Video: 5 telecamere rotte

agosto 25, 2013 at 12:30 am

Fonte: Rai.tv
Ci scusiamo per il messaggio pubblicitario iniziale.

C/S: I palestinesi delle colline a sud di Hebron di nuovo bersaglio dei coloni: un pozzo avvelenato e una strada bloccata per due volte nello stesso giorno

agosto 19, 2013 at 1:10 pm

COMUNICATO STAMPA

I palestinesi delle colline a sud di Hebron di nuovo bersaglio dei coloni: un pozzo avvelenato e una strada bloccata per due volte nello stesso giorno

Un gruppo di coloni della zona avvelena un pozzo e blocca la strada che porta al villaggio palestinese di Bir al Idd, nei pressi dell’avamposto israeliano di Mitzpe Yair. Per i palestinesi, questa strada rappresenta una delle principali vie d’accesso alla regione di Masafer Yatta, i cui abitanti subiscono minacce di sfratto da parte dell’esercito israeliano.

(English follows)

19 Agosto 2013

Domenica 18 agosto alcuni coloni israeliani hanno avvelenato un pozzo nel villaggio palestinese di Bir al Idd e per due volte hanno bloccato l’unica via d’accesso al villaggio. La strada sterrata è rimasta completamente bloccata per più di sei ore.

Già in mattinata gli abitanti di Bir al Idd si erano accorti che l’acqua di un pozzo era sporca e maleodorante, a seguito di un probabile avvelenamento. Inoltre, la strada principale era stata bloccata con massi e copertoni, rimanendo inagibile per circa 100 metri a causa della presenza di pietre sparse. Intorno alle 16 l’esercito israeliano ha liberato e aperto la strada.

Alle 18:25 otto coloni sono tornati sul posto, portando pietre e copertoni con l’intenzione di bloccare nuovamente la strada. Nel frattempo, due macchine con sei palestinesi a bordo non hanno potuto lasciare il villaggio a causa della presenza dei coloni sulla strada. Durante tutto il susseguirsi degli eventi, una macchina della DCO (District Control Offce) è rimasta ad osservare la scena da una distanza di circa 50 metri. Verso le 18:50 è arrivata anche una camionetta dell’esercito e quattro soldati ne sono usciti. Né gli ufficiali della DCO né i soldati hanno tentato in alcun modo di fermare i coloni; finché alle 19 è giunta una macchina della polizia e tre poliziotti hanno obbligato tre coloni a seguirli fino alla macchina, mentre altri continuavano a lavorare sulla strada. Poco a poco tutti i coloni hanno smesso di spostare pietre e hanno cominciato a camminare in direzione dell’avamposto di Mitzpe Yair.

Nel frattempo, circa dieci palestinesi sono giunti sul posto per vedere cosa stava succedendo. Alle 19:20, quando la polizia se n’è andata, i palestinesi prima e in seguito i soldati hanno smantellato il blocco.

Il villaggio di Bir al Idd è situato all’ingresso dell’area di Masafer Yatta, i cui abitanti subiscono continue minacce di evacuazione da parte dell’esercito israeliano. Difatti, in questa zona il governo israeliano ha dichiarato la “Firing Zone 918”, ovvero un’area d’esercitazione militare permanente. I palestinesi che vi abitano sono in attesa della sentenza definitiva dell’Alta Corte israeliana che si pronuncerà sulla legittimità della zona militare. Nel mentre, le restrizioni alla libertà di movimento per gli abitanti persistono. Ciò nonostante, le comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron perseverano nell’uso della nonviolenza come strumento di resistenza all’occupazione israeliana.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

 

Foto dell’incidente: http://snipurl.com/27nh0ek

Video dell’incidente: http://snipurl.com/27nvjb3

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

Del coraggio e della paura

agosto 17, 2013 at 4:35 am

 

Chi parte con la Colomba sa bene quante di quelle volte ti arrivano come freccette frasi del tipo “ma non hai paura?… bè sei coraggiosa…”. E tu vorresti rispondergli solo “certo che ho paura! E che c’entra il coraggio?”.

Mi piacerebbe pian piano riuscire a spiegare quanto qui c’entra il coraggio, e quanto c’entra anche la paura.
Questa paura che è talmente terribile quanto in fondo semplice da raccontare.

