Non serve correre se non sai volare.

luglio 19, 2014 at 4:07 am
C’era il sole e un po’ di vento.
A due passi dal mare.
C’era il rumore del mare contro il molo.
C’era la sabbia
e c’era un pallone.
Non c’erano scarpe,
solo piedi nudi sulla sabbia.
C’era il mare, appunto.
E quello squarcio di orizzonte.
Come una fuga,
ché anche se guardi bene
non lo vedi che l’orizzonte è mutilato.
Come una prigione, ma molto più grande.
Come una prigione, ma senza il tetto.
Come una prigione, ma a cielo aperto.
Quando sembra di non avere vie di fuga
basterebbe guardare il mare.
Ché il mare da serenità.
Ché il mare è uno slancio,
se non puoi scappare.
E’ di là che viene voglia di andare,
in volo,
via di là.
Per sempre,
via.
Si,
ma c’era il sole e un po’ di vento.
C’erano Mohammed,
Ismail,
Zakariya
e c’era Ahed.
C’era la sabbia
e c’era un pallone.
Poi un colpo
e la fuga,
a piedi scalzi,
in direzione opposta al mare,
perché il colpo è arrivato da lì,
proprio dal mare,
da quell’orizzonte
mutilato.
Mutilati, infatti.
Non serve correre se non sai volare.
Protesi verso il mare,
per un po’ di libertà.
In fuga dal mare,
in direzione contraria,
per salvarsi,
ma in volo.
C’era una corsa
e poi un altro colpo.
Poi il buio.
e niente sole.
Buio.
Niente più rumore del mare.
Silenzio.
Niente più vento,
niente più mare,
niente più sabbia.
Buio.
La morte è venuta dal mare,
qualcuno ha detto che era un drone,
in volo.
Poi no,
un colpo sparato da una motovedetta
della marina israeliana,
a caccia di terroristi.
A Gaza,
non serve correre se non sai volare.
…..
Dodici anni fa, da dentro Gaza, le cose non erano tanto diverse..
[quindiciluglioduemiladue]
Un’altra notte sotto coprifuoco. I soldati sono lì a qualche centinaio di metri, dove sull’asfalto sfavillante sfrecciano i pick-up dei coloni. Gli occhi arretrano fino alla sabbia dove sono seduto… Palme abbattute, campi divelti, case abbattute, un asino depresso, una donna che tiene al guinzaglio una capra, i bimbi che giocano a palla nella sabbia… Finché dalla jeep bianca una voce annuncia il coprifuoco.
Mi viene il vomito nonostante questo tramonto. Mi viene il vomito nonostante questo cielo. Abbiamo dormito nei sacchi a pelo sotto un mezzo tetto di lamiere, sacchi e palme. Lontano, colpi di cannone e smitragliate. I figli di Hassem, che ci ospita, si svegliano dal sonno.
Non gli riesce neanche di sognare, sognare una terra e la libertà. La libertà di essere palestinesi, la libertà di poter giocare a palla…
Anche i sogni gli hanno estirpato.
I bimbi piangono.
Sognano il mare di Gaza.
Sognano l’acqua del mare che scompare e i pesci che muoiono.
Le donne ricurve fanno il pane. Al-Jazeera e CNN non parlano di Medio Oriente, come se fosse pace…
E invece in qualche posto qui vicino qualcuno ha sparato, i carri armati hanno cingolato, i bulldozer hanno lavorato. Mi viene il vomito.
I bimbi scalzi ci spiano e sorridono.
La notte è passata, sempre uguale, sempre calda, sempre amara.
…..
Resistiamo, Umani.
F.
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