Le visite continuano…Visits are going on

settembre 23, 2017 at 10:46 am

(Italian follows)

FROM GAZA STRIP: visits are going on… Omar, one of the many known in the past, is touched when he sees us. He tells us that during the last war he and his family left the house in the 52 days of bombing, like almost all the people in Qarara. When he returned, he discovered that his house had been used as an outpost by soldiers, who broke walls, doors and windows. At least, they say, it has not been bombed. The displaced are still thousands, and destroyed buildings have been rebuilt. In Qarara the houses completely destroyed are more than 400 and 3000 are partially damaged. During the visits, people tell of episodes that concern us and everybody laughs. Just not to cry. Omar is moved, since 15 years have passed.

UPDATE dalla Striscia di Gaza. Le visite continuano.. Omar, uno dei tanti conosciuti al tempo si commuove nel vederci. Ci racconta che durante l’ultima guerra lui e la sua famiglia hanno abbandonato la casa nei 52 giorni di bombardamenti, come quasi tutta la gente a Qarara. Quando è tornato, la sua casa era stata utilizzata come avamposto dai soldati, sfondando muri e rompendo porte e finestre. Almeno, dicono loro, non gli è stata bombardata. Gli sfollati sono ancora migliaia, e si costruisce laddove si è distrutto. A Qarara le case completamente distrutte sono più di 400 e 3000 parzialmente danneggiate. Nelle visite, ognuno racconta di un episodio che ci riguarda e si ride. Sempre per non piangere. Omar si commuove, ché son passati 15 anni.

Dalla Striscia di Gaza

settembre 23, 2017 at 10:42 am

(italian follows)

Here Israeli attacks have left behind undeletable signs in the memories of people. But there’s another sign we read on their faces: it’s the one left by Operazione Colomba and all its volunteers during the occupation time. The occupation that, after 15 years, is less visible although equally heavy. Time has left behind the same smiles while taking away a little bit of hope. Drones keep on buzzing “whatching” everyone.
‘Cause it’s useless ti run unless you can’t fly.

Qui non c’è nessuno che non si ricordi di noi. Qui gli attacchi israeliani hanno lasciato segni indelebili nella memoria della gente ma c’è un segno che leggiamo nei visi qui ed è quello lasciato dalla Colomba, da tutti i volontari passati di qua e che hanno condiviso il tempo dell’occupazione. un’occupazione che a distanza di 15 anni c’è ancora.. Meno visibile forse, ma ugualmente pesante. Gli anni passati hanno lasciato gli stessi sorrisi ma hanno portato via un po’ di speranza. I droni intanto continuano a ronzare “vegliando” su tutti noi. ché non serve correre qui, se non sai volare.

Gaza

settembre 19, 2017 at 11:50 am

(italian follows)

If there is something that the Palestinians of South Hebron Hills have taught us is that we must learn perseverance and stubbornness.
And so, after waiting 15 years, after seeing the military operations phagocyting several thousand lives, after attending the closure of people in an open jail (where still electricity and water are rationed for a few hours a day), after hearing, helplessly, airplanes dropping deadly molten lead and seeing the glow of bombs, after trying to get even the mirage of a day’s permit, we are finally in Gaza.
To visit the people with whom we shared the daily hardship of occupation, to tell them that, even after years, our desire to meet them has remained intact.

Se c’è qualcosa che ci hanno insegnato i palestinesi delle South Hebron Hills è che bisogna imparare la perseveranza e la testardaggine.
E così, dopo aver aspettato 15 anni, dopo aver visto il calderone delle operazioni militari fagocitare diverse migliaia di vite umane, dopo aver assistito alla chiusura di persone ammassate in una prigione a cielo aperto (dove tutt’ora energia elettrica e acqua sono razionate per qualche ora al giorno), dopo aver sentito, impotenti, gli aerei sganciare piombo fuso mortale e visto i bagliori delle bombe, dopo aver cercato di ottenere anche solo il miraggio di un permesso per una giornata, finalmente siamo a Gaza.
Per visitare le persone con cui abbiamo condiviso la durezza quotidiana dell’occupazione, per dire loro, che anche a distanza di anni, la nostra voglia di incontrarli e di è rimasta intatta.