Gerusalemme, coloni israeliani vandalizzano una chiesa

maggio 31, 2013 at 10:18 pm

Sembra l’ennesimo caso di attacco “price tag”, condotto da ebrei estremisti contro proprietà palestinesi come forma di vendetta per demolizioni o espulsioni compiute dal governo negli insediamenti illegali.
Ieri notte ad essere colpita è stata una chiesa di Gerusalemme, la Dormition Abbey, a pochi metri dalla Porta di Sion, in Città Vecchia. I vandali hanno scritto sulle pareti della chiesa con lo spray: “I cristiani sono scimmie” e firmato con il nome dell’insediamento israeliano Havat Ma’on, dove pochi giorni fa l’esercito israeliano ha demolito alcune strutture illegali.

http://nena-news.globalist.it/

Fonte: Nenanews
(Foto: Dormition Abbey)

Tu mi proteggi?

maggio 30, 2013 at 2:19 pm

“Francesco, tu mi proteggi?”

Non ho trovato parole per rispondere. Ali ha 15 anni e la scorta che accompagna lui e altri 10 fra ragazzini e bambini oggi non è arrivata, hanno deciso di non mandarla.

“Tu mi proteggi?”
Hanno deciso di non mandarla, la sicurezza di quei 10 bambini è passata in secondo piano, l’esercito di occupazione israeliano oggi era tutto troppo occupato, forse un’importantissima emergenza, o forse no, è stata una scelta.

“Tu mi proteggi?”

Non ho trovato parole per rispondere, non ne ho trovate né nella mia lingua né in nessun’altra, inglese, arabo, non sono riuscito a dare una risposta a questa voce.

“Tu mi proteggi?”

Hanno deciso di non mandarla. Sono stati indifferenti al loro dovere, indifferenti davanti alle nostre chiamate, sono arrivati perfino a deriderci fingendo di non sapere l’inglese davanti alle nostre frasi di rabbia, frasi a cui pretendevamo una risposta.

“Tu mi proteggi?”

Non ho trovato parole per rispondere. Non ho trovato parole per chi, fino ad un minuto prima, aveva trattenuto i bambini più piccoli perché non si incamminassero da soli aspettando ancora e ancora, chi non sarebbe mai arrivato. Non le ho trovate per chi ogni giorno mi saluta e riferendosi a chiunque sia presente spiega : “He is my friend!”, mi guarda e mi regala un sorriso dal cuore.

“Tu mi proteggi?”

Hanno deciso di non mandarla. Mi chiedo a cosa sia servito, che colpa potessero avere da espiare questi 10 bambini. Mi chiedo perché abbiano deciso di sottrarsi ad una situazione di cui sono i responsabili. Mi chiedo dove, dentro di loro, possano nascondere l’immensa vergogna che devono provare verso se stessi.

“Francesco, tu mi proteggi vero?”

Non riesco a perdonarmi per non aver trovato quelle parole. Non riesco a perdonarmi all’idea di non riuscire a trovarle in futuro. Forse l’unica cosa che saprò fare sarà allungare la mano, come l’ ho allungata oggi, sarà provare a guardare in quegli occhi di paura chiedendo di lasciarmi condividere il cammino, condividere questo tratto di strada.

pelle

C/S: La Border Police demolisce una o più strutture nell’avamposto israeliano di Havat Ma’on

maggio 30, 2013 at 2:17 pm

Durante la demolizione due pastori palestinesi sono stati picchiati dai soldati israeliani in un villaggio vicino e la scorta militare incaricata di proteggere i bambini palestinesi dagli attacchi dei coloni non si è presentata

At-Tuwani – Il 28 maggio, le forze armate israeliane sono entrate nell’avamposto israeliano di Havat Ma’on con l’ordine di demolire una o più strutture. La Border Police ha dispiegato ingenti forze militari in tutta l’area, compreso il vicino villaggio palestinese di At-Tuwani, mettendo in pericolo la quotidianità dei palestinesi e limitando la libertà di movimento della popolazione locale.

Cosa ho imparato?

maggio 27, 2013 at 9:16 am

Il contenuto di questo brano vorrei che sgorgasse direttamente dal cuore, senza troppi ragionamenti, pensieri, preoccupazioni, nervosismi.
Vorrei mettere in queste parole un anno e mezzo di vita, di incontri, di sorrisi, di paure, di frustrazioni, di gioie. Vorrei, ma non posso, perché è difficile fare sintesi di se stessi, è difficile rileggere obiettivamente la nostra anima.

L’artista non può giudicare la sua opera.
Parlerò quindi di voi, viandanti che ho incrociato sul cammino, perché in voi si riflette il mio bene e il mio male.

