A DANGEROUS ROAD TO EDUCATION: SUMMARY OF THE 2016-2017 SCHOOL YEAR – 1 st SEMESTER

gennaio 30, 2017 at 5:33 pm

(italian follows)

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data collected on the period: 2016/08/28 – 2017/01/10

Children from the Palestinian villages of Tuba and Maghayir Al-Abeed began the first semester of the 2016-17 school year with Israeali soldiers escorting them to their school in the nearby Palestinian village of At-Tuwani. This is the thirteenth continuous year that these children have needed a military escort in order to walk to school safely.
To get to school the children must walk along a road which once provided easy travel between the villages, but which now runs between the Israeli settlement of Ma’on and the illegal outpost of Havat Ma’on. For the past thirteen years violent behavior by settlers from the outpost, the existence of which is illegal under both Israeli and International law, has made the road inaccessible to Palestinians. Even escorted by Israeli soldiers the schoolchildren continue to face the possibility of violence, harassment and intimidation as they walk to and from school.
During the first semester of the 2016-2017 school year an average of eight children between the ages of six and 16 walked with a military escort to and from school in the Palestinian village of At- Tuwani. Under Israeli Knesset Committee for Children’s Rights order, the military escort is responsible for protecting the children from settler violence and intimidation throughout their walk to school in the morning, and their return trip home in the afternoon.

Operation Dove volunteers documented multiple instances in which the military escort failed to provide protection to the children, leaving them vulnerable to settler violence on many occasions during the first semester of the 2016-2017 school year.

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UPDATE: The tent resists

gennaio 26, 2017 at 9:41 am

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(Italian follow)

Soldiers, settlers and Israeli Civil Administration (DCO) passed by. They looked  at the tent built by the Palestinians of At Tuwani for the schoolchildren who have to wait  for an Israeli military escort in order to walk home from school past the Israeli settlement of Ma’on and the illegal outpost of Havat Ma’on. For four days and three nights the tent has resisted the threat of demolition by the Israeli  Army and Civil Administration.  Dozens of Palestinians kept watch over the area until nightfall.

Outside the tent is the Israeli settlement of Ma’on,  illuminated by 59 lampposts. Inside  the tent there is a fire to warm the hearts of the people. The fire Illuminates the writing on the tent: ” Our children have the right to education”.

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UPDATE: La tenda resiste

Sono passati soldati, coloni e Dco. Hanno gettato i loro sguardi sulla tenda costruita dai palestinesi per i bambini che vanno a scuola; studenti che devono attendere all’aperto la scorta militare dell’esercito israeliano per rientrare a casa, attraversando la colonia di Ma’On. La tenda resiste da 4 giorni e 3 notti. Dopo le minacce di demolizione da parte di Dco ed esercito israeliano decine di palestinesi hanno presidiato l’area. Fino a notte fonda.

Da un lato della valle la colonia illuminata da 59 lampioni, dall’altra la tenda palestinese ospita fuoco per scaldare thè e animi. Un fuoco che illumina il messaggio scritto sui lati della struttura: “Our children have the right to education”.    

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UPDATE: Israeli Army threatens children tent with demolition before completion

gennaio 23, 2017 at 7:35 pm

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(Italian follow)

This morning men and women from the Palestinian village of At Tuwani gathered at the edge of the village to build a new tent to provide shelter for the children from nearby villages who have to wait after school in At Tuwani for a military escort in order to walk home. On days when the Israeli soldiers are late the children sometimes have to wait for as much as an hour in rain or intense sun. The present tent is a reconstruction; this is the third time that the village has gathered to build a tent for the children. The first tent was built in 2014 and was immediately demolished and confiscated by the Israeli army without a demolition order. The second tent was built in 2015 and was also demolished by Israeli soldiers shortly after it was constructed. The village hopes that this third tent will last for the remainder of this school year.

Soldiers are not normally present on the private Palestinian land where the tent now stands, however today the small plot of land received three visits from the Israeli army. During the first visit soldiers arrived by jeep, photographed the tent, and left. In the second visit the soldiers warned the assembled villagers that they considered the tent to be illegal, and in their third visit the soldiers told the people that, “If you do not remove the tent others will come to demolish it” As the soldiers were leaving the area a settler drove along the nearby road leading out from the Illegal Israeli outpost of Havat Ma’on.

Women and men from the village remained gathered in the tent, drinking tea near a fire as the sun went down. The hope is to see the tent standing and whole in the morning.

