Ha’aretz: High Court to state: Don’t evict Palestinians from south Hebron firing zone

gennaio 17, 2013 at 10:19 am

State says area where 8 villages lie is vital to army training; Justice Joubran gives state 60 days to respond to petition

Amira Hass – Jan.17, 2013

Israel’s High Court of Justice on Wednesday ordered the state to refrain from evicting Palestinians living in an area of the West Bank that the Israel Defense Forces has designated a firing zone, pending further decision on the matter.

Justice Salim Joubran issued a temporary injunction forbidding the state from embarking on “the forced removal of the petitioners and their families”, and gave it 60 days to respond to a petition against former Defense Minister Ehud Barak’s July 2012 decision to expel the residents of the eight villages from their homes in the southern Hebron hills known to the IDF as Firing Zone 918.

Lo strano silenzio su un conflitto a bassa intensità

gennaio 15, 2013 at 11:46 pm

Paola Caridi
http://invisiblearabs.com/?p=5172

Samir Ahmed Abdelrahim è l’ultima vittima di uno strisciante e dolente conflitto ‘a bassa intensità’ [sic!] che si consuma tra israeliani e palestinesi nel territorio occupato della Cisgiordania (la Palestina, insomma…). Aveva 17 anni, e il fermo immagine pubbli‐cato sul sito dell’agenzia di stampa palestinese maannews è di quelli che, per usare un eufemismo, non possono passare inosservati. Aveva 17 anni ed era uno studente delle scuole superiori a Budrus, un paese della Cisgiordania vicino Ramallah segnato dalla presenza del Muro di Separazione e dalle colonie israeliane. Quattro proiettili sparati dai soldati israeliani lo hanno colpito alla testa, al petto, a una gamba. Si dice che i ragazzi palestinesi lanciassero sassi alla jeep dell’esercito israeliano entrato nel paesino. L’ennesimo adolescente che muore, ucciso, in un conflitto a bassa intensità di cui pochi, veramente pochi, sanno qualcosa in Italia. Nei nostri giornali, di questo piccolo conflitto al di là del Muro c’è scritto veramente poco. Salvo le poche, costanti, encomiabili eccezioni.

Un’azione nonviolenta: continuare a camminare

gennaio 15, 2013 at 6:04 pm

1- Esserci 
Camminiamo io e C. con passo svelto per raggiungere il villaggio di Tuba. Andiamo a visitare alcune famiglie, passeremo la notte con loro e domattina accompagneremo i ragazzi al pascolo con le nostre videocamere e i nostri passaporti. Dimostriamo con le nostre visite che la loro esistenza è importate, che non passa inosservata e che vale la pena di faticare per loro. Andiamo con passo svelto per arrivare prima del buio cercando di non farci notare troppo dai coloni dell’avamposto. Camminiamo lungo la strada più breve che non sia troppo vicino alle case colone. Passiamo a circa 50 metri dalla casa colona più esterna.
Sentiamo una voce che urla arrabbiata qualcosa di incomprensibile. E’ un colono. Ce l’ha con noi. Grida verso di noi. 

L’esercito israeliano ha demolito quattro strutture nelle colline a sud di Hebron

gennaio 14, 2013 at 4:48 pm
14 gennaio 2013

La mattina del 14 gennaio 2013 l’IDF ha demolito quattro strutture nei villaggi palestinesi di Um Al Kheer e Hawara nelle colline a sud di Hebron, Cisgiordania.
Alle 8.55 l’esercito, la Border Police e il DCO (District Coordination Office) israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio di Um Al Kheer con due bulldozer e hanno distrutto un riparo di pietra e metallo per le pecore. Secondo gli abitanti del villaggio, in questi giorni una famiglia di otto persone stava vivendo in quella struttura, dato che le difficili condizioni meteorologiche hanno danneggiato la loro abitazione la scorsa settimana. Dopo di che, il convoglio militare si è diretto verso il villaggio di Hawara, situato vicino ad Ad Deirat, dove ha demolito tre strutture: una casa abitata da quindici persone; un casa abitata per sette mesi all’anno da nove persone e una struttura di pietra.

Foto dell’incidente: http://snipurl.com/264kv6

Ha’aretz: E-1 protest marks change of tactics by Palestinian activists

gennaio 14, 2013 at 10:05 am

Ha’aretz, 14.01.2013, Amira Hass

The Palestinian Popular Committees are facing a contradiction: They won the attention of the world, but failed to spark a mass movement against the occupation.

The idea of setting up a protest tent village in E-1 gained momentum over the past few weeks among members of the Palestinian Popular Committees – the same committees that for 10 years have been organizing weekly demonstrations in the West Bank against the Israeli occupation in general, and against the separation fence and settlements in particular.

 

Ha’aretz: Netanyahu to ask High Court to allow eviction of Palestinian E1 tent camp

gennaio 13, 2013 at 6:26 am

Ha’aretz, 12.01.2013, Barak Ravid and Chaim Levinson

Prime Minister Benjamin Netanyahu on Saturday ordered Israel’s security forces to evacuate a tent camp set up by hundreds of Palestinians in the E1 area, east of Jerusalem.

Netanyahu’s decision contradicted a temporary injunction ordered by Israel’s High Court on Saturday preventing the state from evicting the Palestinians from the outpost.

The Prime Minister’s Bureau said in a statement released on Saturday that the state would submit a request to the High Court on Saturday night asking it to cancel the injunction.

According to the statement, Netanyahu has ordered that the site be declared a closed military zone and that all access roads leading to the site of the tent camp be closed by security forces until the High Court decides on the matter, in order to prevent additional people from gathering at the site.

