La forza e il coraggio

settembre 28, 2012 at 7:35 am

“la forza si manifesta pienamente nella debolezza” 2 Cor 12, 9

La forza e il coraggio per me hanno il volto di una ragazzina di 11 anni, dai capelli scuri e gli occhi verdi. Si chiama Mona. Mona oggi porta al pascolo il gregge di suo padre, che ieri è stato cacciato e minacciato dai militari dell’esercito israeliano mentre lo faceva. Suo padre è stato cacciato, come anche tante altre volte prima, perchè si è avvicinato troppo ad Avigayil, un avamposto di coloni israeliani. Un avamposto è un insediamento, un piccolo villaggio costruito sul suolo palestinese in violazione, oltre che del diritto internazionale, anche della stessa legge israeliana. Nonostante l’illegalità, gli oltre 100 avamposti israeliani in terra palestinese sono solitamente sostenuti e protetti dall’esercito. Oggi siamo in tre ad accompagnare Mona. Abbiamo tutti le telecamere per documentare eventuali abusi e ingiustizie. Mona si spinge vicino all’avamposto, proprio davanti al cancello. Dopo quasi un’ora un colono ci avvista e come al solito scende da Avigayil innervosito. E’ un ragazzo sulla trentina con maglietta azzurra e macchina fotografica. Comincia a fare delle foto a noi e a Mona. Le dice che deve andarsene. Usa un tono duro. Mona non si muove, gira solo la testa per non farsi fotografare. Si muove tranquillamente tra le pecore. Siamo in due vicino a Mona, mentre un altro riprende la scena da lontano. Il ragazzo che è con me prova a dire al colono che è solo una bambina, ma lui prima ci dice che quello è terreno di Avigayil e poi lo ignora. Scende anche il soldato di guardia all’avamposto. Non sa bene che fare. Sembra uno di quei soldati che si trovano nell’ultimo posto in cui vorrebbero essere. MI avvicino e scambio con lui due parole. Mi chiede cosa faccio lì. Io dico che vivo nel villaggio di At-Tuwani, lì vicino. Mi chiede se sono lì per aiutare i palestinesi. Io gli dico sì, ma sono sono qui per tutti. Lui mi risponde anch’io. Mi sembra vero e sincero. Il colono non è soddisfatto però di come stanno andando le cose e chiama altri soldati. Dopo poco arriva una camionetta dell’esercito da cui scendono in tre, col mitragliatore a tracolla come sempre. I militari sono a disagio per la situazione. Cominciano a insultarci, dicendo che siamo disgustosi. “You are a war criminal”, “Sei un criminale di guerra” mi ripete quello che mi sembra il comandante. “Usi una bambina per i tuoi interessi personali”. Cerco di replicare ma non mi ascolta, ripete le stesse parole come un disco rotto. Chissà, forse vuole scaricare su di me cose che sente lui dentro, ma un po’ mi fa male. Poi passa a Mona. Cerca di cacciarla, alzando la voce e dicendo che lì non può stare. Chiede a Mona come si chiama e da dove viene. Mona risponde a monosillabi, poi si gira dall’altra parte e fa finta di niente. Cammina tranquilla tra le pecore.
La situazione sta andando avanti da mezz’ora ormai. Poi i soldati si mettono personalmente a cacciare le pecore sull’altro versante della collina. Ormai le pecore hanno pascolato a sufficienza, e Mona lascia fare. Mentre se ne vanno, un soldato dice ecco, qui c’è l’erba migliore. Dopo poco sentiamo dal megafono della camionetta che se ne va ancora una volta “You are a war criminal, you are a war criminal!”. Mona sorride. Io mi sento piccolo di fianco a lei.

Per il secondo anno i palestinesi delle colline a sud di Hebron marciano per la Pace

