PHOTO: Demonstration against the concert in Susiya stolen land

settembre 24, 2013 at 4:15 pm

On September 22, after having asked to the Israeli singer to cancel the performance without success, the South Hebron Hills Popular Committee, Ta’ayush and Israeli activists organized a protest against Ehud Banai concert in Suseya settlement. For more information clic here.

Pictures of the event: http://snipurl.com/27ve8fa

 

VIDEO: Three masked settlers from Havat Ma’on damaged two olive trees in Humra valley, At Tuwani

settembre 23, 2013 at 4:44 pm

On September 22, three masked settlers from Havat Ma’on outpost (Hill 833) chased away internationals and then damaged two olive trees in Humra valley.

Twenty-two are the Palestinian olive trees destroyed and damaged in Humra valley since August 2013.

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Il 22 settembre tre coloni mascherati dall’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833), hanno prima inseguito alcuni internazionali e poi hanno danneggiato due alberi di ulivo nella valle di Humra.

Sono 22 gli ulivi palestinesi distrutti e danneggiati in questa valle da agosto 2013.

 

+972: ‘Performing in my stolen home’: An open letter to Ehud Banai

settembre 21, 2013 at 2:11 pm

Il cantante israeliano Ehud Banai domani si esibirà nella colonia di Suseya, nelle colline a sud di Hebron. Questa è una lettera di un abitante del villaggio palestinese di Susiya, più volte evacuato e che subisce le violenze da parte dei coloni del vicino insediamento omonimo.

By +972, September 21, 2013

Several weeks ago a number of Israeli left-wing individuals and organizations launched a campaign to pressure Israeli singer Ehud Banai not to perform in the south Hebron Hills settlement of Susya.

Alongside the campaign, Israeli organizations Rabbis for Human Rights, Breaking the Silence and Ta’ayush offered to take Banai on a tour of the area, including Palestinian Susya, a village that was forcibly evicted in order to make room for the Jewish settlement of the same name. Banai turned down the offer, saying he didn’t have time but said he would do so after the concert.

Mr. Banai eventually canceled his show in the settlement of Susya, citing anger and vitriol directed toward him by the settler community following a Facebook post asserting that he opposes the occupation.

On September, 18, however, he posted yet another Facebook post (both have since been deleted) announcing that he will perform in Susya as planned on September 22.

The following is an open letter to the Israeli singer by Nasser Nawajaah, a resident of Palestinian Susya. (Translated by Talia Beth Krevsky)

Dear Mr. Banai,

At the very moment when news reached us that you decided, nevertheless, to hold your concert in old Susya, my family, residents of Susya and the surrounding land were gathered to write you a letter of gratitude and respect for choosing not to perform on our stolen land. Instead, I find myself writing you a letter principled on deep disappointment over your decision to perform there anyway.

You preferred good relations and a spirit of reconciliation with the settlers over an expression of human solidarity with the victims who suffered from theft and violence at the hands of the same people, in front of whom you will perform. I will not get into your considerations, but I still hope that you came to your decision because there are facts still unknown to you. If you wish, you can learn about them here. Here are a few of them:

Amira Hass: Giudici poco coraggiosi

settembre 10, 2013 at 10:02 am

Fonte: Internazionale

Other ten olive trees destroyed in Humra valley, At Tuwani

settembre 8, 2013 at 3:14 pm

One of the ten olive trees destroyed in Humra valley

On September 8 a Palestinian noticed some olive trees cut in Humra valley, that is located beside Havat Ma’on (Hill 833) Israeli outpost. Later Operation Dove volunteers and a Bt’selem operator went on the place to document the incident. They found 10 olive trees destroyed during the night, belonging to Ibrahim Rabai.

During the afternoon the Israeli Police came on the place of the incident and At Tuwani inhabitants filed a complain.

In the last 30 days a total of 18 olive trees have been seriously damaged in that valley.

The number of Palestinian-owned trees uprooted and damaged in the South Hebron Hills area since January 2012 now rises to 177, the majority of which are located in the Humra valley.

Olive trees are an essential resource for the Palestinian community in the South Hebron Hills area, and their damage results in substantial economic losses for local residents.

Pictures: http://snipurl.com/27rv9r4

Altri dieci ulivi distrutti in Humra valley, At Tuwani

L’8 di settembre un palestinese ha notato alcuni ulivi tagliati nella valle di Humra, situata accanto all’avamposto israeliano di Havat Ma’on (Hill 833). In seguito i volontari di Operazione Colomba e un operatore di Bt’selem sono giunti sul posto per documentare l’incidente e hanno trovato 10 alberi di ulivo distrutti durante la notte, appartenenti a Ibrahim Rabai.