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UPDATE: L’Esercito Israeliano minaccia di distruggere la tenda per i bambini prima che venga ultimata

Questa mattina donne e uomini di Tuwani si sono riuniti ai bordi del villaggio per costruire una nuova tenda. Tenda pensata per accogliere i bambini che, come ogni giorno, attendono all’aperto la scorta militare per l’accompagnamento da scuola a casa. Un’attesa che può durare anche ore, sotto la pioggia o il sole cocente. Più che di una costruzione si tratta di ricostruzione: è la terza volta che i palestinesi montano una tenda del genere. La prima nel 2014 a cui è seguita immediata demolizione da parte dell’amministrazione israeliana, con confisca della struttura senza alcun ordine di demolizione ufficiale, la seconda nel 2015 anche questa demolita poco dopo, la terza, quella di oggi, tutti sperano che possa durare per l’intero anno scolastico.

Non è un caso che per tutta la giornata si siano ripetute visite dell’Esercito israeliano. Su terreno privato palestinese. Prima per fare fotografie ai lavori, poi per avvisare che la tenda sarebbe illegale, infine la minaccia: “se non la buttate giù voi, verranno gli altri a demolirla”. Gli “altri” sono i coloni di Ma’On e dell’avamposto illegale di Havat Ma’On o forse l’esercito stesso. Così le donne e gli uomini di Tuwani hanno deciso di accendere un fuoco dentro la tenda, preparando un thé, finché il sole è calato.

La speranza è di rivedere la tenda ancora integra domani mattina.

 

 

Un giorno a Tuwani

gennaio 15, 2017 at 8:46 am

Palestina

Suona la sveglia. Rimando. Risuona. Mi alzo. Uscendo dal sacco a pelo il freddo mi assale come un’onda. Devo resistere, resistere fino a togliere il pigiama e vestirmi. I vestiti sono gelidi, ma dopo starò meglio. Maglia termica, felpa, pile, strati su strati. Sento la moka che gorgoglia, qualcuno ha già messo su il caffè.

 Cerco di fare piano per non svegliare chi ancora dorme: ogni mattina in due a turno ci svegliamo alle sei e mezza. Prima delle sette dobbiamo essere di vedetta su una collina fuori dal villaggio per controllare da lontano i bambini che da Tuba vanno verso scuola. Tra noi e loro le case dell’avamposto israeliano.
Oggi tocca anche a me uscire per prima. Bevo il caffè bollente nella speranza che mi scaldi un pochino, afferro due biscotti al volo, il tempo per una vera colazione non c’è.
Scarponi ai piedi, telecamera a tracolla e si parte.

Il villaggio fuori è più sveglio di me. Saluto con un cenno i bambini già impegnati a giocare e le donne che sbrigano le faccende della mattina. Una salita ripida e sono fuori dal villaggio: una valle di ulivi alla mia destra, a sinistra un boschetto minaccioso e all’orizzonte colline brulle che degradano sempre di più verso il deserto. Altri dieci minuti di cammino e arriviamo alla nostra postazione. Da qui, nelle giornate limpide si scorgono i grattaceli delle prime città israeliane dopo il confine, costruite nel deserto, e più lontane ancora le montagne.
Ci concentriamo sui bambini, li osserviamo da lontano finché non incontrano i soldati e spariscono dietro la colonia. Davanti a noi, a una paio di valli di distanza i coloni occupati nelle stesse faccende mattutine dei palestinesi, anche qui i bimbi si preparano per la scuola. A volte qualcuno interrompe la routine mattutina per venire a inseguire noi o i bambini palestinesi, per impedirgli di arrivare a scuola.

Al ritorno la casa è tutta sveglia: la moka è di nuovo sul fuoco e questa volta c’è il tempo per una vera colazione. Piego il mio sacco a pelo e sposto il materasso che per stanotte mi ha fatto da letto: la stessa stanza dove dormiamo di giorno diventa il nostro ufficio, salotto, guardaroba…
Con la colazione arrivano anche gli ospiti: vicini di casa o altri attivisti in cerca di un caffè italiano e di programmi per la giornata.
Ci dividiamo in base alle cose da fare, che non sono mai le stesse. Qualcuno esce con i pastori, qualcuno visita altri villaggi, qualcuno rimane a Tuwani a presidiare la casa, nel caso passino persone che ci cercano. Adesso il lavoro principale è di semina della terra: per lunghe ore stiamo a osservare il trattore o il mulo con l’aratro che smuovono il terreno e i semini ci piovono sopra, lanciati da mani esperte. A ogni movimento sospetto le mie mani invece cercano la videocamera: accensione, zoom, cosa sarà stato? Soldati? Coloni? Se arrivano ci parliamo o scappiamo? L’importante per oggi è non farsi confiscare l’aratro.

