Il 29 Marzo con la Solidarity March attraverso i villaggi di At-Tuwani, Ar-Rakeez, Al Mufaqarah e Khallet Athaba si è conclusa l’iniziativa del Freedom Bus.

marzo 31, 2013 at 6:46 pm

Il Freedom Theatre di Jenin è arrivato a Tuwani il 24 sera con circa 50 partecipanti da tutto il mondo. Durante la settimana gli internazionali hanno aiutato i palestinesi nei lavori presso la scuola e nella costruzione di una piccola casa di pietra su Khelly Hill per accogliere i bimbi di Tuba e Maghayr Al Abeed durante le attese della scorta militare.

L’esercito israeliano è stato presente nel villaggio tutta la settimana per monitorare e limitare le azioni degli internazionali ma tutte le iniziative sono andate avanti lo stesso e ogni sera gli artisti hanno coinvolto gli abitanti con musica e spettacoli teatrali.
Il 29 Marzo i soldati e la polizia israeliana hanno tentato di fermare la marcia, e hanno aggredito e ferito diversi partecipanti. Un internazionale ha riportato una slogatura alla caviglia e altri sono stati colpiti alla testa con il calcio del fucile. Si stima che alla marcia abbiano partecipato circa 150 persone.Durante la marcia Luke Nephew, poeta e attivista del Freedom Bus, è stato arrestato dell’esercito israeliano.
Nephew, residente a New York, USA, è stato allontanato dal gruppo e portato alla stazione di polizia di Kiryat Arba, dove lo hanno informato che sarebbe stato rimpatriato.

Questo arresto è avvenuto a seguito del tentato arresto di Abu Mosa, membro del Comitato Popolare locale, che ha perso i sensi mentre era detenuto dall’esercito israeliano ed è stato portato via dall’ambulanza presente.

Le forze di sicurezza israeliane aveano già in precedenza interferito con questa iniziativa. Infatti ad alcuni artisti arabi provenienti dall’Egitto, dalla Tunisia e dal Sudan che hanno cercato di partecipare all’evento, sono stati negati i permessi di viaggio da parte della Amministrazione Civile Israeliana.

La marcia ha comunque continuato il suo percorso anche dopo l’arresto, ed è stata arricchita da incontri con le comunità locali, dibattiti e musica. Si sono uniti alla marcia musicisti palestinesi e artisti, tra cui Abu Naji, rinomato poeta tradizionale Zajaal, e musicisti di Ard il Toot band.

La foto della settimana.

marzo 18, 2013 at 9:55 am

 

C/S: Il Comitato Popolare delle Colline a Sud di Hebron lotta per una vita dignitosa per gli scolari Palestinesi

marzo 18, 2013 at 9:50 am

18 marzo 2013

At-Tuwani – Il 16 e il 17 marzo, il Comitato Popolare delle Colline a Sud di Hebron ha costruito una tenda vicino al villaggio di At-Tuwani per fornire un riparo a venti scolari, che devono aspettare all’aperto la scorta militare israeliana necessaria per proteggerli dalla violenza dei coloni lungo la strada da e per la scuola. Le forze israeliane hanno già abbattuto per due volte la tenda e confiscato i materiali di costruzione. L’azione è stata organizzata in cooperazione con la scuola di At-Tuwani.

I bambini, dai 6 ai 16 anni, provenienti da i villaggi delle colline a sud di Hebron di Tuba e Maghayir Al Abeed, necessitano di una scorta militare israeliana, che li protegga dagli attacchi dei coloni lungo il percorso da e per la scuola, nel vicino villaggio di At-Tuwani. Ogni giorno devono attendere la scorta per ritornare a casa sulla collina di Khelly. Dall’inizio del corrente anno scolastico, la scorta militare ha ritardato per più di cinque minuti circa il 50% dei pomeriggi (54 su 70). In totale i bambini sono stati costretti ad aspettare per la scorta, con qualsiasi tempo meteorologico, per più di 21 ore.

Sabato mattina alcuni attivisti per la pace palestinesi, israeliani e internazionali hanno montato una tenda vicino al villaggio di At-Tuwani per fornire un riparo ai bambini. L’esercito, la Border Police e gli agenti di polizia israeliani sono immediatamente arrivati sul posto e hanno tentato di allontanare gli attivisti. Poco dopo mezzogiorno l’esercito ha dichiarato l’area ‘zona militare chiusa’ per 24 ore e ha ordinato l’evacuazione. Un attivista internazionale è stato arrestato. Dopo circa un’ora la tenda è stata abbattuta dall’esercito e dalla polizia israeliana.