Nel pomeriggio la polizia israeliana è giunta sul luogo dell’incidente e gli abitanti di At Tuwani hanno sporto denuncia.

Negli ultimi 30 giorni un totale di 18 ulivi sono stati seriamente danneggiati in quella stessa valle.

Sale a 177 il numero di alberi d’ulivo palestinesi sradicati e danneggiati nell’area delle colline a sud di Hebron da gennaio 2012, la maggior parte dei quali si trova nella valle di Humra.

Gli alberi d’ulivo sono una risorsa essenziale per le comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron, e il loro danneggiamento provoca una notevole perdita economica per gli abitanti locali.

Foto: http://snipurl.com/27rv9r4

VIDEO: Israeli police confiscating Palestinian water tank truck, on September 4

settembre 6, 2013 at 8:33 am

On September 4, at the entrance of At Tuwani village, Israeli police stopped and confiscated a tank truck just filled at the water pomp located nearby.

Since last week there has been often presence of Israeli police at the entrance of At-Tuwani village. This road has an heavy traffic of water tanks from the whole South Hebron Hills area. This because At Tuwani is, for most of the villages located in the area, the nearest point for the water supply .

La polizia israeliana confisca un’autobotte palestinese piena d’acqua

All’ingresso del villaggio di At Tuwani, il 4 settembre, la polizia israeliana ha fermato e confiscato un autobotte appena riempita dalla pompa dell’acqua situata nelle vicinanze.

Dalla scorsa settimana la polizia israeliana è stata spesso presente all’entrata del villaggio. Questa strada è molto trafficata da serbatoi d’acqua provenienti da tutta l’area delle colline a sud di Hebron, poiché At Tuwani, per la maggior parte dei villaggi dell’area, è il punto più vicino per la fornitura di acqua.

 

Nena News: Compromesso amaro per gli abitanti della Firing Zone 918

settembre 4, 2013 at 1:38 pm

I palestinesi hanno guadagnato tempo ma sull’esito del processo di mediazione c’è molta incertezza. Questa strada era già stata battuta invano tra il 2002 e il 2005

Gerusalemme, 3 settembre 2013, Nena News – Gli israeliani dovranno cercare un compromesso con i palestinesi sul piano di sgombero della Firing Zone 918, che prevede l’espulsione degli abitanti di otto dei dodici villaggi sulle colline a sud di Hebron, ricaduti all’interno della zona militare per le esercitazioni delle Forze di difesa israeliane (IDF). È dunque la mediazione la strada scelta dalla Corte Suprema israeliana, presieduta da Asher Grunis, per tentare di mettere fine a una battaglia giudiziaria che va avanti da circa 15 anni e che riguarda la vita di oltre mille persone. Il mediatore proposto dal tribunale è il giudice Yitzhak Zamir. La difesa ha già accettato la decisione della Corte, mentre lo Stato può farlo fino al 7 ottobre.

I palestinesi hanno guadagnato tempo, ma sull’esito del processo di mediazione c’è molta incertezza. Questa strada era già stata battuta tra il 2002 e il 2005 senza risultati: infatti, affinché la proposta di compromesso sia valida, ci vuole l’accordo di entrambe le parti, altrimenti il caso torna in aula. È comunque un segnale positivo per gli abitanti dei villaggi minacciati dallo sgombero: sembra infatti che il tribunale abbia preferito non decidere, mettendo così un po’ di pressione sullo Stato.

Secondo l’avvocato Shlomo Lecker, gli argomenti dello Stato non avrebbero convinto pienamente i giudici che, in questo modo, hanno esortato Israele a modificare i suoi piani.

Che sia questa o mena la ragione alla base di questa decisione, il governo di Tel Aviv è in effetti sotto pressione anche da parte di alcuni intellettuali israeliani e non, oltre che di diverse organizzazioni per il rispetto dei diritti umani: proseguono petizioni, campagne mediatiche, marce di protesta per fermare le espulsioni delle povere comunità pastorali e contadine che vivono nelle colline da generazioni. Poco prima dell’udienza del 2 settembre, scrittori da tutto il mondo hanno aderito alla petizione sottoscritta da 24 autori israeliani. Tra i nuovi firmatari ci sono i premi Nobel J. M. Coetzee, Mario Vargas Llosa, Herta Mueller, Orhan Pamuk, oltre a Julian Barnes, John Le Carre, Michael Chabon, Junot Diaz, Dave Eggers, Neil Gaiman, Nathan Englander, Aleksandar Hemon, Yann Martel, Colum McCann, Ian McEwan e Philip Roth.