A mezzogiorno e mezzo le prime grida allegre: i bimbi più piccoli sono usciti da scuola e si riversano pieni di energia per le stradine del villaggio. Qui niente SUV e baby-sitter che passano a prendere i piccoli. Corrono fuori a giocare liberi, finché non gli viene fame o le madri non li richiamano per pranzo. I bambini di Tuba però non hanno ancora finito la giornata.
Preparo i fogli, i colori e i giochi: i soldati non arriveranno prima di un’ora, e nelle giornate fredde aspettarli fuori non si può. La nostra casa è invasa da urla e zainetti, i bambini sono come un terremoto. “Guarda qui, oggi la maestra mi ha messo bravissimo, guarda qui oggi ho imparato a scrivere le lettere del mio nome!”
Quando anche i più grandi sono arrivati, andiamo tutti insieme verso i soldati, che spesso sono in ritardo, e bisogna aspettare un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora. I piccoli hanno fame e sonno, i grandi sono arrabbiati. Per far passare il tempo veloce giochiamo a rincorrerci, accendiamo piccoli fuochi per scaldare le mani ghiacciate, parliamo della scuola e di cosa hanno fatto, cosa dovranno studiare nel pomeriggio. Quando i soldati arrivano scendono dalla jeep, armati di mitra. I bambini ci salutano e gli vanno incontro. Preferirebbero camminare da soli, o con noi, ma sanno che i soldati sono un ammonimento efficace per tenere lontani i coloni che tante volte li hanno aggrediti e spaventati.

Io torno a casa, è ora di pensare al pranzo, per chi di noi non è ancora fuori a seminare o con le pecore. Il pomeriggio scivola via veloce in inverno, le ore di luce sono poche e dopo il pranzo, il caffè e qualche aggiornamento sulla mattinata è già finito. Con il buio accendiamo la stufa. I ragazzi del villaggio si radunano qui per il tè, zuccheratissimo e profumato con il timo. Arrivano uno alla volta, e sanno già di trovare gli altri qui. Molti di loro hanno iniziato l’Università a Hebron e tornano al villaggio esasperati: muoversi è sempre più difficile. A volte aspettano anche più di un’ora per passare il checkpoint e uscire dalla città. Arrivano a casa nostra frustrati e arrabbiati nei confronti di un’occupazione che ogni giorno li punisce per crimini che non hanno commesso. Nella loro vita universitaria non ci sono aperitivi, biblioteche e serate. A volte avrebbero voglia di rompere qualcosa, tirare un pugno, sfogarsi. La mia vita è facile in confronto alla loro, tutto quello per cui loro devono sudare a me è dato di Diritto. La vita con loro e l’amicizia che si crea è come un campanello, per ricordarmi sempre che sono privilegiata.

La cena qui è presto: a volte qualche famiglia del villaggio ci invita a mangiare. Quando succede sono molto felice, so che passerò un paio d’ore in buona compagnia e gusterò ottimi manicaretti: zuppa di lenticchie, riso con verdure e pollo, e delizioso pane fatto in casa. I nuovi volontari si presentano, provano le parole di arabo appena imparate. Ormai con molte famiglie mi sento a casa, passare la serata con loro è come passarla con vecchi amici. So che cosa hanno passato, in molti casi ero di fianco a loro e in tanti altri casi mi hanno raccontato le loro avventure in serate come questa.

Dopo l’ennesimo tè torniamo a casa, domani mattina la giornata inizia di nuovo presto. Apro la porta scricchiolante di casa sperando che ci sia abbastanza acqua per potermi lavare un po’, altrimenti vorrà dire che domani mattina bisognerà scendere al pozzo per prenderla. Rimetto il materasso in ufficio e tiro fuori il sacco a pelo. Mi rintano al calduccio e il pensiero vola via prima di sparire dentro un sogno.

M.

UPDATE: Closure and demolition of a road in Bani Na’im

gennaio 12, 2017 at 2:04 pm
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(Italian follow) 

On January 11 Israeli Army and DCO blocked and destroyed part of the agricultural road that links the two Palestinian towns of Bani Na’im and Yatta in the Hebron governorate.

One bulldozer destroyed the road digging holes and building earthmounds along the way.

In the area was present about a dozen between soldiers and DCO officers in order to control the demolition. One Palestinian activist who was monitoring the situation was frisked by Israeli soldiers.

Because of this action the road, completed last summer and funded by Netherland Representative Office, is now impracticable and the farmers can’t move freely in the area.