settembre 24, 2012 at 3:47 pm

24 settembre 2012

At-Tuwani – Ispirati dalla marcia Italiana Perugia-Assisi, fondata da Aldo Capitini, e ad un anno di distanza dalla prima marcia per la Pace, i palestinesi dei villaggi delle colline a Sud di Hebron, il 22 settembre si sono riuniti per ribadire il loro deciso impegno nonviolento nella ricerca della giustizia. Una giustizia che nei Territori Occupati troppo spesso è funzionale all’Occupazione. Dove la politica Israeliana di isolamento dei villaggi palestinesi mira a guadagnare sempre più terreno e pone i palestinesi in una condizione di insicurezza. Molti sono stati gli attacchi negli anni subiti dagli abitanti del luogo ad opera dei coloni, ed oggi, anche per questo motivo si marcia. Si cammina sulla strada che ogni mattina porta i lavoratori dal villaggio di Tuba alla città, ma questa volta si cammina assieme. Si cammina nella “Palestinian Peace Area”, come ricordano i manifesti attaccati sui blocchi che delimitano la “firing zone”, un’area nata all’inizio degli anni ’70 destinata alle esercitazioni militari comprendente dodici villaggi palestinesi, di cui attualmente otto sotto ordine di evacuazione e demolizione. E’ un gruppo folto, unito, quello dei Palestinesi accorsi da molti dei villaggi vicini in segno di solidarietà. C’è gente di At-Tuwani, Al-Mufaqarah, Susiya, Ar-Raeez, Jawwaya, Maghayir al Abeed, al Birke. Tra cori, striscioni e musica si parte da At-Tuwani alle undici del mattino. Nei vari cartelloni branditi da un gruppo di bambine c’è anche Vittorio Arrigoni e il suo Restiamo Umani. La marcia cammina sulle strade polverose palestinesi, affiancando i piloni della corrente abbattuti dall’esercito ed in direzione di Al Mufaqarah, villaggio che è stato luogo di arresti e demolizioni in passato e oggi importante centro della resistenza nonviolenta delle colline a sud di Hebron. Il corteo cresce lungo la strada accogliendo con se i palestinesi che trova. Il messaggio è solo uno: “PEACE IS WHAT WE WANT”. Questo è quello che continua a ripetere il coordinatore del comitato nonviolento promotore della marcia. Non c’è odio sulla faccia dei manifestanti ma tanta gioia e solidarietà per chi queste strade le fa tutti i giorni, e spesso nell’incertezza e nella paura di essere attaccato dai coloni. Dopo esser passati vicino all’avamposto di Avigayil, sempre scortati a vista dall’esercito israeliano, ci si ferma a Al Mufaqarah per un tè in un clima di festa. Si riparte, percorrendo il sentiero vicino all’avamposto di Havat Ma’on, dove una decina di coloni attendono l’arrivo dei manifestanti. Troppe volte i palestinesi sono stati vittime di attacchi percorrendo una strada che gli appartiene di diritto, ma oggi no. C’è l’esercito, ci sono gli attivisti israeliani e internazionali, c’è la voglia della gente di portare avanti una manifestazione pacifica. Sotto gli occhi attoniti dei coloni centinaia di palestinesi affollando il percorso, rendendo qualsiasi provocazione sterile. Dopo due ore dalla partenza si giunge a Tuba, dove decine di persone attendevano la marcia, pronti con cibarie ed acqua, in una giornata particolarmente calda. Nel pomeriggio i manifestanti hanno preso parte alla proiezione di Tomorrow’s Land un documentario sull’occupazione e sulla resistenza nonviolenta di cui molti di loro erano protagonisti. Oltre allo stupore di ritrovarsi sul grande schermo, in molti è cresciuta la consapevolezza che l’occupazione non la si può nascondere, che tutto ciò che hanno subito non è stato e non sarà mai dimenticato, nel tentativo di costruire un futuro migliore. E proprio la documentazione e la denuncia sono alcune delle armi nonviolente di questi villaggi.

È strano come si possa avere una differente percezione di uno stesso episodio: quello che per i volontari internazionali e per gli attivisti desta indignazione, per la gente del posto invece è la normalità. Al ritorno diversi palestinesi sono stati attaccati dai coloni. Quasi a dimostrare che non basti una marcia per rivendicare l’appartenenza di una strada, ma questo è un processo lungo che si porta avanti giorno dopo giorno. Per oggi qualcosa di straordinario è stato raggiunto, ovvero che una volta tanto un colono è stato arrestato. Forse ci piace pensare sia stata anche una diretta conseguenza della marcia e del loro impegno quotidiano nel ripudio della violenza. Intanto i palestinesi guardano già al prossimo anno, quando si collegheranno con la marcia italiana in streaming, e per quel giorno vogliono essere sempre di più.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell’evento: http://snipurl.com/2537aor

 

Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell’Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

Second Peace March in the South Hebron Hills – Saturday, September 22

settembre 19, 2012 at 12:55 pm


At-Tuwani, South Hebron Hills

Contact: 054 992 5773, Operation Dove

What: Peace March across five Palestinian communities in the South Hebron Hills.

Where: Villages of At-Tuwani, Al Mufaqarah, Maghayir Al Abeed, Isfey and Tuba.

When: Saturday, 22nd of September. The march will start from At-Tuwani at 10 am and will end in Tuba village at around 4 pm.

Why: The purpose of the march is to reinforce the communities’ right to live and to resist in a nonviolent way under Israeli occupation and settler’s violence. Walking for peace means acting for peace. And acting for peace means acting against injustice.

Additional Info:

The event is organized by the Popular Resistance Committee of South Hebron Hills and is inspired by the Italian Perugia-Assisi Peace March. The march will pass through lands that are particularly targeted by settler’s attacks (against properties and people) and will stop in four villages inside the Firing Zone 918. From November 1, seven Palestinian villages in this area will be under risk of evacuation because the territory is needed for Israel Defense Forces training exercises.

The conclusion of the event will take place in Tuba village, where there will be speeches of Palestinian representatives, Israeli peace activists and international volunteers; there will be also musical entertainment and a show of Palestinian traditional dance, dabke.

It will be possible to sleep in Tuba village. Everyone who wants to do it should bring his sleeping bag.

Please confirm your participation at the event.

“Despite the military aggressive rules, despite the settler’s violence, despite the human rights violations, despite the demolitions of the Palestinian homes, we pray for peace, we act for peace, we will march for peace.” Said the coordinator of the South Hebron Hills Popular Resistance Committee.

Please come to participate and to support Palestinian communities under demolition and evacuation risk in their attempt to affirm their right to exist.

Come to support their efforts for the peace and the justice.

Come to act for peace.

A wonderful day

settembre 19, 2012 at 11:59 am

2012-09-08 

Today is Saturday, and it’s a good day for a nonviolent action here in the Occupied Territories. The meeting is at 10 am, just in front of the gate of Ma’on settlement.

While we walk through the hills in order to reach the place, we wonder about the things we should expect today. When we talk of nonviolence, we always think of a demonstration full of people who are not afraid to scream all the injustices they suffer, and demand for their right of dignity.

Once we walk down the hill, we see just one tractor, a few soldiers on the road that divides the Palestinian land and the entrance of the settlement, and few Palestinians who are sitting on the top of the hill. The aim, of course, is to work on the land.  This, however, sounds unrealistic due to the small distance between them and the Israeli settlement.

Una splendida giornata

settembre 14, 2012 at 7:19 pm

08-09-2012

Oggi è sabato, giorno buono per l’azione nonviolenta qui nei Territori Occupati. L’appuntamento è alle ore 10, proprio davanti i cancelli della colonia di Ma’on.

Mentre percorriamo le colline che ci separano da At-Tuwani al luogo del ritrovo proviamo ad immaginarci cosa ci aspetterà. Quando si parla di azione nonviolenta si pensa subito a qualcosa di grande, ad una manifestazione piena di gente, dove non si ha paura di condannare le ingiustizie e di chiedere dignità per le comunità palestinesi.

Scolliniamo e vediamo solo un trattore al centro della scena, un po’ di soldati sulla strada che separa la terra palestinese dall’entrata della colonia e pochi ragazzi palestinesi seduti su una montagnola. L’obiettivo di oggi, capiamo subito, è lavorare la terra. Obiettivo ambizioso, quasi folle vista la vicinanza del campo palestinese alla colonia israeliana.

Il clima che si respira è un po’ strano però. Lo spiegamento di palestinesi che ci aspettavamo non c’è. I giovani del villaggio di Jawwaya sono fermi distante dalla terra da lavorare. Al centro solo il trattore con il suo autista, due signori palestinesi, i proprietari, e cinque attivisti israeliani di Ta’ayush. Al di là della strada invece, quasi a fronteggiarci, ci sono già una quindicina di soldati.

Il lavoro inizia dopo pochi minuti succede ciò che ci immaginiamo: il trattore viene bloccato dalle forze israeliane. Cominciano le solite telefonate, si controllano i documenti, i palestinesi si avvicinano e già ci aspettiamo il classico epigolo: un po’ di contraddittorio e poi tutti a casa, cacciati dai militari. Ma oggi quei fogli pesano un bel po’. I “vecchi palestinesi” rimandano indietro i giovani, che obbediscono, e si attende la sentenza. Sembra un miracolo quando un attivista israeliano si gira e ci dice che i lavori possono continuare perchè ci sono tutte le carte in regola.

