C/S: Demolizioni e resistenza popolare nonviolenta nelle colline a sud di Hebron

agosto 29, 2012 at 1:37 pm

COMUNICATO STAMPA

Demolizioni e resistenza popolare nonviolenta nelle colline a sud di Hebron

L’esercito israeliano demolisce nei villaggi palestinesi di Susiya e Khirbet Zanuta, mentre il Comitato di Resistenza Popolare organizza una manifestazione nonviolenta

29 agosto 2012

At-Tuwani – La mattina del 28 agosto 2012 l’esercito israeliano demoliva gran parte del villaggio palestinese di Khirbet Zanuta e tre tende nel villaggio palestinese di Susiya. A pochi kilometri di distanza una manifestazione pacifica organizzata dal Comitato di Resistenza Popolare delle colline a sud di Hebron protestava contro le politiche israeliane di demolizione e ricordava Rachel Corrie, in occasione della sentenza sulla sua uccisione nel marzo 2003.

17 marzo 03, Gaza: chi ha paura delle formiche bianche?

agosto 29, 2012 at 11:12 am

“As we come marching in the beauty of the day, hearts starve as well as bodies. yes, it is for bread we fight, but we fight for roses too” “Mentre noi arriviamo marciando nella bellezza del giorno, anche i cuori, come i corpi soffrono la fame. si, è per il pane che lottiamo, ma lottiamo anche per le rose”

Nel giorno più amaro scoppio.
Tante volte in queste notti ho cercato di raccattare tutti i pensieri fermati di sfuggita su qualche foglio, sul quaderno perché non rimanessero soltanto appunti sparsi ma anche una testimonianza per chi è lontano dai cingoli dei carri armati che occupano la terra di Palestina.
Oggi è un giorno amaro. E’ il giorno migliore per scoppiare. Ho abbastanza forza per trattenere le lacrime per quello che è successo ieri e per quello che mi arriva dal resto del mondo.
Rachel aveva ventitre anni. Da qualche mese era a Rafah dove cercava di fare quello che ogni persona con un po’ di senno e di coraggio dovrebbe fare, cercare di fermare le ingiustizie.
Rafah è l’estremo sud della Striscia di Gaza, la prigione più grande del mondo, una delle aree più densamente popolate del mondo. Rafah è la fine del mondo, il posto dove muoiono le speranze, in una tormenta di sabbia, la sabbia del deserto. in una tormenta di rabbia, la rabbia della Palestina.
La tormenta, il tormento. La terra trema ai cingoli dei carri armati e non scoppia. Tremo ai cingoli dei carri armati e scoppio. A Rafah, la fine del mondo, il paesaggio cambia giorno dopo giorno e ci si perde a guardare questa decadente scenografia mutare.
Cambiano le forme e i colori. E tutto mi sembra grigio. A rafah i bulldozer dei forti demoliscono le case, per millantate ragioni di sicurezza.
Centinaia di case ora sono macerie, quelle grigie. Centinaia di famiglie sono senza casa, se per assurdo si può chiamare casa quattro mura di mattoni in un campo profughi, uno dei tanti.
C’è qualcuno, qui in Palestina, che resiste alle tormente e ai tormenti, quelli che affliggono i palestinesi fino a farli scoppiare. E loro scoppiano davvero e qualcuno non ne capisce i motivi. Ma questa non è una giustificazione. Nella Striscia di Gaza ci sono delle formiche. delle formiche bianche.
Piccole formiche bianche. Sono persone che lasciano le loro case, laddove non rumoreggiano cannoni, e se stanno sotto il sole di Palestina che già a marzo scotta. E se ne stanno sotto il sole, davanti ai bulldozer, davanti ai carri armati dei forti mentre distruggono una casa o abbattono un aranceto.
“E dove fanno deserto quella chiamano pace” ce ne stavamo così, sotto un sole di marzo, a pochi metri da quei bulldozer, spaventosi alla vista, che incuranti del mondo pattinavano su un aranceto.
Ce ne stavamo lì, piccole formiche bianche. Perché sembravamo delle formiche di fronte a quel mastodonte di metallo verdastro.
Ce ne stavamo lì sotto il sole di marzo e cercare di capire perché. Avremmo voluto chiedere a loro perché e per cosa ma non ci hanno permesso di avvicinarci.
Ci hanno fatto ‘no’ con il cannone del carro armato e hanno sparato in aria. Ce ne siamo rimasti lì, col passaporto in mano e quelle casacchine chiare che ci rendevano formiche bianche.
Non c’è stato verso di fermarli, non c’è stato verso di parlare. Hanno spianato e sparato.
Tornando a casa mi convincevo dell’ennesimo fallimento. Niente sembra fermarli, niente, o forse si. Un’ora dopo essere andati via i mastodonti dei forti si sono ritirati lasciandosi dietro tronchi sradicati e arance morte.
La gente pensa che sia stata la nostra silenziosa presenza a dissuaderli. Ci piace pensare che i mastodonti verdi abbiano avuto paura delle formiche bianche.
Chi ha paura delle formiche bianche?
Ieri una formica bianca è rimasta schiacciata. A Rafah ieri i mastodonti verdi stavano demolendo una casa e le formiche, che sono piccole e camminano piano, si sono messe in mezzo.
Il mastodonte, il bulldozer dell’esercito israeliano, dice di non averla vista ed ha tirato avanti seppellendola coi detriti. I detriti grigi che fanno il paesaggio di Rafah grigio, come in bianco e nero.
L’ho vista una sola volta Rachel, coi capelli biondi che spuntavano dal velo che aveva deciso di mettere, per rispetto alla gente del posto.
Da gennaio Rachel era in Palestina, e faceva quello che una formica bianca può fare, mettersi in mezzo.
Ma il mastodonte l’ha seppellita. Non so dire se in quel momento qualcuno ha avuto paura di quella formica bianca. So soltanto che forte della sua stazza il mastodonte ha tirato avanti uccidendola.
E ripenso a me, formica tra le altre sei formiche bianche, qualche giorno prima davanti agli stessi mastodonti. E gli occhi inciampano su un pensiero: eravamo formiche uguali, bianche.
Dove volano le formiche bianche quando muoiono? E chi ha paura delle formiche bianche? Forse più nessuno ora.
I carri armati cigolano, i bulldozer pattinano su case e campi coltivati. E’ la quotidianità palestinese, dove se esci di casa non sai se ci tornerai.
Non solo perché forse avrai da passare una notte fermo ad un check-point ma perché forse il bulldozer la sta tirando giù. E non c’è preavviso.
Solo “ragioni di sicurezza”. o la ragione del più forte, di chi sa di rimanere impunito. La quotidianità della Striscia di Gaza sono le torrette e gli avamposti militari, sono le strade dei coloni e i muri di cemento, sono i tetti rossi degli insediamenti e i muri mitragliati delle case nei campi profughi.
La quotidianità della Striscia di Gaza sono i bambini scalzi e smoccioloni che scalano collinette di macerie di case demolite, sono i piedi nella sabbia di un campo di calcio troppo vicino ad un insediamento israeliano. Dove si gioca una doppia partita. Col pallone e con la vita.
Ieri a Khan Yunis un’altro ragazzino è stato ammazzato dal fuoco israeliano, mentre giocava a calcio. Ieri a Rafah una formica bianca è stata ammazzata. Forse davvero nessuno ha paura delle formiche bianche.
Abbiamo deciso ugualmente di restare qui, anche se nessuno ha paura delle formiche bianche. Abbiamo occhi e voce.
Ma a volte non abbiamo lacrime e parole. Abbiamo un biglietto di ritorno, per poter raccontare quello che succede qui, in questa terra che agli occhi dei media sembra essere silente. Ed invece non c’è un minuto di silenzio. Non si parla più della Palestina, come se fosse scoppiata la pace.
Ma forse davvero la pace è il deserto. E’ un giorno amaro. e mi sono scoppiati i pensieri.
Chi ha paura delle formiche bianche?

“Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”

Fabio

[28 agosto 2012, villaggio palestinese di Al Mufaqarah]

“Spiacevole incidente”

agosto 28, 2012 at 9:32 pm

Ha’aretz: Two masked men attack 67-year-old Palestinian shepherd in South Hebron Hills

agosto 28, 2012 at 9:12 pm

Ha’aretz / 28 agosto 2012 / Amira Hass

Ismail Adara, from the village of Bir al Eid, was attacked with a razor and sticks by two men.

Two masked men attacked and wounded Ismail Adara, a 67-year-old Palestinian shepherd on Monday, in the cave village of Bir al Eid in the South Hebron hills, as he was grazing his flock near the village. He was rushed to hospital in Hebron with wounds in the neck and fingers, and with possible head fractures.

Adara was grazing his flock on Monday afternoon next to the village, a few hundred meters from the residential buildings of the unauthorized settlement outpost of Mizpeh Yair when he was attacked by two masked men. Two of his young children, a boy and a girl, were near the scene of the attack. Immediately afterwards, he managed to use his cell phone to call Kamer Mashraqi Assad, a lawyer with the organization Rabbis for Human Rights, who notified the IDF and the police.

According to Adara, they arrived on the scene some 45 minutes after the attack. Adara told the lawyer that shortly before 5.30 P.M. he was saw two Israelis whose full names he knows driving a car and dropping off two masked men from the vehicle. The two attacked him with a razor and beat him on the head with sticks.

Adara had in his possession a thick rubber hose, which he uses while herding his flock, and he claims he protected himself with the hose, and might have managed to hit one of the two men who attacked him in the face.

Adara was taken by military ambulance, and remembers that he lost consciousness for a while. Near the Sussiya settlement, he was transferred to a Red Crescent ambulance. As far as is Mashraqi Assad knows, police asked Adara’s two young children about him, but have still not been in direct contact with the shepherd himself.