A volte è la paura nuda e cruda per la propria incolumità, di essere arrestato, di essere picchiato o colpito da un sasso di fionda.
Altre volte è la paura del disarmo totale, che la telecamera non ti basti o ti venga tolta, che le tue parole o i tuoi gesti non riescano ad abbassare la tensione come vorresti.
Spesso è la paura di prendere la decisione sbagliata, di perdere il controllo della situazione.
Ancora più spesso è la paura per i Palestinesi, per la violenza che li vediamo subire a gesti e a parole; e questa è una paura che toglie il fiato, che rischia di farti perdere il senso del tuo esserci, del nostro esserci.
Coraggio è scegliere di esserci e di esserci insieme.
Qui coraggio è convincerti che il NOI supera sempre l’IO.
“Due non è il doppio ma il contrario di uno” direbbe Erri De Luca.
Il noi supera l’io negli sguardi d’intesa e nella cieca fiducia quando siamo in azione sul campo.
Lo supera quando dagli errori traiamo forza e non senso di sconfitta.
Il noi supera l’io quando il ragazzino impaurito ti si aggrappa alla camicia o quando il giovane ha la forza di tirare fuori anche lui la telecamera ed è come se ti dicessero che anche loro hanno scelto di fare parte della propria storia.
E’ un coraggio di insieme, di chi sa che per seminare speranza non pretende di eliminare la paura, ma non le lascia mai avere l’ultima parola.

S.

Palestinians attacked by settlers and harassed by army in South Hebron Hills

agosto 16, 2013 at 8:54 am

In the morning of August 15, Palestinian shepherds were attacked by Israeli settlers and subsequently harassed by the Israeli army in the South Hebron Hills. Three Palestinians from the village of At Tuwani were grazing their sheep and working the land in Humra valley around 6:30 am, when three settlers came from the nearby Israeli outpost of Havat Ma’on and threw stones to chase them away. One of the Palestinians has a camera provided by the Israeli human rights organization B’tselem but as the settlers attacked, the man walked away but remained in the valley.

The settlers then returned to the outpost and Israeli soldiers arrived to the area. One settler talked to soldiers and accused one of the Palestinian shepherds of having gotten too close to the outpost and pushing his sheep amongst the outpost trees.  Palestinians and Operation Dove volunteers showed the soldiers the six damaged olive trees discovered in the Humra valley the previous day. Soldiers responded  that this was probably a “price tag” attack since the settlers claim a Palestinian stole sheep from the outpost some days before. Around 8:30 am the army left the area. No Palestinians or Israeli settlers were detained.

 

La mattina del 15 agosto 2013 tre palestinesi del villaggio di At Tuwani stavano pascolando le pecore e lavorando la terra nella vicina valle di Humra quando, intorno alle 6:30, tre coloni sono usciti dall’avamposto di Havat Ma’on tirando pietre contro i pastori nel tentativo di farli fuggire. Uno di questi ultimi portava con sé la telecamera fornita dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani B’tselem ma, a causa dell’attacco improvviso, non è riuscito a riprendere.

Successivamente i coloni sono tornati indietro verso l’avamposto e i palestinesi sono rimasti in valle. Poco dopo sono arrivati i soldati che, dopo aver parlato con uno dei coloni presenti, hanno accusato i pastori di aver portato le pecore all’interno del bosco dell’avamposto. A quel punto i palestinesi e i volontari di Operazione Colomba hanno mostrato ai soldati i sei ulivi tagliati il giorno precedente nella medesima valle. I militari hanno risposto che, probabilmente, il taglio di ulivi è stato frutto di una azione di “price tag”* ad opera dei coloni. Questi ultimi, infatti, nei giorni precedenti, avrebbero denunciato il presunto furto di una pecora da parte dei palestinesi. Intorno alle 8:30 l’esercito è andato via, senza prendere misure nei confronti di nessuno.

* Il così detto “price tag” è un’azione di vandalizzazione volta a punire la vittima per una presunta violazione precedente, di solito usata come scusa pretestuosa. Soltanto tre mesi fa i coloni hanno tagliato 62 alberi di ulivo in un campo situato nelle vicinanze del villaggio di At Tuwani (https://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/?p=2259).

 

Settler while talking with soldiers

 

Palestinian shepherd while talking with soldiers and showing the cut trees in Humra valley

Settlers damage 6 olive trees in South Hebron Hills’ Humra valley

agosto 15, 2013 at 8:35 am

On the morning of August 13 Palestinians and Operation Dove volunteers found six seriously damaged olive trees in the South Hebron Hills’ Humra valley, near the Palestinian village of At Tuwani. The trees were apparently damaged by Israeli settlers during the previous night. The Humra valley is located very closed to the Israeli outpost of Havat Ma’on.