UPDATE: Pastore palestinese attaccato di fronte alla colonia di Ma’on, nelle colline a sud di Hebron

maggio 23, 2013 at 5:14 am

22 Maggio, 2013

At-Tuwani – Il pastore palestinese attaccato ieri, 21 maggio 2013, è stato rilasciato dall’ospedale di Hebron ieri pomeriggio, dopo essere stato sottoposto a esami ortopedici. Ha riportato danni muscolari alla schiena e si trova ancora in stato di shock psicologico. Nonostante ciò, oggi è stato in grado di parlare del suo trauma. Ha, infatti, raccontato ad alcuni volontari di Operazione Colomba che al momento dell’aggressione guardava dalla collina in direzione del suo gregge quando qualcuno lo ha violentemente colpito alla schiena, e lui, a causa del suo handicap, è caduto faccia a terra. Dopodichè, raccogliendo tutte le forze, è riuscito faticosamente ad alzarsi e a correre via col gregge. Dal punto in cui si trovava ha scorto un uomo che correva via e lo ha visto poi entrare nell’avamposto di Havat Ma’on. Dopo aver percorso pochi metri il pastore palestinese ha sentito un acuto dolore alla schiena ed è caduto a terra, inerte.

Immediately and unconditionally release conscientious objector Natan Blanc from his 10th term in prison!

maggio 22, 2013 at 2:50 pm

A handful of Israeli teenagers go to prison every year because
they refuse to serve in the country’s army for reasons of conscience. Nineteen-year-old Natan Blanc from Haifa has been through this already ten times in almost six months.

This is a common petition by New ProfileAmnesty InternationalConnection e. V.,War Resisters’ InternationalYesh Gvul (Video Interview with Natan Blanc) and
Gush Shalom.

So far Natan Blanc has served more than 150 days in jail.Every few weeks he is released, then tried and imprisoned again after repeating his refusal to join the army. On 12th May he was sentenced to another 28 days in Military Prison #6 near Atlit in Northern Israel.

Blanc says he will not participate in human rights violations against Palestinians in the Occupied Palestinian Territories. He was first imprisoned after refusing his induction last November.

Excerpt from Natan Blanc’s Refusal Declaration
“I began thinking about refusing to conscripted into the Israeli Army during the “Cast Lead” operation in 2008. The wave of aggressive militarism that swept the country then, the expressions of mutual hatred, and the vacuous talk about stamping out terror and creating a deterrent effect were the primary trigger for my refusal. Today, after four years full of terror, without a political process [towards peace negotiations], and without quiet in Gaza and Sderot, it is clear that the Netanyahu Government, like that of his predecessor Olmert, is not interested in finding a solution to the existing situation, but rather in preserving it. From their point of view, there is nothing wrong with our initiating a Cast Lead 2 operation every three or four years (and then 3, 4, 5 and 6): we will talk of deterrence, we will kill some terrorist, we will lose some civilians on both sides, and we will prepare the ground for a new generation full of hatred on both sides. As representatives of the people, members of the cabinet have no [sic] duty to present their vision for the futures of the country, and they can continue with this bloody cycle, with no end in sight. But we, as citizens and human beings, have a moral duty to refuse to participate in this cynical game.”

Click here for a video interview of Natan Blanc with Amnesty International on the occasion of this 7th prison term.

The right to reject military service on grounds of conscientious objection is protected under international human rights law, including the International Covenant

on Civil and Political Rights (ICCPR), which Israel has ratified.

Although the army’s Conscience Committee can decide to allow a conscientious objector exemption from military service, this is usually granted only to those who refuse to serve on religious grounds. However, no discrimination is permitted
“among conscientious objectors on the basis of the nature of their particular beliefs”,i.e. whether they are religious or otherwise (Human Rights Committee, General Comment 22, para. 11). And even though Israeli law does allow for exemption on grounds of pacifism, their Conscience Committee frequently rejects their cases.

Conscientious objectors in Israel can be convicted of and imprisoned for the same “offence” repeatedly. In 2003, the UN Working Group on Arbitrary Detention said that this practise flouts their rights under international human rights standards which prohibit “double jeopardy”.

TO SIGN THE PETITION ON CHANGE.ORG:  http://goo.gl/XLgjf

 

 

C/S: Pastore palestinese attaccato di fronte alla colonia di Ma’on, nelle colline a sud di Hebron

maggio 22, 2013 at 1:19 pm

Comunicato Stampa
Pastore palestinese attaccato di fronte alla colonia di Ma’on, nelle colline a sud di Hebron
La vittima dell’aggressione è un ragazzo disabile ed è stato colpito alle spalle

At-Tuwani – Il 21 Maggio intorno alle 9 a.m., un pastore palestinese è stato attaccato mentre pascolava il suo gregge su una terra di proprietà palestinese chiamata Khallet Adara, situata di fronte al villaggio palestinese di At-Tuwani. Il ragazzo era seduto rivolto verso il suo gregge, quando, colpito alle spalle, è corso via verso la valle, dove poi si è accasciato a terra, mentre gli aggressori gli hanno lanciato pietre prima di scappare via.

