Sowing resistance in South Hebron Hills

novembre 25, 2016 at 12:56 pm

Palestinian farmer sows in Massafer Yatta

(Italian follows)

Three months after Israeli forces destroyed about 700 olive trees, cutting the trunks of the trees and poisoning them, inhabitants of Khallet Athaba Palestinian village return to sow their fields. Despite Israeli forces and settlers abuses, the farmers of South Hebron Hills still resist, plowing their own land.

Palestinians at work, in the background Khallet Attabha village

Seminare resistenza nelle colline a sud di Hebron

Tre mesi dopo la distruzione di circa 700 ulivi da parte delle forze israeliane, che hanno tagliato e avvelenato i tronchi degli alberi, gli abitanti del villaggio palestinese di Khallet Athaba ritornano a seminare i propri campi.  Nonostante gli abusi dei soldati e dei coloni israeliani i contadini delle colline a sud di Hebron continuano a resistere coltivando la propria terra.

UPDATE: Israeli forces and settlers raid Jinba Palestinian village

novembre 16, 2016 at 5:58 pm
Israeli settlers in the entrance of Jinba Palestinian village

Israeli settlers in the entrance of Jinba Palestinian village

Israeli Border Police in Jinba Palestinian village

Israeli military forces in Jinba Palestinian village

(Italian follows)

In the early afternoon of November 15, some settlers, coming from Nof Nesher Israeli illegal outpost assaulted a young Palestinian shepherd trying to take some of his sheep inside the outpost.

The shepherd succeeded to go back home safely but in the meanwhile Israeli forces and some settlers burst into Jinba village, moving inside the village looking for someone.

They didn’t give any explanation to the Palestinian inhabitants who claimed to have been victims of the umpteenth harassment by the settlers. A lot of Israeli soldiers, border policemen and special units were present on the spot for two hours, in addition to two civilian security coordinators and one Nof Nesher’s settler who moved freely inside the Palestinian village.

The Israeli forces left the area without arresting anyone but leaving the Palestinian community frightened of new retaliations.

Israeli forces and Civilian security coordinator of Ma'on settlement in Jinba

Israeli forces and Civilian security coordinator of Ma’on settlement in Jinba

Palestinian woman asks the reason of the raid to Israeli Border policemen

Palestinian woman asks the reason of the raid to Israeli Border policemen

UPDATE: Raid nel villaggio Palestinese di Jinba da parte di coloni e forze armate israeliane

Nel primo pomeriggio del 15 Novembre, alcuni coloni, provenienti dall’avamposto illegale israeliano di Nof Nesher, hanno aggredito un giovane pastore palestinese di Jinba cercando di rubare alcune pecore e di portarle dentro l’avamposto.

Il pastore è riuscito a tornare a casa sano e salvo, ma nel frattempo le forze armate israeliane e alcuni coloni hanno fatto irruzione nel villaggio, muovendosi tra le abitazioni alla ricerca di qualcuno.

I militari israeliani non hanno dato nessuna spiegazione agli abitanti palestinesi che hanno invece rivendicato di essere state vittime per l’ennesima volta di abusi da parte dei coloni. Molti tra soldati, poliziotti e unità speciali israeliane sono state presenti nel luogo per circa due ore, oltre a due coordinatori della sicurezza delle colonie e un colono di Nof Nesher, che si spostava liberamente dentro il villaggio palestinese.

Le forze armate israeliane hanno lasciato l’area senza arrestare nessuno ma lasciando la comunità palestinese spaventata per le possibili future ritorsioni.

UPDATE: Israeli forces demolish in Umm Al-Kheir and Deirat

novembre 16, 2016 at 4:38 pm
Umm Al-Kheir community center demolished for the second time,  in the background Carmel Israeli settlement

Umm Al-Kheir community center demolished for the second time, in the background Carmel Israeli settlement

Residential structure destroyed by Israeli Civil Administration DCO in Umm Al-Kheir

Residential structure destroyed by Israeli Civil Administration DCO in Umm Al-Kheir

(Italian follows)

In the morning of November 15, Israeli forces burst into the Palestinian village of Umm Al-Kheir, demolishing the rebuilt community center and another residential structure. During the demolition Israeli Border Police arrested an old Palestinian man.

Umm Al-Kheir inhabitants reported the presence in the area of Regavim settlers NGO’s members who flew a drone on the Palestinian village.