The number of Palestinian-owned trees uprooted and damaged in the South Hebron Hills area since January 2012 now rises to 165, a large number of which are located in the Humra valley.

Olive trees are an essential resource for the Palestinian community in the South Hebron Hills area, and their damage results in substantial economic losses for local residents.

 

La mattina del 13 agosto pastori palestinesi e volontari di Operazione Colomba hanno trovato sei alberi d’ulivo gravemente danneggiati nella valle di Humra (colline a sud di Hebron), che si trova nei pressi del villaggio palestinese di At Tuwani. Il danno è stato probabilmente effettuato da coloni israeliani la notte precedente. La valle di Humra si trova molto vicino l’avamposto israeliano di Havat Ma’on.

Sale a 165 il numero di alberi d’ulivo palestinesi sradicati e danneggiati nell’area delle colline a sud di Hebron da gennaio 2012, gran parte di questi si trova nella valle di Humra.

Gli alberi d’ulivo sono una risorsa essenziale per le comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron, e il loro danneggiamento provoca una notevole perdita economica per gli abitanti locali.

One of the biggest tree damaged

Pictures of the incident: http://snipurl.com/27mlq11

 

La Grotta di Sa’ar

agosto 14, 2013 at 2:24 pm

Ricevo una telefonata. Saliamo sulla collina che sovrasta il villaggio di At-Tuwani. Una cinquantina di persone sta venendo nella nostra direzione. Per un attimo mi sembra di essere entrato in una versione mediorientale del quadro “il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Soltanto che al posto di contadini proletari ci ritroviamo di fronte una cinquantina di coloni israeliani. Camminano con passo spedito. Noi di fronte a loro, aspettiamo. Mentre chiedo a uno di loro dove si stanno dirigendo, un altro gruppetto apre una cisterna per la raccolta dell’acqua del villaggio. Lo fanno – così mi dicono – perché considerano quella cisterna e quella terra di proprietà israeliana.
Non sono coloni qualsiasi. Vivono a Suseya, Ma’on, Avigayil e Havat Ma’on. Una cascata di immagini di attacchi, lotte e sofferenza umana mi travolge per qualche istante. Al mio ritorno nella realtà una ragazza con un turbante in testa e la pelle bianco latte, mi spiega che la comitiva sta facendo un giro turistico alla riscoperta di luoghi e presenze ebraiche che si perdono nella notte dei tempi.
Ci sediamo di fronte a loro, sotto l’albero che domina At-Tuwani. La loro guida inizia a parlare in ebraico indicando le colline ed il villaggio. Voltandosi di spalle mostra la pistola attaccata alla cintura dei pantaloni. Dietro di me, i palestinesi che vivono nelle case più vicine escono per osservare gli sviluppi di quell’assurda situazione. Di fronte a me l’opportunità, più unica che rara, di parlare con quelle persone così vicine, così lontane. Sa’ar anticipa le mie mosse e i miei pensieri, si avvicina e inizia a parlarmi. Lui e il suo bambino vivono nell’avamposto di Avigayil, teatro di mille ingiustizie. Teatro personale di un battesimo del fuoco con la prepotenza della forza occupante.
Sa’ar ha trentatré anni, è nato a Be’er Sheva e da un anno e mezzo vive abusivamente in cima alla collina che sovrasta il villaggio di Mfagarah. Quello stesso villaggio in cui i palestinesi gli avrebbero offerto un tè un giorno in cui, con suo figlio, stava passeggiando in direzione di Havat Ma’on. Non riesco a credergli. Vorrei, ma no riesco. Tuttavia una spinta interiore mi porta a cercare dentro di lui la sua umanità, a costo di perdermi nella grotta di Platone dove lui stesso è imprigionato. Inizia a parlarmi di storia e di politica. Nel 1948 – questa la sua visione dei fatti – gli arabi, dopo aver rifiutato la generosa concessione di terra degli ebrei, li attaccarono su diversi fronti. Gli ebrei, per legittima difesa, risposero all’attacco creando, finalmente, lo Stato di Israele. Patria di un popolo bistrattato per migliaia di anni.