E’ solo un ragazzo di 21 anni

maggio 18, 2013 at 6:58 am

Giornata della resistenza. Liberazione d’Italia. Resistenza contro il fascismo. Oggi resistenza contro l’occupazione mentale, gli strumenti di propaganda, i metodi manipolatori per sedare gli spiriti, acquietare gli animi.
Sono in Israele, in un kibbutz al confine con Gaza, a solo 400 m di distanza dall’inferno. Qui è tutto calmo (anche se solo tre giorni dopo hanno bombardato in tre differenti punti della striscia), quieto e silenzioso.

Alcuni lo definiscono ‘noioso’, io solo apparentemente pacifico. Eppure qui la gente ha paura. Ogni casa possiede un mini-bunker, in cui rifugiarsi in caso di attacco. Solo sette secondi di tempo per mettersi al riparo dai Qassam. I bambini sono traumatizzati, i genitori temono per le loro vite. Gaza è solo a un lancio di missile, al di là della fance elettrica, dove ci sono “very beautiful beaches”.
Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con alcuni soldati: erano simpatici, ospitali, accoglienti, felici di poter parlare con due giovani europei liberi dal servizio di leva, estranei alla noiosa quotidianità del kibbutz. Mi chiedo se avrebbero reagito allo stesso modo se avessero saputo chi siamo, cosa facciamo e perché siamo in questa terra.

HAARETZ: Israel to legalize four West Bank settlement outposts slated for demolition

maggio 17, 2013 at 11:41 am
Peace Now calls plan, revealed days before U.S. Secretary of State John Kerry returns to region to try to restart peace talks, a ‘slap in the face.’
By Reuters and Chaim Levinson,  May.16, 2013 

Israel plans to legalize four unauthorized West Bank settlement outposts already slated for demolition, a court document showed, days before U.S. Secretary of State John Kerry returns to the region to try to restart peace talks.

In a document submitted to the High Court of Justice on Tuesday, the state said that it will act to legalize four West Bank outposts for which a delimitation order was issued in 2003 by the Israel Defense Forces GOC Central Command. Such an order allows the army to demolish at any time structures located within the delimited area.

In 2007, attorneys Michael Sfard and Shlomi Zecharya petitioned the High Court on behalf of the Israeli anti-settlement organization Peace Now, to implement the order. Since then, the state has changed its position several times, but in February 2011 Prime Minister Benjamin Netanyahu decided that these outposts, which are located on privately owned lands, would be demolished.

The delimitation order does not distinguish between privately-owned and state lands; as a result, construction in the outposts continued despite the order. The High Court requested clarification from the state, and on Tuesday a detailed opinion concerning each one of the four outpost was submitted to the court. In the document, the government said it had taken steps in recent weeks to retroactively authorize the outposts, which were built without official permission.

The four outposts in question are: Givat Asaf, located near Beit El; Mitzpeh Lakhish in the southern Hebron hills; Ma’aleh Rehavam in Gush Etzion; and Givat Haroeh, which is located near the settlement of Eli.

Haaretz: The organization behind illegal West Bank outpost construction

maggio 16, 2013 at 9:27 am

With friends in high places, law-evading ploys and piles of money in the bank, veteran settler leader Ze’ev Hever and his organization Amana are seemingly immune to Israeli legal action.

By Chaim Levinson

Theoretically, the Civil Administration – the Israel Defense Forces body responsible for infrastructure law enforcement in the West Bank – should have jumped into action now that seven permanent dwellings are under construction in the settler outpost of Mitzpeh Danny (10 kilometers east of Ramallah). The outpost, established 15 years ago, is entering its final development stages after a lengthy period in which the settlers lived in trailers, flimsy structures and all kinds of patchwork arrangements.

According to its mandate and the order of priorities it has set for itself, the Civil Administration is supposed to demolish these new structures. Uninhabited new structures are second in the Civil Administration’s list of tasks (first comes the implementation of court orders), based on the approach that the demolition of inhabited homes generates a human tragedy and a political brouhaha.

Don’t hold your breath waiting for the new homes to be razed. They are being built by Amana, a cooperative society headed by the legendary Ze’ev (‘Zambish’) Hever, 59, one of the leaders of the settlement enterprise in the territories and a member of the Jewish Underground, a militant terrorist organization that operated in the West Bank in the 1980s. The homes in Mitzpeh Danny are being built according to one of Amana’s three basic models: When you’re building the Land of Israel, you don’t get caught up in architectural niceties.

There are two types of settler outposts in the territories: