J.

agosto 3, 2015 at 7:19 am

“Sono poche le persone che ritengono di non essere buone, ma se imparassimo il dolore che può creare anche il nostro semplice esistere forse incominceremmo a dare più valore e peso alla nostra libertà. Se c’è una cosa che sto imparando in questa fiera di paure, ideologie, fanatismi e belle parole -che a volte sembrano perfette per un museo dell’orrore e dell’idiozia umana- è che la Libertà è un dovere. Libertà di pensiero, di pensare senza nascondersi dietro ad una rispettabile convenienza sociale, un ordine ricevuto, una legge democratica, un dogma di fede assorbito acriticamente o un frettoloso quanto devastante “Non mi riguarda”. Liberi nonostante le crisi della nostra fallace e preziosa umanità, liberi di seguire la propria coscienza distinguendo la pigrizia di questa dalla fiducia nell’altro, liberi di essere sereni e impegnati anche di fronte al nostro errore.”

J.

UPDATE: Hundreds in Susiya against the demolition of the village

luglio 25, 2015 at 6:04 pm

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UPDATE: Hundreds in Susiya against the demolition of the village

(Italian follows)

On July 24 hundreds of Palestinian, Israeli and international activists gathered in Susiya village to support the struggle of the Palestinian inhabitants against the Israel’s decision to demolish their village.

More than 600 people walked through Susiya village, recounting the stories of the families that daily are facing the threat of eviction. Activists and Palestinians claimed that the nonviolent popular resistance, sustained by the international solidarity and the pressure made by BDS campaigns, is the most effective way to face the Israeli occupation.

Despite the international diplomatic attention, above all U.S. State Department and the European foreign ministers, the Israeli Civil Administration informed the residents of Susiya that it intends to demolish nearly half of the buildings in the village before the pronouncement of the High Court on August 3.

The struggle of the 450 inhabitants of Susiya is the struggle of many Palestinian villages in South Hebron Hills and in the whole Area C of the West Bank, that suffer housing demolitions and forced transfer of the residents.

UPDATE: In centinaia a Susiya contro la demolizione del villaggio

Il 24 luglio centinaia tra palestinesi, israeliani e attivisti internazionali si sono riuniti nel villaggio di Susiya in sostegno alla lotta dei suoi abitanti contro la decisione dello Stato israeliano di demolire il villaggio.

Più di 600 persone hanno camminato attraverso il villaggio di Susiya, narrando le storie delle famiglie che ogni giorno vivono nella minaccia di essere trasferiti altrove. Attivisti e Palestinesi hanno ribadito come la resistenza popolare non violenta, supportata dalla solidarietà internazionale e dalle pressioni fatte dalle campagne BDS, sia la strada più efficace per affrontare l’occupazione israeliana.

Nonostante l’attenzione della diplomazia internazionale, su tutti il Dipartimento di Stato USA e i ministri degli esteri dell’Unione Europea, l’ Amministrazione Civile Israeliana ha comunicato agli abitanti di Susiya, che intende comunque demolire circa la metà degli edifici del villaggio prima della pronuncia della Corte Suprema israeliana il prossimo 3 agosto.

La lotta dei 450 abitanti di Susya è la lotta di tanti villaggi palestinesi nelle colline a sud di Hebron e in tutta l’Area C della Cisgiordania che soffrono le demolizioni delle proprie case e trasferimento forzato delle comunità residenti.

BDS Italia: Renzi, “sterile e stupido” non è il boicottaggio di Israele, ma non far rispettare il diritto internazionale

luglio 23, 2015 at 12:46 pm

da BDS Italia

Nel corso della sua visita in Israele, Matteo Renzi ha pronunciato un discorso alla Knesset in cui ha enfatizzato il legame e l’amicizia tra Italia e Israele e ha garantito che “l’Italia sarà sempre in prima linea contro ogni forma di boicottaggio sterile e stupido”. Renzi così dimostra di non conoscere affatto il movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), movimento lanciato nel luglio 2005 da una ampia coalizione della società civile palestinese, come risposta necessaria e morale per fermare le continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, laddove le istituzioni hanno fallito.

