UPDATE: Israeli army stops the works on a Palestinian road for more than 6 hours and confiscates a bulldozer

agosto 31, 2016 at 6:48 pm

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On August 30 Israeli forces (Army and DCO) stopped the works for the renovation of the road between At-Tuwani and Al-Birkeh Palestinian villages, in South Hebron Hills.

The DCO ( Israeli Civil Administration) also confiscated the identity card and the mobile phone of the driver of the bulldozer, that was working on the road, preventing him to leave the area.

After 6 hours (at 9.00pm) the Israeli soldiers gave back the identity card and cellphone, but confiscated the bulldozer. In the meanwhile they also called the Israeli police in order to confiscate a Palestinian car.

With this actions, Israeli forces deny the right of movement of Palestinians people recognized in Article 13 of the Universal Declaration of Human Rights, and in Article 12 of the International Covenant on Civil and Political Rights. They also deny the exercise of other basic rights set in the International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights as the right to work, to an adequate standard of living, to health, to education, and to protection of family life.

UPDATE: L’ESERCITO ISRAELIANO FERMA I LAVORI DI COSTRUZIONE DI UNA STRADA PALESTINESE PER PIU’ DI SEI ORE E CONFISCA UN BULLDOZER

Il 30 agosto le forze militari israeliane,esercito e DCO, hanno bloccato i lavori di costruzione della strada che collega il villaggio palestinese di At-Tuwani con quello di Al-Birkeh, nelle colline a Sud di Hebron.

La DCO ( amministrazione civile israeliana) ha confiscato i documenti d’identità e il telefono dell’autista del bulldozer che stava lavorando la strada, impedendogli di abbandonare l’area.

Dopo sei ore, alle 21.00, l’ufficiale della DCO ha riconsegnato il documento d’identità e il cellulare all’autista, confiscando tuttavia il bulldozer. Contemporaneamente i soldati israeliani hanno chiamato la polizia per confiscare una macchina palestinese, presente sul luogo.

Con queste azioni, le forze militari israeliane negano il diritto di movimento dei palestinesi riconosciuto dall’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e dall’articolo 12 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici. Negano inoltre  l’esercizio degli altri diritti di base enunciati dal Patto Internazionale dei diritti Economici, Sociali e Culturali come il diritto al lavoro, ad un adeguato standard di vita, alla salute, all’educazione e alla protezione della vita famigliare.

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VIDEO UPDATE: Popular reaction to Israeli Army abuses in At-Tuwani

luglio 27, 2016 at 6:07 am

UPDATE: The Israeli Army prevents Palestinians freedom of movement closing the road and blocking people for hours

luglio 25, 2016 at 3:09 pm

Blockroad on the road to Al Birkeh

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Two days ago, on the 23rd of July, the Israeli army closed again the road to the Palestinian city of Yatta. Because of the closure, the cars are forced to pass through the fields in order to reach the city. Since the beginning of June 2016 the Israeli army has closed the road eight times as a collective punishment against Palestinian civil population after the attacks against Israeli citizens.

On the night of July the 24th the Israeli army stopped a car of a Palestinian man driving along the road from Yatta to his home, in the Palestinian village of At -Tuwani. Unexpectedly and without a valid reason the army confiscated the personal ID and the keys of the car to the driver, telling him to wait for their return. The man, together with the OD volunteers, waited for one hour in order to have back his keys and come back home.

The same violation took place this morning, on the 25th of July, when the Israeli army stopped two cars. 4 men and 2 children of 4 and 5 years old were forced to wait  for 3 hours under the sun for the soldiers to give them back their keys and documents.

One of the two cars was obliged to stand in the only passage to go through consequently blocking the access to the other vehicles.

In the last month  the continuous closures of the roads and the harassments from the Israeli soldiers is a clear violation of the right to freedom of movement (Art.13 of Universal Declaration of Human Rights) of the Palestinians living in the South Hebron Hills.

