coloni armati è arrivata al villaggio di Tuba cercando di entrarvi, ma ciò è stato impedito dai giovani palestinesi del posto.
Soldati e polizia israeliana hanno raggiunto il luogo, hanno poi parlato con i coloni e allontanato i palestinesi dalla zona.
Non ci sono state conseguenze per i coloni.

Fuoco o brace?

febbraio 25, 2018 at 8:35 am

– Ore 7:32 rapporto dalle vedette: “In sella”. È il segnale, bisogna terminare i preparativi e tenersi pronti ad entrare in azione.

– Ore 7:38 nuova comunicazione: “Sono all’allevamento di polli; no Army”. Equipaggiamento in spalla e si parte verso il punto d’ingaggio.

– Ore 7:41 ultimo messaggio, come secondo i piani: “Fuori vista”. Le vedette mantengono la posizione, pronte ad intervenire ma ora sta a noi, fra poco avremo l’obiettivo in vista.

– Ore 7:49 dovremmo già vedere l’obiettivo da alcuni minuti, invece sul fianco della collina non si muove una foglia. Con la tensione che increspa la voce, parte la chiamata “Hallo ***, fi jesh?” (Ciao ***, c’è l’esercito?) – “Na’am ehna mniji” (Sì, stiamo arrivando).

Adesso fermati, smetti di leggere un momento e rifletti: quale scenario si è formato nella tua testa? Cosa immagini, cosa provi? Cosa ti aspetti ora?

Le vedette: i volontari
L’equipaggiamento: la videocamera
L’azione: lo School Patrol
L’obiettivo: una decina di bambini

Questo cambia tutto, vero?

Una manciata di bambini che due volte al giorno viene circondata da fucili ed anfibi, che sulla strada per la scuola viene scortata da giubbotti antiproiettile e granate.
Finalmente li vedi apparire in cima alla collina, intravedi il velo bianco delle due ragazze più grandi seguito da due elmetti e dai lampeggianti della Jeep.
A questo punto vieni assalito da emozioni contrastanti: da un lato c’è il sollievo di sapere che anche oggi i bambini arriveranno a scuola sani e salvi, al sicuro dalle violenze dei coloni.
Dall’altro questa stessa sensazione di leggerezza ti fa infuriare.
Si parla pur sempre di bambini, maledizione!
Ai due lati della strada lungo cui questi camminano, ci sono recinzioni e filo spinato, dietro di questi i coloni si impastano la bocca di vuota retorica sull’appartenenza atavica masticando fino alla nausea le parole “sicurezza” e “riappropriazione” mentre strampalate teorie sul diritto divino frizzano e ribollono sulla loro lingua.
Non giovani con il volto coperto e la spranga in mano, non terroristi con indosso un giubbotto esplosivo, non guerriglieri con il Kalashnikov ma bambini dal sorriso disarmante, che camminano verso la scuola.
Ecco contro chi “combattono” in nome di questi onorevoli ideali i coloni.

Ok, così non va.
O forse sì.
Rileggo ciò che ho scritto, metto il computer da parte, chiudo gli occhi ed inizio a pensare.
Mi torna in mente una conversazione avuta durante la formazione: un tipo affermava di non arrabbiarsi da più di 20 anni, che la rabbia è un’emozione negativa, che non porta nulla di buono e che anzi, lo spaventa.
Avevo risposto con durezza, dicendogli che la rabbia è un’emozione forte, esplosiva, una fonte di energia incredibile che dovremmo sfruttare e non reprimere.
È importante arrabbiarsi ma non essere rabbiosi: non lasciare che le braci ti consumino da dentro, ma lasciarsi avvampare e sfruttare questo fuoco per dare nuovo senso alla nostra presenza,
perché capita a volte di abituarsi, di adagiarsi sui morbidi cuscini della quotidianità e della rassegnazione ed è la cosa più sbagliata che possiamo fare.
Dopo 3 mesi sono contento di riuscire ancora ad infiammarmi e bruciare questi cuscini, mentre l’empatia dei miei compagni, il sorriso luminoso dei bambini e quello placido e sereno degli uomini e delle donne del villaggio lo tengono sotto controllo e mi aiutano a trasformarlo in energia costruttiva.
Dopo 3 mesi sono contento di sentire che ancora brucio, di sentire che insieme a tutte le persone che mi circondano, non sopravvivo e basta ma lotto perché io e loro possiamo sentirci vivi.

M.

Report: January 2018 – Human Rights Violations and Popular Struggle in South Hebron Hills

febbraio 15, 2018 at 11:22 pm

A new report and interactive map on “Human Rights violations and Popular Struggle in South Hebron Hills” covering the period January 2018 have been released.

