Gli accordi di pace non sono un contratto d’affari

settembre 25, 2010 at 7:25 pm

“E’ stata la prima permanenza a proteggere la patria dallo svenimento. Voi all’interno siete la forza materiale dell’identità nazionale e culturale. E l’interno ha un prestigio che supera l’incantesimo, perché e’ l’interno che ha dato alla causa palestinese la forza del miracolo”.
Maĥmud Darwish; Parigi 05/10/1987

Questa poesia parla d’amore! Parla dell’importanza della presenza del popolo sulla propria terra, dell’esaltazione della lotta continua portata avanti anche e sopratutto del rifiuto di abbandonare le proprie terre, della forza nel proseguire le attività più semplici, quotidiane.
L’ occupazione è lenta e logorante, si insinua in ogni aspetto della vita del popolo palestinese, ne regola i rapporti sociali personali, collettivi e ne gestisce le risorse.
Questi colloqui hanno chiarito una volta per tutte la distanza abissale che c’è tra Potere e Popolo, non solo tra forza occupante e paese occupato, ma anche e sopratutto le divisioni all’interno della stessa Palestina.

Muri Invisibili

settembre 24, 2010 at 2:39 pm

Uno dei tratti caratteristici che ci ha portato a essere qui con Operazione Colomba è la scelta di
condividere con la popolazione locale le problematiche del vivere quotidiano.
Scegliere la non violenza come strumento per affrontare i conflitti e schierarsi dalla parte delle vittime di ingiustizie per abbassarne l’impatto emotivo, fanno sì che la nostra presenza qui non sia solo una funzione deterrente di violenze in quanto internazionali.
Crediamo che sia impagabile ciò che ti insegna vedere coi propri occhi, sperimentare sulla propria pelle, mettersi in gioco schierandosi dalla parte delle vittime di ingiustizia, cercando di far loro capire che non sono soli e che hanno tanto da insegnare; perchè è proprio quando si smette di parlare di queste realtà che esse a poco a poco acquistano il diritto ad essere dimenticate, a non esistere. Ed è questa una delle battaglie che il villaggio e Operazione Colomba insieme intraprendono, chiedendo semplicemente a tutti coloro che ascoltano una testimonianza di non farla morire lì, ma di darle voce, perchè il passaparola in questo caso è una delle vie di comunicazione più potenti ed efficaci per abbattere l’ignoranza, dovuta alla frequente diffusione di informazioni distorte.
Si tratta di una presenza di volontari che vuole agire in punta di piedi, perchè consapevole che qui i primi ad imparare siamo noi, ma allo stesso tempo pronta ad attivarsi con ogni risorsa possibile.
Tutto quello che stiamo vivendo e le persone che incontriamo ci insegnano un vivere semplice ed essenziale in cui però non mancano mai rispetto, ospitalità ed accoglienza.
Avete presente il detto “la pazienza è la virtù dei forti”? Sembra essere nato proprio in queste terre.
A differenza della realtà frenetica che siamo abituati a vivere, dove l’obiettivo è avere tutto e subito, dove la calma tante volte è vista come pigrizia, da questo popolo si impara ad essere pazienti.
Non si tratta però di una pazienza passiva, ma di un continuo cammino personale che ogni abitante del villaggio si trova ad affrontare per poter resistere quotidianamente ad un’occupazione e ad un conflitto lento e logorante senza scoraggiarsi.
Il tutto è messo a dura prova da una realtà paradossale che percepiamo a partire dalle piccole cose. Basti pensare ai tempi di percorrenza da Gerusalemme a At-Tuwani che per un palestinese sono di 2h30, mentre per un internazionale o per un israeliano sono di 45 minuti; o al contrasto tra il bambino di un insediamento che dondola spensierato sull’altalena, quando al di là della recinzione bambini della stessa età si confrontano con militari e ordini di demolizione.
Questi sono solo alcuni degli esempi di muri invisibili che hanno il potere di dividere più di quanto possa fare quello reale, tangibile,perché rafforzano la normalizzazione di un’ingiustizia dove è consentito vedere solo ciò che si vuole all’interno di una realtà frammentaria.

