Israeli and Palestinian peace activists released

gennaio 29, 2016 at 11:04 am

Published from Ta’ayush facebook profile

This morning the court in Jerusalem released, with no conditions, Ezra Nawi and Guy Butavia, after early this week Nasser Nawajeh was also released. Now that all three Taayush activists arrested as part of the attempt to silence the group and its work, we can go back to concentrating on what’s really going on.
So what’s really going on in the South Hebron hills? Take a walk on the road by Ma’on.

 

Questa mattina il tribunale di Gerusalemme ha rilasciato, senza condizioni, Ezra Nawi e Guy Butavia; all’inizio di questa settimana anche Nasser Nawaja era stato rilasciato. I tre attivisti erano stati arrestati come parte di un tentativo di mettere a tacere il gruppo dei Ta’ayush ed il suo lavoro. Possiamo ora tornare a concentrarci su ciò che sta realmente accadendo.
E che cosa sta realmente accadendo nelle colline a sud di Hebron? Andate a fare una passeggiata lungo la strada per Ma’on.

Lettera ad un soldato

gennaio 26, 2016 at 10:42 am

Alcuni dicono che scrivere una lettera sia il modo migliore per lasciare andare le cose. Ho deciso di scriverti una lettera che forse non leggerai mai. Ho deciso di scriverti perché dopo averti conosciuto, non posso fare finta di niente. Non posso tacere il fatto che anche tu sei una vittima di questa follia.
Durante le ore passate assieme ai Palestinesi, che vedevano demoliti gli sforzi di una vita, non sono riuscita a vederti come un carnefice, come un oppressore. Provavo d1olore per loro e per te.
Entrambi vittime, entrambi umani.
Hai detto che vuoi essere un soldato umano, ma come si fa ad essere umani con un arma in mano, con un potere così grande?
Hai detto che quelli che esegui sono solo ordini e che devi fare quello che ti ordinano.
Ma è cosi? Abbiamo sempre una scelta. Tu puoi scegliere.
Io ho scelto di parlare con te e tu hai scelto di ascoltarmi.
Mi hai chiesto da che parte sto? Non esistono parti in questa follia. Io sto con loro e sto con te.
Io sto con loro perché sono miei fratelli e sto con te perché sei mio fratello.
Che tu sia un pastore o un soldato siamo tutti parte della stessa umanità.
Non so se ti ricorderai delle parole dette, non so se riuscirai a scegliere di non essere più una vittima.
So che entrambi abbiamo scelto di ascoltarci, di dialogare e per un attimo di essere semplicemente due persone: senza armi, senza divisa, senza macchina fotografica e senza maschere.
Mi hai insegnato a rimanere umana, a vedere l’umanità sotto la divisa.
Spero che ti ricorderai che non esistono solo ordini e che questi, in quanto tali, debbano per forza essere giusti.
Spero che la prossima volta, in cui ti troverai di fronte ad un Palestinese, tu trova la forza di scegliere.
Di dire no, io non voglio più essere parte di questa follia!

C.

UPDATE: Demonstration in solidarity with arrested activists and Al Mufaqarah village

gennaio 24, 2016 at 4:51 pm

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(Italian follows)

On January 23, Palestinians, Israelis and Internationals gathered in At-Tuwani village and walked to Al Mufaqarah Palestinian village to remark their commitment in the joint struggle against Israeli military occupation of the Palestinian Territories.

They joined together to express their solidarity to three activists, Israelis and Palestinian, that are still in Israeli jail without any clear charge and exposed to degrading treatment. Demonstrators also express their support to the inhabitants of Al Mufaqarah village, targeted in the last week by demolitions, confiscations of building materials and night raid by Israeli Army.

Despite repressive and unwarranted measures implemented by Israeli Army, the participants of the demonstration expressed their will to continue popular nonviolent resistance in South Hebron Hills.

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UPDATE:  Manifestazione in solidarietà ai tre attivisti detenuti e al villaggio di Mufaqarah

Il 23 gennaio, palestinesi, israeliani e internazionali si sono riuniti nel villaggio di At-Tuwani e hanno marciato fino al villaggio di Al Mufaqarah per rimarcare il loro impegno nella comune lotta contro l’occupazione militare israeliana dei Territori Palestinesi.

I partecipanti hanno espresso la loro solidarietà ai tre attivisti, due israeliani e un palestinese, ancora nelle prigioni israeliane, senza un’accusa precisa e sottoposti a trattamenti degradanti. Il supporto dei partecipanti è andato anche agli abitanti del villaggio palestinese di Mufaqarah, che nell’ultima settimana è stato l’obiettivo di demolizioni, della confisca di materiale da costruzione e di raid notturni da parte dell’esercito israeliano.

