VIDEO: 2016 another year of occupation

marzo 28, 2017 at 2:12 pm

Report – January 2017: Human Rights Violations and Popular Struggle in South Hebron Hills

febbraio 17, 2017 at 7:44 am

Read full report (PDF):
http://www.operationdove.org/docs/report/Report_HR_SHH_2017-01_Jan.pdf

General Overview

The month of January 2017 saw the approval of a massive construction program of new settlement homes, in clear opposition of December’s UN security council resolution, which described settlement building as a “flagrant violation” of international law and an obstacle to peace. Israeli authorities announced the plan to build almost 600 new houses in occupied East Jerusalem and other 2,500 in the West Bank, the possibility of annexing Ma’ale Adumim settlement, and the willingness to give the Palestinians “not exactly a state with full authority, rather a state minus”.

In the South Hebron Hills area Operation Dove volunteers recorded a wide range of human rights violations against Palestinians carried out by both Israeli forces and Israeli settlers.

A DANGEROUS ROAD TO EDUCATION: SUMMARY OF THE 2016-2017 SCHOOL YEAR – 1 st SEMESTER

gennaio 30, 2017 at 5:33 pm

(italian follows)

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data collected on the period: 2016/08/28 – 2017/01/10

Children from the Palestinian villages of Tuba and Maghayir Al-Abeed began the first semester of the 2016-17 school year with Israeali soldiers escorting them to their school in the nearby Palestinian village of At-Tuwani. This is the thirteenth continuous year that these children have needed a military escort in order to walk to school safely.
To get to school the children must walk along a road which once provided easy travel between the villages, but which now runs between the Israeli settlement of Ma’on and the illegal outpost of Havat Ma’on. For the past thirteen years violent behavior by settlers from the outpost, the existence of which is illegal under both Israeli and International law, has made the road inaccessible to Palestinians. Even escorted by Israeli soldiers the schoolchildren continue to face the possibility of violence, harassment and intimidation as they walk to and from school.
During the first semester of the 2016-2017 school year an average of eight children between the ages of six and 16 walked with a military escort to and from school in the Palestinian village of At- Tuwani. Under Israeli Knesset Committee for Children’s Rights order, the military escort is responsible for protecting the children from settler violence and intimidation throughout their walk to school in the morning, and their return trip home in the afternoon.

Operation Dove volunteers documented multiple instances in which the military escort failed to provide protection to the children, leaving them vulnerable to settler violence on many occasions during the first semester of the 2016-2017 school year.

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Aisha

novembre 11, 2016 at 6:07 pm

 

(Italian follows)

My name is Aisha, like a song. I’m 25 years old and I’m Palestinian. I am from the little village of Tuba. In Tuba we live in caverns and tents on a barren hill. Today morning I was been in the city in order to see a doctor. My one year daughter is sick and she keeps crying.

Early I lived Tuba with my little brother,  that is attending the third class of the elementary school. Every day he is escorted by the Israeli soldiers to reach the school in At Tuwani safely and today I walked with the soldiers and the schoolchildren too.

But unfortunately I didn’t succeed to come back in Tuba with them because in the clinic there was a lot of people and I had to wait. I get back on my feet. If you want to reach my village Tuba, you have to walk near a hill covered by a grove of pines. You can’t see them but inside the grove a group of Israeli settlers is living. Many times they chased my. Many times they forced me to break out. Many times they forced me to change my path. Just doing this I came back home safely. Every day my little brother is escorted by the Israeli Army to the school because of them. Today the situation is very complicated, I am not alone.Today I am with my little daughter, who is not walking yet and I have a little baby in my belly. After few days I am about to give birth. The path is long and hard if I want to avoid the settlers. But today the settlers are waiting me on the road and they are cutting me off. I have to take a longest road.

