La terza parte

aprile 27, 2014 at 1:28 pm

Essere terza parte e agire come tale, va molto più nel pratico e nel quotidiano qui, rispetto alla nostra storia e ai principi di nonviolenza che ci guidano.
Questi sono solo i punti di partenza da cui si sviluppa la realtà complessa della nostra vita qui, e questo tentare di essere terza parte.
Prima difficoltà scaturisce dal nostro intenso vivere con una parte. Un vivere semplice fatto di una lingua sola che a poco a poco si impara, di una scelta chiara fatta come comunità da tanti anni, anche se poi non mancano personalità diverse e non c’è perfezione, di un’area non poi così grande come sembra alle nostre gambe in cui lo stile di vita è simile per tutti, di un’accoglienza araba davanti alla quale a noi non sono richiesti molti sforzi per entrare nell’intimità di case e famiglie che non conosciamo.
Ci si sente protetti da questi elementi e facilmente ci si sente parte di questa parte.

L’altra parte invece si apre complessa di fronte a noi. Non ha i “confini sicuri” delle colline a sud di Hebron ma quelli vasti di un popolo. E’ un popolo frastagliato in mille diversità, che con noi si sforza di parlare inglese ma la cui lingua è un altra, una di cui conosco solo 10 parole nonostante i quasi 9 mesi qui. Ha una storia profondamente intrecciata con la nostra di italiani, magari anche cattolici, che ha tante diverse interpretazioni se guardata dal presente. E’ un popolo che ai nostri occhi si presenta nei suoi estremi: dalla forza in divisa, all’attivista con un profondo affetto per noi e per i palestinesi, allo sconosciuto di Gerusalemme. Sconosciuto col quale ci sentiamo spesso più intimoriti rispetto ad un altro simile che possiamo incontrare qualche strada più in là, ma che parla arabo.

Tutto questo provoca in me una grande difficoltà nello stare a fianco a queste due parti senza farmi prendere tanto da una delle due, dall’andare spesso passi avanti a loro e perdere il semplice stare a fianco alla loro immensità, come ci è richiesto.

Vi mando questa riflessione ancora in corso insieme agli auguri per questa Pasqua. Penso all’Uomo che la sera prima di essere ucciso ha pianto su Gerusalemme e su tutti gli uomini, all’Uomo che ha sempre seguito la giustizia e la verità senza fare distinzioni tra amici e nemici, che da una croce in mezzo ad altre due ha chiesto il perdono per chi stava commettendo l’ingiustizia che su di lui si è ripercossa, all’Uomo che ha creduto così fermamente alla forza rigeneratrice dell’Amore da sacrificarsi per il cambiamento di ognuno e cambiare, infine, anche la morte in vita.

S.