Palestinians waiting for Israeli soldiers with their keys and ID

UPDATE: L’esercito israeliano nega la libertà di movimento ai palestinesi, chiudendo la strada e bloccando le persone per ore

Due giorni fa, il 23 luglio l’esercito israeliano ha chiuso di nuovo l’accesso alla città palestinese di Yatta. A causa della chiusura, le macchine sono obbligate a passare attraverso i campi per riuscire a raggiungere la città. Dall’inizio di giugno l’esercito israeliano ha chiuso questo tratto di strada per otto volte, come punizione collettiva contro la popolazione civile palestinese dopo gli attacchi che hanno colpito cittadini israeliani.

Palestinians waiting for the Israeli soldiers with their keys and ID

La notte del 24 luglio l’esercito israeliano ha bloccato una macchina di un palestinese che stava rientrando dalla città di Yatta a casa sua, nel villaggio di At-Tuwani. Senza una valida ragione l’esercito ha confiscato la carta d’identità e le chiavi della macchina all’autista, dicendogli di aspettare sul luogo. Il palestinese e i volontari di Operazione Colomba hanno aspettato un’ora per riavere indietro le chiavi e il documento.

Lo stesso incidente si è ripetuto questa mattina, 25 luglio, quando l’esercito israeliano ha fermato due macchine. Quattro uomini e due bambini (di 4 e 5 anni) sono stati obbligati a aspettare per 3 ore sotto il sole prima che i soldati tornassero a restituire

le chiavi e i documenti. Una delle due macchine è stata fermata nell’unico passaggio percorribile, bloccando l’accesso a ulteriori veicoli.

Israeli soldier give back the keys to the Palestinian drivers

Nell’ultimo mese le continue chiusure delle strade e violazioni da parte dei soldati israeliani costituiscono una chiara violazione al diritto alla libertà di movimento (Art.13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) dei palestinesi che vivono nelle colline a sud di Hebron.


VIDEO UPDATE: Closure of Yatta prevents Palestinians access medical treatment

luglio 3, 2016 at 7:39 pm

VIDEO UPDATE: Demolitions in the Palestinian villages of Wadi Jheish and Deirat

giugno 19, 2016 at 7:32 pm

UPDATE: Israeli Army still affects Palestinian freedom of movement

giugno 17, 2016 at 10:35 am

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On the afternoon of the 15th of June at about 2.15 pm Israeli Army started again to block one of the main access to the Palestinian city of Yatta and the area adjacent to the road, digging and damaging the fields, in order to prevent the Palestinian to bypass the roadblock.

After a few hours, at about 9.50 pm the Israeli Army they were there again to open the access on the main road. Besides the Israeli bulldozers,  the presence of the Army is a constant deterrent to the Palestinian right to freely move in the area.  Flying checkpoints and roadblocks are clear examples.

The systematic interference of the Israeli Army over the Palestinian right of movement is a clear collective punishment carried out by the Israeli government after Tel Aviv attack.

Roadblock to Yatta city

Roadblock to Yatta city

UPDATE: L’esercito israeliano continua a condizionare la libertà di movimento palestinese

Nel pomeriggio del 15 di Giugno, intorno alle 14.15, l’esercito Israeliano ha nuovamente bloccato uno degli accessi principali alla città Palestinese di Yatta nonchè l’area adiacente alla strada, scavando e danneggiando i campi per impedire ai palestinesi di aggirare il blocco stradale.

Dopo un paio d’ore, verso le 21.50 l’esercito israeliano si è ripresentato per aprire l’accesso alla strada principale. Oltre ai bulldozer israeliani, la presenza dell’esercito è un deterrente costante al diritto dei palestinesi di muoversi liberamente nell’area. Checkpoint temporanei e blocchi stradali sono un chiaro esempio.

L’interferenza sistematica dell’esercito Israeliano sulla libertà di movimento palestinese è una chiara punizione collettiva  messa in atto dal governo israeliano dopo l’attacco a Tel Aviv.

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UPDATE: ISRAEL COLLECTIVE PUNISHMENT, ROAD BLOCKS PARALYSE YATTA

giugno 9, 2016 at 7:01 pm

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At 8:50 am of Thursday 9th of June Operation Dove’s volunteers went on the road that connects the village of At-Tuwani to Yatta where 6 Army jeeps and a bulldozer were blocking the access to the city with a road block.

The volunteers then checked the other access routes and counted 9 roads over 11 completely blocked.

This reprisal started just a couple of hours after the wednesday shooting in Tel Aviv.

To isolate Yatta which is the main city of the South Hebron Hills area means to cut out the palestinians residents from hospitals, schools, commercial activities and working places. Many familes are forced to split for un indeterminate period of time.To this already heavy situation there is to add the annulment of 83 thousand visas that would have allowed palestinians to travel to Israel and abroad in the holy month of Ramadan, also depriving them of the right of going to pray in Jerusalem.

Operation Dove condemns this collective punishments that the Israeli government is inflicting once again on the palestinian population.

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UPDATE: Punizione colletiva di Israele, road blocks paralizzano Yatta

Alle 8:50 di giovedì 9 Giugno i volontari di Operazione Colomba si sono recati sulla strada che dal villaggio di At- Tuwani porta a Yatta dove 6 camionette dell’esercito e un bulldozer stavano bloccando l’accesso alla città con un road block.

I volontari hanno poi controllato le altre vie di accesso contando 9 strade completamente bloccate su 11.

Questa rappresaglia è iniziata poche ore dopo l’attentato avvenuto mercoledì sera a Tel Aviv.

Isolare Yatta, che è la città pincipale nell’area delle South Hebron Hills, significa tagliare fuori i palestinesi della zona da ospedali, scuole, attività commerciali e luoghi di lavoro. Molte famiglie si vedono costrette a rimanere separate per un periodo di tempo indeterminato. A questa già pesante situazione si va ad aggiungere la revoca di 83 mila permessi per i palestinesi di entrare in Israele e viaggiare all’estero nel mese santo del Ramadan, togliendo loro anche il diritto di andare a pregare a Gerusalemme.

Operazione Colomba condanna le punizioni collettive che il governo di Israele sta infliggendo ancora una volta alla popolazione palestinese.

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UPDATE: THE FRUITS OF THE OCCUPATION

giugno 1, 2016 at 6:21 pm

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In the morning of the 27th of May OD volunteers while they were with two Palestinian sheperds witnessed the arrival of groups of Israeli in Khelly Valley, the area just between the settlement of Ma’on (including the adjacent illegal outpost of Havat Ma’on) and the Palestinian village of At-Tuwani, for the settlers’ “cherry festival”.

The fruits of these trees add up to the already disproportionate consuption of water by the Israeli settlers compared to the daily use of the West Bank palestinians (the data collected by the IMEU speaks of a 369L per day per Israeli settler versus the 73L per day per west bank palestinian). In addition at least 84 percent of the springs affected by settler activities are located on land recognized by the Israeli Civil Administration (ICA) as privately owned by Palestinians.

Facts in hand, this cherry festival is once again an attempt to deny the exploitation of the Palestinian lands by the Israeli settlements, glorifying the “fruits” of the occupation.

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UPDATE: I frutti dell’occupazione

Nella mattina del 27 di Maggio, i volontari di Operazione Colomba mentre stavano accompagnando due pastori palestinesi hanno assistito e documentato l’arrivo di gruppi di israeliani in Khelly Valley, l’area che separa la colonia di Ma’on (con annesso avamposto illegale di Havat Ma’on) e il villaggio palestinese di At-Tuwani, per il “festival delle ciliegie” dei coloni.

I frutti di questi alberi si vanno ad aggiungere al già sproporzionato consumo di acqua da parte dei coloni israeliani comparato all’uso giornalieri di un palestinese della Cisgiordania (i dati raccolti dal IMEU parlano di un uso giornaliero di 369L per colono israeliano contro i 73L al giorno per un palestinese della Cisgiordania). Inoltre, almeno l’84% delle fonti d’acqua interessate da attività dei coloni sono collocate in terra riconosciuta dall’Amministrazione Civile Israeliana (ICA) come proprietà privata Palestinese.

Fatti alla mano, questo festival delle ciliegie è un ulteriore tentativo di negare lo sfruttamento della terra palestinese da parte delle colonie Israeliane, glorificando i “frutti” dell’occupazione.