I roll up my skirt on the bump and I give my honey to a girl, who is accompanying us. I face every step carefully. I am wearing scuff and the trail is full of stones and spiny brambly. The sun hammers down on us and the most dangerous part of the road is uphill. We have to arrive on the top of the hill and my honey is still crying. I have the medicine for her in my handbag. I’ m thinking about the men in the grove and on the shorter road to reach my home.

I have not done anything wrong to them. I am not dangerous. They have no right to make my life miserable. We are just three women walking silent in order to get no attention from them. I am also pregnant and with my little daughter. I am strong and I have the strength to force all this. I don’t want give up to have, revenge and violence. I don’t want become like them. I want teach to my little daughters that the borders are just in the mind of those who put them and the violence price is also paid by its user.

M.

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Mi chiamo Aisha, come una canzone. Ho 25 anni e sono palestinese. Vengo da Tuba, un piccolo villaggio di grotte e tende, aggrappato su una collina brulla. Stamattina sono stata in città, per andare dal dottore. La mia bambina, che ha un anno, sta male, ha la febbre e continua a piangere.

Per arrivare in città sono partita presto a piedi con il mio fratellino che fa la terza elementare. Lui per andare a scuola è scortato dall’esercito, e stamattina anche io ho camminato con i soldati e bambini della scuola.
Poi però dal dottore ho dovuto aspettare molto, c’era la fila, e non ho fatto in tempo a tornare con mio fratello e i soldati.
Devo arrangiarmi. Per arrivare a Tuba, il mio villaggio, bisogna passare di fianco a una collina coperta da un boschetto di pini. Lì dentro, anche se non si vedono, vivono dei coloni: mille volte mi hanno inseguita, mille volte mi hanno costretta a fuggire, a cambiare strada, a inventarmi un modo per arrivare a casa sana e salva. Loro sono il motivo per cui mio fratello è scortato dai soldati per poter raggiungere la sua scuola.
Oggi la situazione è ancora più complicata, non sono più sola: con me c’è mia figlia, che ancora non cammina, e dentro la pancia porto un’altra bambina che aspetta di uscire fuori tra poco, pochissimo. Il parto è previsto a giorni. La strada che faccio di solito per evitare i coloni è lunga e faticosa. Oggi però non posso passare neanche di lì: loro sono già lì che mi aspettano,tagliandomi la strada.
Prenderò un sentiero ancora più lungo. Mi arrotolo la gonna lunga sul pancione, do mia figlia in braccio a una delle ragazze che mi accompagna e affronto con attenzione ogni passo che i miei piedi fanno. Indosso delle ciabatte, e il sentierino è fatto di sassi, terra e rovi spinosi. Il sole batte forte, la parte di strada più pericolosa è in salita, si arrampica in cima a una collina, e mia figlia continua a piangere. Nella borsa ho le medicine che il dottore mi ha dato per lei.
Penso a quegli uomini nel boschetto, sulla strada più breve per raggiungere casa mia. Penso che io non gli ho fatto niente di male, che non sono pericolosa, che loro in ogni caso non hanno il diritto di stare lì a rendermi la vita impossibile.
Siamo tre donne, che camminiamo silenziose per non attirare la loro attenzione. In più c’è la mia bambina, e la bambina che porto in pancia. Ci arrampichiamo un po’ alla volta verso il cielo pulito oltre il grigio e il verde della collina secca.
Sento di essere forte, di avere la forza necessaria per affrontare tutto questo. Per non cedere all’odio, alla vendetta, per non diventare come loro. E soprattutto sento di avere la forza di insegnare alla bambina che sta per nascere che i confini sono solo nella mente di chi li mette e che il prezzo della violenza lo paga anche chi la usa.

M.