Gli avvocati hanno fatto un gran lavoro e l’azione è stata preparata con saggezza. Poca gente sul campo, gli indispensabili, per evitare le provocazioni che possono mandare in fumo il lavoro legale di legittimazione di un diritto che a casa nostra consideriamo inalienabile, il diritto alla terra. Arrivano jeep e camionette, soldati e poliziotti, che sentiamo non essere interessati ai palestinesi che lavorano o a noi internazionali che filmiamo e fotografiamo tutto. Il loro lavoro comincia ora.

Cominciano ad uscire da Ma’on gruppi di coloni. Prima i ragazzini, poi anche gli adulti, a passo veloce verso il cordone di militari che li separa dalla terra palestinese che non riconoscono tale. Fermare il trattore è impossibile e allora cominciano a cercare di aggirare i soldati per arrivare al gruppo di pacifici palestinesi poco distante. Un bel modo per rovinare un giornata che sembra promettere bene in tema di giustizia. Se i coloni riescono ad arrivare ai palestinesi è sicuro che i secondi avranno la peggio, fine dei lavori e rischio di arresti.

Il clima si riscalda, volano parole grosse tra coloni e soldati, e poi arrivano anche gli spintoni e i tentativi di sfondamento. Ma oggi fortunatamente non si passa, i soldati fanno il loro lavoro -fanno rispettare le leggi- e anche chi sfugge al loro controllo viene bloccato dalle telecamere degli internazionali. I coloni imbufaliti le provano tutte ma il trattore finisce di arare il campo, i palestinesi tornano a casa e anche i coloni non possono fare altrimenti e a malincuore se ne devono tornare nelle loro case illegali in territorio palestinese.

Anche noi torniamo a casa e nel viaggio si ripensa a ciò che è successo. Quindi, ricapitoliamo. Oggi è stata lavorata un terra palestinese inaccessibile da una decina di anni ai legittimi proprietari. Oggi dei documenti legali hanno bloccato l’illegittimo -ma quotidiano- intervento dei militari per negare l’accesso alla terra ai legittimi proprietari. Gli stessi militari che sovente abusano del proprio potere hanno rispettato i diritti dei palestinesi e degli internazionali tutelandoli dalle provocazioni e dal probabile attacco dei coloni. Militari e coloni che poi si sono scontrati, verbalmente e fisicamente, interropendo quella connivenza e complicità di cui spesso siamo testimoni.

Oggi è stato un giorno di giustizia, come lo è stato sabato scorso quando un colono è stato arrestato per aver aggredito un attivista israeliano o come il 2 settembre quando l’avamposto di Migron -vicino a Ramallah- è stato evacuato. Piccole gocce di giustizia in una terra di continua ingiustizia.

Poca roba visto che i soldati che han protetto i palestinesi oggi, domani torneranno a vessarli, scacciandone le greggi, umiliandoli ad un checkpoint o abbattendone la casa.

Tanta roba se pensiamo che di solito queste cose non succedono e che oggi delle famiglie sono tornate a casa col sorriso sulle labbra dopo aver potuto lavorare dignitosamente la propria terra.

Chissà che effetto fa risentire il sapore della giustizia dopo una vita di ingiustizie.