Alle 10:30 di domenica mattina i bambini della scuola di At-Tuwani, provenienti da sette villaggi delle colline a sud di Hebron, hanno marciato verso l’area con lo scopo di ricostruire la tenda. I bambini sono entrati nell’area militare chiusa e si sono frapposti tra i soldati e le persone che stavano ricostruendo la tenda, in solidarietà con i loro compagni di scuola di Tuba e Maghayir Al Abeed. Le forze israeliane, dopo aver allontanato tutti i presenti, hanno di nuovo smantellato la tenda, questa volta confiscando i materiali da costruzione.
Le comunità palestinesi di quest’area hanno dimostrato ancora una volta di essere fortemente impegnate nel rivendicare i loro diritti e nel resistere all’occupazione israeliana, scegliendo il metodo nonviolento.

Durante la scorsa settimana i coloni dell’avamposto di Havat Ma’on, nelle colline a sud di Hebron, hanno iniziato una nuova costruzione illegale. Nonostante le autorità israeliane siano state informate di questo, ad oggi non hanno fatto nulla per fermare questi lavori.

Maggiori informazioni riguardo alla scorta militare negli anni passati sono disponibili nel report “The Dangerous Road to Education. Palestinian Students Suffer Under Settler Violence and Military Negligence” a questo link: http://goo.gl/CXfi9

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell’incidente: http://snipurl.com/26mssog

Video dell’incidente: presto disponibile

Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

C/S: La polizia israeliana arresta tre adolescenti palestinesi mentre pascolano le greggi sulla collina di Khelly, colline a sud di Hebron

marzo 16, 2013 at 5:27 pm

16 marzo 2013

At-Tuwani – La mattina del 15 marzo 2013 la polizia israeliana ha arrestato tre minori, di sedici, quindici e quattordici anni, sulla collina di Khelly, vicino al villaggio di At-Tuwani, nelle colline a sud di Hebron. Gli agenti sono intervenuti dopo che due coloni di Ma’on hanno accusato i ragazzi di aver danneggiato il recinto di un campo di ciliegi.

I ragazzi palestinesi stavano pascolando le loro greggi sulla collina di Khelly, vicino a un campo di ciliegi nelle vicinanze dell’insediamento di Ma’on. Alle 9:40 due coloni in macchina si sono avvicinati ai ragazzi, li hanno filmati e si sono allontanati. At 10:30 è arrivata una camionetta della polizia e un agente ha informato i pastori che erano stati accusati dai coloni di danneggiamento alla recinzione del campo di ciliegi. I ragazzi sono stati portati alla stazione di polizia di Kiryat Arba.

Un internazionale, che accompagnava i ragazzi palestinesi durante l’incidente, afferma che loro non hanno compiuto il danneggiamento. I tre ragazzi sono ancora detenuti nelle stazione di polizia di Kiryat Arba e anche i loro genitori sono stati convocati per essere interrogati. Gli agenti di polizia hanno richiesto una cauzione di 500 NIS per ciascun ragazzo. I genitori si sono rifiutati di pagare per la mancanza di un valido motivo per il loro arresto.

Dall’inizio nel 2013, i coloni di Ma’on, spesso in coordinamento con l’esercito israeliano, hanno scacciato diciassette volte i pastori palestinesi dalla valle e dalla collina di Khelly. Queste terre sono proprietà privata palestinese e l’amministrazione civile dell’esercito israeliano ha dato ai palestinesi il permesso di lavorarla. Inoltre, anche la terra sulla quale il recinto è stato costruito è di proprietà Palestinese. I coloni di Ma’on ne hanno preso possesso illegalmente, impedendo ai palestinesi di lavorare quel terreno.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell’incidente: http://snipurl.com/26m8zgm

Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

VIDEO: coloni minacciano e scacciano i pastori dalle loro terre, At Tuwani

marzo 13, 2013 at 2:30 pm

La mattina di sabato 2 febbraio dieci coloni hanno tentato di scacciare i palestinesi con le loro greggi dalle terre situate tra il villaggio di At Tuwani e la colonia di Ma’on. Quest’area è proprietà privata palestinese e viene coltivata ogni anno dalle famiglie del villaggio.

Verso le 10 una famiglia e due ragazzi del villaggio di At Tuwani stavano pascolando le loro greggi nelle collina di Khelly, quando 10 coloni (alcuni minorenni) sono corsi da Ma’on verso la valle per poi raggiungere i pastori. I coloni hanno hanno scacciato violentemente le pecore e intimato ai palestinesi di andare via dicendo che si trovavano in Israele e per questo motivo non potevano essere lì. I coloni hanno minacciato i palestinesi e due volontarie di Operazione Colomba che li accompagnavano, tentando anche di impedire loro di filmare la scena. Era presente sul posto una pattuglia di soldati, che non è riuscita ad impedire ai coloni di accorrere sui campi palestinesi, né di raggiungere i pastori. Una donna incinta si è interposta tra il gregge e i coloni per impedire un aumento della violenza, ricevendo urli e minacce lei stessa.