Le campagne internazionali per difendere gli abitanti dei villaggi di Tuba, al-Mufaqarah, Isfey, Maghayir al Abeed, al-Majaz, at-Tabban, al-Fakheit, Halaweh, Mirkez, Jinba, Kharoubeh e Sarura hanno attirato l’attenzione su questo fazzoletto di terra che i palestinesi chiamano Masafer Yatta e ricade in Area C, cioè sotto controllo israeliano, dove i palestinesi vivono sotto occupazione: non è garantito l’accesso ai servizi di base, non è praticamente permesso costruire considerato che nel 94,5% dei casi l’Amministrazione Civile israeliana non rilascia concessioni edilizie ai palestinesi, gli insediamenti israeliani illegali circondano questi antichi villaggi. “Parliamo di circa mille persone, 170 famiglie che vivono in grotte o a fianco a queste, oppure su terreni che gli appartenevano ai loro antenati”, ha spiegato Tamar Feldman, consulente legale dell’Associazione per i diritti civili in Israele, al quotidiano Haaretz, “chiedono una semplice cosa: restare a vivere nei loro villaggi”.

Il piano di sgombero rientra in una più ampia politica di annessione dei Territori, che però necessita che queste aree (la Firing Zone si trova al confine ufficiale tra Cisgiordania e Israele) siano prima “liberate” dai palestinesi. Di solito invocando ragioni di sicurezza, come accaduto appunto per la Firing Zone 918. Nel 2006, dopo la guerra con il Libano, Tel Aviv giustificò il mantenimento di questa zona militare chiusa con la necessità di aumentare le esercitazioni per fare fronte al costante pericolo che minaccia lo Stato di Israele. Le colline sarebbero un terreno ideale per la loro stessa conformazione e, per di più, ci sarebbe un risparmio di tempo e di denaro, hanno spiegato i legali dello Stato nella risposta a due mozioni presentate dai palestinesi alla Corte Suprema per chiedere l’annullamento dell’evacuazione dei villaggi.

Inoltre, lo scorso luglio gli israeliani, su istruzione del ministero della Difesa, hanno presentato una notifica in cui sostengono che gli abitanti della zona non siano in realtà residenti permanenti e che non c’erano prima dell’istituzione della zona militare. La Corte ha accettato le argomentazioni dello Stato e ha acconsentito all’espulsione dei residenti che hanno presentato ricorso.

Il braccio di ferro giudiziario va avanti da oltre un decennio, ma la questione della Firing Zone è iniziata negli anni Settanta, quando la zona è stata dichiarata area di esercitazione per le Forze armate israeliane. Nel 1999 furono espulsi tutti i residenti palestinesi e le loro proprietà furono demolite. Gli abitanti ricorsero alla Corte Suprema che nel 2000, con una ingiunzione temporanea, stabilì che avrebbero potuto fare ritorno alle proprie case, vietandone l’espulsione fino ad una decisione definitiva dell’Alta Corte. Dei dodici villaggi dell’area, quattro, quelli a nord-ovest vicino alle colonie, sono stati esclusi di recente dal piano di sgombero forzato. La battaglia legale è proseguita a colpi di ricorsi e petizioni, mentre associazioni, intellettuali, ong si mobilitavano per denunciare il sopruso nei confronti di povere comunità che vivono di pastorizia e agricoltura su terre che appartenevano ai loro avi, prima che nascesse lo Stato di Israele.

Link: http://snipurl.com/27qzskj

Two olive trees damaged during the night in the last two days in Humra valley, At Tuwani

settembre 3, 2013 at 1:31 pm

2nd of September. On the left Palestinian family at the well, on the background Havat Ma’on.

On the early morning of the 2nd and the 3rd of September, Operation Dove volunteers with Palestinians from At Tuwani village found two damaged olive trees in Humra valley, that is located beside Havat Ma’on Israeli outpost.

The olive trees were located near a Palestinian well that last summer was targeted by the settlers violence. On the 3rd of July 2012 threateing writings were found on the well. The writings say: “Mavet laaravim – Kahane tsadak”, which mean “Death to the Arabs, Kahane was right”.

Almost two weeks ago (August 14th) 6 olive trees were found damaged in Humra valley, near the same well. On the 10th of May 62 olive trees had already been cut during the night in a field next to the Bypass road 317, near At Tuwani village. On a small wall nearby the olive field the sentence “price tag for those who steal” has been found.

The olive trees are an essential resource for the Palestinian community in South Hebron Hills area and their damaging causes a serious economic loss.

