Futuro occupato

luglio 22, 2010 at 8:30 am

di Paolo Vachino

Il futuro dietro a una collina

o all’ombra dell’albero sacro

nella mattina turbinosa di sabbia,

la rabbia di un popolo occupato

a difendersi dall’occupazione

pena l’estinzione dal territorio

nell’illusorio convincimento

che cambierà qualcosa,

che una sposa palestinese

possa un giorno coltivare

pretese di madre e di donna

di mettersi il velo al posto della gonna.

Il futuro dentro a una bambina

sgambettante tra tante altre nuda

sulla cruda terra indurita

dai passi sempre allertosi dei pastori

inseguiti ogni giorno dai signori

coloni israeliani

armati di mitra e di fionde

di ronde militari come fossero

caroselli lunari di astronauti impazziti,

smarriti di fronte a un nemico

lontano da un fronte

e cercato casa per casa

– tutte da demolire – per consentire

al colono insediato per dono divino

di poter educare al mattino i figli

agli artigli delle armi e dell’odio,

innalzato sul podio del fanatismo

religioso, dove l’unico sposo

è il Dio misericordioso solo

verso qualcuno perché nessuno

di altra appartenenza ha diritto

alla residenza su questa terra

collinare che sfocia

nel deserto della speranza.

Il futuro di tutti i violenti

è sul fondo del mare aperto

– aperto apposta per loro –

perché se esistesse mai un popolo eletto

sarebbe solo quello che sa portare

al prossimo suo assoluto rispetto.