 

Ha’aretz: Halting demolition of Palestinian village will be the exception, not the rule

luglio 22, 2015 at 8:12 am

Amira Hass – Ha’aretz / 22.07.2015

The United States and Europe in recent days made out a check in the name of “Sussia.” Once again they have raised expectations about their ability to put the brakes on Israel’s colonizing madness. The temptation to be optimistic is great. The fear of bitter disappointment (and the joy of the enemies of logic) are even greater.

Although Sussia is not a story that moves the Israelis as a whole, the bleeding hearts among us draw encouragement from the fact that at least this particular check might be cashed. That is, that the plans to destroy the village might not be carried out. Sussia has become a symbol. And that is precisely the trap.

Internazionale: Pressioni internazionali su Israele per fermare la demolizione di un villaggio palestinese

luglio 21, 2015 at 8:21 pm

I ministri degli esteri dell’Unione europea hanno chiesto a Israele di interrompere il progetto di trasferimento forzato della popolazione e di demolizione delle case del villaggio palestinese di Susiya, in Cisgiordania. La nota firmata dai ministri europei segue la dichiarazione del portavoce del dipartimento di stato degli Stati Uniti, John Kirby, che ha definito “dannoso e provocatorio” il progetto israeliano.

I timori per la comunità di 350 abitanti sono aumentati in seguito alla visita di un funzionario israeliano, che ha annunciato la demolizione di 37 case prima dell’appello contro una sentenza della corte suprema, previsto per il 3 agosto. A maggio la corte ha can­cel­lato l’ordine tem­po­ra­neo che da anni impe­diva all’esercito di distrug­gere il villaggio.

Susiya si trova a sud di Hebron, nella cosiddetta Area C, completamente sotto il controllo israeliano, ed è circondato da due insediamenti israeliani e da un sito archeologico gestito dai coloni. Il caso è diventato famoso a livello internazionale, anche per il sostegno finanziario ricevuto da diversi paesi europei, e ha scatenato le proteste di attivisti stranieri e israeliani.

UPDATE: Popular resistance: after settler attack, Palestinian shepherds go back grazing in the same place

luglio 20, 2015 at 4:52 pm

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UPDATE: Popular resistance: after settler attack, Palestinian shepherds go back grazing in the same place

(Italian follow)

On July 19, two Palestinian shepherds from the Palestinian village of Qawawis were attacked by Israeli settlers from Mitzpe Yair Israeli outpost, in the South Hebron Hills.

The two shepherds were on their owned land in the valley between the Palestinian village of Qawawis and the Mitzpe Yair outpost, when two settlers got closer and repeatedly attacked them, throwing stones and beating them with sticks.

The two shepherds tried to call the Israeli Police, but it never arrived.

One of the shepherds was hospitalized because of the injuries.

Today, despite the harassment they suffered yesterday, the two Palestinian shepherds decided to graze their flocks on the same place of the attack.

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UPDATE: Resistenza popolare: dopo aver subito un attacco dai coloni, pastore palestinese torna a pascolare nello stesso posto

Il 19 Luglio due pastori palestinesi provenienti dal villaggio palestinese di Qawawis, sono stati attaccati da coloni israeliani dell’avamposto di Mitzpe Yair, nelle colline  a Sud di Hebron.

I due pastori si trovavano sulle loro terre, nelle valli tra il villaggio palestinese di Qawawis e l’avamposto di Mitzpe Yair, quando due coloni si sono avvicinati e li hanno ripetutamente attaccati, tirandogli pietre e colpendoli con dei bastoni.

I due pastori hanno cercato di chiamare la polizia, che non si è presentata.

Uno dei due pastori è stato portato all’ospedale a causa delle ferite riportate.

Oggi, nonostante l’aggressione subita ieri, i due pastori hanno deciso di portare al pascolo le loro greggi nello stesso posto dell’attacco.

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Ha’aretz: EU demands Israel halt ‘forced transfer’ of West Bank village

luglio 20, 2015 at 11:07 am

By Barak Ravid

The EU joins Washington in its call to spare Sussia while criticizing construction in the settlements and Israel’s role in the stalled peace process.

The 28 foreign ministers of the European Union’s foreign ministers have called on Israel to “to halt plans for forced transfer of population and demolition of Palestinian housing and infrastructure” in the village in the West Bank’s South Hebron Hills.

