UPDATE: Israeli soldiers beat Palestinian man in Jawwaya village

settembre 26, 2017 at 5:34 pm

Palestinian man beat by Israeli forces in Jawwaya

(Italian follows)

On the morning of September 26 Israeli army beat a Palestinian man in Jawwaya village, in the south Hebron hills. The man was accused of stealing water from “Mekorot” (Israeli national water company) and when he asked the soldiers if they had some proofs they replied by hitting him. The Israeli soldiers also took the phone of one witness and deleted photos and videos of the beating.

Israeli soldiers in Jawwaya Palestinian village, South Hebron hills

UPDATE: Palestinese picchiato dai soldati israeliani nel villaggio di Jawwaya

La mattina del 26 settembre soldati israeliani hanno picchiato un palestinese nel villaggio di Jawwaya, nelle colline a sud di Hebron. L’uomo era stato accusato di aver rubato dell’acqua alla Mekorot (compagnia idrica nazionale israeliana), e quando ha chiesto se ci fossero delle prove i soldati hanno risposto picchiandolo. I militari israeliani hanno anche preso il telefono di uno dei testimoni, cancellando foto e video del pestaggio.

Injuries of the Palestinian man beat by Israeli soldiers

1 hour and 20 minutes. 1 ora e 20 minuti

settembre 26, 2017 at 7:54 am

1 hour and 20 minutes. It’s the delay this mornong of the of Israeli military escort that has the duty to “accompany” school the Palestinian children from Tuba and Maghayir al Abeed. 1 hour and twenty minutes waiting for the soldiers. 1 hour and twenty minutes of lessons lost!

1 ora e 20. Questo il ritardo stamattina della scorta militare israeliana che ha il compito di “accompagnare” a scuola i bambini palestinesi di Tuba e di Maghayir al Abeed. 1 ora e venti ad aspettare dei soldati. 1 ora e venti di scuola persa per la loro negligenza.

Le visite continuano…Visits are going on

settembre 23, 2017 at 10:46 am

(Italian follows)

FROM GAZA STRIP: visits are going on… Omar, one of the many known in the past, is touched when he sees us. He tells us that during the last war he and his family left the house in the 52 days of bombing, like almost all the people in Qarara. When he returned, he discovered that his house had been used as an outpost by soldiers, who broke walls, doors and windows. At least, they say, it has not been bombed. The displaced are still thousands, and destroyed buildings have been rebuilt. In Qarara the houses completely destroyed are more than 400 and 3000 are partially damaged. During the visits, people tell of episodes that concern us and everybody laughs. Just not to cry. Omar is moved, since 15 years have passed.

UPDATE dalla Striscia di Gaza. Le visite continuano.. Omar, uno dei tanti conosciuti al tempo si commuove nel vederci. Ci racconta che durante l’ultima guerra lui e la sua famiglia hanno abbandonato la casa nei 52 giorni di bombardamenti, come quasi tutta la gente a Qarara. Quando è tornato, la sua casa era stata utilizzata come avamposto dai soldati, sfondando muri e rompendo porte e finestre. Almeno, dicono loro, non gli è stata bombardata. Gli sfollati sono ancora migliaia, e si costruisce laddove si è distrutto. A Qarara le case completamente distrutte sono più di 400 e 3000 parzialmente danneggiate. Nelle visite, ognuno racconta di un episodio che ci riguarda e si ride. Sempre per non piangere. Omar si commuove, ché son passati 15 anni.

Dalla Striscia di Gaza

settembre 23, 2017 at 10:42 am

(italian follows)

Here Israeli attacks have left behind undeletable signs in the memories of people. But there’s another sign we read on their faces: it’s the one left by Operazione Colomba and all its volunteers during the occupation time. The occupation that, after 15 years, is less visible although equally heavy. Time has left behind the same smiles while taking away a little bit of hope. Drones keep on buzzing “whatching” everyone.
‘Cause it’s useless ti run unless you can’t fly.