Some 200 Palestinians and international peace activists set up the tent camp on Friday morning, giving it the name “Bab al-Shams.”

On Saturday, Israel Police kept additional activists from reaching the site. Police also prevented senior Palestinian officials Saeb Erakat and Hanan Ashrawi from visiting the area.

C/S: Il Comitato Popolare delle Colline a Sud di Hebron ha partecipato all’insediamento di un nuovo villaggio palestinese in area E1

gennaio 12, 2013 at 5:19 pm

12 gennaio 2013

At-Tuwani – L’11 gennaio il Comitato Popolare delle Colline a Sud di Hebron (CPCSH) si è unito a 250 attivisti palestinesi nell’insediamento del nuovo villaggio palestinese “Bab Al Shams” (Porta del Sole), nelle terre di al-Tur, in un’area denominata E1 dallo stato di Israele, con l’intento di arrestare l’insediamento delle colonie e la conseguente confisca della terra.

Nel primo pomeriggio la Border Police e la DCO (District Coordination Office, il settore dell’esercito israeliano che si occupa dell’amministrazione civile dei Territori Occupati Palestinesi in area C) hanno consegnato un ordine di evacuazione immediata per il nuovo villaggio palestinese, in contrasto con un’autorizzazione temporanea, emessa dall’Alta Corte di Giustizia israeliana, a rimanere per sei giorni.

Venticinque persone del CPCSH (formatosi nell’area Massafer Yatta, a sud est del distretto di Hebron) hanno partecipato, insieme a palestinesi dell’intera Cisgiordania, all’iniziativa promossa dal Popular Struggle Coordination Committee. “Come nelle colline a sud di Hebron, anche qui le politiche che limitano la costruzione di abitazioni e permettono la confisca delle terre, attuate dal governo di Israele, hanno lo scopo di espandere gli insediamenti”, ha dichiarato il coordinatore del Comitato. “Siamo presenti a Bab Al Shams perchè una resistenza popolare nonviolenta è l’unica via per affrontare l’occupazione israeliana ed affermare il diritto a stare nelle nostre terre.”

E1 è un termine utilizzato dal Ministero Israeliano della Casa per indicare un’area di 12 km quadrati a nord-est di Gerusalemme, tra la sua municipalità e la colonia di Ma’aleh Adummim. All’interno di quest’area passa la principale arteria che collega nord e sud della Cisgiordania.

Nel novembre 2012, il governo israeliano ha annunciato che promuoverà un piano regolatore che permetterà la costruzione di 3000 unità abitative di insediamento israeliano nella zona E1.

Operazione Colomba mantiene una costane presenza internazionale nel villaggio di At-Tuwani e nelle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto: http://snipurl.com/263zw9a

Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

VIDEO: 2012-12-22 Tre palestinesi arrestati mentre lavoravano le proprie terre vicino alla colonia di Suseya

gennaio 7, 2013 at 8:07 am

Dopo l’azione del 22 il Comitato  Popolare nonviolento delle colline a sud di Hebron ha organizzato altre due azioni su quello stesso terreno, che non viene coltivato da dieci anni.  L’obiettivo è quello di rivendicare e difendere il proprio diritto all’accesso alla terra, continuamente limitato per permettere l’espansione delle colonie. Le famiglie palestinesi torneranno ogni settimana sul posto finché non riusciranno a coltivare quella terra. Contemporaneamente si stanno svolgendo azioni legali a sostegno di questa causa.

 

3 gennaio 2013: la polizia israeliana ha arrestato un pastore palestinese vicino l’avamposto israeliano di Avigayil.

gennaio 6, 2013 at 2:18 pm


Il pomeriggio del 3 gennaio, alle 14.00 i volontari di Operazione Colomba sono stati avvisati da un attivista israeliano dell’imminente arresto di un pastore vicino all’avamposto di Avigayil, nelle colline a sud di Hebron.

Quando gli internazionali sono arrivati sul posto hanno visto che la polizia stava arrestando Nail, di Qawawis. L’attivista israeliano che, insieme agli avvocati, ha seguito questo caso, ha riportato che il motivo dell’arresto era “offesa a pubblico ufficiale”: il pastore avrebbe, cioè, offeso i militari che gli intimavano di allontarsi. Nail è stato detenuto e interrogato alla stazione di Polizia di Kiryat Arba fino alle 20.30.

Da circa due mesi questo pastore reclama e difende il proprio diritto ad usare per il pascolo la terra palestinese vicino all’avamposto. Quotidianamente è costretto ad affrontare le aggressioni dei coloni israeliani e le minacce dell’esercito e della polizia che vogliono allontanarlo da quella terra. Nail ha sempre reagito in modo nonviolento filmando le aggressioni con una videocamera fornita da B’Tselem. Proprio grazie a queste riprese Nail è riuscito ad essere scagionato dalle accuse dei militari ed è stato rilasciato senza cauzione.

Una foto che parla

gennaio 5, 2013 at 1:47 pm

Gli strumenti che parlano:

il mitra
E’ assertivo e paventa una sicurezza che nasconde la paura e il bisogno di difendersi:
“la tua vita è nelle mie mani, se io voglio tu non esisti più. Sono puntato su di te oggi, a una settimana dall’omicidio di un ragazzo di 18 anni da parte di un soldato a Hebron, qui vicino… quindi sto facendo sul serio! La tua vita in fondo non vale così tanto perché può essere messa a repentaglio per una questione di terra e di pecore. Qui comando io, tu devi obbedire. Non hai nessun potere tu qui, il potere è mio perché se non obbedisci potrei ferirti… ucciderti…”