Lettera ad un soldato

gennaio 26, 2016 at 10:42 am

Alcuni dicono che scrivere una lettera sia il modo migliore per lasciare andare le cose. Ho deciso di scriverti una lettera che forse non leggerai mai. Ho deciso di scriverti perché dopo averti conosciuto, non posso fare finta di niente. Non posso tacere il fatto che anche tu sei una vittima di questa follia.
Durante le ore passate assieme ai Palestinesi, che vedevano demoliti gli sforzi di una vita, non sono riuscita a vederti come un carnefice, come un oppressore. Provavo d1olore per loro e per te.
Entrambi vittime, entrambi umani.
Hai detto che vuoi essere un soldato umano, ma come si fa ad essere umani con un arma in mano, con un potere così grande?
Hai detto che quelli che esegui sono solo ordini e che devi fare quello che ti ordinano.
Ma è cosi? Abbiamo sempre una scelta. Tu puoi scegliere.
Io ho scelto di parlare con te e tu hai scelto di ascoltarmi.
Mi hai chiesto da che parte sto? Non esistono parti in questa follia. Io sto con loro e sto con te.
Io sto con loro perché sono miei fratelli e sto con te perché sei mio fratello.
Che tu sia un pastore o un soldato siamo tutti parte della stessa umanità.
Non so se ti ricorderai delle parole dette, non so se riuscirai a scegliere di non essere più una vittima.
So che entrambi abbiamo scelto di ascoltarci, di dialogare e per un attimo di essere semplicemente due persone: senza armi, senza divisa, senza macchina fotografica e senza maschere.
Mi hai insegnato a rimanere umana, a vedere l’umanità sotto la divisa.
Spero che ti ricorderai che non esistono solo ordini e che questi, in quanto tali, debbano per forza essere giusti.
Spero che la prossima volta, in cui ti troverai di fronte ad un Palestinese, tu trova la forza di scegliere.
Di dire no, io non voglio più essere parte di questa follia!

C.

UPDATE: Palestinians families demand the return of the bodies held by Israel

dicembre 19, 2015 at 4:19 pm

(Italian follows)

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On December 17 Operation Dove volunteers participated to the march called by 21 families of the Palestinians recently killed by the Israeli forces .

Families of those killed, and a number of Palestinian officials, gathered to protest against Israel’s policy of withholding the bodies of Palestinians who carried out attacks on Israelis, or who were suspected of doing so.

Participants condemned the use of collective punishment as severe restrictions on movement, mass arrest campaigns and martyrs’ home demolitions.

Are called “martyrs” all the Palestinians died or killed by the Israeli forces in the Palestine liberation struggle.

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UPDATE: Manifestazione per chiedere la restituzione dei corpi trattenuti da Israele

Il 17 dicembre i volontari di Operazione Colomba hanno partecipato alla marcia organizzata da 21 famiglie di palestinesi uccisi negli ultimi mesi dalle forze israeliane.

I familiari dei caduti, e diverse autorità palestinesi, si sono riuniti per protestare contro la politica israeliana del trattenere i corpi dei palestinesi che hanno compiuto attacchi contro israeliani, o sono sospettati di averlo fatto.

I partecipanti hanno condannato l’uso di punizioni collettive come le rigide limitazioni di movimento, campagne di arresti di massa e demolizioni delle case dei martiri. Vengono chiamati “martiri” tutti i palestinesi morti o uccisi dalle forze israeliane nella lotta di liberazione della Palestina.

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Per la Giornata Internazionale dei Diritti Umani è online il video completo SO FAR SO CLOSE 3

dicembre 10, 2015 at 8:32 am

Per la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, 10 dicembre 2015, Operazione Colomba ha il piacere di pubblicare online la versione completa del video SO FAR SO CLOSE III: Operazione Colomba e la Resistenza Popolare Nonviolenta Palestinese nelle colline a sud di Hebron, in Palestina.

Palestinesi, israeliani, italiani, attraverso questo video raccontano, oltre gli stereotipi, come nasce e si porta avanti giorno dopo giorno una lotta nonviolenta condivisa e come si possono affermare i diritti senza l’uso delle armi. La telecamera riprende luoghi, situazioni, documenta uno spaccato del conflitto che dura da più di mezzo secolo… violenze e soprusi ma anche la speranza di una modalità diversa di rispondere: è il Sumud, l’esistere per resistere, che non è sacrificio di se ma il mettersi al servizio dei valori della libertà e dei diritti umani”.