Qui non c’è nessuno che non si ricordi di noi. Qui gli attacchi israeliani hanno lasciato segni indelebili nella memoria della gente ma c’è un segno che leggiamo nei visi qui ed è quello lasciato dalla Colomba, da tutti i volontari passati di qua e che hanno condiviso il tempo dell’occupazione. un’occupazione che a distanza di 15 anni c’è ancora.. Meno visibile forse, ma ugualmente pesante. Gli anni passati hanno lasciato gli stessi sorrisi ma hanno portato via un po’ di speranza. I droni intanto continuano a ronzare “vegliando” su tutti noi. ché non serve correre qui, se non sai volare.

Gaza

settembre 19, 2017 at 11:50 am

(italian follows)

If there is something that the Palestinians of South Hebron Hills have taught us is that we must learn perseverance and stubbornness.
And so, after waiting 15 years, after seeing the military operations phagocyting several thousand lives, after attending the closure of people in an open jail (where still electricity and water are rationed for a few hours a day), after hearing, helplessly, airplanes dropping deadly molten lead and seeing the glow of bombs, after trying to get even the mirage of a day’s permit, we are finally in Gaza.
To visit the people with whom we shared the daily hardship of occupation, to tell them that, even after years, our desire to meet them has remained intact.

Se c’è qualcosa che ci hanno insegnato i palestinesi delle South Hebron Hills è che bisogna imparare la perseveranza e la testardaggine.
E così, dopo aver aspettato 15 anni, dopo aver visto il calderone delle operazioni militari fagocitare diverse migliaia di vite umane, dopo aver assistito alla chiusura di persone ammassate in una prigione a cielo aperto (dove tutt’ora energia elettrica e acqua sono razionate per qualche ora al giorno), dopo aver sentito, impotenti, gli aerei sganciare piombo fuso mortale e visto i bagliori delle bombe, dopo aver cercato di ottenere anche solo il miraggio di un permesso per una giornata, finalmente siamo a Gaza.
Per visitare le persone con cui abbiamo condiviso la durezza quotidiana dell’occupazione, per dire loro, che anche a distanza di anni, la nostra voglia di incontrarli e di è rimasta intatta.

 

Direzione Giustizia!

settembre 16, 2017 at 5:01 pm

Fermarsi, cliccare “pausa” e togliere il volume. Ne avremmo bisogno tutti ora, non per fuggire da questo istante così complicato, ma per essere immersi ancora di più in questa  assurdità e trovare lo spazio per essere cortocircuiti di giustizia efficace.
Invece le cose scorrono veloci, e anche oggi il sole è sorto alle spalle dell’avamposto illuminando i nostri visi ancora increduli per gli accadimenti di questi giorni.

