C/S: Palestinese picchiato e arrestato ad Ar Rakeez, nelle colline a sud di Hebron

ottobre 30, 2012 at 3:28 pm

COMUNICATO STAMPA
Palestinese picchiato e arrestato ad Ar Rakeez, nelle colline a sud di Hebron

30 ottobre 2012
At-Tuwani –  Il 29 ottobre l’esercito e la polizia israeliana hanno fatto irruzione nel villaggio di Ar Rakeez dove hanno fermato i lavori alla nuova cisterna dell’acqua. Il proprietario, Said Mohammad Ibrahim Raba’, è stato picchiato e arrestato.

Ha’aretz: The calm before the storm in the West Bank

ottobre 27, 2012 at 12:16 pm

It’s kind of boring in the West Bank. The Gaza Strip has been closed to Israeli journalists for about six years now, and very little is actually happening in the West Bank. There is no way to reflect routine, week after week, no matter how discouraging it is. And the routine of life in the West Bank, we must admit, has been a bit more humane in recent years. The Israeli occupation has become more comfortable, a little.

There are no terror attacks and therefore there are no Arabs – in the Israeli mind. Indeed, there are no terror attacks and there are no assassinations; let us admit this as well. In recent years the occupation and resistance have been in another of their intermissions between bloodletting. But this will continue only until the next uprising, which will most certainly come – although not very soon, one might hazard.

Hello. I refuse to enlist.

ottobre 26, 2012 at 7:12 pm

Moriel. 23 anni. Israeliano. Crede nella nonviolenza. Obbiettore di coscienza. Ora, in prigione.

Lo abbiamo conosciuto ad Al Mufaqarah, un villaggio nel sud della Cisgionrdania, lo abbiamo visto lavorare e condividere con i suoi “nemici” palestinesi. Ora è in prigione, perché si è rifiutato di servire nell’esercito israeliano poiché occupa i Territori palestinesi. Non solo. Ha avuto il coraggio di dire che crede in un’alternativa alla guerra, ad “una cosa più estrema della violenza”, la nonviolenza. Quel giorno è arrivato all’appuntamento con l’ufficiale dell’esercito israeliano accompagnato da amici e parenti, sul volto la risata di chi è libero.

Questo il dialogo negli uffici dell’esercito a Gerusalemme.

Me: Hello. I refuse to enlist.

Clerk: Why don’t you want to go to the army?

Me: Because I am against the occupation.

Clerk: You’re against the occupation, so what are you for?

Me: I’m for nonviolence and peace.

The clerk mumbles something about peace shmeace, and then says: It’s clear to you that you’re going to jail, correct?

Me: Yes. It is.

 

Moriel sta raccontando la sua esperianza sul suo blog:  http://thelefternwall.com/

Articolo uscito su Haaretz su di lui:  http://snipurl.com/25ezjp2

Riflessioni

ottobre 15, 2012 at 11:11 am

Riflessione I (29-08-2012)

Come quando studio Freud, nel sogno si leggon i contenuti manifesti e latenti..
Qui ci troviamo a legger la Frode dell’uomo, in questa terra dove si vivono, vedono onirici segni come sogni.
In questa terra dove il conflitto è manifesto, il conflitto è latente.
Quanta energia si usa se si è esposti a un conflitto manifesto?

Quanta energia se si mostra un conflitto latente?
E’ una domanda per me senza ancora risposta, persa in una tormenta di pensieri che nebulizzano dubbi nella terra della mia mente, portan tormento e sorrisi a intervalli irregolari.
E’ una domanda che forse non troverà risposta, è una domanda forse troppo acerba per porsela ora ma non m’importa, pensiamoci ora perchè è sera e i bambini vanno a dormire, i cani si rispondon da collina in collina, il vento continua a soffiare, pensiamoci ora e per fortuna che è sera.
Il conflitto manifesto sfrega, sfriziona un qualcosa dentro di te che s’accende e da cui si scaturisce una fiamma, ogni parte di noi ha un diverso modo di bruciare. Ma tutte quando si esauriscono lasciano un segno nero di bruciatura, memento e monito.
Per una salvezza possibile dei fatti futuri, di castigo probabile per ciò che ci rimane dentro.
Ciò che provo per il conflitto latente però nella mia esperienza ancora bianca come foglio di carta è forse più debilitante.
Anche se non cerchi un nemico per forza, anche se non vuoi crearlo un conflitto, anche se vuoi far causa tua le situazioni che accadono qui intorno..perfino far capire un errore a chi sbaglia o cercare una persona a cui sorridere, se sei dentro una foschia di segnali dubbiosi e sfuocati, tutto diventa più difficile e impastoiato.

Fai finta

ottobre 12, 2012 at 11:47 am

Fai finta di essere un colono israeliano. Uno di quelli cresciuti a pane e Torah, nel rispetto dei vecchi saggi, leggendo commentari talmudici, celebrando Sukkot e Yom Kippur vari e mangiando rigorosamente come le antiche leggi prescrivono da secoli e secoli a questa parte, secondo il rito kosher, sempre attento a non mischiare latticini con carne. Un buon ebreo ortodosso insomma o almeno tenti di esserlo. Sei partito dalla grande città, Tel Aviv o Yaffo o Haifa che sia e, seguendo una qualche guida religiosa illuminata ti sei trasferito in questo “bucodiculodimondo”, convinto di riprenderti la terra che Dio ha assegnato a te sin dal nascere dei giorni, quando tutto era ancora da scrivere, dopo che Davide vinse Goliath.
Esci dalla tua casa, che hai costruito con le tue mani insieme a tua moglie. Fuori ci sono i tuoi figli che giocano con le galline e con le capre, in cortile sotto il sole.
Dopo 2000 anni di persecuzioni vivi nella terra che Dio ti ha donato. Finalmente.

Assurdo, Normale, Straordinario

ottobre 9, 2012 at 10:31 am

Tre parole per esprimere concetti molti diversi tra loro, in quasi tutte le parti del mondo ma non qui. Ogni volta che torno in Palestina mi stupisco di come questi tre concetti qui si confondano tra loro a volte si fondano, fino ad essere indistinguibili, fino a perdere di significato.

Un soldato dello stato israeliano che fa la sentinella in una specie di gabbiotto stile portineria, all’entrata di un avamposto illegale persino per la legge israeliana. Lo stato impiega i suoi soldati per difendere una specie di villaggio, costruito illegalmente su terra che non appartiene a quei coloni. Un soldato che più volte vediamo prendere ordini da un colono, addetto alla sicurezza dell’avamposto illegale, quasi fosse un suo superiore e non un conclamato criminale che infrange la legge dello stato israeliano.