Sostieni la presenza di Operazione Colomba #InsiemeATuwani, clicca qui: http://www.operazionecolomba.it/insiemeatuwani

The last effort… all #TogetherAtTuwani

dicembre 10, 2015 at 5:41 am

For sure we were aware that the Palestinian Popular Resistance is something very powerful and precious…
For sure we knew of having many friends, volunteers, supporters…
However we could not imagine, to reach 85% of the fundraising #TogetherAtTuwani campaign in such a short time with this speed, with this push, with all this energy!
It is the strength, it is the love, it is the responsibility that we take on every day living in At-Tuwani, running in the stones and in the dust of the South Hebron Hills, supporting those who, with their lives, chose to resist in a nonviolent way to injustice and abuse.
But it is not over yet !!!
The climb is short now, but we still need a little effort …
All #TogetherAtTuwani
http://www.operazionecolomba.it/togetherattuwani

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Ancora un piccolo sforzo… tutti #InsiemeATuwani

Certo, avevamo una grande consapevolezza: la resistenza popolare palestinese è qualcosa di veramente potente e prezioso.
Certo, sapevamo anche di avere tanti amici, volontari, sostenitori…
Ciò che non potevamo nemmeno immaginare, era di arrivare all’85% della raccolta fondi #InsiemeATuwani con questa velocità, con questa spinta, con tutta questa energia!
E’ forza, è amore, è responsabilità di cui ogni giorno ci facciamo carico vivendo ad At-Tuwani, correndo tra i sassi e la polvere delle colline a sud di Hebron, sostenendo chi, con la propria vita, ha scelto di resistere in maniera nonviolenta alle ingiustizie e ai soprusi.
Ma non è ancora finita!!!
La salita ormai è breve, ma c’è bisogno ancora di un piccolo sforzo…
tutti #InsiemeATuwani
www.operazionecolomba.it/insiemeatuwani

Per saperne di più ti invitiamo a guadare il video SO FAR SO CLOSE III, ora online nella versione completa (45 min.): https://www.youtube.com/watch?v=7aBh9zMtX6A&feature=youtu.be

International Day of Solidarity with the Palestinian People

novembre 29, 2015 at 8:36 am

(Italian follows)

For Operation Dove solidarity with the Palestinian People means a constant presence, side by side for 365 days a year, sharing life and protecting people, in order to support the Popular Nonviolent Resistance in the South Hebron Hills, #TogetherAtTuwani.

Please, keep on supporting #TogetherAtTuwani campaign. We almost succeeded but we still need the last 20%: one more effort and we’ll be able to ensure the presence of the volunteers on the ground!

Everybody #TogetherAtTuwani

http://www.operazionecolomba.it/togetherattuwani

#PalestineSolidarityDay #PalestineDay #N29Palestine #IDSPP #PSD2015

 

Giornata Mondiale di Solidarietà con il Popolo Palestinese

Solidarietà con il Popolo Palestinese per Operazione Colomba è soprattutto una presenza costante di condivisione, accompagnamento e protezione, 365 giorni all’anno a supporto della Resistenza Popolare Nonviolenta dei Palestinesi delle colline a sud di Hebron, #InsiemeATuwani.

Continuate a sostenere la campagna #InsiemeATuwani.
Non manca molto, ancora uno sforzo e potremo continuare a garantire la presenza dei volontari sul campo!
Tutti #InsiemeATuwani

#PalestineSolidarityDay #PalestineDay #N29Palestine #IDSPP #PSD2015

 

VIDEO-UPDATE : Women from Massafer-Yatta call to support

novembre 25, 2015 at 6:34 am