 

UPDATE: Action in At-Tuwani village

maggio 10, 2016 at 7:07 am

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On May 7th more than one hundred Palestinians from different towns of the area gathered on the hill just above At-Tuwani village to plant olive trees all over the hill top. The Palestinian press was also present. The atmosphere was cheerful and relaxed, there were a lot of children playing around and helping the grown ups to plant the trees. Towards the end of the demonstration chief of security of Ma’on’s Israeli settlement called the Israeli Army.  A jeep of soldiers entered the village, three of them got off and searched the area surrounding the action. After the had a look around for some minute they went away. Ma’on’s chief of security kept watching for a while whilst talking to a soldier then he also went away. The demonstration kept going with a final lunch all together under a tree. 

The meaning behind this demonstration was to underline the connection between the Palestinians and their land. Also the tree planted will be taken care by the people in At-Tuwani but they also belong to the people who planted them from around the West Bank. These olive trees are a symbol that brings together not only people of the South Hebron Hills.

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Update: azione nel villaggio di At-Tuwani

Nella giornata del 7 di Maggio, più di cento palestinesi provenienti da diverse città della zona si sono radunati sulla collina che sovrasta il villaggio di At-Tuwani per piantare alberi di ulivo lungo tutta la cresta della collina. La stampa palestinese era presente. L’atmosfera era allegra e rilassata con molti bambini che giocavano in giro e aiutavano gli adulti a piantare gli alberi. Verso la fine della dimostrazione il capo della sicurezza della colonia israeliana di Ma’on ha chiamato l’esercito israeliano. Una camionetta di soldati è quindi arrivata dentro al villaggio, tre di loro sono scesi e hanno perlustrato l’area circostante l’azione. Dopo essersi guardati attorno per alcuni minuti se ne sono andati. Il capo della sicurezza di Ma’on è rimasto ancora un po’ a guardare mentre parlava con un soldato e poi anche lui se n’è andato. La dimostrazione è continuata con un pranzo finale sotto l’albero.
Il significato dietro questa dimostrazione è quello di sottolineare l’attaccamento dei palestinesi alla loro terra. Gli alberi piantati saranno curati dagli abitanti di At-Tuwani ma apparterranno anche a coloro che li hanno piantati, i palestinesi della Cisgiordania. Questi ulivi sono un simbolo che serve a unire i palestinesi delle colline a sud di Hebron.

UPDATE: International volunteers were threatened by israeli settler from the illegal Outpost Of Havat Ma’on

maggio 6, 2016 at 10:02 am

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On the afternoon of May 5, at around 6 pm, two Operation Dove volunteers, who were coming back from an escort to Palestinian shepherds in Shabel Shamsti, were threatened by an Israeli settler. As soon as the Israeli settler spotted the two international volunteers he covered his face and started to run towards them. They were chased by him for a while until he reached the street that connects the illegal Israeli outpost of Havat Ma’on to the Old Havat Ma’on hill and then decided to go back.
Since the beginning of March volunteers reported 16 instances in the same area, where Palestinians and Internationals were attacked or forced to leave because of Havat Ma’on settlers violence.

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Update: colono israeliano dell’avamposto illegale di Havat Ma’on minaccia due volontari internazionali
Nel pomeriggio del 5 maggio, verso le 6, due volontari di Operazione Colomba che tornavano da un accompagnamento a pastori palestinesi nella valle di Shabel Shamsti sono stati minacciati da un colono israeliano. Appena il colono israeliano ha visto i due volontari internazionali si è immediatamente coperto il volto e ha iniziato a inseguirli. I due volontari sono stati rincorsi fino alla strada che collega l’avamposto illegale israeliano di Havat Ma’on alla collina di Old Havat Ma’on; dopo di che il colono ha deciso di tornare indietro.
Dall’inizio del mese di marzo sono 16 i casi in cui, nella stessa area, palestinesi o internazionali sono stati attaccati o son dovuti scappare a causa di minacce subite dai coloni israeliani di Havat Ma’on.