La tensione è diminuita dopo che molti abitanti del villaggio di At Tuwani, uomini, donne, bambini ed anche i più anziani, sono accorsi sul posto per difendere il loro diritto di usare quella terra.

Quando la polizia è arrivata sul posto ha detenuto un colono e un palestinese: il primo perché ha insultato un agente ed ha provato a scappare, il secondo perché sospettato di aver tirato una pietra. Entrambi sono stati rilasciati dopo circa un’ora.

 

Un tè con il nemico!

marzo 12, 2013 at 3:36 pm

Oggi evento storico. Dopo una mattina in cui Border Police ed esercito hanno minacciato i volontari,  scacciato i pastori e arrestato un ragazzo di Tuwani, sono usciti alcuni coloni dall’avamposto per fare una passeggiata al gate. Hussein, ragazzo di 15 anni, incitato dagli adulti, è andato loro incontro offrendo del tè.

Uno di loro lo ha accettato e ha scambiato quattro chiacchiere.
I palestinesi presenti hanno detto che è stata la prima volta.

Guarda le foto.

VIDEO: Il “responsabile della sicurezza” dell’avamposto di Avigayil attacca un pastore palestinese di fronte ai soldati

marzo 11, 2013 at 4:48 pm

 

L’opposto della solitudine

marzo 11, 2013 at 4:09 pm

Si dice che l’empatia sia il dono di riconoscere se stessi negli altri.
Una delle cose migliori che ho imparato nel servizio con la Colomba è che non bisogna mai farsi cogliere impreparati dalla bellezza.
Sono passati diversi mesi dall’accadimento temporale di questa storia. Nuovi avvenimenti e notizie hanno sconvolto le prime pagine dei quotidiani, al punto che l’ultima operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza sembra solo un ricordo antico. Una foto ingiallita dal tempo. Molti giorni sono trascorsi, eppure tengo molto alla conservazione di questo ricordo; è un dono da tirare fuori dalla memoria nei momenti difficili, per riportare calore.

Sono circa le otto di sera, io e Silvana stiamo risalendo Jaffa Road, diretti a Gerusalemme Est, dove alcuni amici ci stanno aspettando per una cena. Acceleriamo il passo per timore di arrivare in ritardo, nel disperato tentativo di prendere un tram che ci sta sorpassando.
Durante la corsa con la coda dell’occhio percepisco un luogo: un piccolo caffè situato di fronte alle poste centrali di Gerusalemme Ovest.
Conosco bene il gestore e so che è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo visti, lancio un’ultima occhiata al tram che si allontana sferragliando e rompo gli indugi: indietreggio di qualche passo ed entro nel negozio.