Nonostante le misure repressive e ingiustificate messe in atto dalle forze di occupazione israeliane, i partecipanti alla manifestazione hanno espresso con forza la volontà di portare avanti la resistenza popolare non violenta nelle colline a sud di Hebron.

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UPDATE: Another day of Israeli Army and settlers’ violence in South Hebron Hills

gennaio 22, 2016 at 6:32 pm

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(Italian follows)

On 22 January at about 1.30am, one Israeli army jeep came into Al Mufaqarah Palestinian village, and shot two sound bombs near the houses, for no reason. The sound woke up and scared all the population of the village. The army went away without any explanation about the fact.

Just the last week Israeli army targeted Al Mufaqarah with demolitions

https://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/update-israeli-forces-demolish-four-tents-in-south-hebron-hills/

In the same day at about 12.30pm two masked settlers from the illegal outpost of Havat Ma’on attacked a Palestinian shepherd, throwing stones at him with a slingshot. The shepherd succeeded to move away safely.

Almost every day South Hebron Hills Palestinian population suffer indiscriminate violence from Israeli Army and settlers

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UPDATE: Un’altra giornata di violenza dell’esercito e dei coloni israeliani nelle colline a Sud di Hebron

Il 22 gennaio alle 01.30 del mattino, una jeep dell’esercito israeliano è entrata nel villaggio palestinese di Al Mufaqarah, ed ha sparato due bombe sonore, vicino alle case, senza nessun motivo. Il suono ha svegliato e spaventato gli abitanti del villaggio. L’esercito ha poi lasciato il villaggio senza dare alcuna spiegazione sull’accaduto. Nell’ultima settimana il villaggio di Al Mufaqarah è stato vittima di confische e demolizioni da parte dell’esercito Israeliano.

https://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/update-israeli-forces-demolish-four-tents-in-south-hebron-hills/

Lo stesso giorno, alle 12.30 circa due coloni mascherati provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on hanno attaccato un pastore palestinese, lanciandogli delle pietre con una slingshot. Il pastore è riuscito a mettersi in salvo.

Quasi ogni giorno la popolazione palestinese delle colline a sud di Hebron, è vittima della violenza indiscriminata da parte dell’esercito e dei coloni israeliani.

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UPDATE: Israeli forces demolish four tents in South Hebron Hills

gennaio 21, 2016 at 10:23 am

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(Italian follows)

On January 20, Israeli Army, DCO (District Coordination office) and Border Police demolished two tents in Suseya Palestinian village. Soldiers didn’t give Palestinian family enough time to save all their properties before the tents were demolished.

Shortly after Israeli forces reached Al Mufaqarah Palestinian village where they destroyed another two tents, despite the attempt of the Palestinian community to prevent the demolition.

According to OCHA (UN agency) over 13,000 Palestinian-owned structures are affected by demolition orders. Due to the lack of adequate planning and discriminatory allocation of public land, it is nearly impossible for Palestinians to obtain building permits in most of Area C, that encompasses more than 60 per cent of the West Bank, under direct control of Israeli occupying forces.

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UPDATE: Forze israeliane demoliscono quattro tende nelle colline a sud di Hebron

Il 20 gennaio, l’esercito israeliano, DCO (Amministrazione civile nei Territori occupati) e Border Police hanno demolito due tende nel villaggio palestinese di Suseya. I soldati non hanno dato alla famiglia palestinese il tempo necessario per mettere in salvo tutte le loro proprietà prima di distruggere completamente la loro abitazione.

Poco dopo le forze israeliane hanno raggiunto il villaggio palestinese di Al Mufaqarah dove, nonostante il tentativo della comunità palestinese di impedire la demolizione, hanno distrutto altre due tende.

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite OCHA oltre 13.000 strutture di proprietà palestinese sono sotto ordine di demolizione. A causa della mancanza di un’adeguata pianificazione e dell’assegnazione discriminatoria del suolo pubblico, è quasi impossibile per i palestinesi ottenere permessi di costruzione nella maggior parte dell’Area C, che comprende oltre il 60 per cento della Cisgiordania, sotto il diretto controllo delle forze di occupazione israeliane.

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PRESS RELEASE: Solidarity with Israeli and Palestinian activists detained

gennaio 20, 2016 at 6:44 pm

(Italian follows)

January 20, 2016

Operation Dove expresses solidarity with the activists from Ta’ayush and B’tselem, arrested by the Israeli forces in the past ten days. Two of them were caught by Israeli forces last night with a raid in their homes.