Due to repeated harassments by Israelis who live in the area, residents of Bir al Eid gradually left the village in the early 2000s, with the last resident leaving in 2003. Traffic restrictions imposed by the army and building prohibitions imposed by the Civil Administration made life there even more difficult. Residents complained to police of harassment which included the killing of their sheep, the burning of fields and crops, damage to their property, blocking access to the village, setting dogs on them, and dumping sheep carcasses into cisterns.

In a visit to the abandoned village in autumn 2007, Haaretz photographer Alex Levac, a Haaretz reporters and UN staff were attacked by two Israelis from the outpost. After a legal battle led by Rabbis for Human Rights, the residents returned to the village in 2009. Adara, who is married to four women, was one of the residents who was most anxious to return to his home, despite fears of recurring attacks. In the past three years, the residents have again complained of harassment, such as repeated damage to pipes that carry water from the well, sheep stealing, property damage and trespassing.

Fonte: Ha’aretz

Video: Havat Maon.. a promo.

agosto 21, 2012 at 1:27 pm

Havat Maon Settlement – Promo from Yoray Liberman on Vimeo.

P/R:Thirty olive trees cut nearby the Palestinian village of At-Tuwani, South Hebron Hills

agosto 19, 2012 at 3:30 pm

The olive grove belongs to a Palestinian family and it is located in front of Havat Ma’on illegal outpost

(Italian follows)

August 16th, 2012

At-Tuwani – South Hebron Hills

In the afternoon of August 16th some Palestinians discovered that an olive grove situated in Humra valley had been recently destroyed during the night, according to a Palestinian. Thirty olive trees were broken or severely damaged.

Ha’aretz: A zoning intifada

agosto 13, 2012 at 5:16 pm

As European diplomats and Israeli courts deliberate the future of Palestinians in Area C, the Palestinian Authority is taking action it hopes will secure that future.

By Amira Hass | Aug.13, 2012 | 2:26 AM | 1
PA Prime Minister Salam Fayyad in the threatened village of Mufaqara.

PA Prime Minister Salam Fayyad in the threatened village of Mufaqara. The EU is referring more and more to the ‘forced transfer’ of Palestinians from Area C. Photo by Amira Hass

“How can you watch this and keep on using diplomatic language?” I asked, not expecting an answer from the three European Union diplomats in whose car I rode through the southern Hebron hills last Wednesday. By “this” I meant the sickening disparity between the lush green vegetation and the abundance of new homes in the Jewish settlements and the avalanche of demolition orders issued against tents and jury-rigged shanties where Palestinians live on their own land and 30 liters of water per person (because of Israel’s refusal to connect them to the water grid ).

This question broke the silence in the car as we left the cave village of Jinba, two or three times as old as the State of Israel, currently facing a demolition threat. To my surprise, one of the three answered: “It’s very hard.”

Update: Two demolition orders delivered to the Palestinian village of Jinba

agosto 13, 2012 at 2:04 pm

At-Tuwani, 13th August 2012

On August 13th activists from Israeli group Ta’ayush referred that “Israeli Army delivered two demolition orders for block structures with concrete floor” in the palestinian village of Jinba.

Delivery of demolition orders takes place a few days after the army raided the same village on August 7th.

At-Tuwani, 13 agosto 2012

Il giorno 13 agosto abbiamo avuto notizia, dagli attivisti dell’associazione israeliana Ta’ayush, che “stamane l’esercito israeliano ha consegnato due ordini di demolizione per strutture a mattoni con pavimentazione” presso il villaggio palestinese di Jinba.

La consegna degli ordini di demolizione avviene pochi giorni dopo l’irruzione dell’esercito nello stesso villaggio il 7 agosto scorso.

Irruzione dell’esercito israeliano nel villaggio palestinese di Jinba

agosto 12, 2012 at 8:52 am

At-Tuwani, 8 agosto 2012

Il giorno 7 agosto 2012 alle ore 10:00 del mattino un gruppo di 70 soldati dell’ Israeli Defence Force in tenuta da combattimento, ha fatto irruzione nel villaggio palestinese di Jinba, con il supporto logistico di 2 elicotteri militari, che sono atterrati su due colline poco distanti e 6 automezzi. Il battaglione è entrato a Jinba e per un’ ora e mezza ha minacciato i locali, danneggiato le loro abitazioni perquisendo con irruenza gli interni e lasciato le strutture in grande disordine.

Israeli soldiers arrests two young people in At-Tuwani

agosto 11, 2012 at 4:50 pm

At around 4 pm on August 11th, four soldiers came in the palestinian village of At Tuwani. They stopped a car, because they suspected that was stolen. The soldiers blocked the main road of the village (the road to the Mosque) for around an hour.  A palestinian twenty years old crossed the soldier’s block to get the Mosque, that caused tension between the inhabitants and soldiers. At 4.50 pm a police vehicle arrived in the village and arrested the driver of the supposed stolen car. At around 5.00 pm an other army jeep came in the village and the soldiers went to the twenty years old palestinian’s house and arrested him.