Soér oggi non sorride più

novembre 27, 2012 at 3:27 pm

Soér oggi non sorride più.

Seduta sul pavimento, le gambe raccolte sotto la grande gonna e le spalle contro il frigorifero, oggi Soér non sorriderà.
Il suo viso è di marmo immobile, mentre la radio trasmette la lista di nomi e cognomi cancellati dalle bombe. Bambini, donne e uomini.
Scruto i suoi occhi cercando lacrime che non ci sono, ma il suo sguardo è arido e asciutto, come questa terra che non lascia scampo.

Ho conosciuto Soér durante la mia prima visita a Mufaqarah, il villaggio dei resistenti che da un anno a questa parte è il centro della lotta nonviolenta delle colline a sud di Hebron: un ombelico vorticante di gioia, accoglienza e ribellione che ti travolge con la sua potenza vitale appena ci arrivi. Bambini che ti prendono e ti prendono per il culo, ma che, se sai stare al gioco, ti trattano come un pari. Uomini che ti scannerizzano osservando ogni tuo gesto prima di accettarti, ma, quando lo fanno, sei tramortito da una valanga di abbracci e pacche sulle spalle degne del più antico virilismo. Ad aspettare noi formiche (che da un pò abbiamo l’onore di esser di casa) e gli ospiti internazionali c’è lei, Soér, fiera e sorridente che elargisce thé e sorrisi con un’abbondanza che non ho trovato in questi luoghi.
E’ un sorriso disarmante, capace di avvolgere un mondo intero di amici, nemici e indifferenti e dal quale non sfuggi: lei ti vede pianta i suoi occhi nei tuoi, e comincia ad allargare la bocca e mostrare i dentoni bianchi. Tu ormai senza difese, altro non puoi fare che sorridere di rimando, stordito da quell’accoglienza, più sincero che mai.
Sei stordito, rimbambito perchè è proprio come se lei andasse a pescare dentro di te il tuo sorriso. Ti costringe dolcemente  e con pazienza a gustare appieno quel momento sacro dell’incontro, dell’accoglienza tra persone vive e in cammino. Poi tu finalmente sorridi e lei ti urla, in un tentativo di italiano:
“Beeeeeeeerrrrto!!! comeshtai?” e tutti ridono contagiati.

Per chi suona la campanella

novembre 26, 2012 at 2:08 pm

E’ molto presto quando il telefono comincia a squillare. Ci strappa dal sonno meritato dopo questi giorni intensi, in cui cerchiamo di capire qualcosa in più del fantasma che si aggira minaccioso su queste terre: l’evacuazione di 8 villaggi per fare spazio alla Firing Zone 918.
E’ presto e la vita del paese deve ancora cominciare ma, mentre A. risponde e cerca di capire la voce concitata dall’altra parte del telefono noi, annusando casini, siamo già pronti.

How do you feel

novembre 26, 2012 at 2:01 pm

Avevano formato un cordone, una barriera umana che non permettesse a nessuno di entrare.
Tutti potevano assistere all’orrore della distruzione, ma nessuno poteva avvicinarsi.
Pensavo durasse poco. Quanto ci vorrà a buttarla giù? – mi chiedevo. Massimo dieci minuti – rispondevo.

Ha’aretz: EU looks to compile blacklist barring entry to ‘known violent’ Israeli settlers

novembre 26, 2012 at 7:53 am

EU committee of Middle East experts recommends move in response to a report on settler violence showing their increasing strength and impunity.

by Barak Ravid – Nov. 26, 2012

The European Union is recommending a blacklist of “known violent settlers” who will be blocked from entering EU member states, a Western diplomat told Haaretz.

The diplomat said no final decision has been made at the foreign ministers level, but that the EU’s committee of Middle East experts has recommended going ahead with the process. The issue is expected to come up for discussion at one of the upcoming EU foreign ministers meetings.

In January of this year, the consuls general of the EU countries in East Jerusalem and Ramallah wrote a report dealing with settler violence against Palestinians in the West Bank, especially the incidents the settlers refer to as “price tag” revenge attacks.

Video: Israelis plays Palestinians under the occupation

novembre 24, 2012 at 8:36 am

A message to Israel’s leaders: Don’t defend me – not like this

novembre 15, 2012 at 7:43 pm

As she listens to the rockets mortar bombs raining in her yard, a resident of Kibbutz Kfar Aza asks the government to rethink its operation on the Gaza Strip.

By Michal Vasser | Nov.15, 2012

A Palestinian boy near damaged house in Gaza

A Palestinian boy holding a window pane taken from a damaged house hit in an Israeli strike, in Gaza City, Thursday, Nov. 15, 2012. Photo by AP

 

I am sitting in my safe room in Kibbutz Kfar Aza and listening to the bombardment of the all-out war outside. I am no longer able to distinguish between “our” bombardments and “theirs.” The truth is that the kibbutz children do this better than I do, their “musical ear” having been developed since they were very young, and they are able to differentiate between an artillery shell and a missile fired from a helicopter and between a mortar bomb and a Qassam. Good for them.

Is this what “defending the home” looks like? I don’t understand – did all our leaders sleep through their history classes? Or maybe they studied the Mapai school curriculum or that of Education Minister Gideon Sa’ar (to my regret, the difference is not all that great) – and have wrongly interpreted the word “defense”? Does defending the well being of citizens mean a war of armageddon every few years? Hasn’t any politician ever heard of the expression “long-term planning?”

Free

novembre 15, 2012 at 7:28 pm

Posted on November 14, 2012

I am free.

My body has followed, now, to where I sought to keep my soul throughout this process, and I am free.

Video: Palestinian beaten and arrested in Ar Rakeez, South Hebron Hills

novembre 11, 2012 at 3:34 pm

Inaspettatamente

novembre 11, 2012 at 1:10 pm

Inaspettatamente Ramallah.
Inaspettatamente la potenza di un comitato di resistenza popolare entra nelle stanze del potere. Inaspettatamente travolge i ben vestiti fantocci dei partiti, ruba loro le sedie, la parola, lo spazio politico e si riappropria del diritto a esprimere le proprie esigenze senza intermediari, nella forma più alta di democrazia, laddove uno Stato non esiste.

Video: L’esercito israeliano demolisce nei villaggi palestinesi di Ad Deirat e Jawwaya

novembre 10, 2012 at 8:06 pm