È venerdì, una mattina come tante altre e giorno di festa per il villaggio musulmano di At-Tuwani.
Sveglia alle 6:45 e alle 7:15 siamo già pronti a partire: io con altri due compagni.
Percorriamo la solita strada che ci conduce al villaggio di Tuba dove dobbiamo accompagnare al pascolo dei pastori con le loro greggi che quasi quotidianamente vengono minacciati e allontanati dai soldati da zone secondo loro vietate.
Il sentiero che scegliamo per arrivare al villaggio palestinese costeggia un’abitazione appartenente ai coloni dell’avamposto di Havat Ma´on di recente costruzione e da poco abitata. Alcuni degli ultimi attacchi subiti ai danni dei pastori palestinesi sono partiti proprio da quella casa. Ed è proprio da qui che dei cani sentendoci passare cominciano ad abbaiare e da quel momento è un susseguirsi di azioni velocissime: due uomini richiamati dall’ululato dei cani escono da quella casetta marrone, ci vedono, ci lanciamo un’occhiata, noi iniziamo a camminare con passo sostenuto, loro invece si sfilano le magliette di dosso e si coprono il volto. Da questo gesto possiamo solo immaginare le loro intenzioni.
1550uomini. Questo è il numero approssimativo dei detenuti palestinesi in sciopero della fame. 1550, forse di più. Perché alcune fonti parlano di duemila, altre di 2500. Potrebbe essere una cifra esagerata. E allora fermiamoci ai 1550. 1550 uomini in sciopero della fame, in una protesta partita formalmente il 17 aprile scorso, il “giorno dei prigionieri”. 1550 detenuti palestinesi che nelle carceri israeliane rifiutano il cibo. Di sicuro da venti giorni, il che non è uno scherzo. Alcuni di loro, però, non mangiano (per protesta) non da venti, bensì da quaranta, e alcuni da 70 giorni. 10 detenuti sono sotto osservazione perché in condizioni critiche. Due di loro, Bilal Diab e Thaer Halahla rischiano di morire: sono al 70esimo giorno di sciopero della fame, e oggi la Corte Suprema israeliana ha rigettato il loro appello contro la detenzione preventiva. Perché questo è il motivo della protesta collettiva, la più importante nella lunga, tragica storia dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, dossier accuratamente nascosto ed evitato nei negoziati di questi ultimi decenni.
BETHLEHEM (Ma’an) — A tiny village of Palestinian families in the southern West Bank has had an unwelcome visitor in recent months.
“He comes with small weapons and his camera, sometimes with armed forces, sometimes with settlers,” Susiya resident Nasser Nawaja says.
The armed visitor is Ovad Arad, the Judea and Samaria Director of Regavim, an Israeli non-governmental organization.
Arad’s job is to roam the West Bank photographing Palestinian buildings for the group’s legal petitions, which demand the Israeli government expedite their demolitions.
Susiya, a hamlet of 350 people, including 120 children, is now at immediate risk of forced displacement as a result of Regavim’s petition, the United Nations humanitarian affairs office says.
Civil Administration issues demolition order against the school, though residents have no access to any other.
Akiva Eldar | May.14, 2012 | 12:30 AM
A Palestinian elementary school was shut down last week after Israel’s Civil Administration confiscated the vehicle used to transport teachers to it.
Teachers initially tried coming to the school, located in the Jinba cave village in the southern Hebron hills, by donkey, but this proved disruptive since they were often late. Read the rest of this entry »
Vi sono alcuni muri che sottendono a tutti gli altri, a quelli costruiti con cemento e filo spinato per custodire la fragile sicurezza di chi ha paura, che alti si ergono tra due popoli ritrovatisi a vivere insieme. E sono questi i muri più pericolosi, cause prime della divisione, questi muri costruiti con mattoni di rifiuti e rancori, fabbricati con precisione accurata da religiosi, politicanti, uomini armati, a loro volta cresciuti circondati da altri muri, enormi e spaventosi, in una folle spirale di segregazione e paura, senza fine.
Ma c’è chi, all’ombra dei muri, si arrampica, incespicando, ne raggiunge la sommità, e guarda al di là, e di là viene guardato, e riconosciuto. Ed allora…
Cinque pastori palestinesi arrestati durante una manifestazione nonviolenta nelle Colline a Sud di Hebron
22 aprile 2012
At-Tuwani – Il giorno 21 aprile cinque pastori palestinesi sono stati arrestati dall’esercito e dalla polizia israeliana presso la collina di Meshaha durante una manifestazione partecipata da palestinesi, attivisti israeliani e volontari internazionali.Read the rest of this entry »
MARTA FORTUNATO Beit Sahour (Cisgiordania), 18 maggio 2012, Nena News – Rivendicata per anni da israeliani e palestinesi, la tomba di Giuseppe costituisce una delle principali questioni religiose e politiche irrisolte tra Autorità Nazionale Palestinese (Anp) ed esercito israeliano. Questo importante luogo religioso che sorge all’ingresso del campo profughi d […]
CHIARA CRUCIATI Roma, 18 maggio 2012, Nena News (nella foto, Camp Honor, ex base militare Usa e ora centro di detenzione segreto iracheno) – L’Iraq non si sa liberarsi dei suoi fantasmi: un governo sempre più autoritario si lancia contro le minoranze etniche e politiche e, mentre prosegue il processo in contumacia contro il vicepresidente Hashemi, […]
Ramallah, 17 maggio 2012, Nena News - Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) condanna la formazione, avvenuta ieri, di un nuovo governo dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) guidato dal premier Salam Fayyad. «La nascita di questo governo indica con fin troppa chiarezza che la riconciliazione nazionale palestinese si allontana nono […]
Everybody here is celebrating the flattering cover piece Benjamin Netanyahu got at TIME magazine. The cover alone, wondering if the leader of the right will be the one bringing peace to the region, is a PR wet dream. Only that the same magazine, did the same story, on the same PM, wondering the same thing, […]
This post was originally published on Peter Beinart’s Open Zion blog (@ The Daily Beast), as part of a debate regarding the fate of the two-state solution. This piece by Jerry Haber, on the same issue, is worth reading as well. And if you have the stomach for it, here is rightwing MK Danny Danon (Likud), […]
“One of the girls is sitting on the bench beside me; an officer places his fist on her head and tells her ‘If you dare speak even a single word, you shall be punished.’ We are screaming and struggling as they take her away, but they shove us back to our seats, yelling ‘Sit down you […]