Israeli authorities are now targeting all the Israeli-Palestinian human rights organizations taking part to the popular nonviolent struggle against the occupation of the Palestinian territories and against the injustices inflicted to civilians.

These injustices, perpetrated through policies of settlements expansion, collective punishment, freedom of speech prevention and other illegal policies are daily harassing and humiliating Palestinian population.

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COMUNICATO STAMPA: Solidarietà agli attivisti palestinesi e israeliani detenuti

20 Gennaio 2016

Operazione Colomba esprime solidarietà agli attivisti di Ta’ayush e B’Tselem arrestati dalle forze israeliane negli ultimi 10 giorni. Due di loro sono stati prelevati con dei raid nelle loro case ieri notte.

Le autorità israeliane stanno prendendo di mira tutte le organizzazioni per i diritti umani israelo-palestinesi che prendono parte alla lotta popolare nonviolenta contro l’occupazione dei Territori Palestinesi e contro le ingiustizie inflitte alla popolazione civile.

Queste ingiustizie, perpetrate attraverso politiche di espansione delle colonie, punizioni collettive, limitazioni alla libertà di espressione e altre condotte illegali, attaccano e umiliano la popolazione palestinese ogni giorno.

UPDATE: Israeli army denies the right to water in Al Mufaqarah Palestinian village

gennaio 17, 2016 at 6:40 pm

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(Italian follows)

On January 17, in the morning, Israeli Civil Administration officers and soldiers seized a compressor, a power generator, a pneumatic drill, a pulley and two iron carts in Al Mufaqarah Palestinian village, in the South Hebron Hills.

The inhabitants were building a new well that received a stop working order. Israeli soldiers fired tear gas to scatter Palestinian women and children who were trying to prevent the seize.

With the only exception of At-Tuwani village, all the Palestinian communities in the South Hebron Hills don’t have running water and they have to rely on wells and tanks for the water supply.
The connection to the water system or the construction of new wells, however, is almost always prohibited by the Israeli Civil Administration, denying sufficient, safe, accessible and affordable water: a fundamental and universal human right.

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UPDATE: Esercito israeliano nega il diritto all’acqua nel villaggio palestinese di Al-Mufaqarah.

La mattina del 17 gennaio ufficiali della DCO (Amministrazione Civile) e soldati israeliani hanno sequestrato un compressore, un generatore di corrente, un martello pneumatico, una carrucola e due carrelli di ferro nel villaggio palestinese  di Al Mufaqarah, nelle colline a sud di Hebron.

Gli abitanti stavano costruendo un nuovo pozzo che ha ricevuto un ordine di stop dei lavori. I soldati israeliani hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere le donne e ragazze palestinesi che cercavano di impedire la confisca.

Fatta eccezione per il villaggio di At-Tuwani, tutte le comunità palestinesi nelle colline a sud di Hebron non hanno l’acqua corrente e devono fare affidamento su pozzi e cisterne per il rifornimento idrico. Il collegamento alla rete idrica o la costruzione di nuovi pozzi è però quasi sempre vietato dalla Amministrazione Civile Israeliana nei Territori Occupati, non permettendo di avere una quantità d’acqua sufficiente, sicura, accessibile e a buon mercato e negando così un diritto umano fondamentale e universale.

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Video: Palestinian Kids Dodge Settler Attacks

gennaio 16, 2016 at 8:02 am

UPDATE: Settlers from Havat Ma’on illegal outpost attack International volunteers

gennaio 14, 2016 at 9:20 am

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(Italian follows)

On January 12 at about 5pm an Israeli masked settlers coming from Havat Ma’on Israeli illegal outpost attacked two International volunteers while they were walking from At Tuwani to Tuba Palestinian village, in the South Hebron Hills area. The settler, with a dog, tried to ambush the International volunteers who succeed to move away safely while he was throwing rocks at them.

The day after two young settlers from Havat Ma’on stopped two International volunteers who were accompanying back home a Palestinian child in Tuba village. The settlers passed through the road with a tractor forcing the child to walk through a longer path.

Every day settlers from Havat Ma’on Israeli illegal outpost threat lives and freedom of movement of the Palestinians and Internationals in the area.