 

Ha’aretz: U.S. urges Israel: Don’t demolish West Bank village

luglio 19, 2015 at 2:27 pm

by Amira Hass

Resident of Sussia, near Hebron, were ordered by the Civil Administration to destroy 40 structures; State Dept. spokesman: Such actions will have impact beyond these individuals.
The United States has urged Israel against carrying out any demolitions in the Palestinian village of Sussia in the South Hebron Hills in the West Bank.

“Demolition of this Palestinian village or of parts of it, and evictions of Palestinians from their homes would be harmful and provocative,” State Department spokesman John Kirby told reporters at a press conference in Washington on Thursday. “Such actions have an impact beyond those individuals and families who are evicted.”

“We are concerned that the demolition of this village may worsen the atmosphere for a peaceful resolution and would set a damaging standard for displacement and land confiscation, particularly given settlement-related activity in the area,” Kirby said, adding that the U.S. urges “Israeli authorities to work with the residents of the village to finalize a plan for the village that addresses the residents’ humanitarian needs.”

These statements were echoed by the U.S. acting consul in Jerusalem, Dorothy Shea, who visited the village on Thursday. “We are closely following developments in the village, and we are urging that demolitions not proceed,” Shea said.

 

Israeli military trainings damage Palestinian structures in South Hebron Hills

luglio 6, 2015 at 4:47 pm


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Israeli military trainings damage Palestinian structures in South Hebron Hills

(Italian follows)

In the last weeks one well in the Palestinian village of Mufaqarah and one cave in the village of Jinba have been seriously damaged in consequence of the Israeli military exercises that have taken place in the area.

During the military trainings the Israeli soldiers usually destroy the Palestinian crops and restrict the freedom of movement of the Palestinian inhabitants. Furthermore, the intensive use of military tanks, armored vehicles, bombs and heavy weapons damage the caves and wells that are essential for the surviving of the Palestinian inhabitants, especially in these rural area without public services.

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Esercitazioni militari israeliane danneggiano strutture palestinesi nelle colline a sud di Hebron

Nelle ultime settimane un pozzo nel villaggio palestinese di Mufaqarah e una grotta nel villaggio di Jinba sono stati gravemente danneggiate in seguito alle esercitazioni militari israeliane che si sono svolte nell’area.

Solitamente, durante gli addestramenti militari, i soldati israeliani distruggono i raccolti e limitano la libertà di movimento degli abitanti palestinesi. Inoltre, l’uso intensivo di carri armati, veicoli blindati, bombe e armi pesanti causa danni alle grotte e pozzi che sono fondamentali per la sopravvivenza dei palestinesi, soprattutto in queste zone rurali in cui non arrivano i servizi essenziali.

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UPDATE: Palestinian man injured by Israeli settlers in South Hebron hills

giugno 28, 2015 at 3:38 pm

UPDATE: Palestinian man injured by Israeli settlers in South Hebron hills

(Italian follows)

On June 27, at about 7 p.m., three Israeli settlers attacked a Palestinian man from the village of Bir Al Idd while he was walking on the road near the illegal outpost of Mitzpe Yair. The settlers chased the man throwing stones, injuring him in the head and hand. The Palestinian was taken to the local hospital where he was treated for his wounds.

According to human right group Yesh Din, between 2005-2014, 85.3 percent of investigative files against Israeli settlers suspected of harming Palestinians and their property are closed due the failure of the police investigators to locate suspects or to find sufficient evidence to enable indictment. Only 7.4 percent of investigations yielded indictments against suspects. (link)

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UPDATE: Palestinese ferito da coloni israeliani nelle colline a sud di Hebron

Il 27 giugno, verso le ore 19, tre coloni israeliani hanno attaccato un palestinese proveniente dal villaggio di Bir Al Idd mentre camminava sulla strada vicino l’avamposto illegale di Mitzpe Yair. I coloni hanno inseguito l’uomo lanciando delle pietre, ferendolo alla testa e alla mano. Il palestinese è stato poi portato all’ospedale locale dove è stato curato per le ferite.

Secondo l’organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani Yesh Din, tra il 2005 e il 2014, l’85,3 per cento dei file investigativi contro coloni israeliani sospettati di condotte lesive contro i palestinesi e le loro proprietà sono stati chiusi a causa del fallimento degli investigatori della polizia nell’individuare i sospetti o nel trovare elementi di prova sufficienti per sostenere l’accusa. Solo il 7,4 per cento delle indagini ha portato ad accuse contro i sospetti. (link)