Elezioni in Israele

febbraio 16, 2013 at 6:57 am

Il partito Yesh Atid (lett. c’è un futuro), divenendo il secondo partito dopo il Likud, è la sorpresa di queste nuove elezioni in Israele. Terzo, è il vecchio partito laburista. Gli osservatori politici pensano che il partito di Mr. Lapid (leader di Yesh Atid) dovrà appoggiare l’attuale leader Netanyahu, ma con un interesse dichiarato per le questioni di politica interna, come la riforma degli alloggi e la riforma dell’istruzione. Anche in Israele è forte la protesta per ottenere riforme sociali come in tanti altri paesi del mondo, protesta che ha trovato nel gruppo Yesh Atid la sua manifestazione. Prima delle elezioni, si pensava che i temi dominanti del nucleare iraniano e della pace con i palestinesi dovessero condizionare le elezioni ma non sembra essere stato così. Il Likud ha perso molto ma non abbastanza, il blocco dei partiti che spingono per lo status quo è ancora molto forte e sembra impossibile che la nuova forza liberale centrista possa ottenere qualcosa sul versante della pace, forse potrà ottenere qualche riforma sociale. Per ricominciare il dialogo di pace, sarebbe necessario un forte cambiamento di pensiero ma anche di uomini, i vecchi mestieranti come Netanyahu, Barak, Peresh e altri hanno già fornito prova di non volere la pace. La risposta del primo ministro israeliano dopo il conferimento ai palestinesi di nazione membro osservatore alle Nazioni Unite non è stata verbale ma tremendamente chiara nei contenuti: si continuerà a costruire insediamenti nelle zone palestinesi, soprattutto a Gerusalemme est. In questo modo il processo di pace (ma quando mai è iniziato veramente?) è inesorabilmente compro-messo.
Ma lo scenario mediorientale, con la primavera araba, è cambiato molto, Israele ha perso I suoi tradizionali alleati: la Turchia e l’Egitto, dove il primo ministro egiziano Morsi ha promesso di rispettare il trattato di pace con Israele ma si adopererà sicuramente nel sostegno ai palestinesi in qualsiasi situazione. Dall’interno, molti conte-stano a Netanyahu di fare una politica d’isolamen-to, soprattutto con la nuova costruzione della cinta di difesa lungo la linea Gaza-Eilat e nel Golan. L’attuale amministrazione USA non è mai stata così lontana dalla politica dei governi israeliani come ora, giacché sta cambiando lo scenario geo-politico dell’area. Israele si sta chiudendo da solo in un ghetto; si impone ora la domanda: può, uno stato isolato e circondato da “nemici”, avere un futuro? Potrà Israele continuare a finanziare un costosissimo stato di polizia con una grave crisi interna che sembra tutt’altro che finita? La politica d’Israele, dal dopo-Rabin a oggi, sembra portare il paese in un vicolo cieco, da cui Israele dovrà uscire da “solo”.

Baruch ha sofèr