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UPDATE: Coloni dall’avamposto illegale di Havat Ma’on attaccano volontari internazionali

Il 12 gennaio, all’incirca alle ore 17, un colono israeliano mascherato, proveniente dall’avamposto illegale di Havat Ma’on ha attaccato due volontari internazionali mentre si stavano spostando a piedi da At Tuwani al villaggio palestinese di Tuba, nelle colline a sud di Hebron. Il colono, accompagnato da un cane, ha cercato di tendere un agguato ai due volontari, che si sono però spostati in tempo in un luogo sicuro. Il colono ha poi lanciato loro delle pietre senza riuscire a colpirli.

Il giorno dopo, due giovani coloni dell’avamposto illegale di Havat Ma’on hanno bloccato due Internazionali che stavano accompagnando a casa un bambino palestinese proveniente dal villaggio di Tuba. I coloni in trattore hanno tagliato loro la strada, costringendo il bambino a prendere un sentiero molto più lungo.

Ogni giorno i coloni dell’avamposto israeliano illegale di Havat Ma’on minacciano le vite e la libertà di movimento di palestinesi e internazionali presenti nell’area.

Urla mute per orecchie sorde

gennaio 9, 2016 at 2:51 pm

I volontari di Operazione Colomba hanno accompagnato gli attivisti di Bt’Selem nelle visite ad alcune famiglie di ragazzi uccisi dall’esercito israeliano negli ultimi mesi nella zona di Hebron, in seguito a tentativi di aggressione. Le vittime hanno tentato di aggredire soldati o coloni israeliani con coltelli da cucina o, in altri casi, investendoli in macchina. I palestinesi sono stati freddati sul luogo, diventando così dei “martiri”.

In questi casi è prassi dell’esercito israeliano punire anche le famiglie degli aggressori demolendo le loro abitazioni. Queste azioni rientrano in un sistema di punizioni collettive che le forze occupanti israeliane mettono in atto sistematicamente nei Territori Palestinesi.

 
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Nessuno dei genitori sapeva cosa stava andando a fare quella mattina quel loro figlio. C’è chi ha detto “vado a lavoro”, c’è chi non ha detto nulla ed è uscito, qualche ora dopo la notizia: “vostro figlio è diventato shahid (martire e testimone)”.
C’è poco spazio per il dolore pubblico: “è morto per la Palestina, meglio così che in mille altri modi”.
Ma basta stare insieme pochi minuti per sentirsi dire “amo la Palestina, ma amavo ancora di più mio figlio”.
Mentre visitiamo le famiglie di questi giovani ragazzi, ci chiediamo perché sono diventatishahid, perché hanno scelto di morire così. Alcune risposte arrivano dai racconti dei familiari, pezzi di risposte, i motivi che forse li hanno spinti a correre verso un soldato con un coltello da cucina in mano, o a schiantarsi contro un checkpoint con la macchina…
Permessi di lavoro tolti, futuro negato, paura, frustrazione.
Qualsiasi strada hanno provato se la sono trovata sbarrata.
E all’orizzonte anche tutte le altre strade sembrano già chiuse… sembra che solo una ne rimanga aperta, quella più estrema, per permettere loro di essere ascoltati, di far uscire fuori quell’urlo che non può uscire da nessuna altra parte.
Qualche settimana dopo la notizia della morte, le famiglie degli shahid vengono svegliate dall’esercito, di solito in piena notte, a volte da decine di soldati che fanno irruzione in casa, non dicono quasi nulla, ma prendono le misure di tutto l’edificio.
Da quel momento in poi gli abitanti della casa sanno che, oltre a sopportare il dolore della perdita, a breve vedranno la loro casa esplodere.
Spesso case dove vivono famiglie enormi, nonne, nipoti, fratelli.
Al piano terra stalle e animali.
Una casa costruita attraverso le generazioni, un rifugio per tutta la famiglia.
Altre volte sono solo un paio di stanzette quasi vuote, arredate con la foto del figlio ormai “martire”, dove sta la madre anziana e sola, senza neanche più quell’unico figlio non ancora sposato.
La giustizia di Israele prende molto seriamente queste situazioni ed esegue punizioni collettive: chi ha perso un figlio o un fratello o un marito, deve essere ancora punito…
“Quando finirà?” ci chiedono, “Ha una fine tutto questo?”.
Io non so più se ce l’ha, per chi è nato dalla parte sbagliata di un muro, o nella costa sbagliata di un mare, o al di là di una frontiera.
Non so se ce l’ha finché noi, quelli nati dalla parte ricca, dalla parte che detta le regole, continuiamo a pretendere una giustizia che è solo per noi, dei diritti che sono privilegi, una sicurezza che è una fortezza armata.
Forse ci sarà una fine quando tutti smetteremo di girarci dall’altra parte, e fare finta che queste storie non ci riguardino.
M.