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UPDATE: Chiusura e distruzione di una strada a Bani Na’im

L’11 Gennaio l’esercito israeliano e la Dco hanno bloccato e distrutto parte di una strada ad uso agricolo che collega le due città palestinesi di Bani Na’im e Yatta, nel distretto di Hebron.

Un bulldozer ha divelto la strada scavando buche e ammassando cumuli di detriti lungo la via di comunicazione.

Nell’area erano presenti una dozzina tra soldati  e funzionari della DCO, arrivati sul posto per controllare i lavori di demolizione. Un attivista palestinese, che stava monitorando la situazione, è stato perquisito da soldati israeliani.

La strada in questione è stata ultimata l’estate scorsa tramite un finanziamento del “Netherland Reprentative Office” e la sua demolizione la rende impraticabile per i contadini. Questi ultimi non potranno più muoversi liberamente nell’area.

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VIDEO UPDATE: Havat Ma’on settlers attack Israelis and Internationals

gennaio 8, 2017 at 7:10 pm

UPDATE: Long and dangerous path to school for the children of Tuba and Maghayir al Abeed

gennaio 3, 2017 at 4:25 pm

(italian follows)

Children of Tuba  near the illegal outpost of Havat Ma'on on the morning

Children of Tuba near the illegal outpost of Havat Ma’on on the morning

On January 2 the Israeli army failed to escort Palestinian schoolchildren from the villages of Tuba and Maghayir al Abeed both on the way to reach the school in At Tuwani and on the way back home.

In the morning, after 45 minutes waiting for the soldiers, the schoolchildren decided to walk on a longer and more dangerous path, accompanied by Operation Dove (OD) volunteers. The Israeli army claimed on the phone that the soldiers were engaged in a military training and couldn’t escort the children. The two youngest children of the group had to come back home because the alternative path was too hard and they couldn’t attend school. The children finally reached the school walking more than one hour and changing their path because of the presence on their way of Israeli settlers from the illegal outpost of Havat Ma’on.  Because of the Israeli army negligence, the schoolchildren lost more than one hour of lesson.

Israeli military escort  delay on the afternoon

 Israeli military escort delay on the afternoon

In the afternoon of the same day the Israeli forces didn’t show up at the meeting point, violating their own duty. After one hour and half waiting, the schoolchildren decided to move, accompanied by OD volunteers, through the longer path. On the way the group met an Israeli army jeep meandering around the illegal outpost of Havat Ma’on. As OD volunteers demanded an explanation for their delay, Israeli soldiers replied they were looking for the meeting point with the children. The schoolchildren succeeded to come back to Tuba and Maghayir al Abeed escorted by the Israeli soldiers and accompanied by OD volunteers, through the long path, itself dangerous. On the way back, some Israeli settlers from Havat Ma’on illegal outpost chased OD volunteers, without reaching them. Some of the settlers gathered near the army jeep speaking with the soldiers.

The Israeli army has the duty to protect the children from the Palestinian villages of Tuba and Maghayir al Abeed on their way to school, but many times their misconduct puts the children in danger or forces them to wait hours and to walk in an area where settlers often have attacked them. Once again, Israeli army negligence didn’t guarantee basic and fundamental rights of the children, as the right to education.

The shortest route connecting the villages of Tuba and Maghayir al Abeed to the rest of the area is a main public road that passes between Ma’on settlement and Havat Ma’on illegal outpost. Because of the presence of Israeli settlements and the ongoing violence from Israeli settlers, Palestinians are not able to use that road anymore.

Schoolchildren escorted by Israeli soldiers and OD volunteers

  Schoolchildren accompanied by Israeli soldiers and OD volunteers

On the longer and dangerous path to the village of Tuba and Magayir al Abeed

On the longer and dangerous path to the village of Tuba and Maghayir al Abeed


UPDATE: La lunga e pericolosa strada verso scuola per i bambini dei villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed

Il 2 gennaio 2017 l’ esercito israeliano non ha garantito la sicurezza dei bambini palestinesi provenienti dai villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed sia durante il percorso verso la scuola di At Tuwani sia durante il tragitto di ritorno.

Alla mattina infatti, dopo aver atteso per 45 minuti i soldati, i bambini hanno deciso di raggiungere la scuola percorrendo la strada più lunga e pericolosa accompagnati dai volontari di Operazione Colomba. L’ esercito israeliano aveva infatti comunicato telefonicamente che i soldati erano impegnati in un’ esercitazione e che quindi non avrebbero potuto accompagnare i bambini. I due più piccoli sono dovuti tornare a casa essendo il percorso troppo arduo per loro e non hanno quindi potuto raggiungere la scuola. Gli altri bambini hanno invece camminato per più di un’ ora per raggiungere At Tuwani allungando maggiormente il tragitto a causa della presenza, lungo il percorso, di alcuni coloni dell’ avamposto illegale di Havat Ma’on. A causa della negligenza dei soldati israeliani i bambini hanno perso più di un’ ora di scuola.