Ho bisogno di scorrere gli istanti dolorosi e violenti, analizzarli, ma ancora più forte è la necessità di ricordare i momenti gioiosi, di vita semplice, la quotidianità che scorreva tra un’ ingiustizia e l’altra.
Un raid notturno, violenza di quella che appiccica, che lascia segni. Rabbia e detenzioni immotivate, ragazzini impauriti che si fanno forza, due mani che si stringono, come a dire: “fa paura, ma siamo insieme dentro a quest’assurdità”.
Dormire in grotta nell’attesa di un ritorno, del ritorno di anime innocenti, obbligate ad affrontare interrogatori insensati, anzi un senso c’era: quello di portare allo sfinimento la ribellione interiore, la corsa alla giustizia. Le ore notturne rotte da una risata di gioia di chi torna, con racconti terrificanti, ma anche con battute che ci fanno ridere fino all’alba.
Le anime ribelli non sono state soffocate, anzi sorridono ancora e si sono strette per essere più forti.
Un arresto improvviso e mirato, quattro uomini inespressivi pronti a difendere con arroganza l’ingiustizia, un ragazzo giovane, ma che ha scelto, ha scelto di vivere, vivere con dignità.
Studiava le nozioni e le teorie, e continua a farlo, ma ha scelto anche di essere giustizia ed è per questo che oggi non vedrà l’aula universitaria, ma solo una cella con la speranza di poter parlare davanti ad una corte. Questo assurdo arresto però ha richiamato alla realtà tutti quelli che piano piano si stavano accomodando e cedevano alla normalità, che normale non era, un risveglio traumatico forse, ma necessario. Le donne hanno alzato la testa, le ragazze hanno tirato fuori la voce, gli uomini hanno ripreso la corsa alla dignità.
E infine un ragazzino tra le braccia della nonna. Un padre che perde un altro figlio per aver scelto la nonviolenza, per aver creduto in un mondo giusto. Ma qui non c’è niente di giusto, quattro uomini inespressivi gravitano attorno al ragazzino e altri 4 soldati armati non badano alla presenza dei piccoletti che con occhi sgranati fissano la scena. Le sorelle urlano a gran voce l’assurdità della situazione, la madre e le zie a testa alta portano avanti i valori per i quali i loro figli ora portano le manette, i giovani amici si arrabbiano e si indignano. Ed ecco un padre che oggi dovrà consegnare il secondo figlio alle autorità, consegnare un giovanissimo lottatore di giustizia all’esercito dell’ingiustizia.
Un’altra notte, un altro cielo stellato, il telefono suona per qualche emergenza, dalla firing zone risuonano i rumori dei training militari, e domani i bambini scortati da soldati, troppo giovani per tutto quel potere, raggiungeranno la scuola.
E noi? A nessuno di noi è mai venuto il dubbio che fosse troppo, che fosse finita!
La vita scorre nonostante tutto questo: i padri sorseggiano caffè nel tetto di casa, le donne cucinano, i bambini giocano sulla porta. Anche noi andiamo avanti, direzione Giustizia.
G.

UPDATE: Israeli soldiers raid Jinba village

settembre 15, 2017 at 9:09 am

Israeli soldiers storm a party in Jinba Palestinian village

(Italian follows)

Yesterday, September 14, at 11 pm Israeli army raided the Palestinian village of Jinba, in the South Hebron Hills, during a party organized by the Palestinian inhabitants. The soldiers beat and arrested one Palestinian boy (18 years old) because he refused to turn off the music. The soldiers also confiscated two Palestinian vehicles and arrested one of the drivers (19 years old).

The Palestinian community of Jinba village, located inside the so called “Firing Zone 918”, is constantly victim of violence, abuses and damages by the Israeli army who continues to use the Palestinian village as military training area.

UPDATE: Soldati israeliani assaltano il villaggio palestinese di Jinba

Nella notte del 14 settembre, alle ore 23, l’esercito israeliano ha fatto un raid nel villaggio palestinese di Jinba, nelle colline a sud di Hebron, mentre si stava svolgendo una festa organizzata dagli abitanti del villaggio. I soldati hanno picchiato ed arrestato un giovane palestinese di 18 anni perché si era rifiutato di spegnere la musica. I militari israeliani hanno inoltre confiscato due veicoli palestinesi e arrestato un palestinese di 19 anni che era alla guida di uno dei mezzi.

La comunità palestinese del villaggio di Jinba, situato all’interno della cosiddetta “Firing Zone 918”, è quotidianamente vittima della violenza, degli abusi e dei danneggiamenti compiuti dall’esercito israeliano, che usa il villaggio palestinese come area di addestramento.

UPDATE: Israeli settlers attack schoolchildren and they couldn’t reach the school

settembre 12, 2017 at 9:18 am

(Italian follows)

Israeli soldiers that have to escort children from Tuba, showed up two hours late. The schoolchildren (6-16 years old) had to wait them, instead  of attending class.  When soldiers arrived the children start to move in their direction, but the military jeep left, leaving the children alone in an illegal Israeli outpost. Israeli settlers started to shout at the children and run towards them.