Israeli army entered in At Tuwani Palestinian village and searched in olive orchard

agosto 13, 2013 at 9:39 am

On 12 August six Israeli soldiers entered the South Hebron Hills village of At Tuwani. The soldiers searched an olive orchard while three armed settlers observed from the gravel road running between Havat Ma’on outpost and At Tuwani. The settlers spoke with the soldiers during this operation, and an army jeep subsequently entered the village. The soldiers remained in At Tuwani for about one hour, and the excuse they gave to Operation Dove volunteers was that the Palestinians threw stones at the army the previous night.

 

Il 12 agosto 2013 sei soldati israeliani sono entrati nel villaggio di At Tuwani. I militari hanno ispezionato un oliveto, mentre tre coloni armati osservavano la situazione dall’alto della strada sterrata che si trova tra At Tuwani e l’avamposto di Havat Ma’on. Durante l’operazione i coloni hanno interloquito con i soldati mentre una camionetta dell’esercito entrava nel villaggio. I militari sono rimasti nel villaggio per circa un’ora. Questi, rivolgendosi ai volontari di Operazione Colomba, hanno giustificato la loro presenza dicendo che la notte prima i Palestinesi avrebbero tirato delle pietre contro l’esercito.

 

 

Zaatar Video: Questa è la mia casa

agosto 12, 2013 at 9:39 pm

QUESTA E’ LA MIA CASA – Italian version from Zatar Video on Vimeo.

Palestinian shepherds from Tuba chased away by the Israeli Army

agosto 10, 2013 at 8:41 am

In the morning of August 9, two Palestinian shepherds from the South Hebron Hills village of Tuba were chased away by the Israeli army when grazing their sheep on the Shaeb El Shaadi hill, situated between Tuba and the Israeli settlement of Ma’on.

Around 9:30 a.m. two soldiers came walking from the Ma’on settlement toward the Palestinian shepherds, who immediately started running away from fear of possible harassment or arrests. While the shepherds were escaping their flocks got left behind, and when reaching the sheep the two soldiers attempted to block and prevent them from going toward the Palestinian village. After the Palestinian shepherds reached Tuba they decided to come back for their flocks, this time equipped  with a camera (provided by the Israeli human rights organisation B’tselem). Seeing the camera, the soldiers then began heading back to Ma’on.

 

La mattina del 9 agosto due pastori palestinesi del villaggio di Tuba (colline a sud di Hebron) sono stati scacciati dall’esercito israeliano mentre pascolavano le loro greggi sulla collina di Shaeb El Shaadi, tra Tuba e la colonia israeliana di Ma’on.

Intorno alle 9:30 due soldati sono arrivati a piedi da Ma’on in direzione dei pastori palestinesi, i quali hanno immediatamente iniziato a scappare per la paura di possibili violenze o arresti. Mentre i pastori scappavano, le greggi sono rimaste indietro, e quando i soldati le hanno raggiunte hanno cercato di bloccarle e di impedirgli di tornare al villaggio. Quando i pastori hanno raggiunto Tuba, hanno deciso di tornare per tentare di recuperare le pecore, questa volta muniti di telecamera (fornitagli dall’Organizzazione per i diritti umani B’tselem). Quando i soldati hanno visto che i palestinesi avevano in mano una telecamera hanno lasciato le greggi per dirigersi in direzione di Ma’on.

 

Two soldiers tried to block and prevent the sheep from going toward the Palestinian village (photo by B’tselem)

Nena News – Israele: La Firing Zone ci fa risparmiare

agosto 8, 2013 at 11:10 am

Lo Stato d’Israele presenta alla Corte Suprema la risposta alle mozioni contro la Firing Zone 918. Ma la battaglia delle comunità a Sud di Hebron prosegue. Anche online.

dei volontari di Operazione Colomba – a cura di Nena News

At-Tuwani (Hebron), 7 agosto 2013, Nena News – Mercoledì 31 luglio 2013 lo Stato israeliano ha presentato all’Alta Corte di Giustizia israeliana la risposta alle due mozioni che chiedono l’annullamento dell’evacuazione forzata di otto dei dodici villaggi che compongono la Firing Zone 918. Nella risposta lo Stato espone le motivazioni per cui l’evacuazione forzata non andrebbe bloccata: “Le esercitazioni [nella Firing Zone 918, ndr] fanno risparmiare all’esercito israeliano tempo e denaro”.

Infatti, “lo sviluppo di una nuova generazione di armi a più alto raggio necessita di un maggior numero di esercitazioni rispetto al passato. Usare la Firing Zone 918, in particolare, farebbe risparmiare tempo e denaro perché è molto vicina alla base di esercitazioni della Brigata Nahal a Tel Arad. Nei fatti, la base fu costruita lì nel 1993 proprio perché era vicina a due firing zone, la 918 e la 522”.