After this operation Israeli bulldozers, escorted by Israeli forces, moved to the Palestinian village of Deirat where they destroyed a water cistern.

Israeli bulldozer demolishes a Palestinian water cistern in Deirat

UPDATE: Forze armate Israeliane demoliscono a Umm Al-Kheir e Deirat

Nella mattinata del 15 novembre, forze armate Israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio palestinese di Umm Al-Kheir, demolendo il centro comunitario, ricostruito da poco, e un’altra struttura residenziale. Durante la demolizione la Border Police israeliana ha arrestato un anziano palestinese.

Gli abitanti di Umm Al-Kheir hanno riferito che nell’area erano presenti dei membri dell’organizzazione di coloni Regavim che hanno fatto volare un drone sul villaggio Palestinese.

Dopo questa operazione i bulldozer israeliani, scortati dai militari, si sono spostati nel villaggio palestinese di Deirat dove hanno distrutto un pozzo.

Aisha

novembre 11, 2016 at 6:07 pm

 

(Italian follows)

My name is Aisha, like a song. I’m 25 years old and I’m Palestinian. I am from the little village of Tuba. In Tuba we live in caverns and tents on a barren hill. Today morning I was been in the city in order to see a doctor. My one year daughter is sick and she keeps crying.

Early I lived Tuba with my little brother,  that is attending the third class of the elementary school. Every day he is escorted by the Israeli soldiers to reach the school in At Tuwani safely and today I walked with the soldiers and the schoolchildren too.

But unfortunately I didn’t succeed to come back in Tuba with them because in the clinic there was a lot of people and I had to wait. I get back on my feet. If you want to reach my village Tuba, you have to walk near a hill covered by a grove of pines. You can’t see them but inside the grove a group of Israeli settlers is living. Many times they chased my. Many times they forced me to break out. Many times they forced me to change my path. Just doing this I came back home safely. Every day my little brother is escorted by the Israeli Army to the school because of them. Today the situation is very complicated, I am not alone.Today I am with my little daughter, who is not walking yet and I have a little baby in my belly. After few days I am about to give birth. The path is long and hard if I want to avoid the settlers. But today the settlers are waiting me on the road and they are cutting me off. I have to take a longest road.

I roll up my skirt on the bump and I give my honey to a girl, who is accompanying us. I face every step carefully. I am wearing scuff and the trail is full of stones and spiny brambly. The sun hammers down on us and the most dangerous part of the road is uphill. We have to arrive on the top of the hill and my honey is still crying. I have the medicine for her in my handbag. I’ m thinking about the men in the grove and on the shorter road to reach my home.

I have not done anything wrong to them. I am not dangerous. They have no right to make my life miserable. We are just three women walking silent in order to get no attention from them. I am also pregnant and with my little daughter. I am strong and I have the strength to force all this. I don’t want give up to have, revenge and violence. I don’t want become like them. I want teach to my little daughters that the borders are just in the mind of those who put them and the violence price is also paid by its user.

M.

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Mi chiamo Aisha, come una canzone. Ho 25 anni e sono palestinese. Vengo da Tuba, un piccolo villaggio di grotte e tende, aggrappato su una collina brulla. Stamattina sono stata in città, per andare dal dottore. La mia bambina, che ha un anno, sta male, ha la febbre e continua a piangere.