Donne disarmanti

marzo 10, 2013 at 3:58 pm
E’ sabato, giorno di festa per gli ebrei e giornata di azioni nonviolente nelle colline a sud di Hebron. Le famiglie palestinesi che vivono nei villaggi di quest’aerea lottano ogni settimana per far valere il diritto di accesso alla propria terra. Vanno tutti insieme sui loro campi e ne rivendicano il possesso. Vorrebbero coltivarli ma da anni gli è impedito a causa della presenza dei coloni. Ettari ed ettari di terra sono stati loro sottratti negli anni, ma da quando un villaggio ha scelto la lotta nonviolenta come forma di resitenza e di conquista della giustizia  anche i villaggi vicini lentamente hanno cominciato a risvegliarsi. Hanno iniziato a scoprire che hanno dei diritti e che possono farli valere. Hanno iniziato a scoprire che il metodo più efficace per ottenere la giustizia è questa lotta che non prevede l’uso della violenza e dell’odio.
La nonviolenza è come una medicina omeopatica, spesso non ha effetti immediati sui sintomi, ma da subito inizia a curare tutta la persona. Si inizia dalla consapevolezza, dei propri limiti e dei propri punti di forza, ci si ascolta, e ci si mette alla prova. Piano piano i frutti si vedono. Il cammino nparte da se stessi e inizia proprio a trasformare le persone che lo vivono. Cambiano i rapporti interpersonali, cambia la visione del futuro, cambia il rapporto con il nemico. E infatti qui, in una realtà rurale, musulmana e tradizionale, contrariamente a quello che ci si aspetterrebbe, la lotta nonviolenta ha reso le donne protagoniste in prima linea.
La bambina
I soldati arrivano subito e a volte sono già sul campo ad aspettare le persone, immaginando il loro arrivo. Formano un cordone davanti alle persone per non farle passare e per non permettere loro di raggiungere la terra agognata. La soluzione più immediata che l’esercito ha per risolvere la situazione è dichiarare l’aerea “zona militare chiusa”, così hanno un pretesto per scacciare le persone e per arrestare chiunque si rifiuti di andarsene. Ci sono le famiglie da una parte e i soldati dall’alltra a difendere con le armi una terra contesa. In mezzo c’è una bambina che non si lascia intimidire dai mitra dei soldati. Corre al di là dal cordone, poi torna indietro dalla famiglia e poi di nuovo oltre il cordone. Semplicemente cuce un intreccio che lega i soldati, la terra e la sua famiglia, senza paura.
I soldati armati di tutto punto non sanno bene che fare con questa gonnellina svolazzante che sosta in mezzo a loro sprezzante del pericolo, delle minacce e delle armi. Quindi la lasciano fare. La lasciano andare e venire e sostare, fiera davanti a tutti, nella zona proibita.
Le donne
Le donne sono fisicamente in prima fila. Vengono arrestate meno facilmente degli uomini e per questo si mettono davanti a loro. Si interpongo tra gli uomini e i soldati.
 Si posizionano di fronte ai loro figli e ai loro mariti quando rischiano di essere arrestati così come si mettono davanti alle case, ai piloni dell’elettricità o alle moschee quando rischiano di essere demolite.
Oggi un ragazzo è stato preso da un soldato. E’ un giovane palestinese che è già stato arrestato durante la scorsa azione. Forse i militari credono di aver riconosciuto in lui uno degli organizzatori, oppure lo vedono semplicemnte troppo attivo. Forse pensano che arrestando lui anche gli altri si placheranno e torneranno con calma al loro villaggio. Ma le donne si avvicinano. Dicono al soldato che non è giusto, urlano, schiamazzano, creano confusione. Le più grandi prendono il ragazzo per il braccio, lo portano lontano e vi si parano davanti. Il soldato è frastornato. Non se l’aspettava, non capisce cosa è successo. Allora il suo sguardo diventa più grave e arrabbiato, cerca di chiarire la sua posizione di autorità. Cerca di far capire chi è che comanda, cerca di imporsi , di spaventare … ma dall’altra parte non sono d’accordo con lui. Le donne non cedono al suo comando, si rifiutano di accettare la sua autorità. Mentre alcune portano via il ragazzo le altre continuano a gridare le proprie ragioni e la propria verità. il soldato è solo, circondato da donne. Chissà forse è quasi imbarazzato. Forse non vuole mostrare ai colleghi che ha perso il suo  “detenuto” a causa di un gruppo di donne. Allora sbuffa, si gira, fa finta di controllare qualcosa, poi raggiugne gli altri, come se nulla fosse.  Per oggi ne ha avuto abbastanza.
Le nonne
E poi ci sono le nonne che raggirano i cordoni dei soldati e scattano in avanti. Vanno a reclamare con forza la terra su cui esse stesse sono cresciute.  Superano i soldati e si siedono per terra.
Stanno semplicemente sedute disarmate, senza ferire nessuno. I soldati le incitano ad alzarsi a spostarsi, ma esse non si muovono di un millimetro. I militari puntano i loro mitra, ma non sortiscono nessun effetto. Provano a urlare, ma per contro le nonne inziano a raccontare. Raccontano la storia di quella terra che è anche la loro storia. Stanno sedute e spiegano. Parlano in arabo e non si preoccupano nemmeno di sapere se i loro interlocutori comprendono quella lingua oppure no.
I militarii si guardano attorno, cercano l’appoggio dei commilitoni o le dirittive dei superiori. Non sanno come affrontare questa situazione.  Sono armati di tutto punto, ma di fronte a queste  anziane velate sedute per terra con la fronte rivolta verso la bocca del loro fucile, non sanno cosa farsene delle armi, e nemmeno degli ordini che hanno ricevuto. Restano fermi davanti a loro, basiti. Aspettano un nuovo ordine, o forse aspettanodi capire. Restano così…disarmati e inermi.