Children escaped and come back home, missing a day of school.

Military escort is not  an appropriate measure in order to guarantee right to education to Palestinian children, without putting them every day in danger.

UPDATE: Studenti di Tuba attaccati dai coloni israeliani sulla strada per la scuola

I soldati israeliani che dovrebbero scortare i bambini di Tuba questa mattina si sono presentati due ore in ritardo. I bambini (6-16 anni) hanno dovuto aspettarli, invece che essere a lezione nelle loro classi.

Quando i soldati sono arrivati, alle 9.30, i bambini si sono mossi verso di loro, ma la jeep militare improvvisamente se n’è andata, lasciando i bambini da soli dentro un avamposto israeliano illegale. I coloni israeliani hanno iniziato a urlare e correre verso i bambini, che sono scappati verso casa, perdendo un intero giorno di scuola.

La scorta militare non è un mezzo adatto a garantire il diritto all’educazione dei bambini palestinesi senza metterli ogni giorno in pericolo.

UPDATE: Sheikh Jarrah, Gerusalemme: l’ingiustizia continua

settembre 9, 2017 at 9:24 am

SHEIKH JARRAH è un quartiere palestinese di Gerusalemme che conta circa 3000 residenti, in maggioranza famiglie di profughi del 1948. Nell’ultimo decennio è diventato un punto chiave del processo di appropriazione della città da parte di organizzazioni di coloni israeliani di estrema destra.

La legge a cui si appellano i coloni prevede, per le famiglie ebree che abitavano lì prima del 1948, di poter riprendere possesso delle loro case. Questa legge è fortemente discriminatoria, perché non prevede lo stesso diritto per le famiglie palestinesi.

Martedì 5 settembre centinaia di poliziotti israeliani hanno evacuato dalla loro casa la famiglia Shamasneh (composta da 8 persone, compresi bambini e anziani) dalla casa dove abitavano dal 1964. Tre coloni israeliani hanno immediatamente preso il loro posto.

Ieri, venerdì 8 settembre, più di 200 attivisti Israeliani hanno marciato per le strade di Gerusalemme, fino alla casa della famiglia Shamasneh, per manifestare la loro solidarietà, contro le politiche discriminanti messe in atto da polizia e coloni israeliani. La manifestazione si è svolta in maniera non violenta, nonostante le provocazioni dei coloni, che hanno usato spray urticanti sui manifestanti. La polizia israeliana ha arrestato un bambino palestinese di 7 anni, due attivisti israeliani e ne ha ferito alla testa un terzo.

UPDATE: Palestinian activists release

settembre 7, 2017 at 8:18 am

(Italian follows)

Yesterday night Sami (20 years old) was released from Israeli military prison of Ofer, after being processed yesterday morning. He spent three nights in prison, after the Israeli police arrested him in Sarura village/Sumud camp, where he’s leading the nonviolent resistance.

Also his brother Hammudi (13 years old) came back home yesterday. After one day and half of waiting in Kyriat Arba police station, the Israeli police interrogated him and detained him for some hours.

This morning Sami and Hammudi could go back to school and university.

UPDATE: Attivisti palestinesi rilasciati

Sami (20 anni) è stato rilasciato ieri notte dal carcere militare di Ofer, dopo il suo processo che si è tenuto ieri mattina. Sami è stato tre notti in prigione, dopo che la polizia israeliana l’ha arrestato nel villaggio di Sarura/Sumud Camp, dove sta portando avanti una resistenza non violenta. 

Anche suo fratello Hammudi (13 anni) è tornato a casa ieri sera. Dopo aver passato un giorno e mezza di attesa nella stazione di polizia di Kyriat Arba, è finalmente stato interrogato e poi detenuto per qualche ora.

Stamattina Sami e Hammudi hanno potuto tornare a scuola e all’università.