READ FULL REPORT [PDF]

Video: Celebration in Sarura village

febbraio 2, 2018 at 6:50 pm

Report: December 2017 – Human Rights Violations and Popular Struggle in South Hebron Hills

gennaio 23, 2018 at 10:41 pm

A new report and interactive map on “Human Rights violations and Popular Struggle in South Hebron Hills” covering the period December 2017 have been released.

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UPDATE: Closures in Massafer Yatta, Firing zone 918

novembre 16, 2017 at 7:18 pm

Today Operation Dove have taken a tour to some villages in the so-called “Firing zone 918”. The situation is quite alarming: yesterday a Israeli  Military convoy closed all the entrances to the Palestinian villages of Bir al Idd, Jimba, Shi’b al Butum, Khairbet al Fakheit, Halaweh, Khallet Athaba and Al-Mufaqarah. It means that more than five hundred Palestinians living in those villages are completely isolated.

UPDATE: Chiusure in Massafer Yatta, Firing Zone 918

Oggi le volontarie di Operazione Colomba hanno fatto un giro di visite nella cosiddetta “Firing Zone 918”. La situazione è alquanto allarmante: ieri, infatti, un convoglio militare israeliano ha chiuso tutte le entrate ai villaggi palestinesi di Bir al Idd, Jimba, Shi’b al Butum, Khairbet al Fakheit, Halaweh, Khallet Athaba and Al-Mufaqarah. Nel concreto significa che più di cinquecento palestinesi che vivono in quei villaggi sono totalmente isolati.

Demolition and stop-working orders in Khallet Athaba

novembre 15, 2017 at 7:53 pm

(Italian follows)

Khallet Athaba village. South Hebron Hills. Firing Zone 918. 15 families, 80 people.

Two days ago a demolition order came. For one of these families – mother, father and their three children – this order means that their home will be destroyed. Seven days after this order Israeli bulldozers can come at any time, and according to the protocol of the Israeli Army, the “non-authorized” buildings should not only be demolished, but the owners are supposed to demolish their own home themselves – or to pay for the work of the bulldozers. A lawyer is following the case.

Another seven stop-working orders – which comes right before the demolition one – were delivered in the past month of October.

On top of that, a week ago a group of Israeli settlers stormed into Khallet Athaba with motorcycles and guns in the middle of the night, frightening the whole village.

Ordini di demolizione e stop-working a Khallet Athaba

Il villaggio di Khallet Athaba. Colline a sud di Hebron, nella Firing Zone 918. Quindici famiglie, 80 persone.

Due giorni fa è arrivato un ordine di demolizione. Per una di queste famiglie – madre, padre e i loro tre figli – questo ordine significa che la loro casa verrà distrutta. Sette giorni dopo questo ordine i bulldozer israeliani potranno arrivare in qualunque momento, e secondo il protocollo dell’Esercito Israeliano, gli edifici “non-autorizzati” non solo dovrebbero essere demoliti, ma i proprietari dovrebbero provvedere a demolire la loro stessa casa – o pagare il lavoro dei bulldozer che lo faranno. Un avvocato sta seguendo il caso.

Altri sette ordini di stop-working – l’ordine che precede quello di demolizione – sono stati consegnati il mese scorso.

Come se non bastasse, una settimana fa un gruppo di coloni Israeliani sono entrati a Khallet Athaba in moto e armati di pistole, terrorizzando l’intero villaggio.

Report: October 2017 – Human Rights Violations and Popular Struggle in South Hebron Hills

novembre 8, 2017 at 12:28 am

A new report and interactive map on “Human Rights violations and Popular Struggle in South Hebron Hills” covering the period October 2017 have been released.

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UPDATE: Israeli settlers continue to steal olives in Nablus area

ottobre 25, 2017 at 9:06 am

Olive harvest is still going on and Operation Dove volunteers are in Nablus area to support Palestinian farmers. It’s an important moment of the year: olive oil is the main source of income for many families. Also close to Adei Ad Israeli outpost Palestinians can access their land once a year, under Israeli Army coordination. This year when farmers arrived there they found their olives stolen and the trees damaged (about 90 trees).

UPDATE: i coloni israeliani continuano a rubare le olive nella zona di Nablus

La raccolta delle olive è ancora in corso e i volontari di Operazione Colomba sono nella zona di Nablus per sostenere i contadini palestinesi. È un momento importante dell’anno: l’olio d’oliva è la principale fonte di reddito per molte famiglie. Anche vicino all’avamposto israeliano di Adei Ad i Palestinesi possono accedere alla loro terra una volta all’anno, sotto il coordinamento dell’esercito israeliano. Quest’anno, quando i contadini sono giunti sul posto, hanno trovato che le olive erano stato rubate e gli olivi danneggiati (circa 90 alberi).

VIDEO UPDATE 2017-10-20 Havat Ma’on settlers’ attack

ottobre 20, 2017 at 3:55 pm

On October 20 Israeli settlers from Havat Ma’on illegal outpost attacked a Palestinian boy on his way from Tuba to At Tuwani Palestinian village.