Per arrivare in città sono partita presto a piedi con il mio fratellino che fa la terza elementare. Lui per andare a scuola è scortato dall’esercito, e stamattina anche io ho camminato con i soldati e bambini della scuola.
Poi però dal dottore ho dovuto aspettare molto, c’era la fila, e non ho fatto in tempo a tornare con mio fratello e i soldati.
Devo arrangiarmi. Per arrivare a Tuba, il mio villaggio, bisogna passare di fianco a una collina coperta da un boschetto di pini. Lì dentro, anche se non si vedono, vivono dei coloni: mille volte mi hanno inseguita, mille volte mi hanno costretta a fuggire, a cambiare strada, a inventarmi un modo per arrivare a casa sana e salva. Loro sono il motivo per cui mio fratello è scortato dai soldati per poter raggiungere la sua scuola.
Oggi la situazione è ancora più complicata, non sono più sola: con me c’è mia figlia, che ancora non cammina, e dentro la pancia porto un’altra bambina che aspetta di uscire fuori tra poco, pochissimo. Il parto è previsto a giorni. La strada che faccio di solito per evitare i coloni è lunga e faticosa. Oggi però non posso passare neanche di lì: loro sono già lì che mi aspettano,tagliandomi la strada.
Prenderò un sentiero ancora più lungo. Mi arrotolo la gonna lunga sul pancione, do mia figlia in braccio a una delle ragazze che mi accompagna e affronto con attenzione ogni passo che i miei piedi fanno. Indosso delle ciabatte, e il sentierino è fatto di sassi, terra e rovi spinosi. Il sole batte forte, la parte di strada più pericolosa è in salita, si arrampica in cima a una collina, e mia figlia continua a piangere. Nella borsa ho le medicine che il dottore mi ha dato per lei.
Penso a quegli uomini nel boschetto, sulla strada più breve per raggiungere casa mia. Penso che io non gli ho fatto niente di male, che non sono pericolosa, che loro in ogni caso non hanno il diritto di stare lì a rendermi la vita impossibile.
Siamo tre donne, che camminiamo silenziose per non attirare la loro attenzione. In più c’è la mia bambina, e la bambina che porto in pancia. Ci arrampichiamo un po’ alla volta verso il cielo pulito oltre il grigio e il verde della collina secca.
Sento di essere forte, di avere la forza necessaria per affrontare tutto questo. Per non cedere all’odio, alla vendetta, per non diventare come loro. E soprattutto sento di avere la forza di insegnare alla bambina che sta per nascere che i confini sono solo nella mente di chi li mette e che il prezzo della violenza lo paga anche chi la usa.

M.

UPDATE: Settlers and Israeli Border Police harassments in South Hebron Hills

novembre 10, 2016 at 10:58 am
Israeli settler from Havat Ma'on who tried to catch Palestinian and Internationals

Israeli settler from Havat Ma’on who tried to catch Palestinian and Internationals

(Italian follows)

In the afternoon of November 9, Operation Dove volunteers were accompanying a Palestinian young woman who was going home from At-Tuwani to Tuba village.  Two Israeli settlers, coming from Havat Ma’on illegal outpost  tried to cut across in front of the group preventing Palestinians and Internationals to use the usual path and forcing them to take another and longer road to reach Tuba village. Since the beginning of September Havat Ma’on settlers are expanding their illegal outpost in direction of Tuba Palestinian village. Every day they prevent the Palestinian inhabitants to use the road attacking and chasing them.

In the meanwhile the security chief of Ma’on Israeli settlement was harassing some minor Palestinian shepherds in Khelly valley, located between Ma’on and At-Tuwani. The settler took pictures of the Palestinians and threatened to call the soldiers in order to arrest them.

Then, one hour later, Israeli Border Police stopped two Operation Dove volunteers who were walking from At Tuwani to Al Mufaqara Palestinian village, near Avigayil Israeli illegal outpost. Policemen forced the volunteers to show them the material collected in their cameras and obliged them to delete it, under the threat of taking them to Kyriat Arba police station. Israeli policemen and two Avigayil’s settlers present on the spot told to the Internationals that is strictly forbidden take pictures of Avigayil outpost and that they will be arrested if the Police will catch them doing it. The settlers left the spot insulting the volunteers and after a while also Border Police went away without giving the Internationals any other explication of their orders.

Once again it seems there is a connivance between settlers and Israeli forces who don’t take legal measure to end settlers’ violence and the expansion of the illegal outposts.

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Operation Dove volunteers accompany a Palestinian young woman under the gaze of Israeli settlers who are used to attack everyone approach the area

UPDATE: Aggressioni da parte dei coloni e della Border Police israeliana nelle colline a sud di Hebron

Nel pomeriggio del 9 Novembre i volontari di Operazione Colomba stavano accompagnando una ragazza palestinese che doveva tornare a casa da At-Tuwani al villaggio palestinese di Tuba. Due coloni israeliani, provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on, hanno provato a tagliare la strada al gruppo, impedendo alla giovane e ai volontari di usare l’abituale percorso e obbligandoli a prendere una strada più lunga per raggiungere il villaggio di Tuba. A partire dall’inizio del mese di settembre i coloni di Havat Ma’on stanno espandendo il loro avamposto illegale in direzione del villaggio palestinese di Tuba. Quotidianamente impediscono agli abitanti palestinesi di usare la strada, attaccandoli ed inseguendoli.