Nel pomeriggio dello stesso giorno la scorta militare non si è presentata al punto d’ incontro; non rispettando ancora una volta il loro compito. Dopo un’ ora e mezza i bambini accompagnati dai volontari di Operazione Colomba hanno di nuovo intrapreso il cammino più lungo. Percorrendo la strada il gruppo ha incontrato una jeep dell’ esercito israeliano che si aggirava nei pressi dell’ avamposto illegale di Havat Ma’on. Alla richiesta di spiegazioni per il ritardo maturato, i soldati hanno risposto ai volontari che stavano cercando il luogo di incontro con i bambini. I bambini sono riusciti a fare ritorno nei loro villaggi di Tuba e Maghayir Al Abeed accompagnati dai soldati israeliani e dai volontari di Operazione Colomba percorrendo il tragitto più lungo, anch’esso pericoloso. Sulla via del ritorno i coloni dell’ avamposto illegale di Havat Ma’on hanno rincorso i volontari di Operazione Colomba non riuscendo tuttavia a raggiungerli. Alcuni di loro si sono poi fermati nei pressi della jeep dell’ esercito per parlare con i soldati.

L’ esercito israeliano ha il compito di proteggere i bambini dei villaggi palestinesi di Tuba e Maghayir al Abeed durante il tragitto verso scuola. Tuttavia molte volte la loro cattiva condotta mette in pericolo gli scolari, li costringe ad aspettare per ore o a camminare in un’ area dove i coloni li hanno spesso attaccati. Ancora una volta le forze israeliane non hanno garantito i diritti fondamentali dei bambini, come il diritto all’ istruzione. La strada più corta che connette i villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed al resto dell’ area è una strada pubblica che passa tra la colonia di Ma’on e l’ avamposto illegale di Havat Ma’on. A causa della presenza degli insediamenti israeliani e della continua violenza dei coloni i Palestinesi non possono più percorrerla.

 

Israeli settlers coming out running from Havat Ma'on illegal outpost

 Israeli settlers coming out running from Havat Ma’on illegal outpost

Israeli soldier with the Palestinian schoolchildren

 Israeli soldier with the Palestinian schoolchildren

UPDATE: Karmel settlement’s sewer pipe poisons Palestinian farmland in Umm Al Kheir

gennaio 2, 2017 at 1:23 pm
Karmel settlement's sewage system drains in the Palestinian farmland

Karmel settlement’s sewage system drains in the Palestinian farmland

Palestinian olive trees reached by Karmel settlement’s sewage

On the first of January 2017 the new sewer pipe of the Israeli settlement of Karmel started to work, poisoning Palestinian farmlands in Umm Al Kheir village, in the South Hebron hills.

The start up of the sewer pipe entailed the spilling of noxious liquid in the near Palestinian farmland where are planted dozens of olive trees.

The sewage also is poisoning a part of land used every day by the Palestinian shepherds to graze their flocks. For this reason the spilling of liquid is also dangerous for their sheep.

On December 8 the Israeli forces leveled Palestinian lands in order to install the sewer pipe to service the Israeli settlement of Karmel that lies few meters away from Umm al Kheir.

Palestinian sheep cross the poisoned land in Umm Al Kheir village

Palestinian sheep cross the poisoned land in Umm Al Kheir village, in the background Karmel settlement

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Israeli settlers work at the new sewage system

UPDATE:  Il nuovo impianto fognario della colonia di Karmel avvelena le terre palestinesi di Umm Al Kheir

Il 1 Gennaio 2017 il nuovo impianto di scarico fognario della colonia di Karmel ha iniziato a lavorare, inquinando la terre coltivate palestinesi del villaggio di Umm Al Kheir, nelle colline a sud di Hebron.

L’avvio dell’impianto ha comportato la fuoriuscita di liquidi nocivi nei terreni agricoli palestinesi dove sono piantati decine di alberi di ulivo.

La acque di scolo stanno inoltre inquinando le terre che sono utilizzate dai pastori palestinesi per pascolare le greggi, con grave rischio di avvelenamento di queste ultime.

Lo scorso 8 dicembre le forze israeliane hanno livellato le terre palestinesi per installare il muovo impianto fognario che serve la vicina colonia israeliana di Karmel, sita a pochi metri dal villaggio di Umm al Kheir.