Foto dell’azione nonviolenta : http://snipurl.com/24y75x7

Viviamo in una casa da scoiattoli

settembre 8, 2012 at 11:52 am

In questo giovane albero che da otto anni cresce rigoglioso c’è un piccolo foro.
Dentro ci siamo noi.
Ne è passata di vita qui, quanta sabbia palestinese ha percorso gli angoli di questa casa, trasportata dal vento che non si ferma mai,
eccone un mucchietto proprio lì sotto agli scaffali per i vestiti nella stanza da letto barra ufficio, stabile e inosservata come le piccole ditate bianche sul soffito annerito laddove la stufa elargisce calde carezze nelle giornate del breve inverno di Tuwani.
In questa tana dove la luce gocciola già al primo spicchio d’alba dentro le tre semplici stanze, comincia presto il turbinare di code degli scoiattoli, chi per andar ad aspettare i cuccioli che da altre foreste vengon alla scuola del villaggio, chi per aiutar i pastori che sulle loro colline devon proteggere la loro dignità e le loro pecore, chi per amore degli altri scoiattoli si sveglia con loro per
rosicchiare qualche cosa di colazione e cominciar la lunga giornata che è appena nata.
Rumore di piccoli passi veloci eccheggia nella casa, è la famiglia del ramo superiore che ci ha donato questa sede e che intrattiene con noi, oltre che i quotidiani impegni e pensieri, anche un botta e risposta gastronomico : chi passa a chiederci un sacchetto di pasta, chi ci porta un piatto di un dolcetto rosso, rosso come i capelli di chi ce lo dona.
Chi chiede una tazza di miele con i suoi occhioni da scoiattolina (e dalla ruffianeria dietro l’angolo), e chi ci porta poi il buon pane palestinese appena uscito dai tondi forni che fumano fuori dalle loro tane.
La vita è fatta anche di cibo a volte, condividerla con loro vuol dire anche questo.
Come ciò che fa parte di questa terra ci viene a chiedere asilo, il gentile vento, le instancabili mosche, la sottile sabbia e di notte qualche zanzara un po’ caciarona, così questa tana ha sempre le braccia aperte per chi vuol appoggiarsi dopo una lunga camminata piegato dal caldo mattina, per chi si acciambella come gatto sui nostri divani che contornano il nostro ingresso barra cucina barra soggiorno, chi viene per organizzare gli impegni futuri con noi, facendoci sentire presenti, a cui una sigaretta e un caffè non si posson negare..anzi va condiviso tutto insieme!
Queste sono piccole lezioni che un po’ per volta han bussato alla nostra porta e son entrate con passetti da gnomo, hanno aperto la loro valigetta e pazientemente han profumato di vitalità i mobili di questa casa, d’ospitalità i divani, di tenerezza i cuscini.
Questi piccoli gnometti non son venuti per caso, queste lezioni si respirano dovunque qui nelle South Hebron Hills.
Sono i palestinesi che con i loro sorrisi e la loro infinita e dolce pazienza ci han fatto capire che accogliere un ospite, preparare un
thè, condividere il pane, cedere l’ultima scatola di cibo DEVE essere naturale come naturale è qui che il sole sia caldo, che gli ulivi
abbiano riflessi d’argento, che i bimbi schiamazzino e che la Palestina trovi sempre la vita e la forza, da qualche parte dentro di
sé.
E’ una lezione (probabilmente vi sarete detti) che noi diamo scontata per consuetudine, ma arroccati nelle nostre etichette, impastoiati nelle nostre regole di bonton o di “pulito vivere”, ricreiamo con dei sapienti strati di pregiudizi e stereotipi la malta con cui cementare quelle che una volta eran le nostre finestre aperte come occhi alle persone, quello che un tempo era l’ingresso di casa nostra largo come un abbraccio.
Cerchiamo di fare nostre le saggezze di questa terra, cerchiamo di aprire il cuore alle persone : poi aprire le porte delle nostre case verrà da sé, naturalmente. Lentamente, un po’ per volta, grattiamo via gli strati che ci chiudono agli altri e ritroviamo la bellezza nella semplicità.

La Colomba vi manda questo augurio quindi, un grosso abbraccio e un buon appetito!

Rol

Update: Wind turbine under demolition order in Tuba village

settembre 5, 2012 at 7:56 am

On 3th September 2012 at around 10.30 am the Dco (Distric Coordination Office, the section of the Israli Army that work for the civil administration in the Occupied Palestinian Territories) and the Israeli Army  delivered in Tuba village one demolition order for the wind turbine and a stop working order for an house-tent and a house, in which in total are living ten people.

The demolition order for the wind turbine is the conseqence of a stop working order delivered on 18th June 2012 (Press Release: http://snipurl.com/24w6g3b). The wind turbine was donated in 2010 by “Comet-Me”, an Israeli NGO that supports the economic and social empowerment of local communities through material support and environmental sustainability. If it will be demolished, around 70 people would remain without electricity . According to the order, the owners have three day time in order to appeal.

Pictures: http://snipurl.com/24w6gkr

C/S: Ancora sotto scorta militare il pericoloso tragitto per la scuola dei bambini di Tuba e Magayir Al Abeed

settembre 5, 2012 at 7:17 am

2 Settembre 2012

At-Tuwani – Nella giornata del 2 settembre è iniziato il nuovo anno scolastico nel villaggio di At-Tuwani e in gran parte dei Territori Palestinesi Occupati.  Per raggiungere la scuola di At-Tuwani, i bambini palestinesi dei villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed, di età compresa tra i 6 e i 15 anni, percorrono di solito la via più breve (circa 20 minuti di cammino) che passa tra l’insediamento israeliano di Ma’on e l’avamposto di Havat Ma’on (Hill 833) e che rappresenta la principale strada di collegamento fra i villaggi di provenienza e At-Tuwani.