La soldatessa
Poi una soldatessa si stacca dal gruppo. Fissa da lontano un volontario come se volesse parlargli. Dopo qualche secondo in cui gli sguardi si scrutano lui si avvicina.  Spesso noi volontari parliamo  con i soldati, e spesso ci sentiamo dire le stesse cose: “voi internazionali siete qui solo per provocare, per dire che l’esercito è cattivo, ma come faremmo a sopravvivere senza un esercito?  siete amici dei palestinesi, non sapete niente di qui e venite a dirci cosa dobbiamo fare….”
Invece questa volta qualcosa ci sorprende. La ragazza ha parole nuove dentro di sè. Si avvicina e dice “volevo solo dirvi che sono con voi”… e, prima che il volontario riesca a rispondere, la soldatessa riceve un ordine a squarcia gola da un superiore: ” non parlare con loro!”  e di nuovo lei dice ” ecco lo vedi come mi trattano…” poi si allontana. Il volontario è stato colto di sorpresa. Tutte le frasi che si era preparato non sono servite. Ma questa è una sorpresa piacevole, che ha il sapore della speranza. E’ bello sentire che la nostra presenza ha creato lo spazio necessario perchè una parola nascosta nel profondo potesse prendere vita.
In fondo ci sembra che sia proprio questo il nostro compito qui: permettere che la coscienza umana possa parlare. E’ una grande segno di speranza poter dare voce e fiato alle coscienze degli uomini che incontriamo attraverso la voce e il fiato che noi diamo alla nostra coscienza.
Oggi siamo felici.
A volte le azioni vanno così. Si rientra a casa tutti, senza nessun arresto, soddisfatti delle proprie azioni e carichi di soddisfazione per aver conquistato un po’ di terra per un po’ di tempo.
A volte invece si rientra con un po’ di amaro in bocca perchè hanno arrestato qualcuno, oppure perchè la rabbia ha preso il soppravvento e si è riusciti a controllare i gesti ma non le parole.

In ogni caso la settimana dopo ci si riprova. Ci si confronta, ci si corregge, si vede come migliorarsi e poi ci si riprova … cercando sempre di essere come le bambina, come le donne, come le nonne e come quella soldatessa, così disarmati da disarmare.

A.

Guarda le foto: http://www.operazionecolomba.it/galleries/palestina-israele/2013/donne-disarmanti/

C/S: Villaggio palestinese a rischio demolizione nella Firing Zone 918, colline a sud di Hebron

marzo 10, 2013 at 3:47 pm

7 marzo 2013

At-Tuwani – Il 6 marzo 2013 l’esercito e l’amministrazione civile (DCO) israeliani hanno consegnato venti ordini di fermo dei lavori nella comunità palestinese di Khallet Athaba’, nella “Firing Zone 918”, colline a sud di Hebron.

Intorno alle 9 il DCO, scortato da una camionetta dell’esercito, è entrato in Khallet Athaba’ e ha consegnato venti ordini di fermo dei lavori. Questi ordini riguardano quattro cisterne per la raccolta dell’acqua, quattro case (tre in muratura e una casa-tenda), due tende, tre servizi igenici, tre stalle per le greggi e altre quattro piccole costruzioni. I proprietari faranno appello per evitare che gli ordini di fermo dei lavori vengano convertiti in ordini di demolizione.

Nel villaggio palestinese vivono cinque famiglie e circa cinquanta persone. Pressoché tutte le costruzioni del villaggio sono ora sotto minaccia di demolizione e sono colpite tutte le cinque famiglie.

Khallet Athaba’ si trova nell’area di esercitazioni militari 918 e sta attualmente affrontando il rischio di evacuazione, come altri sette villaggi dell’area (Isfey, al Fakheit, al Majaz, at Tabban, Jinba, Mirkez and Halaweh). Questa area designata dall’esercito israeliano è situata nelle colline a sud di Hebron e include dodici villaggi palestinesi e circa 1300 persone. Il 19 luglio 2012 lo Stato d’Israele, seguendo le istruzioni del Ministero della Difesa, ha presentato all’Alta Corte la richiesta di evacuare otto di questi villaggi per necessità militari, dichiarando che i 1000 abitanti non sono residenti permanenti. Gli abitanti dell’area hanno presentato due petizioni all’Alta Corte e ora stanno aspettando la risposta dello Stato.

Secondo un report scritto dall’OCHA oPt lo scorso agosto (L’impatto umanitario delle aree dichiarate da Israele come “Firing Zone” in Cisgiordania), “I residenti delle aree di addestramento militare sono tra i più vulnerabili in Cisgiordania”. Questi soffrono la mancanza di servizi ed infrastrutture e affrontano violazioni dei diritti umani come maltrattamenti dai soldati o restrizioni di accesso e movimento all’interno dell’area. “Queste condizioni contribuiscono a creare un ambiente oppressivo che genera pressione sulle comunità palestinesi perché abbandonino queste aree”.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell’incidente: http://snipurl.com/26jvt6l