Nel frattempo, nella valle di Khelly, situata tra Ma’on e At-Tuwani, il capo della sicurezza della colonia israeliana di Ma’on ha fatto scappare dei pastori Palestinesi minorenni, fotografandoli e minacciando di chiamare i soldati per arrestarli.

Un’ora dopo, la Border Police israeliana ha fermato due volontari di Operazione Colomba che stavano camminando da At-Tuwani al villaggio palestinese di Al Mufaqara, vicino all’avamposto israeliano illegale di Avigayil. I poliziotti hanno obbligato i volontari a mostrare loro il materiale presente nelle fotocamere e poi li hanno obbligati a cancellarlo, sotto la minaccia di portarli presso la centrale di polizia di Kyriat Arba. I poliziotti e due coloni israeliani presenti sul luogo hanno detto agli internazionali che è assolutamente vietato fare foto all’avamposto di Avigayil e che li avrebbero arrestati se li avessero trovati in futuro a fare delle foto. I coloni di Avigayil si sono allontanati dal luogo insultando i volontari e dopo poco anche la polizia se n’è andata via, senza fornire ai volontari ulteriori spiegazioni.

Ancora una volta sembra vi sia connivenza tra coloni e forze israeliane le quali non intraprendono alcuna misura legale per fermare la violenza dei coloni e l’espansione degli avamposti illegali.

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Israeli settler from Havat Ma’on outpost who harassed Palestinian and Internationals

UPDATE: ISRAELI FORCES STOP WORKS AND SEIZE MATERIALS IN WADI JHEISH

novembre 8, 2016 at 5:50 pm
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Palestinian construction site where Israeli Civil Administration (DCO) delivered the stop working order

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Israeli forces seize a water tank

(Italian follows)

In the morning of November 7, Israeli forces confiscated one water tank, one container and working materials from a building site in the Palestinian village of Wadi Jheish, in South Hebron Hills. The DCO (Israeli Civil Administration) delivered a stop working order to the structure under construction and closed the road that leads to the village with a earthmound to prevent vehicular movement. Israeli Border Police seized also a Palestinian car that was present in the spot.

Israeli Border Police prevent the Palestinian owner from entering the building site

Israeli Border Police prevent the Palestinian owner from entering the building site

Israeli forces confiscate a container full of building materials

Israeli forces confiscate a container full of building materials

UPDATE: Le forze israeliane fermano i lavori e sequestrano materiale edile a Wadi Jheish

La mattina del 7 novembre, le forze israeliane hanno confiscato una cisterna d’acqua, un container e vari materiali di lavoro da un cantiere nel villaggio palestinese di Wadi Jheish, nelle colline a sud di Hebron. L’Amministrazione Civile Israeliana (DCO) ha consegnato un ordine di stop dei lavori alla struttura in costruzione e chiuso la strada che porta al villaggio con un cumulo di terra e detriti per impedire il passaggio di veicoli. I militari della Border Police israeliana hanno inoltre sequestrato un’auto palestinese che era presente nel luogo.

Israeli Border policemen check and seize a Palestinian car

Israeli Border policemen check and seize a Palestinian car

VIDEO UPDATE: Israeli soldiers throw stones with a slingshot during the school patrol

ottobre 27, 2016 at 7:33 pm

UPDATE: Israeli army escort doesn’t show up and settlers block Palestinian children’s way home

ottobre 26, 2016 at 8:56 pm

On October 26 the Israeli escort army (that has to accompany the children from Tuba and Maghayr al Abeed Palestinians villages to school) didn’t show up. After more than one hour waiting, the children decided to walk home without soldiers. Meanwhile, Israeli settlers coming from the illegal outpost of Havat Ma’on were blocking their way home, standing on the road.
Palestinian children and Operation Dove volunteers had to take a longer road to reach the village of Tuba safely.

In the morning of the same day the Israeli army was half an hour late for the children’s escort.

Misconducts of Israeli escort army and violent behaviors of settlers put Palestinian children in danger and deny their right to education, violating Articles 2-3-6-16-19-38 of the International Convention on the Rights of the Child and Article 26 of the Universal Declaration of Human Rights.