Humra valley is considered by the Israeli administration as a closed military area to Israelis.

[Note: According to the Fourth Geneva Convention, the Hague Regulations, the International Court of Justice, and several United Nations resolutions, all Israeli settlements and outposts in the Occupied Palestinian Territories are illegal. Most settlement outposts, including Havat Ma’on (Hill 833), are considered illegal also under Israeli law.]

Due ulivi danneggiati durante le scorse due notti nella valle di Humra, At Tuwani

Nelle mattinate del 2 e 3 settembre 2013 i volontari di Operazione Colomba e alcuni Palestinesi del villaggio di At Tuwani hanno trovato due ulivi danneggiati nella valle di Humra, situata accanto all’avamposto israeliano di Havat Ma’on.

Gli ulivi si trovavano accanto ad un pozzo palestinese già stato preso di mira la scorsa estate dalla violenza dei coloni. Il 3 luglio 2012 infatti alcune minacce erano state scritte sul pozzo. Tali scritte dicevano: “Mavet laaravim – Kahane tsadak” che significa: “Morte agli arabi, Kahane aveva ragione”.

Circa due settimane fa (il 14 agosto) altri 6 ulivi erano stati danneggiati nella valle di Humra, a fianco allo stesso pozzo. Inoltre il 10 maggio 62 ulivi erano già stati tagliati nella notte in un campo vicino alla Bypass road 317, nei pressi del villaggio di At Tuwani. Su un muretto nelle vicinanze del campo era stata trovata la scritta : “prezzo da pagare per coloro che rubano”.

Gli alberi di ulivo sono una risorsa fondamentale per i palestinesi delle Colline a sud di Hebron ed il loro danneggiamento costituisce una grave perdita economica.

La valle di Humra è considerata dall’amministrazione israeliana area militare chiusa agli Israeliani.

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

L’Alta Corte di giustizia israeliana rinvia la sentenza sull’evacuazione di 1000 palestinesi, nelle colline a sud di Hebron

settembre 3, 2013 at 12:08 pm

(Photo by Ta’ayush activist) 

Ha avuto luogo ieri mattina l’udienza nell’Alta Corte di giustizia israeliana riguardante  il progetto dello stato israeliano di espellere otto villaggi palestinesi nelle colline a sud di Hebron dalla area denominata “Firing Zone 918”.

Ieri la sala della Corte Suprema israeliana straboccava di palestinesi residenti nei villaggi in questione; sostenitori e osservatori israeliani e internazionali.

L’ACRI (Association of Civil Rights in Israel) e l’avvocato Sholomo Lecker, i quali rappresentano i villaggi, hanno presentato alla corte le due petizioni, presentate all’inizio del 2013, contro l’espulsione di più di 1000 palestinesi. Hanno inoltre sottolineato l’illegalità di tale atto di forza secondo la legge internazionale.

Secondo la risposta dello stato, quest’area è necessaria perché fa risparmiare tempo e soldi all’esercito israeliano e, inoltre, che i villaggi palestinesi presenti nell’area sarebbero stati costruiti illegalmente in un area militare chiusa.

I giudici dell’Alta Corte hanno raccomandato la mediazione, rimandando la sentenza. Lo stato considererà la possibilità di una negoziazione e dovrà dare una risposta a riguardo entro il 7 ottobre prossimo.

Per maggiori informazioni sulla campagna “THIS MUST BE THE PLACE”, per la cancellazione della Firing Zone 918, clicca qui.

Per un articolo di approfondimento clicca qui.

Aspettando la sentenza per l’evacuazione di 8 villaggi nelle colline a sud di Hebron, fai la tua parte

settembre 2, 2013 at 8:22 am

Tra poco l’Alta Corte Israeliana dovrebbe esprimersi riguardo all’evacuazione forzata dei mille palestinesi che vivono in otto villaggi (Isfey, al-Majaz, at-Tabban, al-Fakheit, Halaweh, Mirkez, Jinba and Khallet Athaba’) nell’area dichiarata da Israele “Firing Zone 918”.

Aspettiamo la sentenza proponendovi questa foto: una mappa di parte dell’area delle colline a sud di Hebron del 1940, in cui compaiono i nomi di questi villaggi.

(Photo by Ta’ayush)

I dati storici non basteranno a decretare la legittimità della presenza di queste comunità della zona, ma a portare il cambiamento sarà l’impegno di ciascun essere umano dedito alla lotta per la giustizia e per la pace.

Fai la tua parte: leggi e firma la petizione per l’abolizione della “Firing Zone 918”.