La Firing Zone 918, nell’area che i palestinesi chiamano Masafer Yatta, è stata dichiarata area di esercitazioni per l’esercito israeliano negli anni ’70; nel ’99 le forze militari e di amministrazione civile israeliane espulsero forzatamente dall’area tutti i residenti palestinesi, distruggendone le proprietà. Gli abitanti palestinesi ricorsero all’Alta Corte israeliana che sancì, tramite una sentenza temporanea, il ritorno dei residenti alle loro case, vietandone l’espulsione fino ad una sentenza definitiva dell’Alta Corte.

Il 19 luglio 2012 lo Stato israeliano, seguendo le istruzioni del Ministero della Difesa, sottopose all’Alta Corte una dettagliata notifica in cui dichiarava che gli abitanti palestinesi dell’area non erano in realtà residenti abituali e chiedeva non più l’evacuazione forzata di dodici villaggi, ma solamente di otto (quattro villaggi sono, infatti, molto vicini a colonie o avamposti israeliani che nessuno ha intenzione di evacuare). L’Alta Corte, notificando un “cambiamento nella situazione normativa”, ha riaperto il caso.

Gli abitanti palestinesi hanno presentato, in risposta a questa notifica dettagliata, due mozioni. La prima, sottoposta all’Alta Corte il 16 gennaio 2013 tramite ACRI (Association for Civil Rights in Israel), è stata sottoscritta da 108 famiglie residenti nell’area, che hanno chiesto l’annullamento dell’evacuazione forzata, intesa come una violazione della legge umanitaria internazionale.

Alla fine di gennaio l’esercito israeliano, a scopo intimidatorio, ha inviato più di duecento soldati a condurre esercitazioni militari tra le case dei palestinesi nella Firing. L’Alta Corte non ha accettato di procedere per oltraggio alla corte contro lo Stato, come ACRI proponeva, dichiarando che “non ci sono stati danni”. In realtà, testimoni oculari hanno dichiarato che molto del grano seminato era stato danneggiato, erano state scavate delle trincee nei campi palestinesi e ad alcuni pastori era stato impedito di pascolare per non disturbare le esercitazioni militari.

L’altra mozione, presentata alla Corte il 7 febbraio 2013 tramite l’avvocato Shlomo Lecker, rappresenta 143 famiglie provenienti da 7 degli otto villaggi che rischiano l’evacuazione forzata. Si tratta di una mozione complementare a quella di ACRI, che si concentra soprattutto sui diritti di proprietà della terra, sulla situazione di fatto delle famiglie residenti e sull’impatto sull’uomo della Firing Zone 918. Entrambe le mozioni chiedono una sentenza di divieto d’uso della Firing Zone da parte dell’esercito israeliano.

Il 18 aprile 2013, Regavim (un’associazione sionista di coloni israeliani) ha richiesto di partecipare alla causa come amicus curie (soggetto giuridico che offre informazioni alla Corte), allo scopo di mettere pressione sull’Amministrazione Civile israeliana e sul tribunale affinché si acceleri la demolizione e l’evacuazione degli otto villaggi. La Corte aveva dato tempo fino al 28 maggio 2013 alle parti per opporsi alla richiesta, ma nessuna delle parti ha obiettato. Mercoledì scorso lo Stato, dopo molti rinvii, ha quindi presentato la risposta alle due mozioni e si attende per gli inizi di settembre la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia.

Nel frattempo, sono nate diverse iniziative di pressione internazionale per impedire l’evacuazione di Masafer Yatta. Una di queste è una campagna di pressione e sottoscrizione di una petizione on-line (firma qui l’appello) rivolta al primo ministro e al Ministero della Difesa israeliani, ideata dal Popular Struggle Coordination e dal South Hebron Hills Popular Committee (in collaborazione con Operazione Colomba, ISM, CPT, Ta’ayush, AIC, Comet-ME). Anche Amnesty International ha redatto un appellochiedendo di fare pressione sul Ministero della Difesa israeliano, sul giudice militare israeliano e sulle nostre rappresentanze diplomatiche (appello di Amnesty). Nena News

*Operazione Colomba, Corpo Civile di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII (Operazione Colomba mantiene una presenza costante nelle Colline a sud di Hebron dal 2004)