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UPDATE: La scorta militare non si presenta e i coloni bloccano la via di casa ai bambini palestinesi

Il 26 ottobre la scorta militare israeliana (che ha il dovere di accompagnare i bambini di Tuba e Maghayr al Abeed a scuola) non si è presentata Dopo più di un’ora di attesa, i ragazzi hanno deciso di tornare a casa senza soldati. Nel frattempo coloni israeliani provenienti dall’avamposto illegale di Havat Ma’on bloccavano il cammino, fermandosi sulla strada.
I bambini palestinesi e i volontari di Operazione Colomba han così dovuto prendere una strada ancora più lunga per raggiungere il villaggio di Tuba in maniera sicura.

La mattina dello stesso giorno l’esercito israeliano ha ritardato mezz’ora prima di scortare i bambini.

Le negligenze dei soldati e i comportamenti violenti dei coloni di Havat Ma’on mettono i bambini palestinesi in pericolo e negano il loro diritto all’educazione, violando gli articoli 2-3-6-16-19-38 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

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UPDATE: At-Tuwani’s children celebrate the new school year, despite Israeli military occupation prevents their right to education

ottobre 25, 2016 at 3:16 pm

(Italian follows)

On October 25, Palestinians from South Hebron Hills villages gathered in At-Tuwani school, to celebrate the new school year. At-Tuwani school hosts all the 12 classes, primary and secondary, with students who come from seven different villages.

For the Palestinian children of South Hebron Hills area the right to education is still not guarantee because of Israeli military occupation. Children have to pass through checkpoints and roadblock to reach the school and kindergarten that often are under demolition order.

In particular children from Tuba and Magayr Al Abeed Palestinian villages have to come to school every day escorted by Israeli Army, because of the violence of the Israeli settler living in the nearby illegal outpost of Havat Ma’on. 

Since the beginning of this school year the military escort arrived late 7 times, forcing the children to wait in a dangerous place, and 6 times the soldiers didn’t complete the path with the children, exposing them at settler’s violence. Furthermore in the last two months Israeli settlers harassed 3 times Operation Dove volunteers that were monitoring the military escort.

 

UPDATE: I bambini di At-Tuwani celebrano il nuovo anno scolastico nonostante l’occupazione militare israeliana continui a negare i l loro diritto all’educazione

 Il 25 ottobre, palestinesi provenienti dai villaggi delle colline a sud di Hebron si sono riuniti nella scuola di At-Tuwani per festeggiare il nuovo anno scolastico. La scuola di At-Tuwani ospita tutte le 12 classi, dalle elementari alle medie superiori, con studenti che provengono da sette villaggi diversi.

Per i bambini palestinesi delle South Hebron Hills il diritto all’istruzione non è ancora del tutto garantito a causa dell’occupazione militare israeliana. I bambini devono passare attraverso checkpoint e blocchi stradali per raggiungere scuole e asili che spesso sono sotto ordine di demolizione.

In particolare, i bambini del villaggi palestinesi di Tuba e Magayr Al Abeed sono costretti ogni giorno a venire a scuola scortati dall’esercito israeliano, a causa della violenza della coloni israeliani che vivono in l’avamposto illegale di Havat vicina Ma’on.

Dall’inizio di questo anno scolastico i soldati israeliani sono arrivati in ritardo 7 volte, costringendo i bambini ad aspettare in un luogo pericoloso, e per 6 volte i militari non ha completato il percorso con i bambini, esponendoli così alla violenza di coloni. Inoltre, negli ultimi due mesi i coloni israeliani hanno cercato di aggredire per 3 volte i volontari di Operazione Colomba che stavano monitorando la scorta militare.

UPDATE: Olive harvest in At-Tuwani village

ottobre 22, 2016 at 4:30 pm

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Italian follows

In these days Palestinians from At Tuwani village are harvesting olives from their trees near the illegal Israeli outpost of Havat Ma’on. The harvest is an important moment and supply sustainability for Palestinians families. In this area the settlers used  destroy the trees and attacking Palestinians during the harvest. These days Palestinians are working without problems.

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UPDATE: Il raccolto delle olive nel villaggio di At-Tuwani

In questi giorni i palestinesi del villaggio di At-Tuwani stanno raccogliendo dagli ulivi vicino all’avamposto israeliano illegale di Havat Ma’on. Il raccolto delle olive è un momento importante e una fonte di sostenibilità economica per le famiglie del villaggio.In questa zona i coloni israeliani hanno più volte distrutto gli ulivi e attaccato i palestinesi durante il raccolto. In questi giorni i palestinesi stanno raccogliendo senza particolari problemi.

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