Oltre il congelamento

settembre 13, 2010 at 9:59 am

Il prossimo 26 settembre scadrà il termine del congelamento delle colonie israeliane in Cisgiordania.
Secondo l’ultimo rapporto di Peace Now, almeno 2.066 nuove unità abitative sono pronte per essere costruite negli insediamenti al termine della moratoria. Si tratta di case per cui sono già aperti i cantieri o che hanno già ricevuto un permesso di costruzione.
Ci sono poi almeno altre 11.000 unità abitative che potrebbero essere costruite in accordo con i piani di costruzione degli insediamenti già approvati, anche senza un permesso da parte del governo.
Il che significa di fatto che qualora il governo israeliano non rinnovasse l’ordine di congelamento e si impegnasse a non approvare ulteriori nuove costruzioni, i coloni potranno ugualmente espandersi con 13.000 nuove abitazioni, 5.000 delle quali in colonie ad est della “barriera di separazione” (leggi: Muro di separazione).
Allo stato attuale, esistono piani di espansione degli insediamenti per 25.000 altre unità, per cui è necessaria l’approvazione del governo.
E’ chiaro quindi che in mancanza di un chiaro impegno per un congelamento delle colonie – condizione minima necessaria per la ripresa di colloqui di pace, si prospetta una massiccia espansione, a discapito della comunità palestinesi.
Secondo i dati riportati da Peace Now, anche le colline a sud di Hebron saranno interessate da questa espansione.
Sono infatti previste 18 nuove unità abitative nell’insediamento di Ma’on, 38 nell’insediamento di Suseya e 15 a Metzadot Yehuda.
Senza dimenticare che, durante l’attuale periodo di congelamento delle colonie, abbiamo documentato la costruzione di 6 unità abitative a Ma’on e 3 nell’avamposto illegale di Havat Ma’on.
Tutto questo è avvenuto mentre dall’altra parte, l’esercito israeliano ha proseguito la sua politica di demolizione per nuove strutture palestinesi, ad At-Tuwani e in tutta l’area e i coloni hanno continuato le violenze contro i palestinesi, con danni alle proprietà (recinzioni e campi coltivati) e attacchi diretti alla popolazione, come accaduto lo scorso 12 giugno a Tuwani o a Tuba lo scorso 22 luglio.

Per ulteriori dettagli sulla potenziale espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania: vedi il rapporto di Peace Now, la lista dettagliata degli insediamenti interessati e la mappa dell’espansione.

Unimondo / Cisgiordania: i coloni riprendono a costruire tra le proteste

settembre 12, 2010 at 7:51 am

Settembre non è solamente il mese della dibattuta ripresa dei negoziati di pace, del nuovo round di discussioni sul futuro di Gerusalemme capitale, degli attentati in Cisgiordania e della riaccensione del conflitto e delle tensioni tra Israele e Palestina e all’interno delle forze politiche degli stessi Territori.

Settembre è anche il mese in cui il Governo di Benjamin Netanyahu avrebbe dovuto decidere sull’eventuale estensione del congelamento di nuove costruzioni in Cisgiordania (esclusa Gerusalemme Est), il cosiddetto “settlement freeze”, durato dieci mesi e in scadenza il 26 settembre prossimo.

“Israele deve scegliere: la soluzione dei due Stati” è il titolo della campagna di sensibilizzazione lanciata da una delle maggiori associazioni di attivisti a livello nazionale, Peace now nel mese di agosto. “La costruzione delle colonie è un fatto negativo per Israele, mina i negoziati di pace, crea punti di frizione tra israeliani e palestinesi, prosciuga le risorse economiche di Israele”, dichiarano i portavoce, preoccupati delle conseguenze della ripresa delle costruzioni in West Bank.

Arutz Sheva / “La vittima diventa sospettato”

settembre 7, 2010 at 8:15 am

Questo articolo, tratto dal sito Israel National News / Arutz Sheva si riferisce all’aggressione al villaggio di At-Tuwani da parte dei coloni provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on del 12 giugno scorso. Un chiaro esempio di manipolazione dell’informazione.

Police Turn Stoning Victim into a Suspect

Arutz Sheva, 08.24.10 / by Tzvi Ben Gedalyahu

The victim becomes the accused: Police open criminal file against a young man who was hospitalized for wounds caused by rock-throwing Arabs.

The story of “Danny,” not his real name, began several weeks ago during a Shabbat visit at the southern Hevron Hills community of Maon, located between Kiryat Arba-Hevron to the north and Arad and Be’er Sheva to the south.

Residents of the neighboring Maon Farm had discovered that a herd of goats had been stolen during the night. During a search for the herd near an Arab village, Arabs hurled rocks at the Jews.

Off topic: Ascanio Celestini alla Mostra del Cinema di Venezia

settembre 3, 2010 at 9:43 am

TG3 / Attesa e paura a Gerusalemme

settembre 1, 2010 at 5:53 pm

TG3 / 1 settembre 2010

Dopo l’agguato di ieri attesa e paura a Gerusalemme per i negoziati di pace che cominciano domani a Washington.

Servizio di Filippo Landi e Renato Amico